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PERCHE' PREGARE IL SANTO ROSARIO
- fatti storici realmente accaduti,
raccolti da San Luigi Maria Grignion de Montfort
nel suo libro "IL SEGRETO MERAVIGLIOSO DEL SANTO ROSARIO"

| II parte |
"Guardati
bene dall'imitare l'ostinazione di quella devota di Roma di cui parlano
Le Meraviglie del Rosario. Era costei tanto devota e fervorosa da
confondere con la sua santa vita i religiosi più austeri della Chiesa
di Dio. Un giorno volle consultare san Domenico ed essendosi perciò
confessata da lui, questi le impose come penitenza la recita di un solo
Rosario e la consigliò anche di recitarlo ogni giorno. Immediatamente
lei prese a scusarsi: aveva i suoi esercizi, tutti ben regolati,
acquistava ogni giorno l'indulgenza delle Stazioni di Roma, portava
sempre il cilicio, si dava la disciplina più volte alla settimana,
faceva tanti digiuni ed altre penitenze. San Domenico la esortò con
insistenza a seguire il suo consiglio, ma lei non ne volle sapere. Uscì
dal confessionale quasi scandalizzata dal modo di procedere di quel
nuovo direttore che la voleva persuadere ad accettare una devozione
contraria al suo gusto.
Qualche tempo dopo, stando in preghiera e rapita in estasi, ella vede
la sua anima obbligata a comparire davanti al Giudice supremo. San
Michele mette su un piatto della bilancia tutte le sue penitenze e
preghiere e sull'altro i suoi peccati e le sue imperfezioni. Poi alza
la bilancia ed ecco: il piatto delle buone opere sale, sale, e non può
fare da contrappeso al piatto dei peccati e delle imperfezioni.
Angosciata, ella implora misericordia e si rivolge alla Vergine santa,
sua avvocata, la quale lascia cadere sul piatto delle buone opere
l'unico Rosario che aveva recitato per penitenza. Questo è tanto
pesante da stabilire l'equilibrio tra i peccati e le buone opere. In
pari tempo la Vergine la rimprovera per essersi rifiutata di seguire il
consiglio del suo servo Domenico di recitare ogni giorno il santo
Rosario. Ritornata in sé la pia donna andò a gettarsi ai piedi di san
Domenico e, raccontato quanto le era accaduto, gli chiese perdono per
l'incredulità e promise di recitare il Rosario tutti i giorni. Giunse
così alla perfezione cristiana ed alla gloria eterna. O anime contemplative, imparate da questo fatto quanto sia efficace,
preziosa e importante la pratica del santo Rosario con la meditazione
dei misteri."
"Se
il Saluto angelico dà gloria alla SS. Trinità, esso è anche la lode più
perfetta che noi possiamo rivolgere a Maria. «Santa Matilde desiderava
conoscere il modo migliore per testimoniare la tenerezza della sua
devozione alla Madre di Dio. Un giorno, rapita in estasi vide la
Vergine santissima che portava sul petto a caratteri d'oro le parole
del Saluto angelico. E le disse: "Sappi, figlia mia, che nessuno può
onorarmi con un saluto più gradito di quello che l'adorabile Trinità mi
rivolse per mezzo dell'angelo e con il quale mi elevò alla dignità di
Madre di Dio. Con la parola "Ave", che è il nome di Eva, appresi come
Dio con la sua onnipotenza mi avesse preservata da ogni macchia di
peccato e dalle miserie alle quali andò soggetta la prima donna. Il
nome "Maria", che significa Signora, fa capire che Dio mi riempì di
sapienza e di luce perché illuminassi, come astro lucente, il cielo e
la terra. Le parole "piena di grazia" mi ricordano che lo Spirito Santo
mi ricolmò talmente di grazie da poter renderne partecipi in abbondanza
quanti le domandano per mia intercessione. Dicendomi: "Il Signore è con
te", si rinnova nel mio cuore l'ineffabile gioia che provai quando il
Verbo eterno si incarnò nel mio seno. Quando odo le parole: "tu sei
benedetta fra le donne", lodo la misericordia di Dio che mi elevò a
così alto grado di felicità. Infine, alle parole: "e benedetto è il
frutto del tuo seno, Gesù", tutto il cielo si rallegra con me di vedere
mio figlio Gesù adorato e glorificato per aver salvato gli uomini"»
(Rosier mystique, 2ª decina, c. 9). "
"Un giorno
Nostro Signore apparve a santa Gertrude.
