"La
venerabile Suor Margherita (1619 - 1648) del
Carmelo di Beaune, in Francia, al cui centro sta il mistero
dell'incarnazione,
ha seguito le linee essenziali della spiritualità propugnata dalla
scuola
francese, cui essa aggiunge il primato del programma teresiano: “fare
tutto
per amore di Gesù!". Tuttavia, essa si è mantenuta completamente
indipendente
nella sua sostanza intrinseca. Per la storia della devozione a Gesù
Bambino al
Carmelo, ella riveste un'importanza non minore di quella rivestita da
Teresa di
Lisieux attraverso la Piccola Via dell'infanzia spirituale. La vita e
la
dottrina di questa carmelitana si iscrive organicamente nel
vastissimo
rinnovamento operatosi nel XVII secolo francese e rivela nuovamente al
disincantato
uomo di oggi, che stenta a familiarizzarsi con la psicologia di un
Bambino che
al contempo è Dio, che cosa significa l'infinito amore di Dio e il suo
grande
mistero. Con la sua guida all'Infanzia cristiana, essa ha fatto
scaturire per l’umanità una fonte di santificazione e di grazia. La
devozione
a Gesù Bambino di Beaune, che rimonta sino a lei, ha rivestito per il
Carmelo
francese un'importanza almeno equivalente a quella della devozione a
Gesù
Bambino di Praga, anche se è rimasta quasi sconosciuta.
Il
25 luglio 1619, sei carmelitane scalze abbandonavano
Digione per fondare un nuovo Carmelo nell'antico monastero benedettino
di
Beaune. Il 7 febbraio dello stesso anno,
in questa cittadina era nata una bimba che alcuni anni dopo le avrebbe
raggiunto nel nuovo colombaio teresiano: Margherita del SS. Sacramento.
I
suoi
genitori, Pierre Parigot e Jeanne Battaille, erano due borghesi
influenti e
benestanti che indirizzavano prestissimo la bambina ad una vita
autenticamente
cristiana. All'età di li anni Margherita perse la madre, e suo zio
prete, che
aveva donato l'antico chiostro alle carmelitane, non seppe fare di
meglio che
consegnare la nipote alla custodia delle monache, affidando a loro
l'educazione della pia fanciulla. Così, il 24 settembre, con speciale
permesso dei Superiori, ella entrò al Carmelo,
ricevendo lo stesso giorno la sua Prima Comunione per le mani di suo
zio.
Secondo l'usanza dell'Ordine, le viene imposto un nuovo nome, al quale,
in
ricordo della segnalata grazia quel dì concessa alla fortunata bimba,
fu
aggiunto il predicato "del SS. Sacramento".
Accingendosi
a sbozzare il ritratto spirituale
di questa piccola Carmelitana, che in età di soli 29 anni lasciò la
terra per
il paradiso, si nota subito una cosa: è fuor di dubbio che, tra le
monache e i
frati dell'Ordine che hanno vissuto il mistero dell'Infanzia
spirituale,
nessuno ha saputo riflettere in maniera così sorprendente sui tratti di
Gesù
Bambino come
Margherita di Beaune. Sin dall'età in cui gli altri bambini si dedicano
a
giochi spensierati e innocenti, ella si senti spinta da una eccezionale
e santa
brama ad imitare la semplicità e l'umiltà di Gesù. Alla scuola del
celeste
Bambino, presso il quale vegliavano incessantemente i suoi pensieri,
ella aveva
imparato ben presto a conoscere la fuggevolezza e transitorietà delle
cose
terrene, giungendo ad una tale maturità che trova spiegazione solo in
un
profondo e completo assorbimento nel mondo soprannaturale.
Sin
dal tempo del suo noviziato, ella comprese con
sorprendente chiarezza che Dio le aveva affidato una particolare
missione.
Avrebbe dovuto fare conoscere al mondo i tesori della divina Infanzia e
le
dolorose sofferenze del Salvatore". Con la sua infantile innocenza,
ella confessò alla sua Maestra delle Novizie che il celeste Bambino
l'avrebbe
racchiusa nei misteri della sua nascita e dei primi dodici anni di sua
vita,
quasi circondandola con un muro di protezione. Si proponeva di non
allontanarsi
mai da questa cerchia. Non le aveva forse egli promesso di donarsi
tutto a lei,
purché ella si facesse piccola come lui nel presepio?
