OTTENERE GRAZIE TRAMITE "GESU' BAMBINO DI BEAUNE"



- dalle rivelazioni del Signore Gesù tramite la venerabile suor
Margherita del SS. Sacramento -




La Venerabile Margherita del SS. Sacramento visse nel monastero di Beaune, in Borgogna, ove morì nel 1648, in età di 20 anni. Fu maravigliosa propagatrice della divozione alla Santa Infanzia di Gesù.

Gesù alla Venerabile Suor Margherita del SS. Sacramento:
«Ricorri al mio Cuore, e ogni volta che vorrai ottenere una grazia, chiedila per i meriti della mia Santa Infanzia, perchè così non te la rifiuterò certamente».

"Ti ho scelta per onorare tramite la mia Infanzia e la mia innocenza di quando giacevo nel presepio... Tu dovrai essere la voce che annunzia ai quattro venti, nel tuo stato e nella tua vita, la grandezza della mia Infanzia". Ella andava continuamente rendendosi conto del misterioso compito affidatole dal Bimbo Divino. Ma nel suo intimo lo udiva anche sussur­rarle delle parole indicibilmente affettuose:  Quali grazie non dovrei accordare alla sposa della mia Infanzia. Io la amerò sempre, senza mai rfiutarle nulla di quanto mi chiederà... Chiedi e ti sarà dato, affinché la tua gioia sia piena."


"La venerabile Suor Margherita (1619 - 1648) del Carmelo di Beaune, in Francia, al cui centro sta il mistero dell'incarnazione, ha seguito le linee essenziali della spiritualità propugnata dalla scuola francese, cui essa aggiunge il primato del program­ma teresiano: “fare tutto per amore di Gesù!". Tuttavia, essa si è mantenuta completamente indi­pendente nella sua sostanza intrinseca. Per la storia della devozione a Gesù Bambino al Carmelo, ella riveste un'importanza non minore di quella rivestita da Teresa di Lisieux attraverso la Piccola Via dell'infanzia spirituale. La vita e la dottrina di que­sta carmelitana si iscrive organicamente nel vastis­simo rinnovamento operatosi nel XVII secolo fran­cese e rivela nuovamente al disincantato uomo di oggi, che stenta a familiarizzarsi con la psicologia di un Bambino che al contempo è Dio, che cosa significa l'infinito amore di Dio e il suo grande mistero. Con la sua guida all'Infanzia cristiana, essa ha fatto scaturire per l’umanità una fonte di santifi­cazione e di grazia. La devozione a Gesù Bambino di Beaune, che rimonta sino a lei, ha rivestito per il Carmelo francese un'importanza almeno equivalente a quella della devozione a Gesù Bambino di Praga, anche se è rimasta quasi sconosciuta.

Il 25 luglio 1619, sei carmelitane scalze abban­donavano Digione per fondare un nuovo Carmelo nell'antico monastero benedettino di Beaune. Il 7 febbraio dello stesso anno, in questa cittadina era nata una bimba che alcuni anni dopo le avrebbe raggiunto nel nuovo colombaio teresiano: Margherita del SS. Sacramento.

I suoi genitori, Pierre Parigot e Jeanne Bat­taille, erano due borghesi influenti e benestanti che indirizzavano prestissimo la bambina ad una vita autenticamente cristiana. All'età di li anni Marghe­rita perse la madre, e suo zio prete, che aveva do­nato l'antico chiostro alle carmelitane, non seppe fare di meglio che consegnare la nipote alla custo­dia delle monache, affidando a loro l'educazione della pia fanciulla. Così, il 24 settembre, con specia­le permesso dei Superiori, ella entrò al Carmelo, ricevendo lo stesso giorno la sua Prima Comunione per le mani di suo zio. Secondo l'usanza dell'Ordine, le viene imposto un nuovo nome, al quale, in ricor­do della segnalata grazia quel dì concessa alla for­tunata bimba, fu aggiunto il predicato "del SS. Sacramento".

