1. "
La dolcezza e soavità di cuore è una
virtù più
rara della castità. E
pure ella è senza dubbio assai più eccellente e
di
questa, e
di tutte le altre virtù: essendo
ella il fine della carità, la
quale, al
dir di S. Bernardo, allora
sta nella sua perfezione, quanto
non sola è paziente, ma
ancora benigna. Bisogna
per tanto fare una stima grande di questa virtù, e
porre ogni studio per aquistarla. " Sales.
Grandissima
fu in vero la stima, ch'esso Santo facea di questa virtù.
Poiché ne parlava sì frequentemente, e con tale
sapore,
che dava chiaramente a vedere, esser ella tra tutte la sua
prediletta. Onde sebbene egli fu eeccellente in tutte le
virtù,
in questa però si rese singolare e raro. Portava
continuamente
la fronte serena: avea nella bocca una grazia singolare, che per
ordinario si vedea sorridente: la faccia spirava una dolcezza tale,
che incantava tutti. E quantunque mostrasse per lo più
quanto
tenesse sempre raccolto il suo spirito ; se pure gli accadea talora
di prendere più di proposito sembiante di amorevolezza,
consolava col suo incontro, e si guadagnava il cuore, e l'affetto di
chiunque lo rimirava. Le sue parole poi, i gesti, e tutte le sue
azioni non andavano mai disgiunte da una gran soavità e
dolcezza: tantoché parea, che questa virtù avesse
presa
il lui la forma d'uomo ; e ch'egli fosse piuttosto l'istessa
Dolcezza, che un uomo dotato di tal virtù. Quindi e, che si
meritò giustamente l'elogio, dato dallo Spirito Santo a
Mosè,
di un uomo il più mansueto, che fosse a' suoi tempi sopra la
Terra. Onde la B. Madre di Chantal ebbe a dire, che non si vide mai
un cuore sì dolce, sì soave, sì
benigno, e sì
grazioso ed affabile al pare del suo ; e S. Vincenzo de Paoli:
ch'egli era l'uomo più benigno, che avesse mai conosciuto ;
e
che la prima volta, in cui lo vide, notò tosto nella
serenità
del suo volto, e nel suo modo di conversare un'immagine espressa
della dolcezza di Cristo Signor nostro, che gli rapì il
cuore.
Possiamo dire lo stesso do S. Vincenzo de Paoli. Era egli di un
naturale bilioso, e di spirito vivace, e conseguentemente molto
soggetto alla collera, com'egli stesso confessò ad un suo
confidente ; dicendo, che mentre stava nella casa di Condì,
si
lasciava più di una volta alquanto predominare dal suo
temperamento collerico e malinconico. Or avendo veduto, che Iddio lo
chiamava a vivere in comunità, e che in tale stato avrebbe
dovuto a trattare con ogni genere di persone di differente genio e
complessione, ricorse a Dio, pregandolo istantemente a volergli mutar
quell'umore secco e difficile in un altro tutto dolce e benigno ; e
poi si diede di proposito a reprimere quei bollimenti della natura: e
così mediante l'orazione e l'esercizio, giunse a tal
cambiamento, che parea, che più non sentisse i moti del
vizio
contrario, e che avesse mutato affatto natura. Onde derivò
il
lui tale bontà di animo, serenità di volto, e
soavità
di costumi, che gli conciliavano l'affetto di quanti lo praticavano.
Preveniva egli sempre per ordinario tutti quelli che andavano da lui,
con parole piacevoli, e pieno di rispetto e di riverenza ; colle
quali mostrava la stima, che di loro faceva, e l'allegrezza, che avea
di vederli ; e questo praticava con tutti, tanto co' poveri, quanto
co' più civili, accomodandosi sempre alle qualità
di
ciascuno.
2. "
La Dolcezza è una virtù, nella
quale sta riposta la nobiltà dell'Anima. E
per questo gli amatori del Mondo mancano spesso di Dolcezza ;
perché
non si trova in essi questa nobiltà, se
non scarsa ed imperfetta: mentre
se pur non sono i primi ad usar termini aspri e scortesi ;
ricevendone però da altri, se
non risentono rigidamente, e
gliene rendono duplicati, mostrando
con la vendetta d'aver un cuore ignobile e rusticano. Laddove
i servi di Dio, benché
provocati con parole, e
con fatti, mantenendosi
sempre tranquilli e pacifici, mostrano
una perfetta nobiltà d'animo superiore ad ogni
rusticità.
" S.
Tommaso d'Aqu.
Il
medesimo S. Dottore confermò co' fatti questo suo bel
sentimento. Mentre a qualunque cimento venisse posto, non diede mai
minimo segno di risentimento ; ma in tutt'i tempi ed in tutte le
occasioni a tutto si mostrava insensibile con una gran quiete
d'animo. Lo comprovò ancora con più fatti
l'Imperatore
Costantino ; e particolarmente in un'occasione, in cui avendo
ricevuto da alcuni suoi sudditi un notabile affronto, così
portato dalla sua consueta benignità, punto non si commosse.
E
perché que' della Corte lo stimolavano a prendere la dovuta
vendetta, con dirgli non esser dovere, che portasse lungamente nel
volto un sì grave sfregio ; egli passandosi dolcemente la
mano
sul viso, sorridendo rispose: Io non vi trovo alcun sfregio.
L'istesso scrivono del glorioso S. Vincenzo Ferreri, che non fu mai
veduto adirarsi, per qualunque ingiuria o maltrattamento gli venisse
fatto.
3. "
Nun v'è cosa, ch'edifichi
tanto i prossimi, quanto
la caritatevole benignità, in
cui, come
nell'olio della lampana, si
mantiene la fiamma del loro esempio. " Sales.
Di
S. Francesco Saverio si legge, che i suoi Gesuiti andavano spesso a
visitarlo, non per altro, che per godere della sua ammirabile
dolcezza. Passando un dì S. Ignazio col suo compagno vicino
a'
mietitori, questi si misero a burlarli, e dire al solito loro
degl'improperj. Ed il Santo, per non privarli di quel sollievo, si
fermò ivi con volto tranquillo fin a tanto che finissero, e
dopo li benedisse, e si partì. Della qual cosa quellii
rimasti
stupiti, lo predicavano per Santo.
4. "
Bisogna trattar con tutti soavemente, e
con quelle maniere, che
sogliono derivare da un cuor tenero e pieno di carità
cristiana ; come sono l'affabilità, l'amore, l'umiltà: le
quali virtù servono mirabilmente, per
guadagnarsi i cuori degli uomini, per
animarli ad abbracciar le cose anche più ripugnanti alla
natura. "
S.
Vinc. de Paoli.
S.
Fr. di Sales procedea con tutti con tanta dolcezza, che senza
violenza alcuna riducea ogni cosa al suo proprio volere, e facea
tutto ciò, che voleva: e lo faceva in guisa sì
soave, e
nel tempo stesso sì forte, che niuno potea resistere alle
sue
persuasive ; e colpiva ovunque mirava, senza che alcuno se ne
accorgesse. Egli trattava con rispetto tutti, accoglieva amorosamente
tutti, ed a tutti soddisfaceva con gran soavità e
cordialità.
Il che gli faceva avere un vantaggio tale ed una tal'efficacia sopra
i cuori, che tutti a lui cedevano. E siccome egli cercava di
accomodarsi a tutti, e di rendersi tutto a tutti ; così
tutti
adempivano volentieri i desiderj suoi, che altro non miravano, che di
vederli occupati nel divino servizio, e posti nella via della salute.
S. Francesco Saverio pure procedea con tutti con tanta mansuetudine e
benignità, che tirava a se e piccioli e grandi, e si
guadagnava i cuori di tutti, e tutti induceva a fare quanto volea.
Venendo un dì l'Abate Servio maltrattato con molta
inciviltà
da un Villano, non solo lo tollerò con gran pazienza, ma
anche
gli rispose con molta dolcezza. Del che ammirato colui e compunto
insieme, si gettò a' suoi piedi, e gli chiese perdono, e poi
si rese suo Monaco.
5. "
Alle volte una sola parola bastava a placare una persona tutta accesa
di sdegno, e
per lo contrario una sola parola è capace di desolare
un'Anima, e
cagionarle un'amarezza, che
può essere nocevolissima. "
S.
Vinc. de Paoli.
Andando
un dì S. Macario col suo Discepolo in Nitria ; questi, che
camminava un poco avanti, incontrato un Sacerdote degl'Idoli, che
veniva correndo con un gran legno sulle spalle, gli disse: Dove vai
Demonio ? E quegli, riposto il legno, gli andò addosso, e
gli
diede tanti colpi, che lo lasciò per morto ; e ripigliato il
legno, proseguì il suo cammino correndo. Ma S. Macario nel
vederlo, lo salutò, con dire: Dio ti salvi, lavoratore. Hai
fatto bene: rispose quegli, a salutarmi amichevolmente ; ed il Santo:
t'ho veduto affaticato, e correre incosideratamente ; e
perciò
ti ho salutato, acciò fermandoti, ricevessi un po' di
riposo.
E quegli: da questo conosco, che tu sei vero Servo di Dio ; indi
gettatosegli a' piedi, disse di non abbandonarlo finché non
lo
vestisse del suo abito. Facendo viaggio tre Monaci, sbagliarono la
strada, e però dovettero passare per un campo di grano, e
calpestarlo molto. Il che vedendo il contadino, prese a sgridarli,
chiamandoli falsi Monaci. Allora il più vecchio disse a'
Compagni, che nessuno gli rispondesse, e giunto vicino a colui, gli
disse: Figliuol mio, tu hai detto bene. E proseguendo quegli ad
ingiuriarli: dici la verità Figliuolo, perché se
fossimo veri Monaci non ti avremmo fatto questo danno, ora perdonaci
per amor di Dio, perché conosciamo d'aver fatto male. Alle
quali parole ammirato colui di tanta dolcezza, si gettò ai
suoi piedi, loro chiese perdono, e poi l'abito ; e se ne
andò
con essi. S. Francesco di Sales parlava sempre con soavità e
dolcezza tale, che talvolta con sole due, o tre parole metteva in
tranquillità i cuori più angustiati.
6. "
Non essendo possibile in questo nostro pellegrinaggio di non
incontrarsi ed imbarazzarsi gli uni cogli altri, è
necessario d'aver un gran fondo di dolcezza da opporre agl'improvvisi
movimenti della collera, per
conservare la pace del cuore. "
Sales.
Filippo
Secondo Re di Spagna avea spese più ore della notte in
iscrivere una lunga lettera al Papa, e finitala la diede al
Segretario, acciò la piegasse, e la sigillasse. Costui
stando
mezzo addormentato, in cambio dell'arena vi buttò sopra
dell'inchiostro ; ed accorgendosi del fatto, restò mezzo
morto. Allora il Re, senza punto turbarsi, non disse altro, se non:
quà un altro foglio di carta, e tornò a scriverla
con
gran pace. Un altro giorno dovendo uscire a caccia, si
assettò
sulla sedia, per farsi mettere gli stivaletti ; e vestitone uno, non
si trovò l'altro per lungo spazio ; ed egli
aspettò
tutto quel tempo senza mai dar segno alcuno d'impazienza, e senza dir
minima parola. Nel giorno della sua incoronazione volendo un soldato
con una pertica tener addietro la moltitudine del Popolo, ruppe tre
lampadari di cristallo, che stavano sopra il trono ; ond'è
che
cadde dell'olio sopra i vestiti preziosi del Re e della Regina.
