«Voglio
— disse un giorno la Vergine al beato Alano — che i devoti del mio
Rosario abbiano la grazia e la benedizione di mio Figlio in vita, in
morte e dopo la morte. Voglio che siano liberi da ogni sorta di
schiavitù e che siano dei re, che abbiano la corona sulla testa, lo
scettro in mano e la gloria eterna».
«San
Domenico aveva un cugino di nome don Perez o Pedro, che conduceva una
vita molto dissoluta. Costui un giorno, avendo sentito dire che il
santo stava predicando sulle meraviglie del Rosario e che per tale
mezzo molti si convertivano e cambiavano condotta, si disse: "Avevo
perduto ogni speranza di salvarmi, ma ora riprendo fiducia; bisogna che
anch'io vada ad ascoltare quest'uomo di Dio". E andò alla predica di
san Domenico. Questi, non appena lo vide, pregò in cuor suo il Signore
perché aprisse gli occhi al cugino, e si rendesse conto dello stato
miserando della propria anima; raddoppiò di energia nel tuonare contro
i vizi. Don Perez ne fu alquanto scosso ma non tanto da risolversi a
cambiar vita. Tornò, tuttavia, alla predica seguente.
Allorché il santo lo vide, convinto che quel cuore
indurito non si sarebbe convertito senza qualche fatto straordinario,
esclamò a voce alta: "Signore Gesù, fate vedere a quanti sono qui
radunati in quale stato si trova colui che è entrato or ora nella
vostra casa". E tutta l'assemblea poté vedere don Perez circondato da
un'orda di demoni in forma di bestie orribili che lo tenevano legato
con catene di ferro. Presi dallo spavento fuggirono chi qua chi là, con
immensa confusione di don Perez, egli pure spaventato d'essere oggetto
di orrore a tutti. San Domenico, però, fece fermare la gente e rivolto
al cugino disse: "Riconosci, infelice, lo stato deplorevole della tua
anima e gettati ai piedi della Vergine santa. Su, prendi questa corona
del Rosario, recitalo con devozione, pentiti dei tuoi peccati e risolvi
di cambiar vita". Don Perez obbedì e in ginocchio recitò il Rosario;
subito dopo si sentì ispirato a confessarsi e lo fece con estrema
contrizione. Il santo gli ordinò allora di recitare ogni giorno il
Rosario, ed egli non solo promise, ma scrisse egli stesso il proprio
nome nel registro della confraternita. Quando uscì dalla chiesa il suo
volto che poco prima aveva fatto inorridire gli astanti, appariva
splendente come il volto di un angelo. Si seppe in seguito che
perseverando nella recita del Rosario, egli aveva condotto vita molto
regolata ed era morto serenamente» (Rosier mystique, 7ª decina, c. 1).
"Mentre
predicava il Rosario nelle vicinanze di Carcassonne, a san Domenico fu
presentato un eretico albigese posseduto dal demonio. Il santo, davanti
a una folla che si ritiene composta di oltre dodicimila persone, lo
esorcizzò, e i demoni che tenevano in dominio quel miserabile, furono
costretti, loro malgrado, a rispondere alle domande dell'esorcista. E
confessarono 1) che nel corpo di costui erano in quindicimila perché
egli aveva osato combattere i quindici misteri del Rosario; 2) che san
Domenico col suo Rosario terrorizzava tutto l'inferno e che essi stessi
odiavano lui più di qualsiasi altra persona perché con questa devozione
del Rosario strappava loro le anime; 3) rivelarono inoltre parecchi
altri particolari.
San Domenico allora gettò la sua corona al collo dell'ossesso e chiese
ai demoni chi mai fra tutti i santi del cielo essi temessero di più e
chi, a parere loro, meritasse più amore e onore da parte degli uomini.
A tale domanda gli spiriti infernali levarono alte grida sì che la
maggior parte dei presenti stramazzarono a terra per lo spavento. Poi
quei maligni, per non rispondere direttamente alla domanda,
cominciarono a piangere e a lamentarsi in modo così pietoso e
commovente che parecchi fra gli astanti furono presi da una naturale
pietà. Per bocca dell'ossesso e con voce piagnucolosa così dicevano:
«Domenico, Domenico, abbi pietà di noi e promettiamo di non nuocerti
mai. Tu che tanta compassione hai per i peccatori e per i miserabili,
abbi pietà di noi meschini. Oh! soffriamo già tanto, perché ti compiaci
di aumentare le nostre pene? Contentati di quelle che ci tormentano.
