IMPARARE LA VIRTU' DELLA DOLCEZZA
SULL' ESEMPIO DEI SANTI


- fonte esatta in calce -



"Beati i miti, perchè erediteranno la terra"

(Matteo 5,4)


In sootofondo : James Horner: “A beautiful mind “"



1. " La dolcezza e soavità di cuore è una virtù più rara della castità. E pure ella è senza dubbio assai più eccellente e di questa, e di tutte le altre virtù: essendo ella il fine della carità, la quale, al dir di S. Bernardo, allora sta nella sua perfezione, quanto non sola è paziente, ma ancora benigna. Bisogna per tanto fare una stima grande di questa virtù, e porre ogni studio per aquistarla. " Sales.

Grandissima fu in vero la stima, ch'esso Santo facea di questa virtù. Poiché ne parlava sì frequentemente, e con tale sapore, che dava chiaramente a vedere, esser ella tra tutte la sua prediletta. Onde sebbene egli fu eeccellente in tutte le virtù, in questa però si rese singolare e raro. Portava continuamente la fronte serena: avea nella bocca una grazia singolare, che per ordinario si vedea sorridente: la faccia spirava una dolcezza tale, che incantava tutti. E quantunque mostrasse per lo più quanto tenesse sempre raccolto il suo spirito ; se pure gli accadea talora di prendere più di proposito sembiante di amorevolezza, consolava col suo incontro, e si guadagnava il cuore, e l'affetto di chiunque lo rimirava. Le sue parole poi, i gesti, e tutte le sue azioni non andavano mai disgiunte da una gran soavità e dolcezza: tantoché parea, che questa virtù avesse presa il lui la forma d'uomo ; e ch'egli fosse piuttosto l'istessa Dolcezza, che un uomo dotato di tal virtù. Quindi e, che si meritò giustamente l'elogio, dato dallo Spirito Santo a Mosè, di un uomo il più mansueto, che fosse a' suoi tempi sopra la Terra. Onde la B. Madre di Chantal ebbe a dire, che non si vide mai un cuore sì dolce, sì soave, sì benigno, e sì grazioso ed affabile al pare del suo ; e S. Vincenzo de Paoli: ch'egli era l'uomo più benigno, che avesse mai conosciuto ; e che la prima volta, in cui lo vide, notò tosto nella serenità del suo volto, e nel suo modo di conversare un'immagine espressa della dolcezza di Cristo Signor nostro, che gli rapì il cuore. Possiamo dire lo stesso do S. Vincenzo de Paoli. Era egli di un naturale bilioso, e di spirito vivace, e conseguentemente molto soggetto alla collera, com'egli stesso confessò ad un suo confidente ; dicendo, che mentre stava nella casa di Condì, si lasciava più di una volta alquanto predominare dal suo temperamento collerico e malinconico. Or avendo veduto, che Iddio lo chiamava a vivere in comunità, e che in tale stato avrebbe dovuto a trattare con ogni genere di persone di differente genio e complessione, ricorse a Dio, pregandolo istantemente a volergli mutar quell'umore secco e difficile in un altro tutto dolce e benigno ; e poi si diede di proposito a reprimere quei bollimenti della natura: e così mediante l'orazione e l'esercizio, giunse a tal cambiamento, che parea, che più non sentisse i moti del vizio contrario, e che avesse mutato affatto natura. Onde derivò il lui tale bontà di animo, serenità di volto, e soavità di costumi, che gli conciliavano l'affetto di quanti lo praticavano. Preveniva egli sempre per ordinario tutti quelli che andavano da lui, con parole piacevoli, e pieno di rispetto e di riverenza ; colle quali mostrava la stima, che di loro faceva, e l'allegrezza, che avea di vederli ; e questo praticava con tutti, tanto co' poveri, quanto co' più civili, accomodandosi sempre alle qualità di ciascuno.



2. " La Dolcezza è una virtù, nella quale sta riposta la nobiltà dell'Anima. E per questo gli amatori del Mondo mancano spesso di Dolcezza ; perché non si trova in essi questa nobiltà, se non scarsa ed imperfetta: mentre se pur non sono i primi ad usar termini aspri e scortesi ; ricevendone però da altri, se non risentono rigidamente, e gliene rendono duplicati, mostrando con la vendetta d'aver un cuore ignobile e rusticano. Laddove i servi di Dio, benché provocati con parole, e con fatti, mantenendosi sempre tranquilli e pacifici, mostrano una perfetta nobiltà d'animo superiore ad ogni rusticità. " S. Tommaso d'Aqu.

Il medesimo S. Dottore confermò co' fatti questo suo bel sentimento. Mentre a qualunque cimento venisse posto, non diede mai minimo segno di risentimento ; ma in tutt'i tempi ed in tutte le occasioni a tutto si mostrava insensibile con una gran quiete d'animo. Lo comprovò ancora con più fatti l'Imperatore Costantino ; e particolarmente in un'occasione, in cui avendo ricevuto da alcuni suoi sudditi un notabile affronto, così portato dalla sua consueta benignità, punto non si commosse. E perché que' della Corte lo stimolavano a prendere la dovuta vendetta, con dirgli non esser dovere, che portasse lungamente nel volto un sì grave sfregio ; egli passandosi dolcemente la mano sul viso, sorridendo rispose: Io non vi trovo alcun sfregio. L'istesso scrivono del glorioso S. Vincenzo Ferreri, che non fu mai veduto adirarsi, per qualunque ingiuria o maltrattamento gli venisse fatto.


3. " Nun v'è cosa, ch'edifichi tanto i prossimi, quanto la caritatevole benignità, in cui, come nell'olio della lampana, si mantiene la fiamma del loro esempio. " Sales.

Di S. Francesco Saverio si legge, che i suoi Gesuiti andavano spesso a visitarlo, non per altro, che per godere della sua ammirabile dolcezza. Passando un dì S. Ignazio col suo compagno vicino a' mietitori, questi si misero a burlarli, e dire al solito loro degl'improperj. Ed il Santo, per non privarli di quel sollievo, si fermò ivi con volto tranquillo fin a tanto che finissero, e dopo li benedisse, e si partì. Della qual cosa quellii rimasti stupiti, lo predicavano per Santo.


4. " Bisogna trattar con tutti soavemente, e con quelle maniere, che sogliono derivare da un cuor tenero e pieno di carità cristiana ; come sono l'affabilità, l'amore, l'umiltà: le quali virtù servono mirabilmente, per guadagnarsi i cuori degli uomini, per animarli ad abbracciar le cose anche più ripugnanti alla natura. " S. Vinc. de Paoli.

S. Fr. di Sales procedea con tutti con tanta dolcezza, che senza violenza alcuna riducea ogni cosa al suo proprio volere, e facea tutto ciò, che voleva: e lo faceva in guisa sì soave, e nel tempo stesso sì forte, che niuno potea resistere alle sue persuasive ; e colpiva ovunque mirava, senza che alcuno se ne accorgesse. Egli trattava con rispetto tutti, accoglieva amorosamente tutti, ed a tutti soddisfaceva con gran soavità e cordialità. Il che gli faceva avere un vantaggio tale ed una tal'efficacia sopra i cuori, che tutti a lui cedevano. E siccome egli cercava di accomodarsi a tutti, e di rendersi tutto a tutti ; così tutti adempivano volentieri i desiderj suoi, che altro non miravano, che di vederli occupati nel divino servizio, e posti nella via della salute. S. Francesco Saverio pure procedea con tutti con tanta mansuetudine e benignità, che tirava a se e piccioli e grandi, e si guadagnava i cuori di tutti, e tutti induceva a fare quanto volea. Venendo un dì l'Abate Servio maltrattato con molta inciviltà da un Villano, non solo lo tollerò con gran pazienza, ma anche gli rispose con molta dolcezza. Del che ammirato colui e compunto insieme, si gettò a' suoi piedi, e gli chiese perdono, e poi si rese suo Monaco.


5. " Alle volte una sola parola bastava a placare una persona tutta accesa di sdegno, e per lo contrario una sola parola è capace di desolare un'Anima, e cagionarle un'amarezza, che può essere nocevolissima. " S. Vinc. de Paoli.

Andando un dì S. Macario col suo Discepolo in Nitria ; questi, che camminava un poco avanti, incontrato un Sacerdote degl'Idoli, che veniva correndo con un gran legno sulle spalle, gli disse: Dove vai Demonio ? E quegli, riposto il legno, gli andò addosso, e gli diede tanti colpi, che lo lasciò per morto ; e ripigliato il legno, proseguì il suo cammino correndo. Ma S. Macario nel vederlo, lo salutò, con dire: Dio ti salvi, lavoratore. Hai fatto bene: rispose quegli, a salutarmi amichevolmente ; ed il Santo: t'ho veduto affaticato, e correre incosideratamente ; e perciò ti ho salutato, acciò fermandoti, ricevessi un po' di riposo. E quegli: da questo conosco, che tu sei vero Servo di Dio ; indi gettatosegli a' piedi, disse di non abbandonarlo finché non lo vestisse del suo abito. Facendo viaggio tre Monaci, sbagliarono la strada, e però dovettero passare per un campo di grano, e calpestarlo molto. Il che vedendo il contadino, prese a sgridarli, chiamandoli falsi Monaci. Allora il più vecchio disse a' Compagni, che nessuno gli rispondesse, e giunto vicino a colui, gli disse: Figliuol mio, tu hai detto bene. E proseguendo quegli ad ingiuriarli: dici la verità Figliuolo, perché se fossimo veri Monaci non ti avremmo fatto questo danno, ora perdonaci per amor di Dio, perché conosciamo d'aver fatto male. Alle quali parole ammirato colui di tanta dolcezza, si gettò ai suoi piedi, loro chiese perdono, e poi l'abito ; e se ne andò con essi. S. Francesco di Sales parlava sempre con soavità e dolcezza tale, che talvolta con sole due, o tre parole metteva in tranquillità i cuori più angustiati.


6. " Non essendo possibile in questo nostro pellegrinaggio di non incontrarsi ed imbarazzarsi gli uni cogli altri, è necessario d'aver un gran fondo di dolcezza da opporre agl'improvvisi movimenti della collera, per conservare la pace del cuore. " Sales.