Allora egli con sereno volto: Questo, disse, è un augurio,
che
sotto il mio regno vi sarà l'unione della pace e
dell'abbondanza. S. Remigio prevedendo una gran carestia, avea
raccolta gran quantità di grano ; ed avvisato un
dì,
che alcuni malevoli vi avevano attaccato il fuoco, egli montando
tosto a cavallo, vi corse per rimediarvi. Ma avendo trovato che
andava tutto in fiamma senza speranza di rimedio, trovandosi con un
gran freddo addosso, scese da cavallo, e con una gran
tranquillità
di volto e d'animo prese a scaldarsi, dicendo: il fuoco è
sempre buono. Il V. Cardinal d'Arezzo facendo una mattina
l'ordinazione, e non trovandosi un ordinando, mandò a
cercarlo, fermandosi frattanto con animo tranquillo ad aspettarlo ;
ed alla di lui venuta nulla risentendosi, proseguì
quietamente
la funzione.
7. "
Vi sono certi naturali, che
pajono molto mansueti finattanto che tutto succeda a modo loro, ma
appena toccati con qualche avversità, o
contraddizione, subito
si accendono, e
cominciano a fumare come il Vesuvio. Questi
si possono dire carboni ardenti, nascosti
sotto la cenere. Non
è questa la Dolcezza, che
pretese insegnarci il Signore, per
renderci simili a lui. Dobbiamo
essere come i gigli tra le spine: i
quali per quanto vengono da quelle punti, non
lasciano di essere sempre egualmente soavi e trattabili. "
S.
Bern.
Di
quà si vede, come la dolcezza di S. Fr. di Sales era della
vera: poiché scrivono di lui, che quante più
veniva
maltrattato, tanto più si vedea tranquillo. Onde si
può
dire, che trovasse la pace nella guerra, e le rose tra le spine, e la
dolcezza tra le più grandi amarezze: tanto che un giorno
egli
medesimo ebbe a dire: da qualche tempo in quà le tante
opposizioni, e segrete contraddizioni, che mi son venute, mi recano
una pace sì dolce, e si soave, che non ha pari ; e mi
presagiscono il prossimo stabilimento dell'Anima mia nel su Dio, che
con tutta verità è l'unica ambizione e l'unico
desiderio dell'Anima e del cuor mio. In niuna cosa più
risplendé l'ammirabile pace e tranquillità di
lui, che
nelle persecuzioni da lui sofferte per cagione dell'ordine della
Visitazione, opera delle sue mani e della sua mente, che costandogli
orazioni, viaggi, e fatiche oltre numero, gli era certamente cara,
come la pupilla degli occhi. Or furono tante le sollevazioni contra
sì degno Istituto che lo vide più volte sul punto
d'estinguersi, né perciò perdette egli mai la sua
imperturbabile pace: anzi arrivò a scrivere ad alcuno,
ch'egli
lodava Dio, perché la sua piccola Congregazione veniva
calunniata, per essere questo uno de' più evidenti
contrassegni dell'approvazione del Cielo. Predicando il Santo un
giorno in Anisi, due Avvocati, per intorbidargli il sermone, gli
fecero presentare una carta piena d'ingiurie. La prese egli, pensando
che contenesse alcun avviso da darsi al popolo ; ed ebbe la pazienza
di leggerla sotto voce, e poi continuò il sermone con tutta
pace. Terminato il quale, e preso un poco di riposo, informatosi dal
Chierico da chi avesse avuto quel biglietto, andò subito a
ritrovar quei due Avvocati l'uno dopo l'altro ; e senza parlar del
biglietto, li pregò a dirgli in qual cosa avesse loro dato
disgusto: ed intesane la cagione, assicurandoli che non era mai stata
sua intenzione di farlo, chiese loro perdono inginocchioni. Restarono
quelli confusi molto per un tal atto ; e domandandogli essi pure
perdono, dopo vissero in buona intelligenza venerando una
virtù
sì eroica e cristiana. Spiccò anche in questo la
B. M.
di Chantal. Poiché essendo ella in varie occasioni stata
maltrattata da molti, non diede mai minimo segno di risentimento, o
dispiacenza alcuna ; ma rendeva in contracambio a chi doni, a chi
grazie ottenute loro o da Dio, o da' Principi e verso di niuno punto
diminuiva dell'amor suo. Un certo giovane fortemente sdegnato,
perché
una fanciulla da lui cercata in isposa aveva abbracciato lo stato
religioso nel di lei Monastero, andò a trovarla, e le disse
molte parole oltraggiose al sommo, che furono da lei ascoltate con
una gran serenità di volto e con tanto giubilo del suo
cuore,
che uscendo dal parlatorio disse alla compagna, ch'era stata
presente: non ho mai udito panegirico, che mi sia stato più
grato di quello che ha fatto ora questo buon giovine. Indi mossa
dalla compassione di vederlo nel peccato: preghiamo, soggiunse, il
Signore d'illuminarlo. E ben furono esaudite le di lei orazioni ;
poiché pentito colui del suo errore, venne un'altra volta a
chiedere perdono, e poi andò a farsi Religioso, e
riuscì
un insigne predicatore, ed un buon servo di Dio.
8. "
Quando dovrete trattar aggiustamenti, compor
litigj, e
persuadere alcuna cosa ; procurate sempre di esser più dolce
che sia possibile. Farete
più, e
vincerete sempre meglio col cedere e coll'umiliarvi, che
coll'austerità, e
col contrasto: chi
non sa, che
si prendono più mosche con un'oncia di miele, che
con cento barili di aceto ? " Sales.
Si
rese in questo eccellente il V. Card. d'Arezzo, il quale non
solamente seppe tener sempre in pace tutt'i suoi domestici troncando
ogni loro differenza, quando fu Vescovo e Cardinale, ma sin dal tempo
ch'era Religioso, era stimato per un uomo attissimo a terminar liti,
a sedar discordie, ed a pacificar gli animi più adirati. Il
che gli riusciva benissimo non solo per la sua molto prudenza e
destrezza nel trattare, ma ancora per la sua grande
affabilità
e dolcezza, con cui vestendosi degli affetti di ciascuno avea gran
forza per ammollire i cuori più ostinati. Il V. Bercmans sin
da quando era piccolo, qualora tra figliuoli accadea qualche contesa,
aveva una gran faciltà di tosto pacificarli. E la ragione
era,
perché li prendea colle maniere dolci e colle preghiere.
9. "
Se volete attender con frutto alla conversione delle Anime, vi
conviene gittar il balsamo della soavità sul vino del vostro
zelo ; affinché questo non sia troppo ardente, ma
benigno, pacifico, sofferente
e pieno di compassione. Poiché
lo spirito umano è d'una tempra tale, che
col rigore diventa più crudo: laddove
la soavità l'ammollisce interamente. E
poi dobbiam ricordarci, che
Gesù Cristo è venuto per benedire le buone
volontà, e
se gliele lasceremo governare, a
poco a poco le renderà fruttuose. "
Sales.
Egli
stesso così procedeva anche co' più perversi
peccatori,
sforzandosi di ridurli a vera penitenza con le maniere più
soavi, che gli fossero possibili ; regolandosi con questa gran
massima, che lo spirito di dolcezza è lo spirito di Dio ;
siccome lo spirito di mortificazione è quello del
Crocifisso.
Confessandosi da lui un penitente carico di enormissimi peccati,
quali narrava con disinvoltura, e senz'alcuno spirito di penitenza,
egli dopo averlo sofferto per un pezzo, si mise a piangere ; e
richiesto da colui, se gli fosse accaduto qualche male, tirate avanti
rispose. Proseguendo quegli intanto a contare colla medesima
franchezza altri delitti anche maggiori ; tornò per due
altre
volte a piangere: tanto che colui gli dimandò
perché
piangesse. Allora il Santo con una voce compassionevole: piango,
disse, perché non piangete voi. Le quali parole talmente
compunsero quello scellerato, che divenne un vero penitente. Questa
sua soavità comparve principalmente nella maniera con cui
consigliava, poiché nel tempo stesso animava le Anime a
perfezionarsi. Quando le trovava immerse nelle colpe, ed in occasioni
pericolose, gridava bensì: Tagliate, troncate, rompete,
dicendo che non bisogna fermarsi a scucire, o snodare certi legami,
ma convien lacerarli, e romperli ; però in altre occasioni
non
pericolose esortava d'andar a passo a passo, ritagliando a poco a
poco la superfluità, e cose di Mondo della nostra vita. Non
vedete voi, scrisse ad una Dama, che non si potano le viti con grossi
colpi d'ascia, ma bensì con una falcetta a bell'agio, un
tralcio dopo l'altro. Io ho vedute alcune scolture, che l'artefice ha
maneggiate dieci anni prima che fossero perfette, non cessando di
togliere con scalpelli a poco a poco quel tanto, che impediva la
giusta proporzione. No certamente, non è possibile arrivare
in
un giorno dove aspirate. Bisogna guadagnare oggi un punto, dimani un
altro ; e passo passo andar procurando di renderci padroni di noi
medesimi: il che non sarà piccola conquista. S. Vincenzo de
Paoli anche nel predicare stesso era solito di parlar con
soavità
e dolcezza: tantoché cagionava negli animi degli uditori, e
massime de contadini, una tal confidenza verso di lui, ed una tal
prontezza in abbracciare i suoi ammaestramenti, che spesse volte dopo
la predica gli correano dietro, e colle lagrime agli occhi in mezzo
alla folla lo pregavano a voler sentire le loro confessioni: nelle
quali gli scoprivano con gran franchezza le piaghe più
nascose
delle Anime loro, per riceverne da lui il rimedio. Una volta
consegnò
ad uno de' suoi un gran peccatore, acciò procurasse di
ridurlo
a penitenza: ma quegli, per molto che gli dicesse, conobbe, che le
sue parole non avean forza in quel cuore ostinato ; e però
pregò il Santo a dirgli esso qualche cosa. Lo fece, ma con
tanta efficacia, che lo convertì: e perché fosse
una
conversione stabile, l'indusse a far gli esercizi spirituali. Quegli
poi dopo confessò, che la singolar dolcezza e
carità
del Santo, erano state quelle, che gli avean guadagnato il cuore, e
che non avea mai sentita persona alcuna, che parlasse di Dio nel
modo, che ne parlava egli. Quindi è poi, ch'egli non potea
soffrire, che i suoi Missionarj trattassero i penitenti con rigidezza
ed asprezza: dicea loro che bisogna far animo a' peccatori ; e che lo
spirito infernale si serve ordinariamente del rigore e dell'amarezza
d'alcuni ; per maggiormente conturbare le Anime. La stessa maniera
usava per la conversione degli Eretici: onde gli riuscì di
convertirne molti, i quali dopo confessarono d'essere stati
guadagnati a Dio dalla di lui gran pazienza e cordialità.
Davane poi la ragione il Santo, con dire: Vedete, quando uno si mette
ad argomentare con un altro, questi facilmente si persuade, che
quegli pretende di vincerlo, e però sta più
preparato a
resistere, che ad abbracciare la verità ; di modo che la
contesa invece di disporre il suo spirito alla conversione, piuttosto
gli serra il cuore, il quale per l'opposto resta aperto alla dolcezza
od affabilità. Abbiamo di ciò, soggiungeva un
bell'esempio in Monsignor di Sales, il quale benché
versatissimo nelle controversie, convertiva nondimeno gli Eretici
più
colla soavità, che colla dottrina: onde solea dire il
Cardinale di Peron, che gli bastava l'animo di convincere gli Eretici
; ma che per convertirli ci volea Monsignor di Sales. Predicando S.