Misericordia! misericordia! misericordia!».
Impassibile davanti ai piagnistei di quegli spiriti, il santo rispose
che non avrebbe smesso di tormentarli finché non avessero risposto alla
sua domanda. Ed essi replicarono che avrebbero dato la risposta, ma in
segreto, all'orecchio e non di fronte a tutti. Domenico tenne duro e
comandò che parlassero ad alta voce; ma ogni sua insistenza fu inutile
e i demoni si chiusero nel silenzio. Allora il santo si pose in
ginocchio e pregò la Madonna: «Vergine potentissima, Maria, in virtù
del tuo Rosario comanda a questi nemici del genere umano di rispondere
alla mia domanda». Immediatamente dopo questa invocazione, una fiamma
ardente uscì dalle orecchie, dalle narici e dalla bocca dell'ossesso; i
presenti tremarono dalla paura ma nessuno ne subì danno. E si udirono
le grida di quegli spiriti: «Domenico, noi ti preghiamo per la passione
di Cristo e per i meriti della sua santa Madre e dei santi: Permettici
di uscire da questo corpo senza dir nulla. Gli angeli, quando tu
vorrai, te lo riveleranno. Del resto, perché vuoi credere a noi? Non
siamo forse dei bugiardi? Non tormentarci oltre, abbi pietà di noi».
«Disgraziati che voi siete, indegni di essere esauditi» — riprese san
Domenico, e sempre in ginocchio pregò di nuovo la Vergine santa: «O
degnissima Madre della Sapienza, ti supplico per il popolo qui presente
che ha già appreso a recitare come si deve il Saluto angelico, obbliga
questi tuoi nemici a proclamare in pubblico la verità piena e chiara
sul Rosario».
Finita la preghiera vide accanto a sé la Vergine Maria, circondata da
una moltitudine di angeli, che con una verga d'oro colpiva l'ossesso e
gli diceva: «Rispondi al mio servo Domenico conforme alla sua
richiesta». Da notare che nessuno udiva né vedeva la Madonna
all'infuori di san Domenico.
A tale comando i demoni presero a urlare: [...] «O nostra nemica, o
nostra rovina, o nostra confusione, perché sei venuta dal cielo apposta
per tormentarci così fortemente? O avvocata dei peccatori che ritrai
dall'inferno, o via sicurissima del paradiso, siamo noi proprio
obbligati, a nostro dispetto, a dire tutta la verità? Dobbiamo proprio
confessare davanti a tutti ciò che sarà causa della nostra confusione e
della nostra rovina? Maledizione a noi, maledizione ai nostri principi
delle tenebre.
Ascoltate, dunque, cristiani. Questa Madre di Cristo è onnipotente per
impedire che i suoi servi cadano nell'inferno; è lei che, come un sole,
dissipa le tenebre dei nostri intrighi e astuzie; è lei che sventa le
nostre mene, disfa i nostri tranelli e rende tutte le nostre tentazioni
vane e inefficaci. Siamo costretti a confessare che nessuno di quanti
perseverano nel suo servizio è dannato con noi. Uno solo dei sospiri
ch'ella offra alla SS. Trinità vale più di tutte le preghiere, i voti e
i desideri di tutti i santi. Noi la temiamo più di tutti i beati
insieme e nulla possiamo contro i suoi fedeli servi. Vi sia anche noto
che molti cristiani che l'invocano nell'ora della morte, che dovrebbero
essere dannati secondo le nostre leggi ordinarie, si salvano per sua
intercessione. Ah! se questa Marietta — così la chiamavano per rabbia —
non si fosse opposta ai nostri disegni e ai nostri sforzi, già da molto
tempo noi avremmo rovesciato e distrutto la Chiesa e fatto cadere
nell'errore e nell'infedeltà tutti i suoi ordini. Proclamiamo, inoltre,
costretti dalla violenza che ci viene usata, che nessuno di quanti
perseverano nella recita del Rosario è dannato; perché ella ottiene ai
suoi servi devoti una sincera contrizione dei loro peccati per mezzo
della quale essi ne ottengono il perdono e l'indulgenza».