Filippo Secondo Re di Spagna avea spese più ore della notte in iscrivere una lunga lettera al Papa, e finitala la diede al Segretario, acciò la piegasse, e la sigillasse. Costui stando mezzo addormentato, in cambio dell'arena vi buttò sopra dell'inchiostro ; ed accorgendosi del fatto, restò mezzo morto. Allora il Re, senza punto turbarsi, non disse altro, se non: quà un altro foglio di carta, e tornò a scriverla con gran pace. Un altro giorno dovendo uscire a caccia, si assettò sulla sedia, per farsi mettere gli stivaletti ; e vestitone uno, non si trovò l'altro per lungo spazio ; ed egli aspettò tutto quel tempo senza mai dar segno alcuno d'impazienza, e senza dir minima parola. Nel giorno della sua incoronazione volendo un soldato con una pertica tener addietro la moltitudine del Popolo, ruppe tre lampadari di cristallo, che stavano sopra il trono ; ond'è che cadde dell'olio sopra i vestiti preziosi del Re e della Regina. Allora egli con sereno volto: Questo, disse, è un augurio, che sotto il mio regno vi sarà l'unione della pace e dell'abbondanza. S. Remigio prevedendo una gran carestia, avea raccolta gran quantità di grano ; ed avvisato un dì, che alcuni malevoli vi avevano attaccato il fuoco, egli montando tosto a cavallo, vi corse per rimediarvi. Ma avendo trovato che andava tutto in fiamma senza speranza di rimedio, trovandosi con un gran freddo addosso, scese da cavallo, e con una gran tranquillità di volto e d'animo prese a scaldarsi, dicendo: il fuoco è sempre buono. Il V. Cardinal d'Arezzo facendo una mattina l'ordinazione, e non trovandosi un ordinando, mandò a cercarlo, fermandosi frattanto con animo tranquillo ad aspettarlo ; ed alla di lui venuta nulla risentendosi, proseguì quietamente la funzione.


7. " Vi sono certi naturali, che pajono molto mansueti finattanto che tutto succeda a modo loro, ma appena toccati con qualche avversità, o contraddizione, subito si accendono, e cominciano a fumare come il Vesuvio. Questi si possono dire carboni ardenti, nascosti sotto la cenere. Non è questa la Dolcezza, che pretese insegnarci il Signore, per renderci simili a lui. Dobbiamo essere come i gigli tra le spine: i quali per quanto vengono da quelle punti, non lasciano di essere sempre egualmente soavi e trattabili. " S. Bern.

Di quà si vede, come la dolcezza di S. Fr. di Sales era della vera: poiché scrivono di lui, che quante più veniva maltrattato, tanto più si vedea tranquillo. Onde si può dire, che trovasse la pace nella guerra, e le rose tra le spine, e la dolcezza tra le più grandi amarezze: tanto che un giorno egli medesimo ebbe a dire: da qualche tempo in quà le tante opposizioni, e segrete contraddizioni, che mi son venute, mi recano una pace sì dolce, e si soave, che non ha pari ; e mi presagiscono il prossimo stabilimento dell'Anima mia nel su Dio, che con tutta verità è l'unica ambizione e l'unico desiderio dell'Anima e del cuor mio. In niuna cosa più risplendé l'ammirabile pace e tranquillità di lui, che nelle persecuzioni da lui sofferte per cagione dell'ordine della Visitazione, opera delle sue mani e della sua mente, che costandogli orazioni, viaggi, e fatiche oltre numero, gli era certamente cara, come la pupilla degli occhi. Or furono tante le sollevazioni contra sì degno Istituto che lo vide più volte sul punto d'estinguersi, né perciò perdette egli mai la sua imperturbabile pace: anzi arrivò a scrivere ad alcuno, ch'egli lodava Dio, perché la sua piccola Congregazione veniva calunniata, per essere questo uno de' più evidenti contrassegni dell'approvazione del Cielo. Predicando il Santo un giorno in Anisi, due Avvocati, per intorbidargli il sermone, gli fecero presentare una carta piena d'ingiurie. La prese egli, pensando che contenesse alcun avviso da darsi al popolo ; ed ebbe la pazienza di leggerla sotto voce, e poi continuò il sermone con tutta pace. Terminato il quale, e preso un poco di riposo, informatosi dal Chierico da chi avesse avuto quel biglietto, andò subito a ritrovar quei due Avvocati l'uno dopo l'altro ; e senza parlar del biglietto, li pregò a dirgli in qual cosa avesse loro dato disgusto: ed intesane la cagione, assicurandoli che non era mai stata sua intenzione di farlo, chiese loro perdono inginocchioni. Restarono quelli confusi molto per un tal atto ; e domandandogli essi pure perdono, dopo vissero in buona intelligenza venerando una virtù sì eroica e cristiana. Spiccò anche in questo la B. M. di Chantal. Poiché essendo ella in varie occasioni stata maltrattata da molti, non diede mai minimo segno di risentimento, o dispiacenza alcuna ; ma rendeva in contracambio a chi doni, a chi grazie ottenute loro o da Dio, o da' Principi e verso di niuno punto diminuiva dell'amor suo. Un certo giovane fortemente sdegnato, perché una fanciulla da lui cercata in isposa aveva abbracciato lo stato religioso nel di lei Monastero, andò a trovarla, e le disse molte parole oltraggiose al sommo, che furono da lei ascoltate con una gran serenità di volto e con tanto giubilo del suo cuore, che uscendo dal parlatorio disse alla compagna, ch'era stata presente: non ho mai udito panegirico, che mi sia stato più grato di quello che ha fatto ora questo buon giovine. Indi mossa dalla compassione di vederlo nel peccato: preghiamo, soggiunse, il Signore d'illuminarlo. E ben furono esaudite le di lei orazioni ; poiché pentito colui del suo errore, venne un'altra volta a chiedere perdono, e poi andò a farsi Religioso, e riuscì un insigne predicatore, ed un buon servo di Dio.


8. " Quando dovrete trattar aggiustamenti, compor litigj, e persuadere alcuna cosa ; procurate sempre di esser più dolce che sia possibile. Farete più, e vincerete sempre meglio col cedere e coll'umiliarvi, che coll'austerità, e col contrasto: chi non sa, che si prendono più mosche con un'oncia di miele, che con cento barili di aceto ? " Sales.

Si rese in questo eccellente il V. Card. d'Arezzo, il quale non solamente seppe tener sempre in pace tutt'i suoi domestici troncando ogni loro differenza, quando fu Vescovo e Cardinale, ma sin dal tempo ch'era Religioso, era stimato per un uomo attissimo a terminar liti, a sedar discordie, ed a pacificar gli animi più adirati. Il che gli riusciva benissimo non solo per la sua molto prudenza e destrezza nel trattare, ma ancora per la sua grande affabilità e dolcezza, con cui vestendosi degli affetti di ciascuno avea gran forza per ammollire i cuori più ostinati. Il V. Bercmans sin da quando era piccolo, qualora tra figliuoli accadea qualche contesa, aveva una gran faciltà di tosto pacificarli. E la ragione era, perché li prendea colle maniere dolci e colle preghiere.


9. " Se volete attender con frutto alla conversione delle Anime, vi conviene gittar il balsamo della soavità sul vino del vostro zelo ; affinché questo non sia troppo ardente, ma benigno, pacifico, sofferente e pieno di compassione. Poiché lo spirito umano è d'una tempra tale, che col rigore diventa più crudo: laddove la soavità l'ammollisce interamente. E poi dobbiam ricordarci, che Gesù Cristo è venuto per benedire le buone volontà, e se gliele lasceremo governare, a poco a poco le renderà fruttuose. " Sales.