Francesco Saverio in Macao ad una gran moltitudine di gente, i
fanciulli e la plebe presero a tirargli de' sassi in
quantità,
ed egli non diede mai segno perciò di animo turbato: e
più
con questo, che colla sua predica fece delle conversioni. S. Liduina
convertì colla sua gran dolcezza un peccatore, che niun
Predicatore, né Confessore avea mai potuto ridurre a
penitenza. S. Filippo Neri si affaticava molto nella conversione
delle Anime, quali tirava con tanta destrezza al Signore, che faceva
stupire gli stessi penitenti, inescandoli di tal maniera, che quanti
a lui venivano una volta, parea, che non se ne potessero più
staccare. Era egli attentissimo in accomodarsi alla natura di
ciascuno. Se a lui capitavano de' gran peccatori e mal abituati, nel
principio ordinava loro, che si astenessero da' peccati mortali, e
poi a poco a poco li conducea con un'arte ammirabile a quel segno,
che pretendea. Gli capitò a piedi un penitente tanto immerso
in un peccato, che quasi ogni giorno vi cadeva: al quale non diede
egli altra penitenza, se non che quando avesse commesso quel peccato,
subito senza più prolungare tornasse a lui a confessarsi, e
non aspettasse a cadervi la seconda volta. Ubbidì il
penitente, ed egli sempre l'assolvea, non dandogli altra penitenza,
che quella. E con questo solo gli riuscì di liberarlo in
pochi
mesi non solo da quello, ma da ogni altro peccato ; anzi di condurlo
ad un'alta perfezione. Con un giovine molto dissoluto altro non fece,
che pregarlo a dire ogni giorno sette Salve Regina, e poi baciar la
terra dicendo queste parole, domani potrei esser morto. Il che
facendo il giovine, in breve si ridusse ad una buona vita, e dopo
quattordici anni morì santamente. In questo modo ridusse il
Santo un gran numero di peccatori nella via del Signore ; molti de'
quali, venuti alla morte diceano: sia benedetto il giorno e l'ora che
io conobbi il P. Filippo. E tutti gli restavano così
affezionati, che non sarebbe stata cosa, che per lui non avessero
fatta più che volentieri.
10. "
Chi ha governo d'Anime si ha da portar con esse a guisa di Dio, e
degli Angeli, con
insinuazioni, ammonizioni, e
preghiere, e
con ogni pazienza e dottrina. Deve
battere alla porta de' cuori, come
lo sposo, e
tentar dolcemente d'aprirla ; e se ciò accade, introdurvi
la salute con allegrezza ; se poi viene fatto il rifiuto, sopportarlo
pazientemente. Così
appunto fa il Signore. Ancorché
sia padrone di tutt'i cuori, soffre
tante nostre resistenze contra i suoi lumi, e
tante ribellioni contra le sue inspirazioni: e
benché sia forzato di ritirarsi da coloro, che
non vogliono incamminarsi per le sue vie ; ciò non ostante, non
lascia di rinnovar le inspirazioni e gl'inviti. E
gli Angeli nostri Custodi imitano appuntino in questo la condotta di
lui. Poiché
avvisano, reggono, ed
ajutano quanto possono coloro, che
Iddio ha commessi alla loro custodia: e
quando veggono, che
questi se ne rimangono ostinati, non
però li abbandonano, né
se ne prendono afflizione o molestia, né
perdono punto della loro beatitudine. Or
che migliori esemplari di questi vogliamo noi per la nostra condotta
? " Sales.
Questi
appunto erano gli esemplari, che il Santo si proponea. Cogli spirti
deboli in particolare, quali sono i principianti, o poco avanzati
nella via dello spirito dicea doversi fare: come Giacobbe, che
accomodava i suoi passi a quelli de' suoi figliuoli, e per fin de'
teneri agnellini. S. Vincenzo de Paoli pure si portava con una gran
soavità e pazienza con tutti quelli che dirigeva, e
specialmente colle persone scrupolose, sopportando le loro debolezze,
ed ascoltando con una sofferenza inalterabile. Lo stesso ancora
praticava con gli spiriti difficili e delicati, i quali dicea doversi
ajutare con special soavità, essendo le loro
infermità
di spirito degne di compassione, più che non sono le
infermità
corporali. Così pure procedea nel suo governo la B. M. di
Chantal ; onde così scrisse ad una Superiora del suo Ordine
;
quanto più mi avanzo nell'età, tanto
più conosco
esser necessaria la dolcezza per entrare e mantenersi ne' cuori ;
acciò corrispondano al debito, che hanno con Dio. E se mi
sono
studiata di far qualche cosa a beneficio di quelle persone, che a me
sono ricorse per l'indirizzo delle Anime loro, tutto ho operato col
mezzo d'una dolce ed umile carità, e senz'altra
autorità
; che quella d'una cordiale preghiera.
11. "
Come senza Fede è impossibile di piacere a Dio ;
così
senza la dolcezza è impossibile di piacere agli uomini, e
poterli ben governare. "
S.
Bern.
Il
medesimo Santo l'ha comprovato col suo esempio. Poiché
essendo
stato fatto Abate, nel principio procedea con molt'austerità
e
severità: e sebbene era tenuto da' suoi Monaci in gran
concetto, nondimeno non vi si potevano accomodare. Onde il Signore
l'avvisò a procedere con più soavità e
dolcezza:
il che avendo esso eseguito, si guadagnò l'affetto di tutti,
ed una esattissima ubbidienza. Narra Cassiodoro di Teobaldo, che
fatto Re solea dire: Col mutare dignità abbiam mutato
proposito, e se prima procedevamo col rigore, adesso usiamo da per
tutto la clemenza. Riferisce Niceta ne' suoi annali d'un certo
Imperadore, che venuto alla morte, e convocati i Principi
dell'Impero, disse loro: Questi due miei figliuoli, come vedete, sono
ambidue buoni, però io stimo, che il più atto per
governare l'Impero sia il minore ; poiché oltre le altre sue
virtù è inclinato alla clemenza e
docilità:
cadendo in qualche difetto, prende gli altrui consigli, e siegue
l'impero della ragione. Laddove l'altro è molto facile
all'ira
; e nel fervore della bile non può moderarsi. La qual cosa
è
nimicissima del consiglio, e la rovina de' savj.
12. "
Mi sono volta e rivolta in ogni canto, che
mi ho potuto immaginare. Ho
considerato tutte le maniere di governo, ed
anche l'ho sperimentate ; e dopo ho veduto, che
quella, ch'è
piacevole, umile, sincera, e
sofferente, è
la migliore ". La
B. Maria di Chant.
Infatti
così appunto ella portavasi colle sue suddite ; con maniere
dolci ed umili ; e così ottenea da tutte quanto bramava.
Esigendo da loro cose indifferenti, procedea con tanta sommissione,
che rimanean confuse della di lei umiltà, e richiedendo cose
necessarie, lo facea con tanta dolcezza, che sarebbe stato d'uopo non
aver cuore, per non ubbidire prontamente a' suoi ordini. S. Vincenzo
de Paoli scrisse così ad un Superiore, che si era con lui
lagnato d'un soggetto. Il Sacerdote, di cui mi scrivete, è
uomo dabbene, che attende alla virtù, e prima d'entrar tra
noi
era in grande stima appresso il Mondo. Che se adesso è un
poco
inquieto, s'imbarazza in affari temporali, tiene pensiero de'
parenti, ed è finalmente fastidioso a' compagni, convien
sopportarlo con dolcezza: se non avesse questi difetti, ne avrebbe
degli altri: e se V. S. non avesse che soffrire, la di lei
carità
non avrebbe gran materia d'esercitarsi, né il di lei governo
e
condotta avrebbe gran somiglianza con quella di Cristo Signor nostro,
il quale volle avere discepoli grossolani, e soggetti a varj
mancamenti, per aver occasione, col praticare egli
l'affabilità
e la pazienza d'insegnarci come debbano portarsi coloro, che si
trovano in uffizj di Superiori. La prego a regolarsi secondo questo
santo modello, da cui imparerà non solo a sopportare i suoi
confratelli, ma ad ajutarli ancora a liberarsi dalle loro
imperfezioni. Scrivendo ad un altro nelle Missioni, che soffriva mal
volentieri la partenza d'un soggetto, che con lui faticava, disse:
Non dubito che la separazione da quel caro compagno, e fedele amico
non sia per essere a lei sensibile: ma si ricordi che nostro Signore
si separò dalla sua propria Madre ; e che i suoi Discepoli,
che lo Spirito Santo avea si perfettamente uniti, si separarono gli
uni dagli altri per servizio del loro divino Maestro. Narra Plutarco
di Pericle, che ogni qual volta si vestiva la clamide militare, per
mantenersi affabile e rispettoso con tutti, solea dire a se stesso:
attento, Pericle che vai a comandare a' liberi, a' Greci, a'
Cittadini, d'Atene.
13. "
Chiunque sta in carica, non
dee lasciar di resistere, e
di correggere i vizj di quelli, che
da lui dipendono, ed
anche opporsi a' sentimenti degli altri, quando
il bisogno lo richiede: sempre
però con dolcezza e con pace, specialmente
quando si han da dire certe verità difficili ad accettarsi. Allora
è necessario di farle prima conoscere da un ardente fuoco di
carità, che
levi loro ogni asprezza ; altrimenti saran frutti acerbi atti a
convertirsi più in escrementi, che
in nutrimento. Non
vi è cosa più amara della scorza della noce, quando
è verde: e
pure se si confetta diventa molto dolce, e
più confacevole allo stomaco di qualunque altra cosa. Così
la riprensione, ch'è
tanto aspra di sua natura, riscaldata
al fuoco della carità, e
condita colla dolcezza, anch'ella
diventa amabile e deliziosa. E
quando la verità, profferita
dalla lingua, non
porta seco questo condimento, è
segno evidente, che
la carità del cuore non è della vera ". Sales.
Il
P. Lamberto della Congregazione della Missione, se tal volta gli
conveniva di far correzioni a' suoi inferiori, l'accompagnava con una
gran dolcezza, e non esagerava mai i mancamenti ; anzi per quanto
potea, li dissimulava, benché fossero stati commessi in sua
presenza. Nello stesso modo pure procedeva il V. Card. Bellar. S.
Francesco Borgia non lasciava mai passare alcun mancamento de' suoi
sudditi senza correggerlo. Nondimeno quando eran mancamenti leggieri,
non usava mai asprezza, ma solea dire: Ah che Dio te la perdoni ! Che
ti possa vedere Santo ! O fratello, come avete voi detto, o fatto
questo ? Se poi il mancamento era grave, chiamato a se il colpevole,
lo correggeva dolcemente ; e vedutane l'emenda, si scordava affatto
di tutto. S. Vincenzo de Paoli, quando era obbligato a correggere i
suoi, lo facea sempre con tal moderazione, e con maniere si soavi
insieme, e sì efficaci, che i cuori anche più
duri si
ammollivano, e non potevan resistere alla forza della sua dolcezza. E
disse in una occasione, che in tutto il tempo di sua vita non avea
fatta mai alcuna correzione con parole aspre, fuorché tre
volte, nelle quali credé d'aver ragione di così
fare,
ma che poi dopo se n'era sempre pentito, poiché gli era
riuscito male ; e che per lo contrario colla mansuetudine avea sempre
ottenuto quello che desiderava. Le cautele, che usava, per rendere la
correzione fruttuosa e grata la sua amarezza, erano le seguenti.
