L'INCONTRO DEGLI ANGELI 

CON LE PIE DONNE AL SEPOLCRO


- riportato da M.Valtorta -



<< Le donne, intanto, uscite dalla casa camminano rasente al muro, ombre nell'ombra. Per qualche tempo tacciono, tutte imbacuccate e paurose di tanto silenzio e solitudine. Poi, rassi­curandosi alla vista della calma assoluta che è in città, si riu­niscono in gruppo e osano parlare. «Saranno già aperte le porte?», chiede Susanna. «Certo. Guarda là il primo ortolano che entra con le verdu­re. Va al mercato», risponde Salome. «Ci diranno nulla?», chiede ancora Susanna. «Chi?», domanda la Maddalena. «I soldati, alla porta Giudiziaria. Di lì... entrano pochi ed escono meno ancora... Daremo sospetti...». «E con ciò? Ci guarderanno. Vedranno cinque donne che vanno verso la campagna. Potremmo essere anche persone che, fatta la Pasqua, andiamo ai nostri paesi». «Però... Per non dare nell'occhio a qualche malintenziona­to, perché non usciamo da un'altra porta e poi giriamo rasente alle mura?...». «Allungheremo la strada». «Ma saremo più sicure. Prendiamo la porta dell'Acqua...». «Oh! Salome! Se fossi in te, sceglierei la porta Orientale! Più lungo il giro dovresti fare! Occorre fare presto e tornare presto». É la Maddalena questa così recisa. «Allora un'altra, ma non quella Giudiziaria. Sii buona...», pregano tutte. «E va bene. Allora, posto che volete così, passiamo da Gio­vanna. Si è raccomandata di farglielo sapere. Se fossimo anda­te dirette, si poteva fare senza. Ma poiché volete fare un giro più lungo, passiamo da lei...». «Oh! sì. Anche per le guardie messe là... Lei è nota e temu­ta...». «Io direi di passare anche da Giuseppe d'Arimatea. É il pa­drone del luogo». «Ma sì! Facciamo un corteo, adesso, per non dare nell'oc­chio! Oh! che pavida sorella che ho! Piuttosto, sai Marta? Fac­ciamo così. Io vado avanti e guardo. Voi venite dietro con Gio­vanna. Mi metterò in mezzo alla via, se c'è del pericolo, e mi vedrete. E torneremo indietro. Ma vi assicuro che le guardie, davanti a questo - io ci ho pensato (e mostra una borsa piena di monete) - ci lasceranno fare tutto». «Lo diremo anche a Giovanna. Hai ragione». «Allora andate, che io vado». «Vai sola, Maria? Io vengo con te», dice Marta timorosa per la sorella. «No. Tu va' con Maria d'Alfeo da Giovanna. Salome e Su­sanna ti aspetteranno presso la porta, dalla parte di fuori delle mura. E poi verrete per la via maestra tutte insieme. Addio».




E Maria Maddalena tronca altri possibili commenti andandosene veloce con la sua borsa di balsami e le sue monete in seno. Vola, tanto va lesta nella strada che si fa più lieta nel primo rosare dell'aurora. Passa la porta Giudiziaria per fare più pre­sto. Né nessuno la ferma... Le altre la guardano andare, poi volgono le spalle alla biforcazione di vie dove erano e ne prendono un'altra, stretta e oscura, che poi si apre, in prossimità del Sisto, in una più vasta e aperta in cui sono belle case. Si dividono ancora, Salome e Susanna procedendo per la via, mentre Marta e Maria d'Alfeo bussano al portone ferrato e si mostrano al finestrino (spionci­no) che il portinaio socchiude. Entrano e vanno da Giovanna che, già alzata e tutta vestita di un viola scurissimo che la fa ancora più pallida, manipola anche essa degli oli insieme alla nutrice e ad una servente. «Siete venute? Dio ve ne compensi. Ma, non foste venute, sarei andata da me... Per trovare conforto... Perché molte cose sono rimaste turbate dopo quel tremendo giorno. E per non sentirmi sola devo andare contro quella pietra e bussare e dire: "Maestro, sono la povera Giovanna... Non mi lasciare sola an­che Tu..."». Giovanna piange piano ma con molta desolazione, mentre Ester, la nutrice, fa dei grandi segni indecifrabili dietro le spalle della padrona, intanto che le mette il mantello. «Io vado, Ester». «Dio ti conforti!». Escono dal palazzo per raggiungere le compagne. É in que­sto momento che avviene il breve e forte terremoto, che getta di nuovo nel panico i gerosolimitani, ancora terrorizzati dagli av­venimenti del Venerdì. Le tre donne tornano sui loro passi, pre­cipitosamente, e nell'ampio vestibolo, fra le serve e i servi ur­lanti e invocanti il Signore, stanno paurose di nuove scosse...