Egli stesso così procedeva anche co' più perversi peccatori, sforzandosi di ridurli a vera penitenza con le maniere più soavi, che gli fossero possibili ; regolandosi con questa gran massima, che lo spirito di dolcezza è lo spirito di Dio ; siccome lo spirito di mortificazione è quello del Crocifisso. Confessandosi da lui un penitente carico di enormissimi peccati, quali narrava con disinvoltura, e senz'alcuno spirito di penitenza, egli dopo averlo sofferto per un pezzo, si mise a piangere ; e richiesto da colui, se gli fosse accaduto qualche male, tirate avanti rispose. Proseguendo quegli intanto a contare colla medesima franchezza altri delitti anche maggiori ; tornò per due altre volte a piangere: tanto che colui gli dimandò perché piangesse. Allora il Santo con una voce compassionevole: piango, disse, perché non piangete voi. Le quali parole talmente compunsero quello scellerato, che divenne un vero penitente. Questa sua soavità comparve principalmente nella maniera con cui consigliava, poiché nel tempo stesso animava le Anime a perfezionarsi. Quando le trovava immerse nelle colpe, ed in occasioni pericolose, gridava bensì: Tagliate, troncate, rompete, dicendo che non bisogna fermarsi a scucire, o snodare certi legami, ma convien lacerarli, e romperli ; però in altre occasioni non pericolose esortava d'andar a passo a passo, ritagliando a poco a poco la superfluità, e cose di Mondo della nostra vita. Non vedete voi, scrisse ad una Dama, che non si potano le viti con grossi colpi d'ascia, ma bensì con una falcetta a bell'agio, un tralcio dopo l'altro. Io ho vedute alcune scolture, che l'artefice ha maneggiate dieci anni prima che fossero perfette, non cessando di togliere con scalpelli a poco a poco quel tanto, che impediva la giusta proporzione. No certamente, non è possibile arrivare in un giorno dove aspirate. Bisogna guadagnare oggi un punto, dimani un altro ; e passo passo andar procurando di renderci padroni di noi medesimi: il che non sarà piccola conquista. S. Vincenzo de Paoli anche nel predicare stesso era solito di parlar con soavità e dolcezza: tantoché cagionava negli animi degli uditori, e massime de contadini, una tal confidenza verso di lui, ed una tal prontezza in abbracciare i suoi ammaestramenti, che spesse volte dopo la predica gli correano dietro, e colle lagrime agli occhi in mezzo alla folla lo pregavano a voler sentire le loro confessioni: nelle quali gli scoprivano con gran franchezza le piaghe più nascose delle Anime loro, per riceverne da lui il rimedio. Una volta consegnò ad uno de' suoi un gran peccatore, acciò procurasse di ridurlo a penitenza: ma quegli, per molto che gli dicesse, conobbe, che le sue parole non avean forza in quel cuore ostinato ; e però pregò il Santo a dirgli esso qualche cosa. Lo fece, ma con tanta efficacia, che lo convertì: e perché fosse una conversione stabile, l'indusse a far gli esercizi spirituali. Quegli poi dopo confessò, che la singolar dolcezza e carità del Santo, erano state quelle, che gli avean guadagnato il cuore, e che non avea mai sentita persona alcuna, che parlasse di Dio nel modo, che ne parlava egli. Quindi è poi, ch'egli non potea soffrire, che i suoi Missionarj trattassero i penitenti con rigidezza ed asprezza: dicea loro che bisogna far animo a' peccatori ; e che lo spirito infernale si serve ordinariamente del rigore e dell'amarezza d'alcuni ; per maggiormente conturbare le Anime. La stessa maniera usava per la conversione degli Eretici: onde gli riuscì di convertirne molti, i quali dopo confessarono d'essere stati guadagnati a Dio dalla di lui gran pazienza e cordialità. Davane poi la ragione il Santo, con dire: Vedete, quando uno si mette ad argomentare con un altro, questi facilmente si persuade, che quegli pretende di vincerlo, e però sta più preparato a resistere, che ad abbracciare la verità ; di modo che la contesa invece di disporre il suo spirito alla conversione, piuttosto gli serra il cuore, il quale per l'opposto resta aperto alla dolcezza od affabilità. Abbiamo di ciò, soggiungeva un bell'esempio in Monsignor di Sales, il quale benché versatissimo nelle controversie, convertiva nondimeno gli Eretici più colla soavità, che colla dottrina: onde solea dire il Cardinale di Peron, che gli bastava l'animo di convincere gli Eretici ; ma che per convertirli ci volea Monsignor di Sales. Predicando S. Francesco Saverio in Macao ad una gran moltitudine di gente, i fanciulli e la plebe presero a tirargli de' sassi in quantità, ed egli non diede mai segno perciò di animo turbato: e più con questo, che colla sua predica fece delle conversioni. S. Liduina convertì colla sua gran dolcezza un peccatore, che niun Predicatore, né Confessore avea mai potuto ridurre a penitenza. S. Filippo Neri si affaticava molto nella conversione delle Anime, quali tirava con tanta destrezza al Signore, che faceva stupire gli stessi penitenti, inescandoli di tal maniera, che quanti a lui venivano una volta, parea, che non se ne potessero più staccare. Era egli attentissimo in accomodarsi alla natura di ciascuno. Se a lui capitavano de' gran peccatori e mal abituati, nel principio ordinava loro, che si astenessero da' peccati mortali, e poi a poco a poco li conducea con un'arte ammirabile a quel segno, che pretendea. Gli capitò a piedi un penitente tanto immerso in un peccato, che quasi ogni giorno vi cadeva: al quale non diede egli altra penitenza, se non che quando avesse commesso quel peccato, subito senza più prolungare tornasse a lui a confessarsi, e non aspettasse a cadervi la seconda volta. Ubbidì il penitente, ed egli sempre l'assolvea, non dandogli altra penitenza, che quella. E con questo solo gli riuscì di liberarlo in pochi mesi non solo da quello, ma da ogni altro peccato ; anzi di condurlo ad un'alta perfezione. Con un giovine molto dissoluto altro non fece, che pregarlo a dire ogni giorno sette Salve Regina, e poi baciar la terra dicendo queste parole, domani potrei esser morto. Il che facendo il giovine, in breve si ridusse ad una buona vita, e dopo quattordici anni morì santamente. In questo modo ridusse il Santo un gran numero di peccatori nella via del Signore ; molti de' quali, venuti alla morte diceano: sia benedetto il giorno e l'ora che io conobbi il P. Filippo. E tutti gli restavano così affezionati, che non sarebbe stata cosa, che per lui non avessero fatta più che volentieri.


10. " Chi ha governo d'Anime si ha da portar con esse a guisa di Dio, e degli Angeli, con insinuazioni, ammonizioni, e preghiere, e con ogni pazienza e dottrina. Deve battere alla porta de' cuori, come lo sposo, e tentar dolcemente d'aprirla ; e se ciò accade, introdurvi la salute con allegrezza ; se poi viene fatto il rifiuto, sopportarlo pazientemente. Così appunto fa il Signore. Ancorché sia padrone di tutt'i cuori, soffre tante nostre resistenze contra i suoi lumi, e tante ribellioni contra le sue inspirazioni: e benché sia forzato di ritirarsi da coloro, che non vogliono incamminarsi per le sue vie ; ciò non ostante, non lascia di rinnovar le inspirazioni e gl'inviti. E gli Angeli nostri Custodi imitano appuntino in questo la condotta di lui. Poiché avvisano, reggono, ed ajutano quanto possono coloro, che Iddio ha commessi alla loro custodia: e quando veggono, che questi se ne rimangono ostinati, non però li abbandonano, né se ne prendono afflizione o molestia, né perdono punto della loro beatitudine. Or che migliori esemplari di questi vogliamo noi per la nostra condotta ? " Sales.

Questi appunto erano gli esemplari, che il Santo si proponea. Cogli spirti deboli in particolare, quali sono i principianti, o poco avanzati nella via dello spirito dicea doversi fare: come Giacobbe, che accomodava i suoi passi a quelli de' suoi figliuoli, e per fin de' teneri agnellini. S. Vincenzo de Paoli pure si portava con una gran soavità e pazienza con tutti quelli che dirigeva, e specialmente colle persone scrupolose, sopportando le loro debolezze, ed ascoltando con una sofferenza inalterabile. Lo stesso ancora praticava con gli spiriti difficili e delicati, i quali dicea doversi ajutare con special soavità, essendo le loro infermità di spirito degne di compassione, più che non sono le infermità corporali. Così pure procedea nel suo governo la B. M. di Chantal ; onde così scrisse ad una Superiora del suo Ordine ; quanto più mi avanzo nell'età, tanto più conosco esser necessaria la dolcezza per entrare e mantenersi ne' cuori ; acciò corrispondano al debito, che hanno con Dio. E se mi sono studiata di far qualche cosa a beneficio di quelle persone, che a me sono ricorse per l'indirizzo delle Anime loro, tutto ho operato col mezzo d'una dolce ed umile carità, e senz'altra autorità ; che quella d'una cordiale preghiera.

11. " Come senza Fede è impossibile di piacere a Dio ; così senza la dolcezza è impossibile di piacere agli uomini, e poterli ben governare. " S. Bern.

Il medesimo Santo l'ha comprovato col suo esempio. Poiché essendo stato fatto Abate, nel principio procedea con molt'austerità e severità: e sebbene era tenuto da' suoi Monaci in gran concetto, nondimeno non vi si potevano accomodare. Onde il Signore l'avvisò a procedere con più soavità e dolcezza: il che avendo esso eseguito, si guadagnò l'affetto di tutti, ed una esattissima ubbidienza. Narra Cassiodoro di Teobaldo, che fatto Re solea dire: Col mutare dignità abbiam mutato proposito, e se prima procedevamo col rigore, adesso usiamo da per tutto la clemenza. Riferisce Niceta ne' suoi annali d'un certo Imperadore, che venuto alla morte, e convocati i Principi dell'Impero, disse loro: Questi due miei figliuoli, come vedete, sono ambidue buoni, però io stimo, che il più atto per governare l'Impero sia il minore ; poiché oltre le altre sue virtù è inclinato alla clemenza e docilità: cadendo in qualche difetto, prende gli altrui consigli, e siegue l'impero della ragione. Laddove l'altro è molto facile all'ira ; e nel fervore della bile non può moderarsi. La qual cosa è nimicissima del consiglio, e la rovina de' savj.

12. " Mi sono volta e rivolta in ogni canto, che mi ho potuto immaginare. Ho considerato tutte le maniere di governo, ed anche l'ho sperimentate ; e dopo ho veduto, che quella, ch'è piacevole, umile, sincera, e sofferente, è la migliore ". La B. Maria di Chant.

Infatti così appunto ella portavasi colle sue suddite ; con maniere dolci ed umili ; e così ottenea da tutte quanto bramava. Esigendo da loro cose indifferenti, procedea con tanta sommissione, che rimanean confuse della di lei umiltà, e richiedendo cose necessarie, lo facea con tanta dolcezza, che sarebbe stato d'uopo non aver cuore, per non ubbidire prontamente a' suoi ordini. S. Vincenzo de Paoli scrisse così ad un Superiore, che si era con lui lagnato d'un soggetto. Il Sacerdote, di cui mi scrivete, è uomo dabbene, che attende alla virtù, e prima d'entrar tra noi era in grande stima appresso il Mondo. Che se adesso è un poco inquieto, s'imbarazza in affari temporali, tiene pensiero de' parenti, ed è finalmente fastidioso a' compagni, convien sopportarlo con dolcezza: se non avesse questi difetti, ne avrebbe degli altri: e se V. S. non avesse che soffrire, la di lei carità non avrebbe gran materia d'esercitarsi, né il di lei governo e condotta avrebbe gran somiglianza con quella di Cristo Signor nostro, il quale volle avere discepoli grossolani, e soggetti a varj mancamenti, per aver occasione, col praticare egli l'affabilità e la pazienza d'insegnarci come debbano portarsi coloro, che si trovano in uffizj di Superiori. La prego a regolarsi secondo questo santo modello, da cui imparerà non solo a sopportare i suoi confratelli, ma ad ajutarli ancora a liberarsi dalle loro imperfezioni. Scrivendo ad un altro nelle Missioni, che soffriva mal volentieri la partenza d'un soggetto, che con lui faticava, disse: Non dubito che la separazione da quel caro compagno, e fedele amico non sia per essere a lei sensibile: ma si ricordi che nostro Signore si separò dalla sua propria Madre ; e che i suoi Discepoli, che lo Spirito Santo avea si perfettamente uniti, si separarono gli uni dagli altri per servizio del loro divino Maestro. Narra Plutarco di Pericle, che ogni qual volta si vestiva la clamide militare, per mantenersi affabile e rispettoso con tutti, solea dire a se stesso: attento, Pericle che vai a comandare a' liberi, a' Greci, a' Cittadini, d'Atene.