Vedendolo contare monete d'oro, la santa osò chiedergli che cosa
contava: «Conto — rispose Gesù — le tue Ave Maria; è questa la moneta
con cui si acquista il mio paradiso»."
"Il
pio e dotto Suarez, della Compagnia di Gesù, stimava talmente il Saluto
angelico che soleva dire: «Darei volentieri tutta la mia scienza per il
valore di un'Ave Maria detta bene»."
"Lo
stesso beato Alano riferisce, nel capitolo 69 del suo De Dignitate
Psalterii, che una religiosa devotissima del Rosario apparve dopo morte
a una consorella e le disse: «Se potessi tornare in vita per dire una
sola Ave Maria, anche senza molto fervore, soffrirei volentieri di
nuovo tutti i violenti dolori sofferti prima di morire, pur di avere il
merito di questa preghiera». Si noti che ella aveva sofferto
atrocemente per anni e anni."
"Fu
la Vergine santa ad insegnare a san Domenico questo eccellente modo di
pregare quando gli ordinò di predicarlo per risvegliare la pietà dei
cristiani e per far rivivere nei cuori l'amore per Gesù Cristo. Lo
insegnò anche al beato Alano della Rupe: «La recita di centocinquanta
Ave Maria è una preghiera molto utile — gli aveva detto — ed è un
omaggio che gradisco immensamente. E questa recita del Saluto angelico
mi piace ancor di più se coloro che la praticano vi uniranno la
meditazione della vita, della passione e della gloria di Gesù Cristo,
poiché tale meditazione è l'anima di questa preghiera». Infatti, senza
la meditazione dei sacri misteri della nostra redenzione, il Rosario
sarebbe quasi come un corpo senz'anima, una materia eccellente priva di
forma, poiché è proprio la meditazione che distingue il Rosario dalle
altre devozioni."
"«La
beata Angela da Foligno un giorno pregò Nostro Signore che le
insegnasse con quale esercizio avrebbe potuto onorarlo meglio. E Gesù
le apparve appeso alla croce e le disse: "Figlia mia, osserva le mie
piaghe". E così ella apprese dall'amabilissimo Salvatore che nulla gli
era più gradito della meditazione sulle sue sofferenze. Poi Gesù le
mostrò le ferite del capo, le rivelò parecchi particolari dei tormenti
patiti, e soggiunse: "Tutto questo ho sofferto per la tua salvezza. Che
cosa puoi fare tu che uguagli il mio amore per te?"» (Rosier mystique,
4ª decina, c. 7)."
"La
Vergine disse un giorno a santa Brigida: «Quando contemplavo la
bellezza, la modestia e la sapienza di mio Figlio, l'anima mia era
fuori di sé per la gioia. E quando consideravo che le sue mani e i suoi
piedi sarebbero stati trafitti dai chiodi, versavo un torrente di
lacrime e il cuore mi si spezzava per la tristezza e il dolore»."
"Chi
più elevato nell'orazione di santa Maddalena, che sette volte al giorno
era portata dagli angeli sul santo monte Pillon e che era stata alla
scuola di Gesù e della sua santa Madre? Eppure un giorno ella chiese a
Dio un mezzo efficace per avanzare nell'amore per lui e giungere alla
più alta perfezione. L'arcangelo san Michele le disse da parte di Dio
di non conoscerne altro che quello di considerare i misteri dolorosi
ch'ella aveva visto svolgersi sotto i propri occhi, ai piedi di una
croce ch'egli piantò davanti alla grotta dove lei era rifugiata.