 La Maddalena, invece, è proprio al limitare del viottolo che porta all'orto dell'Arimatea quando la coglie il boato po­tente, e pure armonico, di questo segno celeste, mentre, nella luce appena rosata dell'aurora che si avanza nel cielo, dove an­cora a occidente resiste una tenace stella, e che fa bionda l'aria fino allora verdolina, si accende una grande luce, che scende come fosse un globo incandescente, splendidissimo, tagliando a zig-zag l'aria quieta. Maria di Magdala ne è quasi sfiorata e rovesciata al suolo. Si curva un momento mormorando: «Mio Signore!», e poi si raddrizza come uno stelo dopo il passar del vento e, ancora più ratta, corre verso l'ortaglia. Vi entra veloce, andando, come un uccello inseguito e cer­cante il nido, verso il sepolcro di roccia. Ma, per quanto vada veloce, non può essere là quando la celeste meteora fa da leva e di fiamma sul sigillo di calcina messo a rinforzo del pesante pietrone, né quando con fragore finale la porta di pietra cade, dando uno scuotio che si unisce a quello del terremoto che, se è breve, è di una violenza tale che atterra le guardie come morte. Maria, sopraggiungendo, vede questi inutili carcerieri del Trionfatore gettati al suolo come un fascio di spighe falciate. Maria Maddalena non riconnette il terremoto con la Risurre­zione. Ma, vedendo quello spettacolo, crede che sia il castigo di Dio sui profanatori del Sepolcro di Gesù, e cade a ginocchio dicendo: «Ahimé! Lo hanno rapito!».






 É veramente desolata e piange come una bambina che sia venuta sicura di trovare il padre cercato e trovi invece vuota la dimora. Poi si alza e corre via per andare da Pietro e Giovanni. E, dato che più non pensa che ad avvisare i due, non ricorda di andare incontro alle compagne, di arrestarsi sulla via, ma ve­loce come una gazzella ripassa per la strada già fatta, supera la porta Giudiziaria e vola per le strade che sono un poco più animate, si abbatte contro il portone della casa ospitale e lo batte e lo scuote furiosamente. Le apre la padrona. «Dove sono Giovanni e Pietro?», chiede affannosa Maria Maddalena. «Là», e la donna indica il Cenacolo. Maria di Magdala entra e, appena è dentro, davanti ai due stupiti dice, e nella voce tenuta bassa per pietà della Madre è più affanno che se avesse urlato, dice: «Hanno portato via il Si­gnore dal Sepolcro! Chissà dove lo hanno messo!», e per la pri­ma volta traballa e vacilla e, per non cadere, si afferra dove può. «Ma come? Che dici?», chiedono i due. E lei, con affanno: «Sono andata avanti... per comperare le guardie... perché ci lasciassero fare. Loro sono là come mor­te... Il Sepolcro è aperto, la pietra per terra... Chi? Chi sarà stato? Oh! venite! Corriamo...». Pietro e Giovanni si avviano subito. Maria li segue per qualche passo. Poi torna indietro. Afferra la padrona di casa, la scrolla, violenta nel suo previdente amore, e le fischia in vol­to: «Guardati bene da far passare nessuno da Lei (e accenna la porta della stanza di Maria). Ricòrdati che io sono la tua pa­drona. Ubbidisci e taci». E poi la lascia esterrefatta e raggiun­ge gli apostoli, che a gran passi vanno verso il Sepolcro... Susanna e Salome, intanto, lasciate le compagne e raggiunte le mura, vengono colte dal terremoto. Impaurite, si rifu­giano sotto una pianta e stanno là, combattute fra la smania di andare verso il Sepolcro e quella di scappare presso Giovanna. Ma l'amore vince la paura e vanno verso il Sepolcro. Entrano ancora sbigottite nell'ortaglia e vedono le guardie tramortite... vedono una grande luce uscire dal Sepolcro aper­to. Si aumenta il loro sbigottimento e finisce di farsi completo quando, tenendosi per mano per farsi coraggio a vicenda, si af­facciano sulla soglia e, nel buio della grotta sepolcrale, vedono una creatura luminosa e bellissima, dolcemente sorridente, sa­lutarle dal posto dove sta: appoggiata a destra della pietra dell'unzione, che si annulla col suo grigio dietro a tanto incan­descente splendore. Cadono a ginocchi, sbalordite di stupore.