Accingendosi a sbozzare il ritratto spirituale di questa piccola Carmelitana, che in età di soli 29 anni lasciò la terra per il paradiso, si nota subito una cosa: è fuor di dubbio che, tra le monache e i frati dell'Ordine che hanno vissuto il mistero del­l'Infanzia spirituale, nessuno ha saputo riflettere in maniera così sorprendente sui tratti di Gesù Bam­bino come Margherita di Beaune. Sin dall'età in cui gli altri bambini si dedicano a giochi spensierati e innocenti, ella si senti spinta da una eccezionale e santa brama ad imitare la semplicità e l'umiltà di Gesù. Alla scuola del celeste Bambino, presso il quale vegliavano incessantemente i suoi pensieri, ella aveva imparato ben presto a conoscere la fug­gevolezza e transitorietà delle cose terrene, giun­gendo ad una tale maturità che trova spiegazione solo in un profondo e completo assorbimento nel mondo soprannaturale.

Sin dal tempo del suo noviziato, ella comprese con sorprendente chiarezza che Dio le aveva affida­to una particolare missione. Avrebbe dovuto fare conoscere al mondo i tesori della divina Infanzia e le dolorose sofferenze del Salvatore". Con la sua infantile innocenza, ella confessò alla sua Maestra delle Novizie che il celeste Bambino l'avrebbe racchiusa nei misteri della sua nascita e dei primi dodici anni di sua vita, quasi circondandola con un muro di protezione. Si proponeva di non allontanarsi mai da questa cerchia. Non le aveva forse egli promesso di donarsi tutto a lei, purché ella si facesse piccola come lui nel presepio?

Al Carmelo di Beaune, Margherita non trovò solo profonda comprensione per la sua devozione e per il suo amore di Gesù Bambino, ma anche un fertilissimo terreno in cui il divino granello di fru­mento avrebbe potuto attecchire e svilupparsi rigogliosamente. Le Madri Fondatrici avevano portato con sé da Digione una statua di Gesù Bambino, e assieme a questa anche quella tenera devozione al mistero della sua Infanzia che era stata loro inse­gnata da Madre Anna di Gesù, fondatrice di Digio­ne. A ciò si aggiunga che l'influsso della spiritualità del Card. Bérulle favorì sotto ogni aspetto un ulte­riore approfondimento del mistero dell' Incarna­zione. Per questo motivo il modo in cui Margherita visse e assimilò il mistero dell'Infanzia di Gesù non era affatto lo stesso di quello che abbiamo poc'anzi visto praticato nelle prime carmelitane spagnole.

Nei primi anni della sua vita religiosa, ella ebbe indicibilmente a soffrire sotto gli assalti spesso durissimi ed accaniti del perverso nemico. Talvolta sembrava che la povera bambina dovesse lottare con "i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del male sparsi nell'aria". Tutto però serviva solo a purifi­care il suo amore, facendo sì che ella si rifugiasse unicamente ai piedi del Piccolo Gesù. "Voglio rende­re visibile in te il miracolo della mia Infanzia", le aveva detto Gesù un giorno, mentre i suoi occhi si posavano sulla sua amabile immagine. Da allora, ella fu spesso favorita di apparizioni da parte di Gesù Bambino: visioni che la liberavano da ogni cruccio interiore, ricolmandola d'inesprimibile feli­cità.

"Ti ho scelta per onorare tramite la mia Infanzia e la mia innocenza di quando giacevo nel presepio... Tu dovrai essere la voce che annunzia ai quattro venti, nel tuo stato e nella tua vita, la grandezza della mia Infanzia". Ella andava continuamente rendendosi conto del misterioso compito affidatole dal Bimbo Divino. Ma nel suo intimo lo udiva anche sussur­rarle delle parole indicibilmente affettuose:  Quali grazie non dovrei accordare alla sposa della mia Infanzia. Io la amerò sempre, senza mai rfizutarle nulla di quanto mi chiederà... Chiedi e ti sarà dato, affinché la tua gioia sia piena."

Margherita voleva che la devozione a Gesù Bambino non si arrestasse solo tra le mura del suo Carmelo, ma dilagasse anzi nella sua città natale e nel mondo intero. Un inizio di questa diffusione, lo si ebbe con la fondazione di una pia associazione. La notte di Natale del 1638 Gesù Bambino le aveva fatto sapere di desiderare un luogo a lui consacrato, ove lo si riconoscesse e adorasse come Re. Ebbene:

già il 24 agosto dell'anno seguente ella poté offrir­gli una piccola cappella, dove veniva continuamente a porre ai suoi piedi le tante suppliche e intenzioni che la gente raccomandava alle sue preghiere. In quella cappellina troneggiava una statua di Gesù Bambino portato in braccio dalla sua Santissima Madre. Il vero e proprio Roi de Gràce, o Roi de glorie, come in seguito il popolo prese a chiamare la miracolosa statua di Gesù Bambino regalata al monastero dal barone de Renty, fece il suo ingresso a Beaune solo nel novembre 1643, venendo sistema­to dapprima in una nicchia del chiostro, finché nel 1673 lasciò la clausura per essere esposto alla vene­razione dei fedeli della chiesa.