L'esempio
di san Francesco di Sales, il grande direttore di anime spirituali del
suo tempo, vi spinge a far parte della confraternita così santa del
Rosario! Santo come era, egli si obbligò con voto a recitarlo per
intero ogni giorno della sua vita. Anche san Carlo Borromeo lo recitava
tutti i giorni e lo raccomandava con insistenza ai suoi sacerdoti, ai
chierici del seminario e a tutto il popolo.
Il
beato Pio V, uno dei più grandi Pontefici che governarono la Chiesa,
recitava ogni giorno il Rosario. San Tommaso da Villanova arcivescovo
di Valenza, sant'Ignazio, san Francesco Saverio, san Francesco Borgia,
santa Teresa, san Filippo Neri e molti altri illustri personaggi che
non nomino, si distinsero in questa devozione. Seguite il loro esempio,
i vostri direttori spirituali ne saranno ben contenti, e se sono
informati dei frutti che ne potete trarre, saranno i primi ad
esortarvi."
"Impugnate
quest'arma di Dio, il santo Rosario, e schiaccerete il capo al demonio,
resisterete a tutte le tentazioni. Certamente è per questo motivo che
anche la semplice corona materiale fa tanta paura al diavolo e i santi
se ne sono spesso serviti per incatenarlo e scacciarlo dal corpo degli
ossessi, come attestano molti fatti.
Un
tale — narra il beato Alano — avendo tentato inutilmente ogni pratica
devota per essere liberato dallo spirito maligno che lo possedeva,
pensò di mettersi al collo la corona del Rosario. Ne ebbe sollievo.
Constatando poi, che quando se la toglieva il demonio riprendeva a
tormentarlo crudelmente, decise di portarla al collo giorno e notte. In
tal modo scacciò per sempre il diavolo che non poteva sopportare quella
terribile catena. Il beato Alano assicura inoltre di aver egli stesso
liberato molti ossessi ponendo loro al collo la corona.
Il
Padre Giovanni Amât, domenicano, predicava il quaresimale in una
contrada del regno d'Aragona. Un giorno gli fu presentata una
giovinetta posseduta dal demonio. Egli tentò più volte di esorcizzarla,
ma non ottenendo alcun risultato le pose al collo la propria corona del
Rosario. Immediatamente la fanciulla dette in smanie e in urla
spaventose: «Via, via questi grani — gridava — che mi tormentano;
toglietemeli». Per compassione verso la povera figliola il Padre gliela
tolse. La notte seguente mentre questi riposava, gli stessi demoni che
possedevano la giovane s'avventarono rabbiosamente su di lui per
impadronirsi della sua persona. Egli, però, con la corona che teneva
stretta in mano, nonostante gli sforzi che quelli facevano per
strappargliela, li flagellò con energia e li mise in fuga con la
ripetuta invocazione: «Santa Maria, Nostra Signora del Rosario,
aiutami».
L'indomani,
mentre si recava in chiesa, s'imbatté con l'infelice giovinetta tuttora
posseduta dai demoni. Uno di questi gli disse burlandosi di lui:
«Frate, se tu non avessi avuto la corona ti avremmo conciato per le
feste». Il Padre allora gettò di nuovo la corona al collo della
giovinetta dicendo: «Per i sacratissimi nomi di Gesù e di Maria sua
Madre e per la virtù del santo Rosario, io vi comando, o maligni
spiriti, di uscire subito da questo corpo». I diavoli furono costretti
ad obbedire all'istante e la ragazza fu liberata.
Questi fatti dimostrano quanta sia la forza del santo Rosario per
vincere ogni tentazione del demonio ed ogni pericolo di peccato, perché
i grani benedetti della corona lo mettono in fuga."
"Sant'Agostino
assicura che non vi è esercizio tanto fruttuoso e utile per la salvezza
quanto il pensare di frequente alle sofferenze di Nostro Signore. Il
beato Alberto Magno, maestro di san Tommaso, seppe per rivelazione che
il semplice ricordo, ossia la meditazione della passione di Gesù è più
meritoria per il cristiano che digiunare a pane ed acqua ogni venerdì
per un intero anno o disciplinarsi a sangue ogni settimana o recitare
ogni giorno il Salterio. Quale sarà dunque il merito del Rosario che ci
ricorda tutta la vita e la passione di Nostro Signore?