Al
Carmelo di Beaune, Margherita non trovò solo
profonda comprensione per la sua devozione e per il suo amore di Gesù
Bambino,
ma anche un fertilissimo terreno in cui il divino granello di frumento
avrebbe
potuto attecchire e svilupparsi rigogliosamente. Le Madri Fondatrici
avevano
portato con sé da Digione una statua di Gesù Bambino, e assieme a
questa anche
quella tenera devozione al mistero della sua Infanzia che era stata
loro insegnata
da Madre Anna di Gesù, fondatrice di Digione. A ciò si aggiunga che
l'influsso
della spiritualità del Card. Bérulle favorì sotto ogni aspetto un
ulteriore
approfondimento del mistero dell' Incarnazione. Per questo motivo il
modo in
cui Margherita visse e assimilò il mistero dell'Infanzia di Gesù non
era
affatto lo stesso di quello che abbiamo poc'anzi visto praticato nelle
prime
carmelitane spagnole.
Nei
primi anni della sua vita religiosa, ella ebbe
indicibilmente a soffrire sotto gli assalti spesso durissimi ed
accaniti del
perverso nemico. Talvolta sembrava che la povera bambina dovesse
lottare con
"i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di
tenebre, contro gli spiriti del male sparsi nell'aria". Tutto però
serviva
solo a purificare il suo amore, facendo sì che ella si rifugiasse
unicamente
ai piedi del Piccolo Gesù. "Voglio rendere visibile in te il miracolo
della mia Infanzia", le aveva detto Gesù un giorno, mentre i suoi
occhi si posavano sulla sua amabile immagine. Da allora, ella fu spesso
favorita di apparizioni da parte di Gesù Bambino: visioni che la
liberavano da
ogni cruccio interiore, ricolmandola d'inesprimibile felicità.
"Ti
ho scelta per
onorare tramite la mia Infanzia e la mia innocenza di quando giacevo
nel
presepio... Tu dovrai essere la voce che annunzia ai quattro venti, nel
tuo
stato e nella tua vita, la grandezza della mia Infanzia". Ella andava
continuamente
rendendosi conto del misterioso compito affidatole dal Bimbo Divino. Ma
nel suo
intimo lo udiva anche sussurrarle delle parole indicibilmente
affettuose: Quali grazie non dovrei accordare alla
sposa della mia Infanzia. Io la amerò sempre, senza mai rfizutarle
nulla di
quanto mi chiederà... Chiedi e ti sarà dato, affinché la tua gioia sia
piena."
Margherita
voleva
che la devozione a Gesù Bambino non si arrestasse solo tra le mura del
suo
Carmelo, ma dilagasse anzi nella sua città natale e nel mondo intero.
Un inizio
di questa diffusione, lo si ebbe con la fondazione di una pia
associazione. La
notte di Natale del 1638 Gesù Bambino le aveva fatto sapere di
desiderare un
luogo a lui consacrato, ove lo si riconoscesse e adorasse come Re.
Ebbene:
già
il 24 agosto dell'anno seguente ella poté offrirgli una piccola
cappella, dove veniva continuamente a porre ai suoi piedi le tante
suppliche e
intenzioni che la gente raccomandava alle sue preghiere. In quella
cappellina
troneggiava una statua di Gesù Bambino portato in braccio dalla sua
Santissima
Madre. Il vero e proprio Roi de Gràce, o Roi de glorie, come in
seguito il popolo prese a chiamare la miracolosa statua di Gesù Bambino
regalata al monastero dal barone de Renty, fece il suo ingresso a
Beaune solo
nel novembre 1643, venendo sistemato dapprima in una nicchia del
chiostro,
finché nel 1673 lasciò la clausura per
essere esposto alla venerazione dei fedeli della chiesa.