Primo non la facea mai per ordinario nell'atto che uno mancava,
fuorché in cose di grande necessità ; ma pigliava
qualche tempo per considerare avanti Dio la maniera di dar avviso,
massime quando il mancamento era grande, e la persona poco disposta a
riceverne la correzione: e giunto il tempo opportuno domandava a
quella con molta confidenza e cordialità se gradiva di esser
avvisata, aggiungendo, ch'egli si riconoscea più d'ogni
altro
imperfetto e colpevole. Secondo solea mostrarle affetto, lodarla, se
scorgeva in essa materia di lode: con che si apriva la strada a
scoprirlo con destrezza il suo difetto, e farnele vedere la gravezza
ed i mali effetti. Lo scusava però, e lo diminuiva quanto
poteva, e poi gliene suggeriva il rimedio: e per animarla a
valersene, dicea per sua umiltà, d'averne anch'esso bisogno.
Terzo terminava la correzione con farle animo, dicendo, che Iddio
avea permesso quel mancamento per umiliarla, e per darle occasione
d'attendere con maggior fervore all'acquisto delle virtù.
Sovente dissimulava i mancamenti, facendo mostra di averli solamente
come traveduti. Era suo sentimento, che si debbono ammonire i
colpevoli in tempo opportuno ; la prima volta con gran
benignità
e dolcezza ; la seconda con un poco di severità e
gravità,
accompagnata però dall'affabilità, e servendosi
di
rimedi soavi e caritativi ; la terza poi con zelo e fermezza,
significando alla persona l'ultimo rimedio, che necessariamente
bisognerebbe prendere. S. M. Madd. de Pazzi non fu mai sentita
contrastare, né soprastare a veruna. Anzi quando era maestra
delle novizie, se alcuna di loro ripresa da lei, le rispondea con
durezza e superbia, ella non replicava niente: ma guardandola con
occhio amorevole, si quietava, aspettando a correggerla in altro
tempo. La B. M. di Chantal, quando dovea far qualche correzione, e
dar qualche penitenza, usava una special attenzione nel parlare,
acciò non le uscisse di bocca alcuna parola di rimprovero, o
di disprezzo, che mostrar potesse la minima ombra di risentimento, ma
tutte fossero accompagnate da una cordial compassione e tenerezza
tale, che nel tempo stesso servissero a biasimar la colpa, ed a
sollevar la persona colpevole. Tutto il suo studio era di far
conoscere alla delinquente il suo errore, e di farla rientrar in se
stessa con maniere sì soavi, e con termini così
insinuanti, ch'era quasi impossibile il non rimanerne commossa a
pentimento, ed il non ricever con profitto l'ammonizione. Che se
scorgeva in alcuna qualche spirito di libertà, che
preghiere,
che carezze, che stratagemmi amorevoli non le suggeriva la sua
caritatevole prudenza, per ridurla nel retto sentiero ? Il V. Card.
d'Arezzo uomo zelantissimo della gloria di Dio e della salute delle
Anime mostrava fra le altre cose gran premura, che si facessero a
perfezione e con tutto il decoro le funzioni ecclesiastiche, e pure
quando vedea commettersi da' suoi sudditi alcun difetto circa di
esse, benché nell'interno si sentisse altamente commuovere ;
nel correggerli però lo facea con tanta dolcezza, che tutti
ne
restavano sorpresi. Quando poi sentiva, che alcuna delle sue
pecorelle, e massimamente se era persona ecclesiastica, stava immersa
in qualche vizio, o fosse caduta in qualche mancamento notabile, ne
sentiva tal'afflizione e dolore, che spesso lo facea prorompere in
pianti, e dopo d'aver con ferventi ed affettuose orazioni supplicata
S.D.M. a compatire le miserie e le fragilità umane, si dava
tutto e col pensiero, e coll'opera a porvi rimedio. E prima di tutto
soleva in tali occasioni promulgare di nuovo i decreti, ed ordini
sinodali colle pene in essi comminate, affinché ricordandosi
il pericolo, a cui soggiacevono, facessero almen per timore quel che
non volean fare per virtù. Quindi se bisognava, veniva agli
avvisi in particolare, ma con destrezza mirabile, e con dimostrare
anzi verso di que' tali maggior confidenza e dimestichezza: cosa che
sebbene a prima vista sembra strana, e contra ogni regola di buon
governo, ad ogni modo non si può credere quanto riuscisse
profittevole al Santo Pastore. Si chiamava alle volte de' Preti, ed
anche de' secolari, massime di que' che teneano male pratiche, e
l'invitava a pranzo con se, e dopo ritirargli in camera, cominciava
ad ammonirli con grandissima carità, detestando il grave
loro
peccato e l'offesa di Dio in modo tale, e con tale zelo ed affetto,
che piangeva egli direttamente, e movea quelli pure a piangere, e
convertirsi. Ed in questa guisa faceva egli grandissimo profitto, e
si vedevano ammirabili mutazioni di vita non senza straordinaria
edificazione de' popoli.
14. "
L'unico fine del Superiore dee essere l'amore di Dio, e
la santificazione delle Anime alla sua cura commesse. E
questo non si può meglio conseguire, che
coll'umiltà, colla
piacevolezza, e
col buon esempio ". S.
Vinc. de Paoli.
Per
tal fine il medesimo Santo raccomandava a' Superiori di procurare,
che riuscisse soave ai sudditi il giogo dell'ubbidienza, e che
perciò
non usassero maniere imperiose ed aspre, ma sempre rispettose ed
amorevoli. Onde ad uno, che mandava per Superiore ad una Casa, diede
questo ricordo: Non vi appassionate per comparir Superiore e Padrone.
Io non son già del sentimento d'una persona, la quale giorni
sono mi dicea, che per ben governare, e mantenere la sua
autorità,
dee uno farsi conoscere per Superiore. O Dio mio ! Non ha
già
detto così Gesù Cristo: anzi ci ha insegnato il
contrario e cogli esempj, e colle parole, dicendo di non essere egli
venuto al Mondo per esser servito, ma per servire ; e che chi vuol
essere Superiore dee farsi servo di tutti. Conformatevi dunque a
questa santa massima, portandovi verso coloro, alla cura de' quali
siete inviato, quasi
unus ex illis
; e dicendo loro, giunto che sarete, di esser venuta, non per
dominare, ma per servire. Se praticherete questo ricordo dentro e
fuori di Casa, ve ne troverete contento. Scrivendo ad un altro, che
pure mandava per Superiore ad un'altra Casa disse così:
Quello
che dovete fare, è di darvi a Dio, per non esser d'aggravio
a
veruno, e trattare tutti con affabilità e rispetto,
servendovi
sempre di parole piacevoli e dolci, e non mai aspre ed imperiose: non
essendovi cosa più atta per guadagnare i cuori, che questo
modo d'operare umile e soave ; siccome altre neppure ve n'è
più proprio per farci conseguir il nostro fine, il quale
è,
che Iddio sia servito, e le Anime santificate. Scrivendo al Direttore
d'una Missione, che avea seco un compagno alquanto difettoso, gli
disse: Se ella vuol essere accompagnata dalle benedizioni di Dio,
ponga tutto il suo studio in sopportar con mansuetudine questo suo
compagno ; dica ogni cosa in modo, che deponendo nel suo interno la
superiorità, si accomodi a lui con ispirito di
carità.
Questo è il mezzo, con cui Gesù Cristo ha
guadagnati e
perfezionati i suoi Discepoli, ed è altresì il
mezzo
solo, con cui si guadagnerà cotesto buon Sacerdote.
Ciò
supposto dia un po' di tempo al di lei umore, non lo contraddica mai
nel punto medesimo in cui crede, ch'esso gliene dia motivo ; ma
solamente quando bisogna, l'ammonisca dopo qualche tempo,
però
con umiltà e cordialità. E così
appunto
praticava egli stesso. Poiché sebbene per se fosse
rigorosissimo, e molto esatto anche nelle minime cose, verso gli
altri però era pieno di carità, e di dolcezza ;
procurando di contentar tutti in tutto quello che ragionevolmente
potea. Nel comandare usava sempre maniere sì modeste, e
parole
sì rispettose, che piuttosto sembrava pregasse, che
comandasse. Quando disegnava d'appoggiare ad alcuno qualche impiego o
negozio malagevole, ve l'andava disponendo a poco a poco, e con molta
destrezza appianava le difficoltà, che avrebbero potuto
cagionarvi qualche sgomento. Ed in tutto procede con tanta
affabilità, e cordialità, che veniva a
guadagnarsi il
cuore di tutti, e ad essere ubbidito puntualmente anche nelle cose
più difficili. E molti han confessato, che dopo Dio, avean
tutta l'obbligazione della loro perseveranza alla carità,
dolcezza e sofferenza loro usata da lui. S. Francesco Borgia era
rigidissimo per se, ma verso i sudditi molto compassionevole e
benigno: tantoché sebbene a se non perdonava un minimo
difetto, agli altri però li perdonava tutti. E nel comandare
non usava mai niuna asprezza, ma con gran dolcezza dicea: La prego di
far questo per amor del Signore: avreste difficoltà d'andar
nel tal luogo ? Vi sarebbe comodo di far tal cosa ? Avrei in pensiero
d'imporvi questo impiego, ma vorrei sapere se vi piace di farlo. S.
Gio. Can. Regolare essendo Priore, fu un dì maltrattato per
un
pezzo con parole da un suo Religioso: e perché egli non
rispose mai, un altro, che vi era presente, potevi, disse, reprimere
tanta petulanza con una parola, ordinandogli che andasse in camera:
nò, rispose egli. Quando il fuoco abbrucia una casa, sarebbe
bene che vi si aggiungesse legna ? Questo buon Frate ora arde di
furore ; se lo riprendessi, gli accrescerei il furore: quando
sarà
smorzato questo gran fuoco, allora vi si potrà applicare il
rimedio. Essendo S. Franc. di Sales stato costretto ad imprigionare
un suo Ecclesiastico scandaloso, questi dopo alcuni giorni
mostrò
gran pentimento, e pregò di essere presentato al Santo, dal
quale gli erano stati perdonati altri delitti. Il che non voleano
fare i ministri, sapendo, che l'uomo di Dio in vederlo se ne sarebbe
subito mosso a compassione, quantunque i di lui misfatti meritassero
un gastigo esemplare ; ma pure dopo molti scongiuri lo consolarono.
Giunto dunque questi alla presenza del Santo, se gli prostrò
avanti, chiedendogli misericordia, con promettergli sicuramente
l'emenda. Allora il S. Vescovo tutto intenerito, prorompendo in un
dirottissimo pianto: vi scongiuro, disse, per l'amore e per la
misericordia di Dio, in cui tutti speriamo, di aver pietà di
me, della Diocesi, della Chiesa, e di tutta la Religione da voi tanto
disonorata colla vita scandalosa, che avete menata sin'ora, la quale
dà materia a' vostri avversarj di bestemmiare la nostra S.