"E
da quali pericoli la Vergine non liberò Alano de l'Anvallay, cavaliere
bretone intrepido combattente per la fede contro gli Albigesi! Un
giorno, mentre i nemici l'avevano circondato da ogni parte, la Madonna
scagliò contro essi centocinquanta pietre e lo liberò dalle loro mani.
In altra circostanza, mentre il suo vascello che faceva acqua stava per
affondare, la divina Madre fece emergere dalle acque centocinquanta
scogli, valicando i quali egli poté salvarsi e rientrare in Bretagna. A
perpetuo ricordo di questi miracoli ottenuti dalla Vergine, grazie al
Rosario che recitava ogni giorno, egli fece edificare un convento in
Dinan per i religiosi del nuovo Ordine di san Domenico; in seguito si
fece religioso e morì santamente ad Orléans."
"Otero,
anch'egli soldato bretone di Vaucouleurs, mise più volte in fuga intere
compagnie di eretici e di ladri semplicemente col tenere appesa al
braccio o all'elsa della spada il Rosario. I suoi stessi nemici, dopo
le sconfitte subite, gli confessavano d'aver visto la sua spada
splendere di viva luce. Anzi una volta videro lo stesso Otero ben
protetto da uno scudo sul quale risaltavano le immagini di Gesù, della
Madonna e di santi, lo rendevano invisibile e gli davano la forza di
ben caricare. Un giorno, con dieci compagnie fece fronte a ventimila
eretici senza che alcuno dei suoi soldati andasse perso. E tale fatto
impressionò assai il comandante dell'armata eretica tanto che si recò a
far visita a Otero, abiurò l'eresia e dichiarò che nella mischia
l'aveva visto coperto d'armatura di fuoco» (Rosier mystique, 7ª decina,
c. 8)."
«Nel
1578 una donna di Anversa si era venduta al demonio con regolare
contratto firmato col proprio sangue. Qualche tempo dopo ne sentì acuto
rimorso e, desiderando riparare al male commesso, cercò un confessore
prudente e caritatevole per sapere in qual modo avrebbe potuto
affrancarsi dalla schiavitù di satana. Trovò un sacerdote saggio e pio
che le consigliò di recarsi da un certo padre Enrico, del convento di
San Domenico, direttore della confraternita del Rosario, per iscriversi
in essa e confessarsi. Ella vi andò, ma invece del padre Enrico trovò
il demonio travestito da frate, il quale la rimbrottò acerbamente e le
significò che per lei non c'era più alcuna speranza di ottenere grazia
da Dio né possibilità di revocare l'atto di vendita firmato. Desolata
ma sempre fiduciosa nella misericordia divina, la povera donna ritornò
dal padre ma vi trovò nuovamente il diavolo che la respinse come la
prima volta. Ritornò al convento una terza volta e finalmente, per
volere di Dio, poté incontrarsi col vero padre Enrico che l'accolse con
carità, la esortò a confidare nella bontà del Signore e la invitò a
fare una buona confessione. Le ordinò poi di recitare con molta
frequenza il santo Rosario e la iscrisse nella confraternita. Ella fece
quanto le era stato prescritto, ed ecco che una mattina, mentre il
padre Enrico celebrava la Messa per lei, la Vergine obbligò il demonio
a restituire alla donna la famigerata carta e d'un tratto essa si trovò
libera dal maligno per l'autorità di Maria e grazie alla pratica del
Rosario» (Rosier mystique, 7ª decina, c. 7).
«Un
nobiluomo, padre di numerosa famiglia, aveva collocato una sua figlia
in un monastero totalmente rilassato: le religiose aspiravano solo a
vanità e a piaceri. Il confessore, uomo di Dio e fervente devoto del
Rosario, desiderando guidare sulla via della perfezione almeno questa
giovane religiosa, le consigliò di recitare ogni giorno il Rosario in
onore della Madonna, meditando la vita, la passione e la gloria di Gesù
Cristo. La religiosa gradì assai il consiglio e l'accettò; a poco a
poco si nauseò della vita disordinata delle consorelle, prese ad amare
il silenzio e la preghiera, senza curarsi delle canzonature e del
disprezzo di chi la circondava, né si curava d'essere tacciata di
bigotta.