Quest'ultimo simulacro di Gesù Bambino rima­ne strettamente legato alla vita della ven. Mar­gherita di Beaune. Il barone de Renty aveva sentito nominare la giovane carmelitana insignita di tante grazie, e concepi un ardente desiderio di poterle parlare. E in effetti gli fu concessa anche questa fortuna, riservata a pochi privilegiati. Tornato a Parigi, egli fece spedire a Beaune una statua alta 58 cm., scolpita in legno, un grazioso Bambino con uno scettro nella mano sinistra e una corona fine­mente cesellata in capo. Il Bimbo, con i suoi grandi occhioni spalancati, guarda amorevolmente in faccia il visitatore, e sembra quasi offrirgli la destra da baciare. Un prezioso vestitino avvolge interamente il suo fragile corpo. In questo Bambino, tutto spira affettuosa serietà e al contempo bonaria compren­sione.

Ogni mattina ed ogni sera, Margherita trascorreva lungo tempo in orazione davanti al Piccolo Gesù. Quando cadde gravemente ammalata e sentì avvicinarsi la sua ultima ora, chiese insistentemente le si volesse accordare la gioia di vedere trasportato il suo caro Re della Grazia in prossimità dell'infer­meria, per poterlo fissare e compiere il suo estremo sacrificio sotto il suo sguardo. Così chiuse gli occhi animata dal suo bonario sorriso che, nello splendore dei ceri accesi sostenuti dalle consorelle inginoc­chiate attorno al suo letto, le faceva già pregustare il paradiso.

Quantunque la breve parabola di vita terrena vissuta dalla ven. Margherita di Beaune sia trascorsa in lontananza dal mondo, essa però non rimase affat­to nascosta al mondo. Appena sentito parlare di lei, infatti, erano subito accorsi al monastero sacerdoti e religiosi, per ricevere dalle sue labbra qualche diretti­va sul come imitare le virtù dell'Infanzia. Un giorno, un religioso le chiese cosa bisognava fare perché Gesù Bambino vivesse nel proprio cuore informandolo con la sua presenza. Ella rispose: "Occorre vivere imitandò Gesù Bambino e non seguendo l'andazzo della propria natura, senza voler vedere o udire aleunche all'in­fuori di lui, proprio come se a questo monao non esistesse altri che lei e Gesù Bambino».

E come si imposta un tale stato di solitudine a con il celeste Bambino? Il visitatore voleva saperlo.

«Egli vuole che lei conservi una perenne equani­mità interiore ed esteriore, da cui consegue che lei né si esalti nei momenti di felicità, né si abbatta nei momenti d'insuccesso o di sconforto. Lei deve abbandonarsi com­pletamente nelle sue divine mani, in modo che egli possa disporre di lei sia nella vita che nella morte, nella salute e nella malattia, nella stima o nel disprezzo, di cui la faranno oggetto: per farla breve in tutto e per tutto, così come a lui piace; come se lei fosse una sua proprietà che si guarda bene dal fare alcuna opposizione... Lei deve donare tutto a 1ui tutto ciò che lei è e tutto ciò che la riguarda, nel tempo e nell'eternità. Non sogni altro che lui e la sua gloria". - Ma se commetto una colpa, che devo fare? - "Deve umiliarsi davanti a Gesù Bambino, promettendogli senza indugi di migliorarsi e di rico­minciare nuovamente ad amare Gesù Bambino, a servir­lo e a pregarlo come se non avesse mai sbagliato. È molto, ma molto meglio pensare, Gesù Bambino e alle sue divine perfezioni che pensare a noi stessi, ai nostri peccati e alla nostra miseria!...