Fede. Vi prego di aver pietà di voi stesso e dell'Anima
vostra, che mandate in perdizione per una eternità ; e vi
esorto da parte di Gesù Cristo a riconciliarvi con Dio per
mezzo d'una vera penitenza, e ve lo prego per tutto quello, che ci
è
di sacro e di santo nella Terra, e nel Cielo ; per lo sangue di
Gesù
Cristo, che voi calpestate ; per la bontà del Salvatore, che
voi nuovamente crocifiggete ; e per quello spirito di grazia, che voi
oltraggiate. Queste dolcissime espressioni furono talmente efficaci,
che colui non solo non ricadde più ne' suoi falli, ma
divenne
un esemplare di virtù. Venendo il Santo richiesto dalla
Chantal come dovesse portarsi con una novizia, la quale
importunatamente chiedeva di venir ammessa alla professione ; ( il
che in quella Religione si considera come mancamento, dandosi la
professione a suo tempo senz'altra richiesta a chi è esatta
nell'osservanza ) egli benignamente rispose, dover abbondar la
carità, dove manca l'altrui umiltà. Di S. Paola
riferisce S. Girolamo, che reggendo ella un Monastero di Vergini da
lei edificato, non mai mancava a veruna delle sue obbligazioni,
né
mai richiedea cosa alcuna dalle sue figlie, che prima non l'avesse
praticata essa col suo esempio: e tutta la superiorità, che
avea sù esse, la mostrava loro con la sollecitudine di
provvederle di tutto ciò che l'era necessario, di servirle
ne'
loro bisogni e di tirarle all'esercizio delle virtù.
Nell'intervenire al Coro essa era sempre delle prime, e mai non vi
mancava. nel lavoro comune essa era la più attenta, e la
più
faticatrice. Quanto poi agli altrui difetti, se alcuna mancava agli
esercizj di pietà, se alcuna si mostrava pigra negli esrcizj
corporali, se alcuna era trascurata nel proprio impiego, ella tutte
rimetteva in dovere, prendendole in diverse maniere, secondo i
diversi naturali: le iraconde, colle carezze ; le pazienti colla
correzione. Se nascea discoria tra due, le univa con parole dolci. Se
ne vedeva alcuna star sulla lindura degli abiti, o del portamento, o
che fosse loquace, ardita, o rissosa, l'avvisava con destrezza
più
volte: e non emendandosi, la mettea nell'ultimo luogo tra le altre, o
ad orare alla porta del Refettorio, o mangiar separata:
acciocché
facesse il rossore ciò che non avea fatto la riprensione.
Colle inferme si mostrava tutta carità,
cordialità,
liberalità, non perdonando a qualunque spesa, o travaglio.
Ma
se era tutta clemenza con le altre, verso di se poi, quando era
inferma, era tutta austerità e durezza, non ammettendo
alcuna
particolarità sì nel cibo, che negli altri
trattamenti:
tanto che essendo uscita nel mese di Luglio da un'ardentissima
febbre, non volle indursi a prendere un poco di neve, che i medici le
consigliavano, per confortare lo stomaco troppo illanguidito.
15. "
Nelle Religioni l'unione e la pace si debbono anteporre ad ogni altro
bene. E
queste dipendono dal sopportarsi, piegarsi, e
trattarsi reciprocamente con dolcezza, ch'è
una sorgente di pace, ed
un vincolo di perfezione, che
unisce i cuori ". S.
Vinc. de Paoli.
Il
medesimo Santo quando dovea avvisare alcune di qualche difetto usava
ogni attenzione per non manifestare la pesona, da cui aveva avuta la
notizia del difetto. Anzi se temea di poter dare occasione di
sospetti, o di avversione verso di alcuno, per non turbar la pace
comune, piuttosto si astenea dal far la correzione. Il V. Bercmans
avendo nel noviziato l'uffizio di ammonitore, disse di non aver mai
riferita cosa alcuna al Superiore, che prima non l'avesse consultata
con Dio avanti il Sagramento ; sì per non turbare l'altrui
pace, e sì ancora per non essere ingannato dal giudizio, ed
affetto proprio.
16. "
E' cosa di grande importanza il procurare di rendere la sua
conversazione aggradevole. Per
farlo bisogna mostrarsi umile, paziente, rispettoso, cordiale, piacevole, e
condiscendente con tutti in tutto quello, che
lecitamente si può. Sopra
tutto convien guardarsi di mai contraddire a' sentimenti di
chicchessia, quando
non ve ne sia necessità evidente: ed
in questo caso poi si dee fare con tutta la dolcezza e destrezza
particolare, senza
violentare lo spirito altrui: affine
di schivar le contese, le
quali altro non producono, che
amarezza, e
per ordinario provengono più dall'attaccamento a' nostri
sentimenti, che
dall'amore della verità. Credetemi, che
siccome non vi sono spiriti più nimici della
società
umana di coloro, che
sono soliti di contraddire agli altri ; così non vi
è
chi si rende a tutti più amabile di colui, che
non contraddice mai a nessuno ". Sales.
Il
P. Lamberto Cousteaux della Congregazione della Missione mostrava
verso tutti un grande ossequio e rispetto, che sempre accompagnava
con una singolar dolcezza e cordialità, benché di
sua
natura fosse inclinato al rigore. Era egli sempre gioviale in volto,
e parlava cortesamente con tutti, senza mai offendere alcuno. E con
questo dolce modo di conversare rapiva talmente gli animi altrui, che
quanti con lui trattavano, ne partivano sempre appagati e contenti:
rimanendo grandemente consolati delle affabili maniere, con cui
riceveva tutti, e della cristiana condiscendenza, con cui si
sottometteva a' loro sentimenti e pareri. S. Vincenzo de Paoli non fu
mai udito contendere sopra cose indifferenti, e disputarvi ; ma con
tutta faciltà cedeva a tutti, e si accomodava al parere
altrui. Del B. Bercmans pure si legge, che non si udì mai
contrastar con veruno. Per la qual cosa tutt'i compagni suoi non solo
l'amavano teneramente, ma si lasciavano anche ammonire e reggere da
esso, come se avesse avuto autorità sopra di loro.
17. "
Sforziamoci di essere amorevoli, dolci, ed
umili con tutti, ma
in modo particolare con quei, che
ci vengono assegnati da Dio per compagni, quali
sono i nostri domestici. E
non vogliamo essere di quelli, che
sembrano Angeli fuor di casa, ed
in casa Demonj ". Sales.
Questo
benedetto Santo trattava con gran dolcezza con tutt'i suoi di casa,
fin'anche co' servitori, co' quali non usava mai cattivi trattamenti
né in parole, né in fatti. Non li comandava mai,
se non
pregando: rendea sempre loro cortesemente il saluto: non si lamentava
mai per qualunque mancamento facessero in servirlo o in camera, o in
tavola: era discretissimo nell'istesso comandarli, risparmiando loro
gl'incomodi più che poteva. Quando non poteva a meno di
riprenderli, lo faceva ; ma con tanta benignità e riguardo,
che restando confusi, venivan sicuramente ad emendarsi:
poiché
la dolcezza ha questo incantesimo, di far, che ad essa ognun si
arrenda. Per esempio di questo può servire quello che gli
accadde una sera, nella quale essendosi lungamente trattenuto a
discorrere con un Marchese d'affari importanti, fattasi notte, i
servitori fidandosi uno dell'altro, non solo lo lasciarono solo, ma
senza lume: onde dovendo quel Signore ritirarsi, fu il Santo
costretto a prenderlo per la mano, e condurlo per la galleria, e per
la sala sino alla porta, ove trovò i servitori, che si
divertivano con quei del Marchese ; il quale licenziato, nel
ritirarsi disse al suo cameriere con tutta pace: Amico mio, con due
quattrini di candela ci avremmo fatto onore questa sera. Tali erano
le correzioni, che sapeva fare il mansueto Prelato, del quale attesta
Monsignor di Belleì, che non vi fu mai padrone, che
trattasse
meglio di lui chi lo serviva ; né alcuno fu mai
più
teneramente di lui amato da' suoi servi. S. Vincenzo de Paoli
praticò
sempre una dolcezza ammirabile verso tutti quelli della
Congregazione: quali accogliea con faccia allegra e serena usando
sempre con tutti tratti d'amorevolezza, e cordialità
paterne,
e particolarmente quando mandava alcuni in missione, o in qualche
viaggio lontano. E quando ritornavano, parlava loro con
tant'affabilità, e gli abbracciava con tanta
cordialità,
che rapiva loro il cuore. Onde uno ebbe a dire: quando doveva
mettermi in viaggio, o che me ne ritornava, mi trovava tutto
imbalsamato dagli abbracciamenti e dalle cordiali accoglienze ch'egli
mi facea. Le sue parole erano sì piene d'una certa unzione
spirituale, e sì soavi, ed insieme sì efficaci,
che
senza sforzare, facea fare tutto quello che voleva. Il medesimo
ancora facea, quando ricorrevano a lui per qualche loro bisogno,
ascoltandoli con tant'affabilità e pazienza, e non dando
loro
mai minimo segno di rincrescimento, contuttoché avesse per
le
mani varie occupazioni importanti ed urgenti. Ma questa s' grande
affabilità l'usava maggiormente verso i fratelli coadjutori.
Onde essendo andato da lui uno di questi per dolersi d'un trattamento
severo ricevuto da un ufiziale di casa ; l'accolse egli con tanta
cordialità, invitandolo a ricorrere a lui ogni volta che
avesse avuto qualche disgusto, che gli tolse dal cuore ogni amarezza,
e lo rimandò consolato ed edificato di sì buon
Padre.
Andò pure un dì a trovarlo uno de' suoi Sacerdoti
tutto
conturbato, e risoluto d'abbandonare la sua vocazione, e ritornarsene
alla patria ; ed il Santo dopo averlo inteso, disse. e bene, Signore,
quando partirete, volete voi fare il viaggio a piedi, o a cavallo ?
Con che l'altro edificato di tal mansuetudine e benignità,
restò affatto libero della tentazione, e lo predicava per
Santo. Così pure procedea Leonora Imperadrice. Le maniere,
che
usava nel comandare, erano sì mansuete e sì
umili, che
la sua famiglia non potea desiderar padrona, che mostrasse minor
padronanza e minor Imperio. Le formole sue solite erano come di chi
prega a far questo, o quest'altro ufizio. Il che riusciva di tal
confusione alle donne di servizio, che più volte la
supplicarono ad usar con esse termini di padrona, come a lei
conveniva ; ed ella rispondea: approvo e lodo questi vostri
sentimenti ; ma io mi conosco per tutt'altra da quella, che a voi
sembro ; e mi stimo assai più degna di servire, che di
comandare. Mentre con esse attendeva a lavorare ; se a caso fosse
caduta alcuna cosa, ella era la prima a chiamarsi e levarla da terra.
Per questi mancamenti, e per quanti errori commettessero quelli che
la servivano, ella per tutti avea sempre pronte le scuse e le ragioni
per ricoprirli. Usava ancora tutta l'attenzione per non disgustar
veruno, e per non dar luogo alle ombre e gelosie tra di loro. Onde
dimenticatasi una volta di commettere una certa cosa alla maggiordoma
maggiore, avendone in vece avvisata la cameriera maggiore, una
distrazione, ch'ebbe nell'orazione, le fece sovvenire del fallo ; ed
alzatosi incontamente, si portò a farne la scusa a quella
Dama
; acciò non entrasse in sospetto di essere proposta, e
ciò
si attristasse. Il medesimo si legge della B. M. di Chantal, che fin
da quando stava nel secolo, si mostrava affabile, e tutta viscere di
carità verso i suoi domestici e servidori. Non gli sgridava
come tanti fanno, né li rimproverava mai per qualunque
difetto
facessero, ma li sopportava con gran pazienza ed umiltà
senza
mai stancarsi di ajutarli per l'emendazione, fintantoché
Iddio
le dava la consolazione di vederli emendati. E ne fa buona
testimonianza il non averne ella mai scacciato alcuno di casa sua
fuorché due, ch'erano affatto incorrigibili ; e tutti gli
altri vi restarono finché piacque loro, sempre ben veduti,
ben
trattati, e ben provvisionati. Onde essendosi una volta il Barone suo
sposo fortemente adirato contro un servo, mentre ella procurava di
raddolcire la di lui collera, le disse: è vero, che io son
troppo subitaneo, ma voi siete troppo buona.