Quest'ultimo
simulacro di Gesù Bambino rimane
strettamente legato alla vita della ven. Margherita di Beaune. Il
barone de
Renty aveva sentito nominare la giovane carmelitana insignita di tante
grazie,
e concepi un ardente desiderio di poterle parlare. E in effetti gli fu
concessa
anche questa fortuna, riservata a pochi privilegiati. Tornato a Parigi,
egli
fece spedire a Beaune una statua alta 58 cm., scolpita in legno, un
grazioso
Bambino con uno scettro nella mano sinistra e una corona finemente
cesellata
in capo. Il Bimbo, con i suoi grandi occhioni spalancati, guarda
amorevolmente
in faccia il visitatore, e sembra quasi offrirgli la destra da baciare.
Un
prezioso vestitino avvolge interamente il suo fragile corpo. In questo
Bambino,
tutto spira affettuosa serietà e al contempo bonaria comprensione.
Ogni
mattina ed ogni sera, Margherita trascorreva
lungo tempo in orazione davanti al Piccolo Gesù. Quando cadde
gravemente
ammalata e sentì avvicinarsi la sua ultima ora, chiese insistentemente
le si
volesse accordare la gioia di vedere trasportato il suo caro Re della
Grazia
in prossimità dell'infermeria, per poterlo fissare e compiere il suo
estremo sacrificio sotto il suo sguardo. Così chiuse gli occhi animata
dal suo
bonario sorriso che, nello splendore dei ceri accesi sostenuti dalle
consorelle
inginocchiate attorno al suo letto, le faceva già pregustare il
paradiso.
Quantunque
la breve parabola di vita terrena vissuta
dalla ven. Margherita di Beaune sia trascorsa in lontananza dal mondo,
essa
però non rimase affatto nascosta al mondo. Appena sentito parlare di
lei,
infatti, erano subito accorsi al monastero sacerdoti e religiosi, per
ricevere
dalle sue labbra qualche direttiva sul come imitare le virtù
dell'Infanzia. Un
giorno, un religioso le chiese cosa bisognava fare perché Gesù Bambino
vivesse
nel proprio cuore informandolo con la sua presenza. Ella rispose:
"Occorre
vivere imitandò Gesù Bambino e non seguendo l'andazzo della propria
natura,
senza voler vedere o udire aleunche all'infuori di lui, proprio come
se a
questo monao non esistesse altri che lei e Gesù Bambino».
E
come si
imposta un tale stato di solitudine a con il celeste Bambino? Il
visitatore voleva
saperlo.
«Egli
vuole che lei conservi
una perenne equanimità interiore ed esteriore, da cui consegue che lei
né si
esalti nei momenti di felicità, né si abbatta nei momenti d'insuccesso
o di
sconforto. Lei deve abbandonarsi completamente nelle sue divine mani,
in modo
che egli possa disporre di lei sia nella vita che nella morte, nella
salute e
nella malattia, nella stima o nel disprezzo, di cui la faranno oggetto:
per
farla breve in tutto e per tutto, così come a lui piace; come se lei
fosse una
sua proprietà che si guarda bene dal fare alcuna opposizione... Lei
deve donare
tutto a 1ui tutto ciò che lei è e tutto ciò che la riguarda, nel tempo
e
nell'eternità. Non sogni altro che lui e la sua gloria". - Ma se
commetto
una colpa, che devo fare? - "Deve umiliarsi davanti a Gesù Bambino,
promettendogli senza indugi di migliorarsi e di ricominciare
nuovamente ad
amare Gesù Bambino, a servirlo e a pregarlo come se non avesse mai
sbagliato. È molto, ma molto meglio
pensare, Gesù Bambino e alle sue divine perfezioni che pensare a noi
stessi, ai
nostri peccati e alla nostra miseria!...
"Si
metta una volta per sempre nelle mani del Piccolo Gesù e non
pensi più a se stesso; si occupi di lui e si lasci afferrare dal suo
amore. Lei
perde molto tempo, troppo tempo, se pensa a se stesso e alle sue
colpe!...
Metta il suo cuore ai piedi del S. Bambino, affinché tutte le creature
riconoscano il suo altissimo potere e tutti gli spiriti si mettano alle
sue
dipendenze. Coloro che cercano ancora qualeosa in questo mondo, e
vogliono
goderselo, non troveranno mai il Figlio di Dio. Gesù Bambino vuole
essere
cercato unicamente nella semplicità di cuore".