"Si metta una volta per sempre nelle mani del Piccolo Gesù e non pensi più a se stesso; si occupi di lui e si lasci afferrare dal suo amore. Lei perde molto tempo, troppo tempo, se pensa a se stesso e alle sue colpe!... Metta il suo cuore ai piedi del S. Bambino, affinché tutte le creature riconoscano il suo altissimo potere e tutti gli spiriti si mettano alle sue dipendenze. Coloro che cercano ancora qualeosa in questo mondo, e vogliono goderselo, non troveranno mai il Figlio di Dio. Gesù Bambino vuole essere cercato unicamente nella semplicità di cuore".

Nelle sue esortazioni, Margherita di Beaune sottolineava rinnocenza e il distacco da ogni ele­mento terreno, per creare in sé un santo vuoto, e soprattutto invitava a «guardare sempre fisso Gesù Bambino e fare assomigliare  tutte le proprie azioni alle sue". Ecco le necessarie disposizioni per approntare la nascita di Dio nel cuore e per vivere nell'Infanzia spirituale. Allora, persino questa terra diverrà "il giardino di Gesù Bambino

Con l'indirizzo espresso dalle sue parole, ella si proponeva di suscitare la convinzione che la vita interiore attinge la sua forza e affonda le sue radici nel mistero dell'Incarnazione, nonché nella nascita di Dio nel cuore. Allo stesso modo in cui dal pove­ro e inerme Bimbo Gesù nella capanna di Betlemme ebbe inizio la Redenzione dell'umanità, attraverso la nascita di Dio nel cuore comincia una specie di seconda Redenzione, e precisamente la liberazione dall'uomo vecchio, dall'attaccamento alle creature e dalla preoccupazione disordinata per le cose terrene, dando così origine ad una nuova vita permeata di santa semplicità, di umiltà, di innocenza, nell'unione intima con Dio.

Margherita volva insegnare così, in perfetta coerenza con questo spunto programmatico, che il comando del Signore: "Siate perfetti come il Padre vostro che è nei cieli" (cf. Mt 5,48) non si può realiz­zare meglio di quanto si realizzi imitando le virtù dell'Infanzia. "Noi non possiamo imitare la perfezione del Padre nostro celeste - ribadiva frequentemente - ma possiamo invece ben contemplare Gesù Bambino nel presepio che è la sua vera immagine. Egli possiede tutte le sue perfezioni. È grande come lui, sapiente e potente come lui. Noi vediamo la sua santa Umanità satura di Dio, in cui son racchiusi tutti i tesori della sua Divinità. Eppure, quantunque il piccolo corpo di Gesù Bambino possa dir sue tutte le perfezioni, egli è debole e soggetto agli altri lascia che gli facciano tutto ciò che vogliono; non impedisce nulla e sopporta tutte le indigenze della sua Infanzia senza dire una sola parola. Ora, dato che Gesù è così piccino e tanto simile a noi, ci risulta assai più facile imitarlo".

Era questo il modo in cui la giovanissima car­melitana di Beaune aveva tradotto in pratica, nella sua propria vita, il precetto evangelico della perfe­zione. Fino alla sua ultima ora aveva imitato Gesù Bambino. Ma aveva individuato anche sempre meglio la sua missione, che consisteva nell'attrarre tutto il suo ambiente nell'alone di luce promanante dal celeste Bambino. L'infanzia spirituale l'aveva guidata sulla via della trasformazione nel Figlio di Dio umanato. Egli l'aveva chiamata, unendola stret­tamente a sé come sposa diletta, preparandola con grazie e visioni a vivere in lui, nel suo mistero. "Mihi vivere Christus est...: in me vive realmente il divino Infante", poteva esclamare dal giorno della sua professione religiosa. Però non bastava ancora. Al contempo Gesù Bambino le aveva affidata la missione di condurre altre anime ad un'analoga trasformazione in Cristo, indirizzandole ad una vita spronata nel mistero dell'Infanzia. E la sua missione incominciò subito, sin da quando era ancora in vita.