 Ma l'angelo dolcemente parla loro:

«Non abbiate timore di me.
 Sono l'angelo del divino Dolore. Sono venuto per bearmi della fine di esso.
Più non è il dolore del Cristo, il suo avvili­mento nella morte
 Gesù di Nazaret, il Crocifisso che voi cerca­te, è risorto.
 Non è più qui!
Vuoto è il posto dove era deposto.
 Giubilate con me. Andate.
Dite a Pietro e ai discepoli che Egli è risorto e vi precede in Galilea.
Là lo vedrete ancora per poco, secondo che ha detto».



Le donne cadono col volto a terra e quando lo alzano fuggo­no come fossero inseguite da un castigo. Sono terrorizzate e mormorano: «Ora morremo! Abbiamo visto l'angelo del Signo­re!». Si calmano un poco in aperta campagna e si consigliano. Che fare? Se dicono ciò che hanno visto, non saranno credute. Se dicono anche di venire di là, possono essere accusate dai giudei di aver ucciso le guardie. No. Non possono dire nulla, né agli amici, né ai nemici... Pavide, ammutolite, tornano da altra via verso casa. Entrano e si rifugiano nel Cenacolo. Neppure chiedono di vedere Ma­ria... E là pensano che quanto hanno visto non sia che un in­ganno del Demonio. Umili come sono, giudicano che «non può essere che a loro sia stato concesso di vedere il messo di Dio. È Satana che le ha volute impaurire per allontanarle di là». Piangono e pregano come due bambine impaurite da un incubo... Il terzo gruppo, quello di Giovanna, Maria d'Alfeo e Mar­ta, visto che nulla succede di nuovo, si decide ad andare là dove certo le compagne attendono. Escono nelle strade, dove ormai vi è gente impaurita, che commenta il nuovo terremoto e lo ri­collega ai fatti del Venerdì e vede anche quello che non c'è. «Meglio se sono tutti spauriti! Forse lo saranno anche le guardie e non faranno eccezioni», dice Maria d'Alfeo. E vanno svelte verso le mura. Ma, mentre loro vanno là, all'ortaglia sono già giunti Pietro e Giovanni, seguiti dalla Maddalena. E Giovanni, più svelto, giunge per primo al Sepolcro. Le guardie non ci sono più. E più non c'è l'angelo. Giovanni si inginocchia, timoroso e dolente, sulla soglia spalancata, e per venerare e per cogliere qualche indizio dalle cose che vede. Ma non vede che ammucchiati per terra i panni­lini messi sopra la sindone. «Non c'è proprio, Simone! Maria ha visto bene. Vieni, entra, guarda». Pietro, col fiato grosso per il gran correre fatto, entra nel Sepolcro. Aveva detto per via: «Io non oserò accostarmi a quel posto».
 






Fonte:

"L’EVANGELO COME MI E’ STATO RIVELATO"
*Dettati e visioni di Gesù e Maria Santissimi a Maria Valtorta*
 VOLUME DECIMO;
 EDIZIONI CEV







Qui:
APPARIZIONE DEL  SALVATORE RISORTO
A MARIA MADDALENA