13. " Chiunque sta in carica, non dee lasciar di resistere, e di correggere i vizj di quelli, che da lui dipendono, ed anche opporsi a' sentimenti degli altri, quando il bisogno lo richiede: sempre però con dolcezza e con pace, specialmente quando si han da dire certe verità difficili ad accettarsi. Allora è necessario di farle prima conoscere da un ardente fuoco di carità, che levi loro ogni asprezza ; altrimenti saran frutti acerbi atti a convertirsi più in escrementi, che in nutrimento. Non vi è cosa più amara della scorza della noce, quando è verde: e pure se si confetta diventa molto dolce, e più confacevole allo stomaco di qualunque altra cosa. Così la riprensione, ch'è tanto aspra di sua natura, riscaldata al fuoco della carità, e condita colla dolcezza, anch'ella diventa amabile e deliziosa. E quando la verità, profferita dalla lingua, non porta seco questo condimento, è segno evidente, che la carità del cuore non è della vera ". Sales.

Il P. Lamberto della Congregazione della Missione, se tal volta gli conveniva di far correzioni a' suoi inferiori, l'accompagnava con una gran dolcezza, e non esagerava mai i mancamenti ; anzi per quanto potea, li dissimulava, benché fossero stati commessi in sua presenza. Nello stesso modo pure procedeva il V. Card. Bellar. S. Francesco Borgia non lasciava mai passare alcun mancamento de' suoi sudditi senza correggerlo. Nondimeno quando eran mancamenti leggieri, non usava mai asprezza, ma solea dire: Ah che Dio te la perdoni ! Che ti possa vedere Santo ! O fratello, come avete voi detto, o fatto questo ? Se poi il mancamento era grave, chiamato a se il colpevole, lo correggeva dolcemente ; e vedutane l'emenda, si scordava affatto di tutto. S. Vincenzo de Paoli, quando era obbligato a correggere i suoi, lo facea sempre con tal moderazione, e con maniere si soavi insieme, e sì efficaci, che i cuori anche più duri si ammollivano, e non potevan resistere alla forza della sua dolcezza. E disse in una occasione, che in tutto il tempo di sua vita non avea fatta mai alcuna correzione con parole aspre, fuorché tre volte, nelle quali credé d'aver ragione di così fare, ma che poi dopo se n'era sempre pentito, poiché gli era riuscito male ; e che per lo contrario colla mansuetudine avea sempre ottenuto quello che desiderava. Le cautele, che usava, per rendere la correzione fruttuosa e grata la sua amarezza, erano le seguenti. Primo non la facea mai per ordinario nell'atto che uno mancava, fuorché in cose di grande necessità ; ma pigliava qualche tempo per considerare avanti Dio la maniera di dar avviso, massime quando il mancamento era grande, e la persona poco disposta a riceverne la correzione: e giunto il tempo opportuno domandava a quella con molta confidenza e cordialità se gradiva di esser avvisata, aggiungendo, ch'egli si riconoscea più d'ogni altro imperfetto e colpevole. Secondo solea mostrarle affetto, lodarla, se scorgeva in essa materia di lode: con che si apriva la strada a scoprirlo con destrezza il suo difetto, e farnele vedere la gravezza ed i mali effetti. Lo scusava però, e lo diminuiva quanto poteva, e poi gliene suggeriva il rimedio: e per animarla a valersene, dicea per sua umiltà, d'averne anch'esso bisogno. Terzo terminava la correzione con farle animo, dicendo, che Iddio avea permesso quel mancamento per umiliarla, e per darle occasione d'attendere con maggior fervore all'acquisto delle virtù. Sovente dissimulava i mancamenti, facendo mostra di averli solamente come traveduti. Era suo sentimento, che si debbono ammonire i colpevoli in tempo opportuno ; la prima volta con gran benignità e dolcezza ; la seconda con un poco di severità e gravità, accompagnata però dall'affabilità, e servendosi di rimedi soavi e caritativi ; la terza poi con zelo e fermezza, significando alla persona l'ultimo rimedio, che necessariamente bisognerebbe prendere. S. M. Madd. de Pazzi non fu mai sentita contrastare, né soprastare a veruna. Anzi quando era maestra delle novizie, se alcuna di loro ripresa da lei, le rispondea con durezza e superbia, ella non replicava niente: ma guardandola con occhio amorevole, si quietava, aspettando a correggerla in altro tempo. La B. M. di Chantal, quando dovea far qualche correzione, e dar qualche penitenza, usava una special attenzione nel parlare, acciò non le uscisse di bocca alcuna parola di rimprovero, o di disprezzo, che mostrar potesse la minima ombra di risentimento, ma tutte fossero accompagnate da una cordial compassione e tenerezza tale, che nel tempo stesso servissero a biasimar la colpa, ed a sollevar la persona colpevole. Tutto il suo studio era di far conoscere alla delinquente il suo errore, e di farla rientrar in se stessa con maniere sì soavi, e con termini così insinuanti, ch'era quasi impossibile il non rimanerne commossa a pentimento, ed il non ricever con profitto l'ammonizione. Che se scorgeva in alcuna qualche spirito di libertà, che preghiere, che carezze, che stratagemmi amorevoli non le suggeriva la sua caritatevole prudenza, per ridurla nel retto sentiero ? Il V. Card. d'Arezzo uomo zelantissimo della gloria di Dio e della salute delle Anime mostrava fra le altre cose gran premura, che si facessero a perfezione e con tutto il decoro le funzioni ecclesiastiche, e pure quando vedea commettersi da' suoi sudditi alcun difetto circa di esse, benché nell'interno si sentisse altamente commuovere ; nel correggerli però lo facea con tanta dolcezza, che tutti ne restavano sorpresi. Quando poi sentiva, che alcuna delle sue pecorelle, e massimamente se era persona ecclesiastica, stava immersa in qualche vizio, o fosse caduta in qualche mancamento notabile, ne sentiva tal'afflizione e dolore, che spesso lo facea prorompere in pianti, e dopo d'aver con ferventi ed affettuose orazioni supplicata S.D.M. a compatire le miserie e le fragilità umane, si dava tutto e col pensiero, e coll'opera a porvi rimedio. E prima di tutto soleva in tali occasioni promulgare di nuovo i decreti, ed ordini sinodali colle pene in essi comminate, affinché ricordandosi il pericolo, a cui soggiacevono, facessero almen per timore quel che non volean fare per virtù. Quindi se bisognava, veniva agli avvisi in particolare, ma con destrezza mirabile, e con dimostrare anzi verso di que' tali maggior confidenza e dimestichezza: cosa che sebbene a prima vista sembra strana, e contra ogni regola di buon governo, ad ogni modo non si può credere quanto riuscisse profittevole al Santo Pastore. Si chiamava alle volte de' Preti, ed anche de' secolari, massime di que' che teneano male pratiche, e l'invitava a pranzo con se, e dopo ritirargli in camera, cominciava ad ammonirli con grandissima carità, detestando il grave loro peccato e l'offesa di Dio in modo tale, e con tale zelo ed affetto, che piangeva egli direttamente, e movea quelli pure a piangere, e convertirsi. Ed in questa guisa faceva egli grandissimo profitto, e si vedevano ammirabili mutazioni di vita non senza straordinaria edificazione de' popoli.


14. " L'unico fine del Superiore dee essere l'amore di Dio, e la santificazione delle Anime alla sua cura commesse. E questo non si può meglio conseguire, che coll'umiltà, colla piacevolezza, e col buon esempio ". S. Vinc. de Paoli.