18. "
Resistete fedelmente alle vostre impazienze, praticando
non solo con ragione, ma
contra ragione ancora la santa cortesia e dolcezza con tutti e
particolarmente con quelli, che
vi recano maggior tedio ". Sales.
Il
medesimo Santo fu eccellente in questo. Si legge nella sua vita, che
andando spesso da lui un Avvocato povero per piccole coselle, egli
l'ascoltava sempre con grande affabilità, e senz'alcun segno
di tedio: tanto che molti si stupivano, come potesse un Prelato, che
avea tante importanti occupazioni, ascoltar con quiete bagattelle di
colui, le quali erano bastanti anche a tediare un ozioso.
Così
parimente operava S. Vincenzo de Paoli: poiché spesso gli
accadde, che alcuni gli facevan replicare più volte le
medesime cose o perché non le capivano, o perché
se ne
dimenticavano, ed egli sempre eguale a se stesso, non mai ne mostrava
sdegno, né fastidio, né mai gli scacciava da se,
ma per
non disanimarli, o rattristarli, li accoglieva ogni volta con faccia
serena, e con grande affabilità ; e quando si trovava in
compagnia di altri di qualunque condizione si fossero, subito che li
vedea venire, s'alzava ; ed andava a parlare ad essi in disparte,
ripetendo loro sempre, e con soavità l'istessa cosa. Uno fra
gli altri attestò, che avendogli fatto ripeter la medesima
cosa fin a cinque volte in fila in tempo che stava occupato con
personaggi grandi, non diede egli mai minimo segno d'impazienza,
ripetendola l'ultima volta colla medesima piacevolezza e
tranquillità
d'animo, come la prima, e mostrando colla serenità del volto
d'averci piuttosto piacere, che fastidio.
19. "
Il supremo grado della Dolcezza consiste in vedere, servire, onorare, e
trattenersi amorosamente nelle occorrenze con quelli, che
non ci vanno a grado, e
ci mostrano contrarj, ingrati, o
molesti ". Sales.
Egli
medesimo attendendo alla conversione di una donna eretica attempata,
la quale per lungo tempo veniva ogni giorno più volte da lui
con nuovi dubbj, l'ascoltò sempre con grande amorevolezza, e
senza mai mostrar alcun tedio, ancorché vedesse, che nulla
guadagnava: né la donna si stancava di seguitar a battere la
di lui porta tre e quattro volte il dì, perché
tirata
dal suo dolcissimo tratto, tanto che finalmente gli disse di non aver
più altra difficoltà, fuorché sopra il
celibato
degli ecclesiastici: al che il Santo rispose, esser questo loro
necessario, affinché disimpegnati dalla cura della famiglia,
potessero servire il popolo: e che di fatti non sarebbe stato a lui
facile d'udirla tante volte, se fosse stato costretto a mantenere
femmina e figliuoli. Questa ragione la convinse più, che non
avrebbero fatto tutti gli argomenti de' Teologi, e si
convertì.
La B. M. di Chantal stando in casa del suocero, per guadagnare una
serva insolente, che vi era, e facea da padrona, trattava con essa
con maniere obbliganti e gentili, cercando di compiacerla in tutto
ciò che conosceva esser di sua soddisfazione, fin ad
istruire,
vestire, pettinare, e servire ne' bisogni più bassi i di lei
figliuoli egualmente che i suoi, correggendo anche i servitori ; se
accadea, che li disprezzassero, e durò in questo modo per
sette anni continui, con tutto che la serva si facesse sempre
più
altera e baldanzosa. E poiché alcuno le disse, che perdeva
il
tempo col pretendere di guadagnar una tal femmina con quelle civili e
dolci maniere: questo, rispose, sarebbe vero, se non avessi altri in
vista fuorché lei. Ma nostro Signore non ha detto, che tutto
quello che faremo in favore de' poveri, tanto da lui raccomandatici,
egli lo terrà per fatto a lui stesso ? Con Dio nulla si
perde
; e quanto meno noi saremo riconosciuti dagli uomini, tanto
più
Iddio terrà conto di quello che ad essi facciamo a suo
riguardo. Ad un altro, che le disse, che morto il suocero, quella
serva avrebbe meritato di esser subitamente buttata in un fosso:
nò,
rispose ella, che io mi armerei in sua difesa. Se Iddio si serve di
lei, per caricarmi di una croce, perché le ho io da voler
male
? Ed a chi pretendea di mostrarle l'improprietà del governo
posto in mano di una serva, rispondea così ordina Iddio per
mio vantaggio, affinché io abbia tutto il tempo per
attendere
alle opere di pietà. Al suocero poi, che permettea questo,
usava ella contuttociò ogni servitù e rispetto
particolare: e quando lasciò il secolo, lo
raccomandò
caldamente ad un Religioso, perché l'assistesse, massime
alla
morte. Fu anche ammirabile in questo il P. Giovanni Leonardi:
poiché
avendo per lo spazio di quarant'anni patite moltissime persecuzioni e
travagli da ogni genere di persone, non si lasciò mai
scappar
di bocca una parola, che dimostrasse risentimento, sdegno,
avversione, o minima alterazione contra di loro ; anzi
procurò
sempre di fare a tutti coloro del bene, e di giovarli e colle parole,
e co' fatti. Pregava continuamente per loro, gli scusava, li
difendeva, e trattava con ciascuno di essi non altrimenti, che se gli
fosse uno de' suoi amici più cari. Sapendo, che alcuni
monaci
di un cert'ordine, del quale era stato fatto Visitatore per
commissione della Sede Apostolica, impazienti della disciplina
regolare da lui rimessa gli macchinavano insidie, e scrivevano alla
Sacra Congregazione contra di lui, ei non fece mai alcun
risentimento, o dimostrazione ; anzi con quei medesimi trattava con
tanta carità e cortesia, come se fossero i suoi
più
affezionati e confidenti. E venendo talora da alcuni di quegli abiti
maltrattati e con parole, e con fatti, se la passava sempre con essi
con piacevolezza e disinvoltura, correggendoli dolcemente, e dando
loro talvolta qualche moderata penitenza, quando conveniva, per
soddisfare, com'egli diceva, alla propria coscienza. Non
però
mai nelle lettere, che scriveva alla Sacra Congregazione, né
ne' capitoli generali, né in verun'altra occasione che se
gli
presentasse, fece alcuna menzione di cose, che fossero state dette, o
fatte contra la persona sua. Camminando un giorno per Lucca
s'incontrò con uno di questi, il quale dopo d'averlo
caricato
di parole aspre ed ingiuriose, senza ch'egli facesse alcun motto, gli
scaricò in volto una forte guanciata ; ed il servo di Dio
senza punto turbarsi gli porse prontamente l'altra guancia, come per
ricevere la seconda: di che confuso quell'insolente gli
voltò
le spalle, e seguitò il suo cammino. Allora Giovanni tutto
lieto, per vedersi fatto degno di patir qualche affronto per amor del
suo Dio, se ne tornò a casa, e per molti giorni fece
orazione
per colui, come per un suo parzialissimo benefattore.
20. "
Guarda di non turbarti mai, né
impazientirti per gli difetti altrui ; poiché sarebbe
stoltezza, se
per vedere uno caduto in un fosso, tu
volessi buttarti in un altro senza utilità alcuna ". S.
Bonav.
Il
Cardinal Cesarini uomo mansuetissimo, avvisato, che si era smarrita
la mula, che solea cavalcare, per negligenza del servo, chiamatolo a
se, e richiesto del fatto, quegli rispose con molta arroganza. Tacque
il Cardinale per molto tempo ; ma finalmente non cessando il servo
dalle impertinenze, rivolto a' circostanti disse: non vi maravigliate
del mio silenzio: perché ho stimato bene di sopprimer l'ira,
e
dar tempo alla ragione fin tanto che si renda padrona della passione
; affin di non cadere io in errore, per voler correggere l'errore
altrui. Fu condotto a S. Fr. di Sales un giovane sfrenato,
acciò
gli facesse una severa correzione ; ed egli in vece del rigore, gli
usò una somma dolcezza, e vedendo l'ostinazione di lui,
versò
amare lagrime, dicendo che avrebbe fatto cattiva fine, come accadde ;
essendo poi quello stato ucciso in duello. Per lo che venendo il
Santo ripreso della troppa dolcezza usata in quella occasione,
rispose: che volete, ch'io faccia ? Ho procurato quanto ho potuto,
d'armarmi di una collera, che non fosse peccaminosa: e
perciò
ho preso il mio cuore con tutte e due le mani, ma non ho avuto forza
di scagliarglielo in faccia. E poi a dire il vero, ho temuto di
dissipare in un quarto d'ora quel poco di mansuetudine, che con tanta
fatica mi sono sforzato di raccogliere nello spazio di ventidue anni
; come una rugiada nel vaso del mio cuore. Quel miele, che un uomo
ingoia in un sorso, le api stanno molti anni a raccoglierlo. E poi, a
che proposito favellare a chi non ascolta ? Quell'insensato giovine
non era capace di correzione, mentre non era più padrone del
suo giudizio: onde io non avrei giovato a lui ; e forse avrei fatto
torto a me stesso, ad imitazione di coloro, che si affogano con
quelli ; che pretendono di salvare dal naufragio. La carità
dev'essere giudiziosa, e prudente.
21. "
Nel vedere le vostre proprie imperfezioni, ne
dovete avere dispiacere: ma
però un dispiacere umile, tranquillo, pacifico, e
non mai turbolento e sdegnoso, che
suol far più male, che
bene ". Sales.
Così
praticava egli medesimo con se stesso. Onde disse un giorno: Quanto a
me ; se io avessi, per esempio, grande affetto a non cadere nel vizio
della vanità, e con tutto ciò vi fossi caduto non
leggiermente ; io non vorrei riprendere il mio cuore in questo modo:
Non sei tu un miserabile, un abbominevole, che dopo tanti
proponimenti ti lasci vincere da questo vizio ? Moriti di vergogna,
non alzar più gli occhi al Cielo, sfacciato, traditore, e
sleale al tuo Dio, e cose simili. Ma vorrei correggerlo
piacevolmente, e per via di compassione, dicendo: Orsù
povero
mio cuore, eccoci caduti nella fossa, la quale avevamo tante volte
risoluto di scampare. Ah, alziamoci su, e lasciamola una volta per
sempre: ricorriamo alla misericordia di Dio, ed in essa speriamo, che
ci ajuterà ad esser più costanti per l'avvenire,
ed
intanto rimettiamoci nel cammino dell'umiltà: coraggio,
stiamo
da ora innanzi sopra di noi, che Dio ci ajuterà, e faremo
profitto. E sopra questa riprensione vorrei fabbricare una soda e
ferma risoluzione di non ricader nell'errore, pigliando i rimedj
convenienti. S. Vincenzo de Paoli non si contristava, né si
inaspriva mai contra di se per causa de' suoi difetti ; e dicea, che
si dee odiare il vizio, ed amar la virtù contraria, non
perché
quello ci dispiace, e questa ci piace, ma unicamente per amore di
Dio, a cui dispiace il vizio, e piace la virtù ; che
così
il dolore, che si concepisce per lo difetto è dolce, e
tranquillo. S. Luigi Gonzaga quando commettea difetti, non
s'attristava ; ma solamente si riconcentrava in se stesso, e dicea: Terra
dedit fructum suum.
