Seguono
i fatti storici realmente accaduti a coloro che hanno iniziato a
pregare il Santo Rosario:
«Due sorelline stavano sull'uscio di casa a recitare devotamente il
Rosario, quando apparve una bella Signora che avvicinatasi alla più
piccola, di circa sette anni, la prese per mano e la condusse con sé.
La sorella maggiore, meravigliata, ne va alla ricerca, non la trova e
rientra piangente in casa per avvertire che hanno rapito la sorella. Il
papà e la mamma la cercano inutilmente per tre giorni, finché alla sera
del terzo giorno la trovano sulla soglia di casa. Era lieta in volto e
festosa. Le chiedono da dove venga ed ella risponde che la Signora,
alla quale diceva il suo Rosario, l'aveva condotta in un bel luogo, le
aveva dato cose buone da mangiare e le aveva deposto sulle braccia un
grazioso bambino, al quale lei aveva dato tanti baci. I genitori, da
poco convertiti alla fede, chiamano il padre gesuita che li aveva
istruiti nella fede e nella devozione al Rosario e gli raccontano
l'accaduto. Da lui stesso abbiamo appreso questo fatto avvenuto nel
Paraguay» (Antoine Boissieu, S.J., Le Chrétien prédestiné par la
dévotion à la Sainte Vierge).
«San Domenico, constatando che i peccati degli uomini erano di ostacolo
alla conversione degli Albigesi, si ritirò in una foresta presso Tolosa
e vi restò tre giorni e tre notti in continua preghiera e penitenza. E
tali furono i suoi gemiti e i suoi pianti, le sue penitenze a colpi di
disciplina per placare la collera di Dio che cadde svenuto. La Vergine
santa gli apparve allora accompagnata da tre principesse del cielo e
gli disse: "Sai tu, mio caro Domenico, di quale arma si servì la SS.
Trinità per riformare il mondo?" — "Signora mia — le rispose — tu fosti
lo strumento principale della nostra salvezza". Ella soggiunse: "Sappi
che l'arma più efficace è stato il Salterio angelico, che è il
fondamento della Nuova Alleanza; perciò se tu vuoi conquistare a Dio
quei cuori induriti, predica il mio Salterio".
Il
santo si ritrovò consolato e, ardente di zelo per la salvezza di quelle
popolazioni, andò nella cattedrale. Immediatamente le campane, mosse
dagli angeli, suonarono a distesa per radunare gli abitanti. All'inizio
della sua predica si scatenò un furioso temporale; il suolo sussultò,
il sole si oscurò, tuoni e lampi continui fecero impallidire e tremare
tutto l'uditorio. Il loro spavento crebbe quando videro una effige
della Vergine, esposta in un luogo ben visibile, alzare per tre volte
le braccia al cielo e chiedere la vendetta di Dio su di loro, qualora
non si convertissero e non ricorressero alla protezione della santa
Madre di Dio. Questo prodigio del cielo infuse la più alta stima per la
nuova devozione del Rosario e ne estese la conoscenza.
Il temporale
finalmente cessò per le preghiere di san Domenico, che proseguì il
discorso spiegando l'eccellenza del santo Rosario con tanto fervore ed
efficacia da indurre quasi tutti gli abitanti di Tolosa ad abbracciarne
la pratica e a rinunciare ai propri errori. In breve tempo si notò
nella città un grande cambiamento di costumi e di vita» (Rosier
mystique, 1ª decina, c. 3).
"Un
giorno — ricorreva la festa di san Giovanni Evangelista — il santo
stava in una cappella dietro l'altare maggiore della cattedrale di
Notre-Dame a Parigi e recitava il santo Rosario per prepararsi a
predicare. La Vergine gli apparve e disse: «Domenico, la predica che
hai preparato è buona, ma molto migliore è questa che ti presento». San
Domenico riceve dalle mani di lei il libro in cui è scritto il
discorso, lo legge, lo gusta, lo fa suo e ringrazia la Vergine santa.
All'ora della predica sale il pulpito e, dopo aver detto in lode di san
Giovanni Evangelista soltanto ch'egli aveva meritato di essere il
custode della Regina del cielo, dichiara all'illustre uditorio dei
grandi e dei dottori abituati a discorsi singolari e forbiti, che
avrebbe continuato non con le dotte parole della sapienza umana, ma con
la semplicità e la forza dello Spirito Santo. E li intrattenne sul
Rosario, spiegando loro, parola per parola come avrebbe fatto parlando
a fanciulli, il Saluto angelico, servendosi dei pensieri e degli
argomenti molto semplici letti sul foglio che gli era stato consegnato
dalla Vergine santa.