Per tal fine il medesimo Santo raccomandava a' Superiori di procurare, che riuscisse soave ai sudditi il giogo dell'ubbidienza, e che perciò non usassero maniere imperiose ed aspre, ma sempre rispettose ed amorevoli. Onde ad uno, che mandava per Superiore ad una Casa, diede questo ricordo: Non vi appassionate per comparir Superiore e Padrone. Io non son già del sentimento d'una persona, la quale giorni sono mi dicea, che per ben governare, e mantenere la sua autorità, dee uno farsi conoscere per Superiore. O Dio mio ! Non ha già detto così Gesù Cristo: anzi ci ha insegnato il contrario e cogli esempj, e colle parole, dicendo di non essere egli venuto al Mondo per esser servito, ma per servire ; e che chi vuol essere Superiore dee farsi servo di tutti. Conformatevi dunque a questa santa massima, portandovi verso coloro, alla cura de' quali siete inviato, quasi unus ex illis ; e dicendo loro, giunto che sarete, di esser venuta, non per dominare, ma per servire. Se praticherete questo ricordo dentro e fuori di Casa, ve ne troverete contento. Scrivendo ad un altro, che pure mandava per Superiore ad un'altra Casa disse così: Quello che dovete fare, è di darvi a Dio, per non esser d'aggravio a veruno, e trattare tutti con affabilità e rispetto, servendovi sempre di parole piacevoli e dolci, e non mai aspre ed imperiose: non essendovi cosa più atta per guadagnare i cuori, che questo modo d'operare umile e soave ; siccome altre neppure ve n'è più proprio per farci conseguir il nostro fine, il quale è, che Iddio sia servito, e le Anime santificate. Scrivendo al Direttore d'una Missione, che avea seco un compagno alquanto difettoso, gli disse: Se ella vuol essere accompagnata dalle benedizioni di Dio, ponga tutto il suo studio in sopportar con mansuetudine questo suo compagno ; dica ogni cosa in modo, che deponendo nel suo interno la superiorità, si accomodi a lui con ispirito di carità. Questo è il mezzo, con cui Gesù Cristo ha guadagnati e perfezionati i suoi Discepoli, ed è altresì il mezzo solo, con cui si guadagnerà cotesto buon Sacerdote. Ciò supposto dia un po' di tempo al di lei umore, non lo contraddica mai nel punto medesimo in cui crede, ch'esso gliene dia motivo ; ma solamente quando bisogna, l'ammonisca dopo qualche tempo, però con umiltà e cordialità. E così appunto praticava egli stesso. Poiché sebbene per se fosse rigorosissimo, e molto esatto anche nelle minime cose, verso gli altri però era pieno di carità, e di dolcezza ; procurando di contentar tutti in tutto quello che ragionevolmente potea. Nel comandare usava sempre maniere sì modeste, e parole sì rispettose, che piuttosto sembrava pregasse, che comandasse. Quando disegnava d'appoggiare ad alcuno qualche impiego o negozio malagevole, ve l'andava disponendo a poco a poco, e con molta destrezza appianava le difficoltà, che avrebbero potuto cagionarvi qualche sgomento. Ed in tutto procede con tanta affabilità, e cordialità, che veniva a guadagnarsi il cuore di tutti, e ad essere ubbidito puntualmente anche nelle cose più difficili. E molti han confessato, che dopo Dio, avean tutta l'obbligazione della loro perseveranza alla carità, dolcezza e sofferenza loro usata da lui. S. Francesco Borgia era rigidissimo per se, ma verso i sudditi molto compassionevole e benigno: tantoché sebbene a se non perdonava un minimo difetto, agli altri però li perdonava tutti. E nel comandare non usava mai niuna asprezza, ma con gran dolcezza dicea: La prego di far questo per amor del Signore: avreste difficoltà d'andar nel tal luogo ? Vi sarebbe comodo di far tal cosa ? Avrei in pensiero d'imporvi questo impiego, ma vorrei sapere se vi piace di farlo. S. Gio. Can. Regolare essendo Priore, fu un dì maltrattato per un pezzo con parole da un suo Religioso: e perché egli non rispose mai, un altro, che vi era presente, potevi, disse, reprimere tanta petulanza con una parola, ordinandogli che andasse in camera: nò, rispose egli. Quando il fuoco abbrucia una casa, sarebbe bene che vi si aggiungesse legna ? Questo buon Frate ora arde di furore ; se lo riprendessi, gli accrescerei il furore: quando sarà smorzato questo gran fuoco, allora vi si potrà applicare il rimedio. Essendo S. Franc. di Sales stato costretto ad imprigionare un suo Ecclesiastico scandaloso, questi dopo alcuni giorni mostrò gran pentimento, e pregò di essere presentato al Santo, dal quale gli erano stati perdonati altri delitti. Il che non voleano fare i ministri, sapendo, che l'uomo di Dio in vederlo se ne sarebbe subito mosso a compassione, quantunque i di lui misfatti meritassero un gastigo esemplare ; ma pure dopo molti scongiuri lo consolarono. Giunto dunque questi alla presenza del Santo, se gli prostrò avanti, chiedendogli misericordia, con promettergli sicuramente l'emenda. Allora il S. Vescovo tutto intenerito, prorompendo in un dirottissimo pianto: vi scongiuro, disse, per l'amore e per la misericordia di Dio, in cui tutti speriamo, di aver pietà di me, della Diocesi, della Chiesa, e di tutta la Religione da voi tanto disonorata colla vita scandalosa, che avete menata sin'ora, la quale dà materia a' vostri avversarj di bestemmiare la nostra S. Fede. Vi prego di aver pietà di voi stesso e dell'Anima vostra, che mandate in perdizione per una eternità ; e vi esorto da parte di Gesù Cristo a riconciliarvi con Dio per mezzo d'una vera penitenza, e ve lo prego per tutto quello, che ci è di sacro e di santo nella Terra, e nel Cielo ; per lo sangue di Gesù Cristo, che voi calpestate ; per la bontà del Salvatore, che voi nuovamente crocifiggete ; e per quello spirito di grazia, che voi oltraggiate. Queste dolcissime espressioni furono talmente efficaci, che colui non solo non ricadde più ne' suoi falli, ma divenne un esemplare di virtù. Venendo il Santo richiesto dalla Chantal come dovesse portarsi con una novizia, la quale importunatamente chiedeva di venir ammessa alla professione ; ( il che in quella Religione si considera come mancamento, dandosi la professione a suo tempo senz'altra richiesta a chi è esatta nell'osservanza ) egli benignamente rispose, dover abbondar la carità, dove manca l'altrui umiltà. Di S. Paola riferisce S. Girolamo, che reggendo ella un Monastero di Vergini da lei edificato, non mai mancava a veruna delle sue obbligazioni, né mai richiedea cosa alcuna dalle sue figlie, che prima non l'avesse praticata essa col suo esempio: e tutta la superiorità, che avea sù esse, la mostrava loro con la sollecitudine di provvederle di tutto ciò che l'era necessario, di servirle ne' loro bisogni e di tirarle all'esercizio delle virtù. Nell'intervenire al Coro essa era sempre delle prime, e mai non vi mancava. nel lavoro comune essa era la più attenta, e la più faticatrice. Quanto poi agli altrui difetti, se alcuna mancava agli esercizj di pietà, se alcuna si mostrava pigra negli esrcizj corporali, se alcuna era trascurata nel proprio impiego, ella tutte rimetteva in dovere, prendendole in diverse maniere, secondo i diversi naturali: le iraconde, colle carezze ; le pazienti colla correzione. Se nascea discoria tra due, le univa con parole dolci. Se ne vedeva alcuna star sulla lindura degli abiti, o del portamento, o che fosse loquace, ardita, o rissosa, l'avvisava con destrezza più volte: e non emendandosi, la mettea nell'ultimo luogo tra le altre, o ad orare alla porta del Refettorio, o mangiar separata: acciocché facesse il rossore ciò che non avea fatto la riprensione. Colle inferme si mostrava tutta carità, cordialità, liberalità, non perdonando a qualunque spesa, o travaglio. Ma se era tutta clemenza con le altre, verso di se poi, quando era inferma, era tutta austerità e durezza, non ammettendo alcuna particolarità sì nel cibo, che negli altri trattamenti: tanto che essendo uscita nel mese di Luglio da un'ardentissima febbre, non volle indursi a prendere un poco di neve, che i medici le consigliavano, per confortare lo stomaco troppo illanguidito.


15. " Nelle Religioni l'unione e la pace si debbono anteporre ad ogni altro bene. E queste dipendono dal sopportarsi, piegarsi, e trattarsi reciprocamente con dolcezza, ch'è una sorgente di pace, ed un vincolo di perfezione, che unisce i cuori ". S. Vinc. de Paoli.

Il medesimo Santo quando dovea avvisare alcune di qualche difetto usava ogni attenzione per non manifestare la pesona, da cui aveva avuta la notizia del difetto. Anzi se temea di poter dare occasione di sospetti, o di avversione verso di alcuno, per non turbar la pace comune, piuttosto si astenea dal far la correzione. Il V. Bercmans avendo nel noviziato l'uffizio di ammonitore, disse di non aver mai riferita cosa alcuna al Superiore, che prima non l'avesse consultata con Dio avanti il Sagramento ; sì per non turbare l'altrui pace, e sì ancora per non essere ingannato dal giudizio, ed affetto proprio.


16. " E' cosa di grande importanza il procurare di rendere la sua conversazione aggradevole. Per farlo bisogna mostrarsi umile, paziente, rispettoso, cordiale, piacevole, e condiscendente con tutti in tutto quello, che lecitamente si può. Sopra tutto convien guardarsi di mai contraddire a' sentimenti di chicchessia, quando non ve ne sia necessità evidente: ed in questo caso poi si dee fare con tutta la dolcezza e destrezza particolare, senza violentare lo spirito altrui: affine di schivar le contese, le quali altro non producono, che amarezza, e per ordinario provengono più dall'attaccamento a' nostri sentimenti, che dall'amore della verità. Credetemi, che siccome non vi sono spiriti più nimici della società umana di coloro, che sono soliti di contraddire agli altri ; così non vi è chi si rende a tutti più amabile di colui, che non contraddice mai a nessuno ". Sales.

Il P. Lamberto Cousteaux della Congregazione della Missione mostrava verso tutti un grande ossequio e rispetto, che sempre accompagnava con una singolar dolcezza e cordialità, benché di sua natura fosse inclinato al rigore. Era egli sempre gioviale in volto, e parlava cortesamente con tutti, senza mai offendere alcuno. E con questo dolce modo di conversare rapiva talmente gli animi altrui, che quanti con lui trattavano, ne partivano sempre appagati e contenti: rimanendo grandemente consolati delle affabili maniere, con cui riceveva tutti, e della cristiana condiscendenza, con cui si sottometteva a' loro sentimenti e pareri. S. Vincenzo de Paoli non fu mai udito contendere sopra cose indifferenti, e disputarvi ; ma con tutta faciltà cedeva a tutti, e si accomodava al parere altrui. Del B. Bercmans pure si legge, che non si udì mai contrastar con veruno. Per la qual cosa tutt'i compagni suoi non solo l'amavano teneramente, ma si lasciavano anche ammonire e reggere da esso, come se avesse avuto autorità sopra di loro.


17. " Sforziamoci di essere amorevoli, dolci, ed umili con tutti, ma in modo particolare con quei, che ci vengono assegnati da Dio per compagni, quali sono i nostri domestici. E non vogliamo essere di quelli, che sembrano Angeli fuor di casa, ed in casa Demonj ". Sales.