22. "
Né di aridità, né
d'inquietudini, né
di distrazioni, né
di pensieri si prenda veruna afflizione, se
vuoi acquistare libertà di spirito, e
non andar sempre tribolato ". S.
Ter.
Così
essa medesima praticava. Quante contrarietà e quanti
travagli
interni ed esterni, e dai suoi Religiosi, e da altri, o dello stesso
Demonio ebbe a soffrire in vita sua ? E pure in tante e sì
varie avversità si manteneva alla sempre soda ed immobile,
come uno scoglio battuto dalle onde del mare, senza prendersi
fastidio di cosa alcuna. E per questa via giunse a godere una
libertà
di spirito poco men che angelica. L'istesso si legge di S. Fr. di
Sales, che di quante cose gli avvenivano, per avverse che fossero, di
niuna prendeasi fastidio. Onde ad una Dama, che gli chiese consiglio
circa di questo, così scrisse: Voi amereste meglio di
vedervi
senza mancamenti, e senza disturbi, che tra le imperfezioni ed
afflizioni. Lo vorrei anch'io: e così saremmo in Paradiso.
Ma
questa inquietudine, che avete, per non poter arrivare a tal segno di
perfezione in questa vita, vi fa dubitare che l'odio che n'avete, non
sia buono. No certamente, non è puro, poiché
inquieta
odiate adunque le vostre imperfezioni, poiché sono
imperfezioni, ma amatele, perché vi fanno conoscere il
vostro
nulla, e danno soggetto a voi d'esercitarvi nelle virtù, ed
a
Dio di usarvi delle sue misericordie.
23. "
Siate molto dolce, e
molto grazioso in mezzo alle faccende, che
avete: che
tutto il Mondo aspetta questo buon esempio da voi ". Sales.
Di
lui medesimo si dice che tra le sue azioni se ne stava sempre con un
aspetto dolce, tranquillo, e pacifico ; e che non fu mai veduto
perder un minimo che della sua ilarità, e
serenità di
qualunque affare si trovasse. L'istesso si dice di S. Vincenzo de
Paoli, che tra le occupazioni, benché molte e scabrose, non
mai perdea la tranquillità dello spirito. Ed era una
maraviglia il vedere, come ricevei tutti colla medesima
serenità
di volto, ed a tutti soddisfacea di qualunque condizione si fossero,
con grande affabilità, e senza mai dar segno di fastidio, o
tedio per qualunque importunità gli venisse fatta.
Dell'Abate
David si narra, che per lo spazio d'anni quarantacinque, che visse
nel Monistero, non fu mai veduto andar in collera, né dar
mai
alcun segno d'animo perturbato ; ma che in ogni sua azione mostrava
continuamente nel volto una serenità e
tranquillità
imperturbabile, come se fosse un Angelo tra gli uomini ; con tutto
che avesse dovuto averne le mille occasioni, essendo stato Superiore
di centocinquanta Monaci ; non potendo tra tanti non esservene
più
d'uno di naturale nojoso e difficile, e di non aver avuti de' negozj
ardui da trattare. Il fatto vien riferito da Teodoreto, il quale dice
di aver ciò non solo udito da altri, ma d'averlo veduto co'
proprj occhi, per aver conversato con lui una settimana. Di S.
Tommaso d'Aquino si legge ne' processi di canonizzazione, che non mai
fu veduto adirato, e neppur turbato, ma che in tutt'i tempi, ed in
tutte le occupazioni se ne stava sempre con la fronte lieta e serena,
di tal maniera che quei che con lui conversavano, in solo mirarlo
provavano consolazione, ed un certo gaudio spirituale. Di S. Antonio
scrive S. Attanasio, che si vedea sempre allegro, di modo che per lui
ogni dì pareva il giorno di Pasqua, e che se qualche
straniero
venuto per vederlo, lo trovava per caso tra una moltitudine di
Monaci, senza che gli fosse insegnato, lo conoscea subito
all'allegrezza e benignità, che gli compariva nel volto. E
quella tanta allegrezza poi, soggiunse il medesimo, che gli era
cagionata dalla grande speranza, che avea del Paradiso:
poiché
stava sempre colla mente nelle cose eterne di lassù, alle
quali non potea pensare senza giubilare.
24. "
Sappiate, e
tenete per certo, che
tutti quei pensieri, che
ci danno inquietudine ed agitazione di spirito, non
sono in alcun modo da Dio, ch'è
Principe di pace ; ma provengono sempre o dal Demonio, o
dall'amor proprio e dalla stima, che
facciamo di noi medesimi, che
sono i tre fonti onde nascono tutti i nostri disturbi. E
però quando ci vengono pensieri di tal natura, bisogna
ributtarli subito, e
non farne conto ". Sales.
Ecco
il perché questo Santo non si vide mai turbato,
né
inquieto ; perché delle tentazioni del Demonio se ne
burlava,
e fu sempre nemico giurato dell'amor proprio, ed umile di cuore.
Dimandato l'Abate Isacco da un altro Monaco, perché i Demonj
lo temessero tanto, rispose così: da che mi feci Monaco, mi
proposi di non uscir mai in atti d'impazienza, né in parole
di
sdegno: e per grazia del Signore non vi ho mancato mai. E pure Iddio
sa quante volte ne sarò stato tentato, e quante occasioni ne
avrò avute.
25. "
L'umil Dolcezza è la virtù delle virtù
; che il
Signore ci ha tanto raccomandata: e
però bisogna praticarla da per tutto, e
sempre. Si
ha da fuggire il male, ma
però pacificamente. Si
ha da fare il bene, ma
sempre con soavità. Prendete
per voi questa regola. Ciò
che vedrete potersi fare coll'amore, fatelo
; e quello che non può farsi senza contrasto, lasciatelo
stare. In
somma la pace e la tranquillità del cuore debbono star
sempre
al di sopra in ogni nostra azione, come
l'odio dell'uliva sta al di sopra di tutti i liquori ". Sales.
Del
medesimo Santo si legge, che godeva una pace di cuore imperturbabile.
Onde egli stesso disse un giorno: cosa vi può mai essere,
che
possa disturbar la nostra pace ? Quando tutto il Mondo si rivoltasse
sottosopra, io non mi inquieterei punto. Imperciocché cosa
vale il Mondo tutto in paragone della pace del cuore ? E di fatti
così appunto facea nelle occasioni, che gli occorreano.
Benché
avesse molto a cuore la riforma de' Monasterj, non volle
però
mai usar della sua autorità per effettuarla: ben sapendo,
che
le cose fatte con violenza non son durevoli. Ond'è, che
amava
meglio di non riuscire ne' suoi disegni, ch'effettuarli colla forza:
aspettando che il tempo, anzi Iddio operasse quelle mutazioni ne'
cuori, che sono sopra il potere delle creature. S. Vincenzo de Paoli
avea per massima, che quantunque fosse necessario di star saldo per
lo fine, che uno già si propone nelle buone imprese, fosse
nulladimeno altresì espediente usar tutta la piacevolezza e
dolcezza ne' mezzi a tal fine ordinati ; ad imitazione della Divina
Sapienza, la quale, contuttoché ottenga fortemente i suoi
fini, dispone però soavemente i mezzi, che a quelli
conducono.
26. "
Se vi sarà possibile, non
vi mettete mai in collera né ammettete mai qualunque siesi
pretesto per aprir ad essa la porta del vostro cuore: perché
una volta che vi sia entrata, non
è più in vostra mano il discacciarla, quanto
vorrete, né
il moderarla. Se
vedrete, che
per vostra debolezza ella abbia posto il piede nel vostro spirito ;
in questo caso raccogliete subito che potrete tutte le vostre forze, e
procurate di rimetterlo in tranquillità e pace. Bisogna
però farlo soavemente, e
non mai violentemente: essendo
quì cosa di molta importanza il guardarsi di non inasprir la
piaga ". Sales.
Così
appunto faceva egli medesimo per frenar in se stesso la collera, come
lo dichiarò in una congiuntura con queste parole: Ho io
fatta,
per esempio, risoluzione d'acquistar la Dolcezza. Or bene, o che la
collera rinversi il mio cuore sossopra, o che la testa fumi da ogni
parte, o che il mio sangue bolla a guisa d'una pentola, che sta al
fuoco ; io nulla stimo tutto ciò ; e per tanto in tutto
quello
che si può, non lascerò di essere grazioso: e
tutte le
ragioni, che la natura mi presenterà per giustificarsi, io
le
affogherò, e non ne ascolterò alcuna. In fatti
essendo
una volta accaduto, che un Gentiluomo parente suo, credendosi da lui
offeso, andò a trovarlo a casa, e lo caricò
d'ingiurie
e di minacce: il Santo, ch'era del tutto innocente, cercò di
disingannarlo, e procurò di placarlo con gran dolcezza e
civiltà. Ma sopraffatto colui dallo sdegno, ed a nulla
arrendendosi, seguitò a maltrattarlo ed oltraggiarlo,
finché
finalmente partissi tutto rabuffato, e pieno di mal talento contra di
lui. Allora rivolto egli ad un Religioso, che stava ivi presente, ed
era grandemente stupito di quella sì grande pazienza: Padre
mio, disse, non bisognava inasprir di vantaggio questo buon uomo,
né
fargli conoscere la sua temerità: ben la
conoscerà un
giorno, e ne sarà pentito ; come fu, perché colui
pochi
giorni dopo venne a chiedergli perdono. Si dice poi di lui, che non
si vide mai vacillare la sua pazienza, ed alterare il suo spirito
contra di chi che fosse. Dal che chiaramente apparisce, che questa
santa virtù, che in lui spiccò tanto, non
procedeva,
come molti credono, dall'aver egli sortito un naturale tutto
impastato di dolcezza, ma dalle grandi, e continue violenze, che avea
fatte a se stesso. Poiché anzi era egli, d'un temperamento
bilioso, e da se medesimo confessò, che si avea preso a
petto
di superarlo a viva forza ; e che ci avea travagliato per ventidue
anni, combattendolo sempre con gran costanza e coraggio. Il che si
vide molto chiaro dopo la di lui morte, allorché essendosi
aperto il suo cadavere, nella vessica del fiele altro non vi si
trovò
che trecento pietruzze, indizio manifesto delle innumerevoli
violenze, che fatte aveasi per frenare i moti dell'ira. Così
pure dovean fare tanti altri Santi, nelle cui vite si narra, che non
furono mai veduti andare in collera ; ma che anche nelle occasioni
più violente si mostravan sempre colla medesima
serenità
di volto, e tranquillità d'animo: come furono S. Antonio, S.
Efrem, S. Tommaso d'Aquino, S. Vincenzo de Paoli, ed altri, ed in
particolare il glorioso S. Filippo Neri, del quale si dice, che se
talvolta per umiltà de' suoi figliuoli spirituali mostrava
il
volto severo, e subito che quelli si erano partiti da lui, si
rivoltava ad alcuno degli astanti, dicendo: Non ti pare, ch'io sia
andato in collera ? Ed incontanente ripigliava il suo aspetto sereno,
come era prima.
27. "
I rimedj contra l'ira sono: 1.