Per terminare non va dimenticato che Mar­gherita aveva provato ben presto la gioia di vedere, nel suo Carmelo di Beaune, una seconda Betlemme preparata per il Piccolo Gesù. Terminati alcuni lavori di restauro al reparto adibito a dormitorio, le monache avevano espresso il desiderio di consacrar­lo a Gesù Bambino. Ora, allorché il giorno di Natale si organizzò una solenne processione per festeggiare la consacrazione, Margherita vide Gesù Bambino entrare in ogni cella e benedirla con la sua manina, proprio mentre le monache cantavano il Magnificat e l'antifona natalizia "Hodie Christus natus est". E, quasi in un bisbiglio, la Veggente per­cepì le seguenti meravigliose parole: “Dopo la grotta di Betlemme, non mi sono mai soffermato in alcun luogo della mia Infanzia così a lungo come qui. Ho accettato il dono, che tutte mi hanno offerto dalle loro celle; abi­terò qui con loro e farò di loro la mia Betlemme, tanto cara a me ed al Padre mio".

Da allora, sono passati più di trecento anni. La dottrina spirituale di Margherita, e soprattutto la statua del Piccolo Gesù ricordano che, per salire il Monte Carmelo, bisogna farsi piccolo e vivere nello spirito della santa Infanzia."

- Dal libro "GESU’ BAMBINO NELLA SPIRITUALITA’ DEL CARMELO",
 A cura dei Padri Carmelitani Scalzi, “Centro Carmelitano Vocazioni” -

SCARICA IL VOLUME INTEGRALE QUI.






ROSARIETTO O CORONCINA DI GESÙ BAMBINO

Questa coroncina fu rivelata alla Venerabile Margherita del Santissimo Sacramento (morta nel Carmelo di Beaune in Francia il 26 mag­gio 1648). Devotissima al Santo bambino e fervente zelatrice della devozione a Lui, ricevette un giorno una grazia speciale dal divino Bambino che Le apparve mostrandole una coroncina splendente di luce celeste e dicendole: “ Va’, diffondi questa devozione fra le anime e assicurale che accorderò grazie specialissime d’innocenza e purezza a coloro che porteranno questo piccolo rosario e con devozione lo reciteranno in ricordo dei misteri della mia santa infanzia”.
 
Essa si compone:
- 3 Padre Nostro, per onorare le tre persone della Sacra Famiglia,
- 12 Ave Maria, in ricordo dei 12 anni dell’infanzia del Salvatore Divino
- di una preghiera iniziale e di una finale
 


  PREGHIERA INIZIALE

O Santo Bambino Gesù, mi unisco di cuore ai devoti pastori che Ti adorarono nel presepio e agli Angeli che Ti glorificarono in Cielo.
O Divino Gesù Bambino, adoro la tua Croce e accetto quello che ti piacerà mandarmi.
Adorabile Famiglia, vi offro tutte le adorazioni del Cuore Santissimo di Gesù Bambino, del Cuore Immacolato di Maria e del Cuore di San Giuseppe.
 
1 Padre Nostro ( per onorare Gesù Bambino )
“Il Verbo si è fatto carne- ed abitò fra noi”.
4 Ave Maria ( in ricordo dei primi 4 anni       
    dell’infanzia di Gesù )
 
1 Padre Nostro ( per onorare la SS.ma Vergine )
“Il Verbo si è fatto carne- e abitò fra noi”.
4 Ave Maria ( in ricordo dei successivi 4 anni
    dell’infanzia di Gesù )
 
1 Padre Nostro ( per onorare San Giuseppe )
“Il Verbo si è fatto carne –e  abitò fra noi”.
4 Ave Maria  ( in ricordo degli ultimi 4 anni
    dell’infanzia di Gesù )

 
PREGHIERA FINALE
 
Signore Gesù, concepito di Spirito Santo, Tu hai voluto nascere dalla Santissima Vergine, essere circonciso, manifestato ai gentili e presentato al tempio, essere portato in Egitto e qui trascorrere una parte della tua infanzia; di là, ritornare a Nazareth ed apparire in Gerusalemme come un prodigio di sapienza tra i dottori.
Noi contempliamo i primi 12 anni della tua vita terrena e Ti chiediamo di concederci la grazia di onorare i misteri della tua santa infanzia con tanta devozione da divenire umili di cuore e di spirito e conformi a Te in tutto, o Divino Bambino, Tu che vivi e regni con Dio Padre, nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Così sia.

 
PREGHIERA AL BAMBINO GESU’
 
Preghiera rivelata da Maria Santissima al Venerabile Padre Cirillo, Carmelitano Scalzo, primo apostolo della Devozione al Santo Bambino di Praga.
 