Questo benedetto Santo trattava con gran dolcezza con tutt'i suoi di casa, fin'anche co' servitori, co' quali non usava mai cattivi trattamenti né in parole, né in fatti. Non li comandava mai, se non pregando: rendea sempre loro cortesemente il saluto: non si lamentava mai per qualunque mancamento facessero in servirlo o in camera, o in tavola: era discretissimo nell'istesso comandarli, risparmiando loro gl'incomodi più che poteva. Quando non poteva a meno di riprenderli, lo faceva ; ma con tanta benignità e riguardo, che restando confusi, venivan sicuramente ad emendarsi: poiché la dolcezza ha questo incantesimo, di far, che ad essa ognun si arrenda. Per esempio di questo può servire quello che gli accadde una sera, nella quale essendosi lungamente trattenuto a discorrere con un Marchese d'affari importanti, fattasi notte, i servitori fidandosi uno dell'altro, non solo lo lasciarono solo, ma senza lume: onde dovendo quel Signore ritirarsi, fu il Santo costretto a prenderlo per la mano, e condurlo per la galleria, e per la sala sino alla porta, ove trovò i servitori, che si divertivano con quei del Marchese ; il quale licenziato, nel ritirarsi disse al suo cameriere con tutta pace: Amico mio, con due quattrini di candela ci avremmo fatto onore questa sera. Tali erano le correzioni, che sapeva fare il mansueto Prelato, del quale attesta Monsignor di Belleì, che non vi fu mai padrone, che trattasse meglio di lui chi lo serviva ; né alcuno fu mai più teneramente di lui amato da' suoi servi. S. Vincenzo de Paoli praticò sempre una dolcezza ammirabile verso tutti quelli della Congregazione: quali accogliea con faccia allegra e serena usando sempre con tutti tratti d'amorevolezza, e cordialità paterne, e particolarmente quando mandava alcuni in missione, o in qualche viaggio lontano. E quando ritornavano, parlava loro con tant'affabilità, e gli abbracciava con tanta cordialità, che rapiva loro il cuore. Onde uno ebbe a dire: quando doveva mettermi in viaggio, o che me ne ritornava, mi trovava tutto imbalsamato dagli abbracciamenti e dalle cordiali accoglienze ch'egli mi facea. Le sue parole erano sì piene d'una certa unzione spirituale, e sì soavi, ed insieme sì efficaci, che senza sforzare, facea fare tutto quello che voleva. Il medesimo ancora facea, quando ricorrevano a lui per qualche loro bisogno, ascoltandoli con tant'affabilità e pazienza, e non dando loro mai minimo segno di rincrescimento, contuttoché avesse per le mani varie occupazioni importanti ed urgenti. Ma questa s' grande affabilità l'usava maggiormente verso i fratelli coadjutori. Onde essendo andato da lui uno di questi per dolersi d'un trattamento severo ricevuto da un ufiziale di casa ; l'accolse egli con tanta cordialità, invitandolo a ricorrere a lui ogni volta che avesse avuto qualche disgusto, che gli tolse dal cuore ogni amarezza, e lo rimandò consolato ed edificato di sì buon Padre. Andò pure un dì a trovarlo uno de' suoi Sacerdoti tutto conturbato, e risoluto d'abbandonare la sua vocazione, e ritornarsene alla patria ; ed il Santo dopo averlo inteso, disse. e bene, Signore, quando partirete, volete voi fare il viaggio a piedi, o a cavallo ? Con che l'altro edificato di tal mansuetudine e benignità, restò affatto libero della tentazione, e lo predicava per Santo. Così pure procedea Leonora Imperadrice. Le maniere, che usava nel comandare, erano sì mansuete e sì umili, che la sua famiglia non potea desiderar padrona, che mostrasse minor padronanza e minor Imperio. Le formole sue solite erano come di chi prega a far questo, o quest'altro ufizio. Il che riusciva di tal confusione alle donne di servizio, che più volte la supplicarono ad usar con esse termini di padrona, come a lei conveniva ; ed ella rispondea: approvo e lodo questi vostri sentimenti ; ma io mi conosco per tutt'altra da quella, che a voi sembro ; e mi stimo assai più degna di servire, che di comandare. Mentre con esse attendeva a lavorare ; se a caso fosse caduta alcuna cosa, ella era la prima a chiamarsi e levarla da terra. Per questi mancamenti, e per quanti errori commettessero quelli che la servivano, ella per tutti avea sempre pronte le scuse e le ragioni per ricoprirli. Usava ancora tutta l'attenzione per non disgustar veruno, e per non dar luogo alle ombre e gelosie tra di loro. Onde dimenticatasi una volta di commettere una certa cosa alla maggiordoma maggiore, avendone in vece avvisata la cameriera maggiore, una distrazione, ch'ebbe nell'orazione, le fece sovvenire del fallo ; ed alzatosi incontamente, si portò a farne la scusa a quella Dama ; acciò non entrasse in sospetto di essere proposta, e ciò si attristasse. Il medesimo si legge della B. M. di Chantal, che fin da quando stava nel secolo, si mostrava affabile, e tutta viscere di carità verso i suoi domestici e servidori. Non gli sgridava come tanti fanno, né li rimproverava mai per qualunque difetto facessero, ma li sopportava con gran pazienza ed umiltà senza mai stancarsi di ajutarli per l'emendazione, fintantoché Iddio le dava la consolazione di vederli emendati. E ne fa buona testimonianza il non averne ella mai scacciato alcuno di casa sua fuorché due, ch'erano affatto incorrigibili ; e tutti gli altri vi restarono finché piacque loro, sempre ben veduti, ben trattati, e ben provvisionati. Onde essendosi una volta il Barone suo sposo fortemente adirato contro un servo, mentre ella procurava di raddolcire la di lui collera, le disse: è vero, che io son troppo subitaneo, ma voi siete troppo buona.


18. " Resistete fedelmente alle vostre impazienze, praticando non solo con ragione, ma contra ragione ancora la santa cortesia e dolcezza con tutti e particolarmente con quelli, che vi recano maggior tedio ". Sales.

Il medesimo Santo fu eccellente in questo. Si legge nella sua vita, che andando spesso da lui un Avvocato povero per piccole coselle, egli l'ascoltava sempre con grande affabilità, e senz'alcun segno di tedio: tanto che molti si stupivano, come potesse un Prelato, che avea tante importanti occupazioni, ascoltar con quiete bagattelle di colui, le quali erano bastanti anche a tediare un ozioso. Così parimente operava S. Vincenzo de Paoli: poiché spesso gli accadde, che alcuni gli facevan replicare più volte le medesime cose o perché non le capivano, o perché se ne dimenticavano, ed egli sempre eguale a se stesso, non mai ne mostrava sdegno, né fastidio, né mai gli scacciava da se, ma per non disanimarli, o rattristarli, li accoglieva ogni volta con faccia serena, e con grande affabilità ; e quando si trovava in compagnia di altri di qualunque condizione si fossero, subito che li vedea venire, s'alzava ; ed andava a parlare ad essi in disparte, ripetendo loro sempre, e con soavità l'istessa cosa. Uno fra gli altri attestò, che avendogli fatto ripeter la medesima cosa fin a cinque volte in fila in tempo che stava occupato con personaggi grandi, non diede egli mai minimo segno d'impazienza, ripetendola l'ultima volta colla medesima piacevolezza e tranquillità d'animo, come la prima, e mostrando colla serenità del volto d'averci piuttosto piacere, che fastidio.


19. " Il supremo grado della Dolcezza consiste in vedere, servire, onorare, e trattenersi amorosamente nelle occorrenze con quelli, che non ci vanno a grado, e ci mostrano contrarj, ingrati, o molesti ". Sales.

Egli medesimo attendendo alla conversione di una donna eretica attempata, la quale per lungo tempo veniva ogni giorno più volte da lui con nuovi dubbj, l'ascoltò sempre con grande amorevolezza, e senza mai mostrar alcun tedio, ancorché vedesse, che nulla guadagnava: né la donna si stancava di seguitar a battere la di lui porta tre e quattro volte il dì, perché tirata dal suo dolcissimo tratto, tanto che finalmente gli disse di non aver più altra difficoltà, fuorché sopra il celibato degli ecclesiastici: al che il Santo rispose, esser questo loro necessario, affinché disimpegnati dalla cura della famiglia, potessero servire il popolo: e che di fatti non sarebbe stato a lui facile d'udirla tante volte, se fosse stato costretto a mantenere femmina e figliuoli. Questa ragione la convinse più, che non avrebbero fatto tutti gli argomenti de' Teologi, e si convertì. La B. M. di Chantal stando in casa del suocero, per guadagnare una serva insolente, che vi era, e facea da padrona, trattava con essa con maniere obbliganti e gentili, cercando di compiacerla in tutto ciò che conosceva esser di sua soddisfazione, fin ad istruire, vestire, pettinare, e servire ne' bisogni più bassi i di lei figliuoli egualmente che i suoi, correggendo anche i servitori ; se accadea, che li disprezzassero, e durò in questo modo per sette anni continui, con tutto che la serva si facesse sempre più altera e baldanzosa. E poiché alcuno le disse, che perdeva il tempo col pretendere di guadagnar una tal femmina con quelle civili e dolci maniere: questo, rispose, sarebbe vero, se non avessi altri in vista fuorché lei. Ma nostro Signore non ha detto, che tutto quello che faremo in favore de' poveri, tanto da lui raccomandatici, egli lo terrà per fatto a lui stesso ? Con Dio nulla si perde ; e quanto meno noi saremo riconosciuti dagli uomini, tanto più Iddio terrà conto di quello che ad essi facciamo a suo riguardo. Ad un altro, che le disse, che morto il suocero, quella serva avrebbe meritato di esser subitamente buttata in un fosso: nò, rispose ella, che io mi armerei in sua difesa. Se Iddio si serve di lei, per caricarmi di una croce, perché le ho io da voler male ? Ed a chi pretendea di mostrarle l'improprietà del governo posto in mano di una serva, rispondea così ordina Iddio per mio vantaggio, affinché io abbia tutto il tempo per attendere alle opere di pietà. Al suocero poi, che permettea questo, usava ella contuttociò ogni servitù e rispetto particolare: e quando lasciò il secolo, lo raccomandò caldamente ad un Religioso, perché l'assistesse, massime alla morte. Fu anche ammirabile in questo il P. Giovanni Leonardi: poiché avendo per lo spazio di quarant'anni patite moltissime persecuzioni e travagli da ogni genere di persone, non si lasciò mai scappar di bocca una parola, che dimostrasse risentimento, sdegno, avversione, o minima alterazione contra di loro ; anzi procurò sempre di fare a tutti coloro del bene, e di giovarli e colle parole, e co' fatti. Pregava continuamente per loro, gli scusava, li difendeva, e trattava con ciascuno di essi non altrimenti, che se gli fosse uno de' suoi amici più cari. Sapendo, che alcuni monaci di un cert'ordine, del quale era stato fatto Visitatore per commissione della Sede Apostolica, impazienti della disciplina regolare da lui rimessa gli macchinavano insidie, e scrivevano alla Sacra Congregazione contra di lui, ei non fece mai alcun risentimento, o dimostrazione ; anzi con quei medesimi trattava con tanta carità e cortesia, come se fossero i suoi più affezionati e confidenti. E venendo talora da alcuni di quegli abiti maltrattati e con parole, e con fatti, se la passava sempre con essi con piacevolezza e disinvoltura, correggendoli dolcemente, e dando loro talvolta qualche moderata penitenza, quando conveniva, per soddisfare, com'egli diceva, alla propria coscienza. Non però mai nelle lettere, che scriveva alla Sacra Congregazione, né ne' capitoli generali, né in verun'altra occasione che se gli presentasse, fece alcuna menzione di cose, che fossero state dette, o fatte contra la persona sua. Camminando un giorno per Lucca s'incontrò con uno di questi, il quale dopo d'averlo caricato di parole aspre ed ingiuriose, senza ch'egli facesse alcun motto, gli scaricò in volto una forte guanciata ; ed il servo di Dio senza punto turbarsi gli porse prontamente l'altra guancia, come per ricevere la seconda: di che confuso quell'insolente gli voltò le spalle, e seguitò il suo cammino. Allora Giovanni tutto lieto, per vedersi fatto degno di patir qualche affronto per amor del suo Dio, se ne tornò a casa, e per molti giorni fece orazione per colui, come per un suo parzialissimo benefattore.