In quel tempo un venerabile abate si recò in visita al monastero e
mentre pregava ebbe una singolare visione. Gli parve di vedere una
religiosa in preghiera nella propria cella davanti ad una Signora di
sorprendente bellezza, accompagnata da uno stuolo di angeli, i quali
con frecce infocate tenevano a bada una moltitudine di demoni che
tentavano di entrare nella cella. Gli parve, inoltre, di vedere questi
maligni spiriti sotto forma di immondi animali rifugiarsi nelle celle
delle altre religiose ed eccitarle al peccato, al quale parecchie
infelici acconsentivano.
Per tale visione l'abate comprese la deplorevole condizione del
monastero e credette morirne di tristezza. Fece venire a sé la giovane
religiosa e l'incoraggiò a perseverare. Riflettendo, poi,
sull'eccellenza del Rosario decise di riformare il monastero con questa
devozione. Acquistò un buon numero di corone, le distribuì a tutte le
religiose consigliandole a recitare il Rosario ogni giorno, promettendo
loro, se avessero accettato il consiglio, di non costringerle a
riformarsi. Gradirono le corone del Rosario e promisero, a quella
condizione, di recitarlo. Ebbene! cosa ammirabile: a poco a poco tutte
le religiose rinunciarono alle vanità, rientrarono nel silenzio e nel
raccoglimento e dopo nemmeno un anno esse stesse chiesero la riforma.
Il Rosario aveva operato sui loro cuori più di quanto avrebbe potuto
ottenere l'abate con le esortazioni e l'autorità» (Rosier mystique, 7ª
decina, c. 5).
«Una
contessa di Spagna, istruita da san Domenico sulla pratica del Rosario,
lo diceva ogni giorno e faceva progressi mirabili nella virtù. Nulla
più desiderava se non vivere per la perfezione; chiese perciò, ad un
alto prelato, celebre predicatore, con quali pratiche avrebbe potuto
raggiungerla. Costui le disse che era necessario prima fargli conoscere
lo stato della sua anima e quali fossero i suoi esercizi di pietà. Ella
rispose che il principale tra questi era il Rosario, che soleva
recitare tutti i giorni meditandone i misteri gaudiosi, dolorosi e
gloriosi con grande profitto spirituale. Il vescovo, lietissimo d'udire
quanto fossero preziosi gli insegnamenti racchiusi nei misteri, le
rispose: "Da vent'anni sono dottore in teologia, ho avuto modo di
conoscere tante eccellenti pratiche di devozione, ma non ne vedo una
che sia più fruttuosa e più conforme al cristianesimo di questa. Voglio
imitarvi, predicherò il Rosario".
Lo fece difatti con tanto successo da notare in poco tempo un grande
cambiamento di costumi nella sua diocesi: conversioni, restituzioni,
riconciliazioni, cessazioni delle dissolutezze, del gioco, del lusso e
rifiorimento nelle famiglie della pace, del rispetto, della carità. Un
cambiamento tanto più mirabile quanto più quel presule aveva lavorato
in precedenza per riformare la sua diocesi e sempre con scarsissimo
risultato. Per invogliare maggiormente i suoi fedeli alla devozione del
Rosario egli portava al fianco una corona di buona fattura che mostrava
agli uditori dicendo: "Sappiate, fratelli, che il Rosario della Vergine
è di tale eccellenza che io, vostro vescovo, dottore in teologia,
dottore in diritto civile e canonico, mi glorio di portarlo sempre su
di me come il distintivo più onorifico del mio episcopato e dottorato"»
(Rosier mystique, 7ª decina, c. 6).
«Il
rettore di una parrocchia in Danimarca raccontava spesso, alla maggior
gloria di Dio e con grande gioia della sua anima, d'avere sperimentato
nella propria parrocchia gli stessi frutti della devozione del Rosario
ottenuti da quel vescovo nella sua diocesi
"Avevo — diceva — predicato su tutti i temi più urgenti e più utili, ma
senza alcun profitto. Non vedevo nessun miglioramento nella mia
parrocchia e allora mi risolsi di predicare il Rosario: ne spiegavo
l'eccellenza e la pratica. Ebbene: posso dichiarare che dopo aver fatto
gustare questa devozione ai miei parrocchiani, in sei mesi ho visto un
visibilissimo cambiamento. Veramente, questa preghiera è efficace e di
unzione divina per toccare i cuori e per ispirare l'orrore al peccato e
l'amore alla virtù"» (Rosier mystique, 7ª decina, c. 6).