La
Madonna rivelò un giorno al beato Alano della Rupe che dopo il santo
sacrificio della Messa, la prima e più viva memoria della passione di
Nostro Signore, non vi è devozione più eccellente e più meritoria del
Rosario, il quale è come un secondo memoriale e una rappresentazione
della vita e della passione di Gesù.
Il
padre Dorland riferisce che la Vergine santa disse un giorno al
venerabile Domenico, certosino, devotissimo del Rosario, residente a
Treviri nel 1431: «Ogni volta che un fedele recita in stato di grazia
il Rosario meditando i misteri della vita e della passione di Gesù,
ottiene piena e totale remissione dei suoi peccati». Anche al beato
Alano ella disse: «Sappi che sebbene siano già numerose le indulgenze
concesse al mio Rosario, io ne aggiungerò molte altre per ogni
cinquanta Ave Maria in favore di quanti le reciteranno in stato di
grazia e devotamente in ginocchio. A chi avrà perservato nella recita
del Rosario in quelle condizioni e meditandone i quindici misteri,
otterrò al termine della sua vita, come ricompensa del buon servizio,
che gli siano pienamente rimesse e la colpa e la pena di tutte le sue
mancanze. Tutto ciò non ti sembri incredibile; mi è facile, poiché sono
la Madre del Re dei cieli, che mi chiama piena di grazia, e se ne sono
piena, ne distribuirò ampiamente ai miei cari figli».
San
Domenico era tanto convinto dell'efficacia e del merito del Rosario che
non imponeva quasi mai altra penitenza a chi si confessava da lui se
non quella di recitarlo, come abbiamo visto sopra quando riferimmo di
quella donna romana alla quale diede per penitenza un solo Rosario.
I
confessori, anch'essi, se vogliono seguire l'esempio del grande santo,
dovrebbero imporre ai loro penitenti il Rosario con la meditazione dei
misteri, invece di altre penitenze che non sono così meritorie né così
gradite a Dio e neppure tanto profittevoli alle anime per farle
avanzare in virtù o tanto efficaci per impedire loro di ricadere nel
peccato. Senza dire, poi, che recitando il Rosario si lucrano numerose
indulgenze non annesse a molte altre devozioni.
Dice
l'abate Blosio: «Sicuramente il Rosario con la meditazione della vita e
della passione di Nostro Signore è graditissimo a Gesù e alla Vergine
ed è molto efficace per ottenere ogni grazia. Perciò lo possiamo
recitare per noi stessi o per coloro che a noi si raccomandano o anche
per tutta la Chiesa. Ricorriamo dunque alla devozione del Rosario in
ogni nostra necessità ed otterremo senza dubbio quanto avremo chiesto a
Dio in ordine alla nostra salvezza»."
"«Un
giorno Padre Domenico, certosino, molto devoto del Rosario, vide il
cielo aperto e tutta la corte celeste disposta in mirabile ordine. E
udì cantare con dolcissima melodia il Rosario mentre si onorava ad ogni
decina un mistero della vita, passione e gloria di Gesù Cristo e della
Vergine santa. Egli notò che al santo nome di Maria tutti i beati
inchinavano il capo e a quello di Gesù genuflettevano e ringraziavano
Dio per i grandi benefici elargiti in cielo e in terra in virtù del
Rosario. Vide pure la Vergine e i santi presentare a Dio i Rosari che i
confratelli recitano sulla terra e pregano per tutti quelli che
praticano questa devozione. Vide ancora innumerevoli corone di
splendidi e profumati fiori preparate per chi recita con devozione il
Rosario, le corone che essi medesimi stanno intessendo per esserne
adorni in cielo» (Rosier mystique, 10ª decina, c. 3)."
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