Nelle
sue esortazioni,
Margherita di Beaune sottolineava rinnocenza e il distacco da ogni
elemento
terreno, per creare in sé un santo vuoto, e soprattutto invitava a
«guardare
sempre fisso Gesù Bambino e fare assomigliare
tutte le proprie azioni alle sue". Ecco le necessarie
disposizioni per approntare la nascita di Dio nel cuore e per vivere
nell'Infanzia spirituale. Allora, persino questa terra diverrà "il
giardino di Gesù Bambino
Con
l'indirizzo espresso dalle sue parole, ella si proponeva di suscitare
la
convinzione che la vita interiore attinge la sua forza e affonda le sue
radici
nel mistero dell'Incarnazione, nonché nella nascita di Dio nel cuore.
Allo
stesso modo in cui dal povero e inerme Bimbo Gesù nella capanna di
Betlemme
ebbe inizio la Redenzione dell'umanità, attraverso la nascita di Dio
nel cuore
comincia una specie di seconda Redenzione, e precisamente la
liberazione
dall'uomo vecchio, dall'attaccamento alle creature e dalla
preoccupazione disordinata per le cose terrene, dando così origine ad
una nuova
vita permeata di santa semplicità, di umiltà, di innocenza, nell'unione
intima
con Dio.
Margherita
volva insegnare così, in perfetta coerenza con questo spunto
programmatico, che il comando del Signore: "Siate perfetti come il
Padre vostro che è nei cieli" (cf. Mt 5,48) non si può realizzare
meglio di quanto si realizzi imitando le virtù dell'Infanzia. "Noi non
possiamo imitare la perfezione del Padre nostro celeste - ribadiva
frequentemente - ma possiamo invece ben contemplare Gesù Bambino nel
presepio che è la sua vera immagine. Egli possiede tutte le sue
perfezioni. È grande come lui, sapiente e
potente come lui. Noi vediamo la sua santa Umanità satura di Dio, in
cui son
racchiusi tutti i tesori della sua Divinità. Eppure, quantunque il
piccolo
corpo di Gesù Bambino possa dir sue tutte le perfezioni, egli è debole
e
soggetto agli altri lascia che gli facciano tutto ciò che vogliono; non
impedisce
nulla e sopporta tutte le indigenze della sua Infanzia senza dire una
sola
parola. Ora, dato che Gesù è così piccino e tanto simile a noi, ci
risulta
assai più facile imitarlo".
Era
questo il modo in cui la
giovanissima carmelitana di Beaune aveva tradotto in pratica, nella
sua
propria vita, il precetto evangelico della perfezione. Fino alla sua
ultima
ora aveva imitato Gesù Bambino. Ma aveva individuato anche sempre
meglio la sua
missione, che consisteva nell'attrarre tutto il suo ambiente nell'alone
di luce
promanante dal celeste Bambino. L'infanzia spirituale l'aveva guidata
sulla via
della trasformazione nel Figlio di Dio umanato. Egli l'aveva chiamata,
unendola
strettamente a sé come sposa diletta, preparandola con grazie e
visioni a
vivere in lui, nel suo mistero. "Mihi vivere Christus est...: in me
vive realmente il divino Infante", poteva esclamare dal giorno della
sua professione religiosa. Però non bastava ancora. Al contempo Gesù
Bambino le
aveva affidata la missione di condurre altre anime ad un'analoga
trasformazione
in Cristo, indirizzandole ad una vita spronata nel mistero
dell'Infanzia. E la
sua missione incominciò subito, sin da quando era ancora in vita.
Per
terminare
non va dimenticato che Margherita aveva provato ben presto la gioia di
vedere,
nel suo Carmelo di Beaune, una seconda Betlemme preparata per il
Piccolo Gesù.