«Si
legge nella vita del beato Ermanno dei Premostratensi che quando diceva
il Rosario con attenzione e devozione, meditando i misteri, la Santa
Vergine gli appariva splendente di luce, con una bellezza e maestà che
rapivano. Ma in seguito, essendosi raffreddata la sua devozione e non
recitando più il Rosario che in fretta e senza attenzione, la Vergine
gli apparve con il volto rugoso, triste e sgradevole. Ermanno si
meravigliò di un tale cambiamento, la Madre di Dio gli disse: "Appaio
davanti ai tuoi occhi così come sono attualmente nella tua anima,
perché da tempo tu mi tratti come una persona vile e spregevole. Dov'è
il tempo in cui mi salutavi con rispetto e attenzione, meditando i miei
misteri e ammirando le mie grandezze?"» (Rosier mystique, 8ª decina, c.
2).
«Il
beato Alano de la Roche e altri autori, fra i quali il Bellarmino,
raccontano che un buon sacerdote consigliò a tre sue penitenti, che
erano sorelle, di recitare tutti i giorni devotamente il Rosario per un
anno intero, al fine di confezionare un bel vestito di gloria alla
Vergine Maria. Si tratta — egli diceva — di un segreto ricevuto dal
cielo. Tutte e tre lo dissero per un anno. Il giorno della
Purificazione, verso sera, quando esse erano già a letto, la Madonna,
accompagnata da santa Caterina e da santa Agnese, entrò nella loro
camera. Indossava un abito splendente di luce, sul quale era scritto da
ogni lato in lettere d'oro: "Ave Maria gratia plena". La Regina del
cielo si avvicinò al letto della sorella maggiore e le disse: "Ti
saluto, figlia mia, che mi hai salutato così spesso e così bene. Vengo
a ringraziarti del magnifico abito che mi hai confezionato".
Anche le due sante vergini accompagnatrici la ringraziarono, poi tutte e tre scomparvero.
Un'ora dopo la Santa Vergine, con le sue due compagne, venne ancora
nella camera, vestita di un abito verde, ma senza oro e senza luce, si
avvicinò al
letto della seconda sorella e la ringraziò per l'abito che le
aveva fatto dicendo il Rosario. Ma siccome questa seconda sorella aveva
visto la Madonna apparire a sua sorella maggiore con molto più
splendore, ella ne chiese il motivo. "Perché — le rispose Maria — lei
mi ha fatto un abito più bello, recitando il Rosario meglio di te".
Circa un'ora dopo, la Madonna apparve una terza volta alla più giovane
delle sorelle, vestita di uno straccio sporco e strappato e le disse:
"O figlia, tu mi hai vestita così, ti ringrazio".
La giovinetta, piena di confusione, esclamò: "Possibile, Signora mia?
Io vi ho vestita così male, ve ne domando perdono. Concedetemi del
tempo per fare un abito più bello, recitando meglio il Rosario".
Cessata la visione, la sorella più giovane molto afflitta raccontò al
confessore tutto ciò che era accaduto. Il sacerdote esortò lei e le
altre sorelle a recitare il Rosario per un altro anno con più
perfezione che mai, così fecero. Alla fine dell'anno, sempre nel giorno
della Purificazione, la Madonna, accompagnata ancora da santa Caterina
e da santa Agnese che portavano delle corone, vestita con un abito
meraviglioso, apparve loro e disse: "Siate certe, figlie mie, del
paradiso, vi entrerete domani con grande gioia". A ciò tutte e tre
risposero: "Il nostro cuore è pronto, nostra cara Signora, il nostro
cuore è pronto". La visione disparve. Quella stessa notte si sentirono
male, mandarono a chiamare il loro confessore, ricevettero gli ultimi
sacramenti e lo ringraziarono di aver insegnato loro quella santa
pratica. Dopo compieta la Madonna apparve loro ancora, accompagnata da
un gran numero di vergini, fece rivestire le tre sorelle con abiti
bianchi, dopo di che esse si avviarono verso la celeste patria mentre
gli angeli cantavano: "Venite, spose di Cristo, ricevete le corone che
vi sono preparate nell'eternità"» (J. A. Coppestein, Beati F. Alani
redivivi tractatus mirabilis, c. 70).