20. " Guarda di non turbarti mai, né impazientirti per gli difetti altrui ; poiché sarebbe stoltezza, se per vedere uno caduto in un fosso, tu volessi buttarti in un altro senza utilità alcuna ". S. Bonav.

Il Cardinal Cesarini uomo mansuetissimo, avvisato, che si era smarrita la mula, che solea cavalcare, per negligenza del servo, chiamatolo a se, e richiesto del fatto, quegli rispose con molta arroganza. Tacque il Cardinale per molto tempo ; ma finalmente non cessando il servo dalle impertinenze, rivolto a' circostanti disse: non vi maravigliate del mio silenzio: perché ho stimato bene di sopprimer l'ira, e dar tempo alla ragione fin tanto che si renda padrona della passione ; affin di non cadere io in errore, per voler correggere l'errore altrui. Fu condotto a S. Fr. di Sales un giovane sfrenato, acciò gli facesse una severa correzione ; ed egli in vece del rigore, gli usò una somma dolcezza, e vedendo l'ostinazione di lui, versò amare lagrime, dicendo che avrebbe fatto cattiva fine, come accadde ; essendo poi quello stato ucciso in duello. Per lo che venendo il Santo ripreso della troppa dolcezza usata in quella occasione, rispose: che volete, ch'io faccia ? Ho procurato quanto ho potuto, d'armarmi di una collera, che non fosse peccaminosa: e perciò ho preso il mio cuore con tutte e due le mani, ma non ho avuto forza di scagliarglielo in faccia. E poi a dire il vero, ho temuto di dissipare in un quarto d'ora quel poco di mansuetudine, che con tanta fatica mi sono sforzato di raccogliere nello spazio di ventidue anni ; come una rugiada nel vaso del mio cuore. Quel miele, che un uomo ingoia in un sorso, le api stanno molti anni a raccoglierlo. E poi, a che proposito favellare a chi non ascolta ? Quell'insensato giovine non era capace di correzione, mentre non era più padrone del suo giudizio: onde io non avrei giovato a lui ; e forse avrei fatto torto a me stesso, ad imitazione di coloro, che si affogano con quelli ; che pretendono di salvare dal naufragio. La carità dev'essere giudiziosa, e prudente.


21. " Nel vedere le vostre proprie imperfezioni, ne dovete avere dispiacere: ma però un dispiacere umile, tranquillo, pacifico, e non mai turbolento e sdegnoso, che suol far più male, che bene ". Sales.

Così praticava egli medesimo con se stesso. Onde disse un giorno: Quanto a me ; se io avessi, per esempio, grande affetto a non cadere nel vizio della vanità, e con tutto ciò vi fossi caduto non leggiermente ; io non vorrei riprendere il mio cuore in questo modo: Non sei tu un miserabile, un abbominevole, che dopo tanti proponimenti ti lasci vincere da questo vizio ? Moriti di vergogna, non alzar più gli occhi al Cielo, sfacciato, traditore, e sleale al tuo Dio, e cose simili. Ma vorrei correggerlo piacevolmente, e per via di compassione, dicendo: Orsù povero mio cuore, eccoci caduti nella fossa, la quale avevamo tante volte risoluto di scampare. Ah, alziamoci su, e lasciamola una volta per sempre: ricorriamo alla misericordia di Dio, ed in essa speriamo, che ci ajuterà ad esser più costanti per l'avvenire, ed intanto rimettiamoci nel cammino dell'umiltà: coraggio, stiamo da ora innanzi sopra di noi, che Dio ci ajuterà, e faremo profitto. E sopra questa riprensione vorrei fabbricare una soda e ferma risoluzione di non ricader nell'errore, pigliando i rimedj convenienti. S. Vincenzo de Paoli non si contristava, né si inaspriva mai contra di se per causa de' suoi difetti ; e dicea, che si dee odiare il vizio, ed amar la virtù contraria, non perché quello ci dispiace, e questa ci piace, ma unicamente per amore di Dio, a cui dispiace il vizio, e piace la virtù ; che così il dolore, che si concepisce per lo difetto è dolce, e tranquillo. S. Luigi Gonzaga quando commettea difetti, non s'attristava ; ma solamente si riconcentrava in se stesso, e dicea: Terra dedit fructum suum.


22. " Né di aridità, né d'inquietudini, né di distrazioni, né di pensieri si prenda veruna afflizione, se vuoi acquistare libertà di spirito, e non andar sempre tribolato ". S. Ter.

Così essa medesima praticava. Quante contrarietà e quanti travagli interni ed esterni, e dai suoi Religiosi, e da altri, o dello stesso Demonio ebbe a soffrire in vita sua ? E pure in tante e sì varie avversità si manteneva alla sempre soda ed immobile, come uno scoglio battuto dalle onde del mare, senza prendersi fastidio di cosa alcuna. E per questa via giunse a godere una libertà di spirito poco men che angelica. L'istesso si legge di S. Fr. di Sales, che di quante cose gli avvenivano, per avverse che fossero, di niuna prendeasi fastidio. Onde ad una Dama, che gli chiese consiglio circa di questo, così scrisse: Voi amereste meglio di vedervi senza mancamenti, e senza disturbi, che tra le imperfezioni ed afflizioni. Lo vorrei anch'io: e così saremmo in Paradiso. Ma questa inquietudine, che avete, per non poter arrivare a tal segno di perfezione in questa vita, vi fa dubitare che l'odio che n'avete, non sia buono. No certamente, non è puro, poiché inquieta odiate adunque le vostre imperfezioni, poiché sono imperfezioni, ma amatele, perché vi fanno conoscere il vostro nulla, e danno soggetto a voi d'esercitarvi nelle virtù, ed a Dio di usarvi delle sue misericordie.


23. " Siate molto dolce, e molto grazioso in mezzo alle faccende, che avete: che tutto il Mondo aspetta questo buon esempio da voi ". Sales.

Di lui medesimo si dice che tra le sue azioni se ne stava sempre con un aspetto dolce, tranquillo, e pacifico ; e che non fu mai veduto perder un minimo che della sua ilarità, e serenità di qualunque affare si trovasse. L'istesso si dice di S. Vincenzo de Paoli, che tra le occupazioni, benché molte e scabrose, non mai perdea la tranquillità dello spirito. Ed era una maraviglia il vedere, come ricevei tutti colla medesima serenità di volto, ed a tutti soddisfacea di qualunque condizione si fossero, con grande affabilità, e senza mai dar segno di fastidio, o tedio per qualunque importunità gli venisse fatta. Dell'Abate David si narra, che per lo spazio d'anni quarantacinque, che visse nel Monistero, non fu mai veduto andar in collera, né dar mai alcun segno d'animo perturbato ; ma che in ogni sua azione mostrava continuamente nel volto una serenità e tranquillità imperturbabile, come se fosse un Angelo tra gli uomini ; con tutto che avesse dovuto averne le mille occasioni, essendo stato Superiore di centocinquanta Monaci ; non potendo tra tanti non esservene più d'uno di naturale nojoso e difficile, e di non aver avuti de' negozj ardui da trattare. Il fatto vien riferito da Teodoreto, il quale dice di aver ciò non solo udito da altri, ma d'averlo veduto co' proprj occhi, per aver conversato con lui una settimana. Di S. Tommaso d'Aquino si legge ne' processi di canonizzazione, che non mai fu veduto adirato, e neppur turbato, ma che in tutt'i tempi, ed in tutte le occupazioni se ne stava sempre con la fronte lieta e serena, di tal maniera che quei che con lui conversavano, in solo mirarlo provavano consolazione, ed un certo gaudio spirituale. Di S. Antonio scrive S. Attanasio, che si vedea sempre allegro, di modo che per lui ogni dì pareva il giorno di Pasqua, e che se qualche straniero venuto per vederlo, lo trovava per caso tra una moltitudine di Monaci, senza che gli fosse insegnato, lo conoscea subito all'allegrezza e benignità, che gli compariva nel volto. E quella tanta allegrezza poi, soggiunse il medesimo, che gli era cagionata dalla grande speranza, che avea del Paradiso: poiché stava sempre colla mente nelle cose eterne di lassù, alle quali non potea pensare senza giubilare.


24. " Sappiate, e tenete per certo, che tutti quei pensieri, che ci danno inquietudine ed agitazione di spirito, non sono in alcun modo da Dio, ch'è Principe di pace ; ma provengono sempre o dal Demonio, o dall'amor proprio e dalla stima, che facciamo di noi medesimi, che sono i tre fonti onde nascono tutti i nostri disturbi. E però quando ci vengono pensieri di tal natura, bisogna ributtarli subito, e non farne conto ". Sales.

Ecco il perché questo Santo non si vide mai turbato, né inquieto ; perché delle tentazioni del Demonio se ne burlava, e fu sempre nemico giurato dell'amor proprio, ed umile di cuore. Dimandato l'Abate Isacco da un altro Monaco, perché i Demonj lo temessero tanto, rispose così: da che mi feci Monaco, mi proposi di non uscir mai in atti d'impazienza, né in parole di sdegno: e per grazia del Signore non vi ho mancato mai. E pure Iddio sa quante volte ne sarò stato tentato, e quante occasioni ne avrò avute.


25. " L'umil Dolcezza è la virtù delle virtù ; che il Signore ci ha tanto raccomandata: e però bisogna praticarla da per tutto, e sempre. Si ha da fuggire il male, ma però pacificamente. Si ha da fare il bene, ma sempre con soavità. Prendete per voi questa regola. Ciò che vedrete potersi fare coll'amore, fatelo ; e quello che non può farsi senza contrasto, lasciatelo stare. In somma la pace e la tranquillità del cuore debbono star sempre al di sopra in ogni nostra azione, come l'odio dell'uliva sta al di sopra di tutti i liquori ". Sales.