" Il fatto è stato tolto, almeno in parte, dal libro del beato Alano
della Rupe: De Dignitate Psalterii, e così riferito dal Cartagena. «Il
beato Alano afferma che san Domenico gli disse un giorno in una
rivelazione: "Figlio mio, tu predichi, e sta bene; ma perché tu non
abbia a ricercare la lode umana più che la salvezza delle anime,
ascolta quanto mi accadde a Parigi. Dovevo predicare nella grande
chiesa dedicata alla beata Vergine Maria e volevo parlare in modo
ingegnoso, non per orgoglio ma per riguardo alla qualità elettissima
degli uditori. Mentre pregavo, come ero solito per un'ora circa prima
del discorso, recitando il Rosario, fui rapito in estasi. Vidi la
divina Madre, mia amica, porgermi un libretto e dirmi: "Domenico, per
quanto sia ben fatto il discorso che conti di tenere, io te ne porto
uno molto migliore". Tutto lieto prendo il libro, me lo leggo per
intero e, come ella aveva detto, vi trovo ciò che bisognava predicare.
La ringraziai di cuore. Venuta l'ora di predicare, avevo davanti
l'intera Università di Parigi ed un gran numero di signori, informati o
testimoni essi pure, delle meraviglie operate dal Signore per mio
mezzo. Salgo all'ambone. Era la festività di san Giovanni Evangelista,
ma dell'apostolo io mi limito a dire che meritò di essere prescelto
come custode della Regina del cielo. Poi passai a dire così
all'uditorio: "Signori e Maestri illustri, voi siete abituati ad
ascoltare discorsi eleganti ed elevati, però oggi non voglio rivolgervi
le dotte parole della sapienza umana, ma rivelarvi lo Spirito di Dio e
la sua forza"". E allora, nota Cartagena insieme al beato Alano, S.
Domenico spiegò, con paragoni e similitudini familiari, il Saluto
angelico»."
"Lo
stesso beato Alano della Rupe, come riferisce ancora il Cartagena,
racconta di parecchie altre apparizioni di Nostro Signore e della
Vergine santa a san Domenico per stimolarlo ed infervorarlo sempre più
a predicare il santo Rosario per distruggere il peccato e convertire i
peccatori e gli eretici. Ad un certo punto il Cartagena scrive: «Il
Beato Alano racconta che la beata Vergine gli rivelò come suo Figlio
Gesù Cristo era apparso a san Domenico, e gli aveva detto: "Domenico,
io mi compiaccio nel constatare che non ti appoggi sulla tua personale
sapienza, che lavori con umiltà alla salvezza delle anime e non cerchi
di piacere agli uomini vani. Molti predicatori, invece, usano fin dal
principio tuonare contro i peccati più gravi, ignorando che prima di
somministrare un rimedio disgustoso bisogna disporre il malato a
riceverlo e a profittarne. Per questo devono innanzitutto esortare gli
uditori ad amare la preghiera e specialmente il mio Salterio angelico.
Se tutti incominceranno a pregare così, senza dubbio la divina clemenza
sarà propizia a quanti persevereranno. Predica dunque il mio Salterio"».
"...nel 1460 [...] Nostro Signore Gesù Cristo — come egli stesso [il
Beato Alano] riferisce — gli disse dall'Ostia Santa mentre celebrava la
Messa, per deciderlo a predicare il Rosario: «Ma come, di nuovo tu mi
metti in croce?».
«Che dici mai,
Signore?», rispose il beato Alano, spaventato.
«Sì, sono i tuoi
peccati che mi crocifiggono — soggiunse Gesù Cristo — e preferirei
venir crocifisso un'altra volta piuttosto che vedere il Padre mio
nuovamente offeso dai peccati che hai commesso in passato. E anche
adesso tu mi crocifiggi poiché possiedi la scienza e quanto occorre per
predicare il Rosario di mia Madre e con questo mezzo istruire e
togliere dal peccato tante anime in modo da salvarle ed impedire grandi
mali, ma tu non lo fai e così sei colpevole dei peccati che si
commettono». Questi tremendi rimproveri fecero decidere il beato Alano
a predicare senza posa il Rosario.
La Vergine
santa, gli
disse pure un giorno per animarlo sempre più a predicare il Rosario:
«Tu sei stato un grande peccatore in gioventù, ma io ottenni da mio
Figlio la tua conversione. Ho pregato per te ed avrei perfino
desiderato, se fosse stato possibile, di soffrire ogni sorta di pene
per salvarti, perché i peccatori convertiti sono la mia gloria, e per
renderti degno di predicare dappertutto il mio Rosario».
S. Domenico
svelandogli i grandi frutti ottenuti da lui nelle popolazioni per mezzo
di questa bella devozione da lui continuamente predicata, gli disse:
«Vedi il frutto che ho colto predicando il Rosario? Fatelo anche voi,
tu e tutti quanti amate la Vergine santa, se volete attirare tutti i
popoli alla vera scienza delle virtù per mezzo di questo santo
esercizio del Rosario»."