Terminati alcuni lavori di restauro al reparto adibito a dormitorio, le
monache
avevano espresso il desiderio di consacrarlo a Gesù Bambino. Ora,
allorché il
giorno di Natale si organizzò una solenne processione per festeggiare
la
consacrazione, Margherita vide Gesù Bambino entrare in ogni cella e
benedirla
con la sua manina, proprio mentre le monache cantavano il Magnificat e
l'antifona natalizia "Hodie Christus natus est". E, quasi in
un bisbiglio, la Veggente percepì le seguenti meravigliose parole:
“Dopo la
grotta di Betlemme, non mi sono mai soffermato in alcun luogo della mia
Infanzia così a lungo come qui. Ho accettato il dono, che tutte mi
hanno
offerto dalle loro celle; abiterò qui con loro e farò di loro la mia
Betlemme,
tanto cara a me ed al Padre mio".
Da allora,
sono passati più di trecento anni. La dottrina spirituale di
Margherita, e
soprattutto la statua del Piccolo Gesù ricordano che, per salire il
Monte
Carmelo, bisogna farsi piccolo e vivere nello spirito della santa
Infanzia."
- Dal libro "GESU’
BAMBINO NELLA SPIRITUALITA’ DEL CARMELO",
A cura dei Padri Carmelitani Scalzi, “Centro Carmelitano
Vocazioni” -
SCARICA IL VOLUME INTEGRALE QUI.

ROSARIETTO
O CORONCINA DI GESÙ BAMBINO
Questa coroncina fu rivelata alla
Venerabile Margherita del Santissimo Sacramento (morta nel Carmelo di Beaune in
Francia il 26 maggio 1648).
Devotissima al Santo bambino e fervente zelatrice della devozione a
Lui, ricevette un giorno una grazia speciale dal divino Bambino che Le
apparve mostrandole una coroncina splendente di luce celeste e
dicendole: “ Va’, diffondi questa devozione fra le anime e assicurale
che accorderò grazie specialissime d’innocenza e purezza a coloro che
porteranno questo piccolo rosario e con devozione lo reciteranno in
ricordo dei misteri della mia santa infanzia”.
Essa si compone:
- 3 Padre Nostro,
per onorare le tre persone della Sacra Famiglia,
- 12 Ave Maria,
in ricordo dei 12 anni dell’infanzia del Salvatore Divino
- di una
preghiera iniziale e di una finale
PREGHIERA
INIZIALE
O Santo
Bambino Gesù, mi unisco di cuore ai devoti pastori che Ti adorarono nel
presepio e agli Angeli che Ti glorificarono in Cielo.
O Divino Gesù
Bambino, adoro la tua Croce e accetto quello che ti piacerà mandarmi.
Adorabile
Famiglia, vi offro tutte le adorazioni del Cuore Santissimo di Gesù
Bambino, del Cuore Immacolato di Maria e del Cuore di San Giuseppe.
1 Padre Nostro (
per onorare Gesù Bambino )
“Il Verbo si è
fatto carne- ed abitò fra noi”.
4 Ave Maria ( in
ricordo dei primi 4 anni
dell’infanzia di Gesù )
1 Padre Nostro (
per onorare la SS.ma Vergine )
“Il Verbo si è
fatto carne- e abitò fra noi”.
4 Ave Maria ( in
ricordo dei successivi 4 anni
dell’infanzia di Gesù )
1 Padre Nostro (
per onorare San Giuseppe )
“Il Verbo si è
fatto carne –e abitò fra noi”.
4 Ave Maria
( in ricordo degli ultimi 4 anni
dell’infanzia di Gesù )
PREGHIERA
FINALE
Signore Gesù,
concepito di Spirito Santo, Tu hai voluto nascere dalla Santissima
Vergine, essere circonciso, manifestato ai gentili e presentato al
tempio, essere portato in Egitto e qui trascorrere una parte della tua
infanzia; di là, ritornare a Nazareth ed apparire in Gerusalemme come
un prodigio di sapienza tra i dottori.
Noi contempliamo
i primi 12 anni della tua vita terrena e Ti chiediamo di concederci la
grazia di onorare i misteri della tua santa infanzia con tanta
devozione da divenire umili di cuore e di spirito e conformi a Te in
tutto, o Divino Bambino, Tu che vivi e regni con Dio Padre, nell’unità
dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Così sia.
PREGHIERA
AL BAMBINO GESU’
Preghiera
rivelata da Maria Santissima al Venerabile Padre Cirillo, Carmelitano
Scalzo, primo apostolo della Devozione al Santo Bambino di Praga.