Prevenirne i movimenti quando si può, o
almeno rigettarli con prestezza, divertendo
il pensiero in altre cose. 2. Ad imitazione degli Apostoli
allorché
videro il mare in tempesta, ricorrere
a Dio, al
quale appartiene di mettere il cuore in pace. 3. Durante il bollore, non
parlare, né
operar cosa alcuna, intorno
al punto, di
cui si tratta. 4.
Sforzarsi di praticar atti di Dolcezza e di umiltà verso la
persona, contra
la quale uno si sente adirato, massimamente
se gli avesse fatto alcun atto di risentimento. ". Sales.
Questo
buon Santo fu più volte molestato a torto da alcuni con
parole
ingiuriose, ne' quali casi per non dar luogo all'ira, alle volte si
metteva a pensare a qualche buona loro qualità, affin di
eccitarsi all'amore di essi, altre volte dopo aver loro usate maniere
dolci e cortesi, vedendo che non si placavano, li lasciava dire, e
taceva. E ad un signore, che in una simile occasione si mostrava
stupito di quella eroica pazienza, partito che fu l'altro: vedete,
disse, io ho fatto un patto colla mia lingua: che quando si
dirà
alcuna cosa contra di me, che mi possa portare alla collera, ella si
guardi bene dal parlare. S. Vincenzo de Paoli, se talvolta si sentiva
mosso dall'ira, allora si asteneva dal parlare, ed anche
dall'operare, e sopra tutto non risolvea nulla, finché non
vedea sedati i moti di quella passione, solendo dire che le azioni
fatte in tal'agitazione, non essendo pienamente dirette dalla
ragione, che allora si trova turbata ed oscurata, ancorché
per
altro pajono buone, non possono però essere mai perfette: e
che in questi casi, a dispetto di tutt'i bollori della collera, e con
tutt'i pretesti di zelo, che uno si immagini d'avere, non bisogna
dire se non parole dolci ed affabili, a fine di guadagnar a Dio il
nostro prossimo. E però durante in lui tal turbazione, si
facea tutta la forza per impedire che non se ne vedesse alcun
contrassegno nel volto: e se talvolta scappavagli qualche parola, o
qualche gesto, che desse segno d'impazienza, o d'asprezza, ( il che
succedea molto di raro ) ne domandava presto scusa. Per lo che avendo
un giorno parlato con qualche risoluzione ad un fratello laico, che
si scusava con varj pretesti, di dar l'alloggio ad un forestiero ;
quantunque l'avesse fatto a buon fine, ed acciò quegli
riconoscesse il suo errore, tuttavia stimolato dalla sua
umiltà,
l'istessa sera andò ad umiliarsegli, e gli volle baciare i
piedi. Un'altra volta dubitando di aver contristato un altro fratello
laico, per avergli detto, che avesse pazienza, ed aspettasse un poco
per la risoluzione di certi dubbj, che gli avea proposti, non volle
dir la Messa, sinché non glie n'ebbe chiesto perdono. Il V.
Mr. di Palafox quando talvolta nel riprendere alcuno sentiva spuntare
in se movimenti d'ira, e di eccessivo zelo, alzava subito il cuore a
Dio, dicendogli: Signore, tieni saldo in questa burrasca il timone
della ragione, acciò non trapassi in cosa alcuna il vostro
santo volere. A Cesare Augusto fu data da un gran savio questo
consiglio: quando sentirai nell'animo tuo movimenti di collera,
allora non dire, né far cosa alcuna, finché non
abbi
corse almeno colla mente le ventiquattro lettere dell'alfabeto. Narra
Plutarco di Coti Re di Tracia, ch'era molto facile ad andar in
collera, ed a punir crudelmente i mancamenti de' suoi servi, che
venendogli donati da un amico alcuni vasi fragili, ma eccellentemente
lavorati, diede un bel regalo all'amico, e dopo infranse tutti quei
vasi. Ed a chi mirò con stupore il fatto, disse: io gli ho
rotti, per non avere da usare delle mie solite crudeltà, se
mai alcuno li rompesse.
28. "
Assuefatevi ad avere un cuore docile, maneggevole, sottomesso, e
facile a condiscendere a tutti in tutte le cose lecite per amore del
vostro dolcissimo Dio, per
assomigliarvi alla colomba, la
quale riceve tutt'i colori, che
le dà il sole. A
questo effetto mettete ogni mattina il vostro spirito in positura
d'umiltà, di
tranquillità, e
di Dolcezza ; e poi tra 'l giorno osservate di tanto, in
tanto, se
mai si fosse impegnato coll'effetto in alcuna cosa, e
però non fosse del tutto disinvolto e tranquillo: e
mettetelo in riposo. ".
Sales.
Il
medesimo Santo si rendé tanto insigne in questo
d'accomodarsi
al genio di tutti, che Alessandro VII nell'Orazione, che gli fece non
seppe dargli un distintivo più proprio, che quello d'averlo
Iddio voluto fatto tutto a tutti. Tra le innumerabili testimonianze
di ciò basti quella, che praticò colla B.
Chantal.
Questa temendo di perderlo per le sue soperchie applicazioni, e per
lo poco ristoro, che dava al proprio corpo, lo pregò ad
aversi
un poco di cura, ed egli altrettanto umile, che arrendevole, mi
conservo quanto sarà possibile, le rispose, e
più,
perché voi me lo dite, che per inclinazione, che io abbia a
questa sorta d'attenzione. M'immagino però, volere Iddio,
che
io voglia qualche cosa per amore di voi: or faccia egli di me secondo
il suo beneplacito. Ed in altre occasioni l'assicurò che lo
faceva. S. Vincenzo de Paoli avea quest'uso quasi ridotto in natura,
che nelle cose indifferenti si mostrava sempre molto facile e
piacevole al volere d'ognuno. L'Abate Agatone si gloriava di non
esser mai andato a letto, senz'aver prima sopito ogni moto di sdegno,
anche contro di se stesso ; e questo a fine d'adempire quel precetto: Diverte
a malo, et
fac bonum ; inquire pacem, et
persequere eam.
29. "
Un mezzo importantissimo per acquistar la dolcezza di cuore, è
quello d'assuefarsi a fare tutte le sue operazioni, e
a dire tutte le sue parole sì piccole, che
grandi, dolcemente
e adagio. Moltiplicate
quanto più potete questi atti nel tempo della
tranquillità
e così avvezzerete il vostro cuore alla Dolcezza ". Sales.
Il
medesimo Santo praticava eccellentemente questo ricordo:
poiché
non fu mai veduto darsi fretta in cosa alcuna. Onde ad una persona,
che lo richiese di ciò, rispose: Voi mi domandate, come ho
fatto, vedendo ognuno affrettarsi, e non affrettarmi, né
mettermi mai in pena. Che volete, che io vi risponda ? Io non son
venuto al Mondo per portarvi intrighi. Non ve ne sono forse
abbastanza ?
30. "
Per mantenere continuamente l'anima sua in un aspetto grazioso, basta
prendere a fare tutte le sue azioni alla presenza di Dio, e
come se egli stesso ordinasse di farle ". Sales.
Questa
era la causa, perché il V. Beremans facea tanto
aggiustamente
tutte le sue azioni, ed in tutte le occasioni si mostrava sempre del
medesimo tenore senza mai alterarsi, o turbarsi ; perché
godea
continuamente della divina presenza ; e prima di mettersi a fare
qualche cosa, la consultava con Dio, e nel farla stava sempre in
vista di lui. Dimandato uno di quei Padri dell'Eremo come facesse a
menar una vita sì ben composta, e sempre eguale: Io,
rispose,
rimiro spesso il mio Angelo Custode, che mi sta sempre accanto
assistendomi in ogni mio bisogno, ed insegnandomi in ogni occorrenza
ciò che ho da dire, e da fare, notando minutamente ogni mia
azione. Quindi nasce in me un tal timore e rispetto verso di lui, che
mi far star sempre attento per non dire, o fare cosa alcuna, che
possa dispiacergli.
31. "
Un gran mezzo per conservarsi in una pace e tranquillità di
cuore continua, è
il ricevere dalle mani di Dio tutte le cose grandi, e
piccole che sieno, ed
in qualsivoglia maniera, che
vengano ". S.
Doroteo.
S.
Caterina da Siena dimandò una volta al Signore, quale sia il
modo di ottenere la vera pace del cuore: ed egli rispose: Il credere,
che tutto quello che avviene nel Mondo, avviene sempre per ordine e
disposizione di Dio, a ch'egli non fa mai avvenire a veruno cosa
alcuna, che non sia il meglio per lui. Di S. Macario si narra, che
non fu mai veduto adirato, né malinconico, ma che si
mostrava
sempre allegro, e con una giovialità celeste. E la causa di
ciò era, perché tutto quello, che gli accadea, lo
ricevea, come cosa venutagli dalle mani di Dio. L'istesso dice di San
Martino Severo Sulpizio, che conversò con lui molto tempo.
Volendo i servi di David vendicarlo contra Semei: no, disse egli,
perché Iddio è che gli ha ordinato, che mi
maledicesse:
e chi ardirà di chiedergli perché ciò
fai ? S.
Francesco di Sales essendo stato maltrattato a torto da un certo
Signore in presenza di un Religioso, questi stupito della di lui
sofferenza, dopo partito colui, gli dimandò, come avesse
potuto sopportar tante ingiurie con tanta tranquillità ; al
quale ei rispose: Non vedete, che Iddio da tutta l'eternità
ha
previsto la grazia, che mi avrebbe conceduta di sopportar volentieri
quest'obbrobrio ? E non volete voi, che io bevessi questo calice, che
mi è stato preparato dalle mani di un sì buon
Padre ?
Io, disse un'Anima illuminata, non avea mai intesa bene questa
verità, spesso detta e ridetta, che non cade mai un capello
dal nostro capo, senza essere ordinato dal nostro Padre Celeste.
L'intendere ciò chiaramente e perfettamente, rende beata
l'anima in terra, e la croce, che a quella era un Inferno, diventa un
Paradiso. Perocché allora ella gusta il maraviglioso sapore,
che a pro delle Anime pure è riserbato nell'ordine di Dio. E
basta che vi sia l'ordine di Dio, per far, che ella trovi in ogni
cosa la quiete e la felicità. Della V. M. Serafina si legge,
che in qualunque travaglio, o disgrazia, che le avvenisse, ella altro
non facea, che lodare e benedire Dio ; e che solea dire: Dio
è
nostro Padre, e quanto fa, tutto è per utile nostro: se
questa
cosa non fosse per nostro bene, non l'avrebbe fatta. Ebbe una volta
avviso, che si era naufragata una feluca, carica di vettovaglie
comperate in Salerno per lo suo Monastero: ed ella menò
subito
seco le sue figlie avanti il Sacramento a lodare e ringraziare il
Signore, che così avea disposto ; e disse, che quello era a
lei tanto caro, come se l'avesse fatto essa colle proprie mani, e per
proprio gusto ; anzi molto anche più, per essere stato fatto
dalle mani di Dio.
Fonte
esatta
estratti dal libro : "DIARIO SPIRITUALE"
di Anonimo napoletano
che comprende una scelta di detti e di fatti di santi,
o di altre persone di singolare virtù adattati
ad incitare le anime all'acquisto della perfezione,
e i loro confessori a condurveli.
EDIZIONE DUODECIMA
corretta, accresciuta, e ridotta a miglior ordine
coll'aggiunta
DI UNA UTILISSIMA APPENDICE
colla pratica della umiltà, e della carità
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NAPOLI
della tipografia Paci
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1843