O Bambino Gesù, ricorro a Te e Ti prego che per l’intercessione della tua Santa Madre Tu voglia assistermi in questa mia particolare necessità ( si esprima il desiderio ) poiché credo fermamente che la tua divinità mi può soccorrere.
Spero con fiducia di ottenere la tua santa grazia. Ti amo con tutto il cuore e con tutte le forze dell’anima mia.
Mi pento sinceramente di tutti i miei peccati e Ti supplico, o Buon Gesù, di darmi la forza per vincere il male. Propongo di non offenderti mai più e mi offro disposto a soffrire anziché darti il minimo dispiacere.
D’ora innanzi voglio servirti con tutta la mia fedeltà e per amor tuo, o Bambino Divino, amerò i miei fratelli come me stesso. Pargoletto onnipotente, Signore Gesù, di nuovo Ti scongiuro, assistimi in questa circostanza particolare e donami la grazia di possederti eternamente con Maria e Giuseppe, e di adorarti con  gli Angeli e con i Santi nella luce del Cielo. Così sia.

 
PREGHIERA A GESU’ BAMBINO NELLE CAUSE DISPERATE
 
Ricordati, o Santo Bambino Gesù, di quella promessa tanto cara che facesti alla tua tenera discepola, la Venerabile Margherita del Santissimo Sacramento, quando le rivolgesti le soavi parole che infondono un balsamo di celeste consolazione nell’animo affranto:”Fa’ ricorso al mio Cuore, e ogni volta che vorrai ottenere una grazia, chiedila per i meriti della mia santa infanzia e Io non te la rifiuterò”.
Pieno di fiducia nella tua promessa, eccomi ai tuoi piedi, o Divino Bambino, a esporti le mie necessità. Aiutami a condurre una vita santa, affinché possa giungere un giorno alla Patria celeste; e per i meriti della tua santa infanzia, per l’intercessione dell’amabilissima tua Madre e dei Santi Arcangeli Michele e Gabriele, degnati di concedermi la grazia che imploro.
Te la chiedo con la più viva speranza perché sai quanto ne ho bisogno. O dolce Bambino, non deludere la mia speranza! Mi affido alla tenerezza ed alla Misericordia del tuo Cuore divino, sicuro che ascolterai la mia preghiera. Così sia.


    
PREGHIERA A GESU’ BAMBINO ( di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori )
 
Mio Gesù, Figlio del Creatore del Cielo e della terra, Tu in una gelida grotta hai  una mangiatoia come culla, un po’ di paglia come letto e poveri panni per coprirti. Gli Angeli Ti circondano e Ti lodano, ma non sminuiscono la tua povertà.
Caro Gesù, Redentore nostro, più sei povero, più Ti amiamo poiché hai abbracciato tanta miseria per meglio attirarci al tuo amore.
Se fossi nato in un palazzo, se avessi avuto una culla d’oro, se fossi stato servito dai più grandi principi della terra, ispireresti agli uomini maggior rispetto, ma meno amore; invece questa grotta dove giaci, questi rozzi panni che Ti coprono, la paglia su cui riposi, la mangiatoia che Ti serve da culla: oh! Tutto ciò attira i nostri cuori ad amarti!
 
Ti dirò con San Bernardo: “ Più Tu diventi povero per me, più sei caro all’anima mia”. Poiché Ti sei ridotto così, lo hai fatto per arricchirci dei tuoi beni, cioè della tua grazia e della tua gloria.
O Gesù, la tua povertà ha indotto  tanti Santi ad abbandonare tutto: ricchezze, onori, corone, per vivere poveri con te povero.
 
O mio Salvatore, stacca anche me dai beni terreni, affinché divenga degno del tuo santo amore e di possedere Te, Bene infinito.
Ti dirò dunque con Sant’Ignazio di Loyola: “ Dammi il tuo amore e sarò ricco abbastanza; non cerco altro, Tu solo mi basti, o mio Gesù, mia Vita, mio Tutto! Madre cara, Maria, ottienimi la grazia di amare Gesù e di essere sempre da Lui amato”.
Così sia.

[Si ringrazia il sito "Piccoli Figli della Luce" da cui sono state estratte le suddette preghiere]







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