O Bambino Gesù,
ricorro a Te e Ti prego che per l’intercessione della tua Santa Madre
Tu voglia assistermi in questa mia particolare necessità ( si esprima
il desiderio ) poiché credo fermamente che la tua divinità mi può
soccorrere.
Spero con fiducia
di ottenere la tua santa grazia. Ti amo con tutto il cuore e con tutte
le forze dell’anima mia.
Mi pento
sinceramente di tutti i miei peccati e Ti supplico, o Buon Gesù, di
darmi la forza per vincere il male. Propongo di non offenderti mai più
e mi offro disposto a soffrire anziché darti il minimo dispiacere.
D’ora innanzi
voglio servirti con tutta la mia fedeltà e per amor tuo, o Bambino
Divino, amerò i miei fratelli come me stesso. Pargoletto onnipotente,
Signore Gesù, di nuovo Ti scongiuro, assistimi in questa circostanza
particolare e donami la grazia di possederti eternamente con Maria e
Giuseppe, e di adorarti con gli Angeli e con i Santi nella luce
del Cielo. Così sia.
PREGHIERA
A GESU’ BAMBINO NELLE CAUSE
DISPERATE
Ricordati, o
Santo Bambino Gesù, di quella promessa tanto cara che facesti alla tua
tenera discepola, la Venerabile Margherita del Santissimo Sacramento,
quando le rivolgesti le soavi parole che infondono un balsamo di
celeste consolazione nell’animo affranto:”Fa’ ricorso al mio Cuore, e
ogni volta che vorrai ottenere una grazia, chiedila per i meriti della
mia santa infanzia e Io non te la rifiuterò”.
Pieno di fiducia
nella tua promessa, eccomi ai tuoi piedi, o Divino Bambino, a esporti
le mie necessità. Aiutami a condurre una vita santa, affinché possa
giungere un giorno alla Patria celeste; e per i meriti della tua santa
infanzia, per l’intercessione dell’amabilissima tua Madre e dei Santi
Arcangeli Michele e Gabriele, degnati di concedermi la grazia che
imploro.
Te la chiedo con
la più viva speranza perché sai quanto ne ho bisogno. O dolce Bambino,
non deludere la mia speranza! Mi affido alla tenerezza ed alla
Misericordia del tuo Cuore divino, sicuro che ascolterai la mia
preghiera. Così sia.
PREGHIERA
A GESU’ BAMBINO ( di
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori )
Mio Gesù, Figlio
del Creatore del Cielo e della terra, Tu in una gelida grotta hai
una mangiatoia come culla, un po’ di paglia come letto e poveri panni
per coprirti. Gli Angeli Ti circondano e Ti lodano, ma non sminuiscono
la tua povertà.
Caro Gesù,
Redentore nostro, più sei povero, più Ti amiamo poiché hai abbracciato
tanta miseria per meglio attirarci al tuo amore.
Se fossi nato in
un palazzo, se avessi avuto una culla d’oro, se fossi stato servito dai
più grandi principi della terra, ispireresti agli uomini maggior
rispetto, ma meno amore; invece questa grotta dove giaci, questi rozzi
panni che Ti coprono, la paglia su cui riposi, la mangiatoia che Ti
serve da culla: oh! Tutto ciò attira i nostri cuori ad amarti!
Ti dirò con San
Bernardo: “ Più Tu diventi povero per me, più sei caro all’anima mia”.
Poiché Ti sei ridotto così, lo hai fatto per arricchirci dei tuoi beni,
cioè della tua grazia e della tua gloria.
O Gesù, la tua
povertà ha indotto tanti Santi ad abbandonare tutto: ricchezze,
onori, corone, per vivere poveri con te povero.
O mio Salvatore,
stacca anche me dai beni terreni, affinché divenga degno del tuo santo
amore e di possedere Te, Bene infinito.
Ti dirò dunque
con Sant’Ignazio di Loyola: “ Dammi il tuo amore e sarò ricco
abbastanza; non cerco altro, Tu solo mi basti, o mio Gesù, mia Vita,
mio Tutto! Madre cara, Maria, ottienimi la grazia di amare Gesù e di
essere sempre da Lui amato”.
Così sia.