«Il fratello Alfonso Rodriguez della Compagnia di Gesù, recitava il
Rosario con tale ardore che vedeva spesso uscire dalla sua bocca ad
ogni Padre nostro una rosa vermiglia e ad ogni Ave Maria una rosa
bianca, uguale in bellezza e fragranza, diversa solo nel colore.
Le cronache di
S.
Francesco raccontano che un giovane religioso aveva la lodevole
abitudine di recitare ogni giorno prima del pasto la corona della
Vergine santa.
Un giorno, non
si sa
per qual motivo, la omise. Quando suonò l'ora del pranzo, egli pregò il
superiore di permettergli di recitarla prima di sedersi a tavola e col
suo permesso si ritirò in cella. Tardando molto a ripresentarsi, il
superiore mandò un religioso a chiamarlo. Il confratello lo trovò
risplendente di luce celeste; la Vergine e due angeli erano accanto a
lui. Ad ogni Ave Maria usciva dalla sua bocca una bella rosa: gli
angeli raccoglievano le rose, una dopo l'altra e le ponevano sul capo
della Vergine che se ne dimostrava visibilmente soddisfatta.
Altri due
religiosi,
mandati a vedere quale fosse la causa di tanto ritardo, poterono
anch'essi ammirare il sorprendente spettacolo, poiché la Vergine
disparve solo quando la recita dell'intera corona ebbe termine»
(Antoine Boissieu, S.J., Le Chrétien prédestiné par la dévotion à la
Sainte Vierge).
Il Rosario è
dunque
una grande corona di rose; una parte del Rosario è come una piccola
ghirlanda di fiori o piccola corona di rose celesti che si mette in
capo a Gesù e a Maria.
Come la rosa è
la regina dei fiori, così il Rosario è la rosa e la prima fra le
devozioni."
«Il demonio, geloso dei grandi frutti che il beato Tommaso di San
Giovanni, esimio predicatore del Rosario, otteneva con questa pratica,
gli causò con i suoi maltrattamenti una lunga e noiosa malattia
dichiarata dai medici senza speranza di guarigione. Una notte era
sicuro di morire quando il demonio gli apparve sotto orride sembianze.
Egli alzò devotamente gli occhi e il cuore verso un'immagine della
Vergine posta a capo del letto e gridò con tutte le forze: "Aiutami,
soccorrimi, o mia dolcissima Madre".
Aveva
appena pronunciato queste parole quando la Vergine, dalla sacra
immagine, tese la mano e stringendogli un braccio disse: "Non temere,
Tommaso, figlio mio, eccomi in tuo aiuto. Alzati e continua a predicare
la devozione al mio Rosario, come hai incominciato. Io ti difenderò da
tutti i tuoi nemici". Alle parole della Vergine il demonio fuggì, il
malato si alzò perfettamente guarito, ringraziò la sua cara Madre
versando copiose lacrime e continuò a predicare il Rosario con
meraviglioso successo» (Rosier mystique, 9ª decina, c. 8).
«Alfonso,
re di León e di Galizia, desiderando che i suoi domestici onorassero la
Vergine santa con il Rosario, pensò bene di portare al fianco una
grossa corona per incitarli con il suo esempio, senza ch'egli tuttavia
lo recitasse. In tal modo indusse tutti i componenti la corte a
recitarlo devotamente. Il re si ammalò e giunse agli estremi. Lo si
credeva già morto, ed invece era semplicemente rapito in estasi e
portato davanti al tribunale di Gesù Cristo. Vide i demoni che
l'accusavano di tutti i delitti che aveva commesso; il divin Giudice
era già sul punto di condannarlo alla pena eterna, quando la Vergine
intervenne presso il Figlio in favore del re. Si prese allora una
bilancia, si misero su un piatto tutti i peccati del re; la Vergine
santa mise sull'altro piatto il grosso Rosario che Alfonso aveva
portato per onorarla e vi aggiunse i Rosari che dietro il suo esempio
aveva fatto recitare. Tutto questo pesò più dei peccati. Ed allora la
Vergine gli disse guardandolo benignamente: "Per ricompensarti del
piccolo servizio che mi hai reso portando la corona, ti ho ottenuto da
mio Figlio di vivere ancora per alcuni anni. Impiegali bene e fai
penitenza". Ritornato in sé il re esclamò: "O benedetto Rosario della
Vergine, al quale devo di essere sfuggito alla dannazione eterna!". E
dopo aver riacquistato la salute, fu sempre devoto del Rosario che
recitò ogni giorno» (Rosier mystique, 9ª decina, c. 8).