Del medesimo Santo si legge, che godeva una pace di cuore imperturbabile. Onde egli stesso disse un giorno: cosa vi può mai essere, che possa disturbar la nostra pace ? Quando tutto il Mondo si rivoltasse sottosopra, io non mi inquieterei punto. Imperciocché cosa vale il Mondo tutto in paragone della pace del cuore ? E di fatti così appunto facea nelle occasioni, che gli occorreano. Benché avesse molto a cuore la riforma de' Monasterj, non volle però mai usar della sua autorità per effettuarla: ben sapendo, che le cose fatte con violenza non son durevoli. Ond'è, che amava meglio di non riuscire ne' suoi disegni, ch'effettuarli colla forza: aspettando che il tempo, anzi Iddio operasse quelle mutazioni ne' cuori, che sono sopra il potere delle creature. S. Vincenzo de Paoli avea per massima, che quantunque fosse necessario di star saldo per lo fine, che uno già si propone nelle buone imprese, fosse nulladimeno altresì espediente usar tutta la piacevolezza e dolcezza ne' mezzi a tal fine ordinati ; ad imitazione della Divina Sapienza, la quale, contuttoché ottenga fortemente i suoi fini, dispone però soavemente i mezzi, che a quelli conducono.


26. " Se vi sarà possibile, non vi mettete mai in collera né ammettete mai qualunque siesi pretesto per aprir ad essa la porta del vostro cuore: perché una volta che vi sia entrata, non è più in vostra mano il discacciarla, quanto vorrete, né il moderarla. Se vedrete, che per vostra debolezza ella abbia posto il piede nel vostro spirito ; in questo caso raccogliete subito che potrete tutte le vostre forze, e procurate di rimetterlo in tranquillità e pace. Bisogna però farlo soavemente, e non mai violentemente: essendo quì cosa di molta importanza il guardarsi di non inasprir la piaga ". Sales.

Così appunto faceva egli medesimo per frenar in se stesso la collera, come lo dichiarò in una congiuntura con queste parole: Ho io fatta, per esempio, risoluzione d'acquistar la Dolcezza. Or bene, o che la collera rinversi il mio cuore sossopra, o che la testa fumi da ogni parte, o che il mio sangue bolla a guisa d'una pentola, che sta al fuoco ; io nulla stimo tutto ciò ; e per tanto in tutto quello che si può, non lascerò di essere grazioso: e tutte le ragioni, che la natura mi presenterà per giustificarsi, io le affogherò, e non ne ascolterò alcuna. In fatti essendo una volta accaduto, che un Gentiluomo parente suo, credendosi da lui offeso, andò a trovarlo a casa, e lo caricò d'ingiurie e di minacce: il Santo, ch'era del tutto innocente, cercò di disingannarlo, e procurò di placarlo con gran dolcezza e civiltà. Ma sopraffatto colui dallo sdegno, ed a nulla arrendendosi, seguitò a maltrattarlo ed oltraggiarlo, finché finalmente partissi tutto rabuffato, e pieno di mal talento contra di lui. Allora rivolto egli ad un Religioso, che stava ivi presente, ed era grandemente stupito di quella sì grande pazienza: Padre mio, disse, non bisognava inasprir di vantaggio questo buon uomo, né fargli conoscere la sua temerità: ben la conoscerà un giorno, e ne sarà pentito ; come fu, perché colui pochi giorni dopo venne a chiedergli perdono. Si dice poi di lui, che non si vide mai vacillare la sua pazienza, ed alterare il suo spirito contra di chi che fosse. Dal che chiaramente apparisce, che questa santa virtù, che in lui spiccò tanto, non procedeva, come molti credono, dall'aver egli sortito un naturale tutto impastato di dolcezza, ma dalle grandi, e continue violenze, che avea fatte a se stesso. Poiché anzi era egli, d'un temperamento bilioso, e da se medesimo confessò, che si avea preso a petto di superarlo a viva forza ; e che ci avea travagliato per ventidue anni, combattendolo sempre con gran costanza e coraggio. Il che si vide molto chiaro dopo la di lui morte, allorché essendosi aperto il suo cadavere, nella vessica del fiele altro non vi si trovò che trecento pietruzze, indizio manifesto delle innumerevoli violenze, che fatte aveasi per frenare i moti dell'ira. Così pure dovean fare tanti altri Santi, nelle cui vite si narra, che non furono mai veduti andare in collera ; ma che anche nelle occasioni più violente si mostravan sempre colla medesima serenità di volto, e tranquillità d'animo: come furono S. Antonio, S. Efrem, S. Tommaso d'Aquino, S. Vincenzo de Paoli, ed altri, ed in particolare il glorioso S. Filippo Neri, del quale si dice, che se talvolta per umiltà de' suoi figliuoli spirituali mostrava il volto severo, e subito che quelli si erano partiti da lui, si rivoltava ad alcuno degli astanti, dicendo: Non ti pare, ch'io sia andato in collera ? Ed incontanente ripigliava il suo aspetto sereno, come era prima.


27. " I rimedj contra l'ira sono: 1. Prevenirne i movimenti quando si può, o almeno rigettarli con prestezza, divertendo il pensiero in altre cose. 2. Ad imitazione degli Apostoli allorché videro il mare in tempesta, ricorrere a Dio, al quale appartiene di mettere il cuore in pace. 3. Durante il bollore, non parlare, né operar cosa alcuna, intorno al punto, di cui si tratta. 4. Sforzarsi di praticar atti di Dolcezza e di umiltà verso la persona, contra la quale uno si sente adirato, massimamente se gli avesse fatto alcun atto di risentimento. ". Sales.

Questo buon Santo fu più volte molestato a torto da alcuni con parole ingiuriose, ne' quali casi per non dar luogo all'ira, alle volte si metteva a pensare a qualche buona loro qualità, affin di eccitarsi all'amore di essi, altre volte dopo aver loro usate maniere dolci e cortesi, vedendo che non si placavano, li lasciava dire, e taceva. E ad un signore, che in una simile occasione si mostrava stupito di quella eroica pazienza, partito che fu l'altro: vedete, disse, io ho fatto un patto colla mia lingua: che quando si dirà alcuna cosa contra di me, che mi possa portare alla collera, ella si guardi bene dal parlare. S. Vincenzo de Paoli, se talvolta si sentiva mosso dall'ira, allora si asteneva dal parlare, ed anche dall'operare, e sopra tutto non risolvea nulla, finché non vedea sedati i moti di quella passione, solendo dire che le azioni fatte in tal'agitazione, non essendo pienamente dirette dalla ragione, che allora si trova turbata ed oscurata, ancorché per altro pajono buone, non possono però essere mai perfette: e che in questi casi, a dispetto di tutt'i bollori della collera, e con tutt'i pretesti di zelo, che uno si immagini d'avere, non bisogna dire se non parole dolci ed affabili, a fine di guadagnar a Dio il nostro prossimo. E però durante in lui tal turbazione, si facea tutta la forza per impedire che non se ne vedesse alcun contrassegno nel volto: e se talvolta scappavagli qualche parola, o qualche gesto, che desse segno d'impazienza, o d'asprezza, ( il che succedea molto di raro ) ne domandava presto scusa. Per lo che avendo un giorno parlato con qualche risoluzione ad un fratello laico, che si scusava con varj pretesti, di dar l'alloggio ad un forestiero ; quantunque l'avesse fatto a buon fine, ed acciò quegli riconoscesse il suo errore, tuttavia stimolato dalla sua umiltà, l'istessa sera andò ad umiliarsegli, e gli volle baciare i piedi. Un'altra volta dubitando di aver contristato un altro fratello laico, per avergli detto, che avesse pazienza, ed aspettasse un poco per la risoluzione di certi dubbj, che gli avea proposti, non volle dir la Messa, sinché non glie n'ebbe chiesto perdono. Il V. Mr. di Palafox quando talvolta nel riprendere alcuno sentiva spuntare in se movimenti d'ira, e di eccessivo zelo, alzava subito il cuore a Dio, dicendogli: Signore, tieni saldo in questa burrasca il timone della ragione, acciò non trapassi in cosa alcuna il vostro santo volere. A Cesare Augusto fu data da un gran savio questo consiglio: quando sentirai nell'animo tuo movimenti di collera, allora non dire, né far cosa alcuna, finché non abbi corse almeno colla mente le ventiquattro lettere dell'alfabeto. Narra Plutarco di Coti Re di Tracia, ch'era molto facile ad andar in collera, ed a punir crudelmente i mancamenti de' suoi servi, che venendogli donati da un amico alcuni vasi fragili, ma eccellentemente lavorati, diede un bel regalo all'amico, e dopo infranse tutti quei vasi. Ed a chi mirò con stupore il fatto, disse: io gli ho rotti, per non avere da usare delle mie solite crudeltà, se mai alcuno li rompesse.


28. " Assuefatevi ad avere un cuore docile, maneggevole, sottomesso, e facile a condiscendere a tutti in tutte le cose lecite per amore del vostro dolcissimo Dio, per assomigliarvi alla colomba, la quale riceve tutt'i colori, che le dà il sole. A questo effetto mettete ogni mattina il vostro spirito in positura d'umiltà, di tranquillità, e di Dolcezza ; e poi tra 'l giorno osservate di tanto, in tanto, se mai si fosse impegnato coll'effetto in alcuna cosa, e però non fosse del tutto disinvolto e tranquillo: e mettetelo in riposo. ". Sales.

Il medesimo Santo si rendé tanto insigne in questo d'accomodarsi al genio di tutti, che Alessandro VII nell'Orazione, che gli fece non seppe dargli un distintivo più proprio, che quello d'averlo Iddio voluto fatto tutto a tutti. Tra le innumerabili testimonianze di ciò basti quella, che praticò colla B. Chantal. Questa temendo di perderlo per le sue soperchie applicazioni, e per lo poco ristoro, che dava al proprio corpo, lo pregò ad aversi un poco di cura, ed egli altrettanto umile, che arrendevole, mi conservo quanto sarà possibile, le rispose, e più, perché voi me lo dite, che per inclinazione, che io abbia a questa sorta d'attenzione. M'immagino però, volere Iddio, che io voglia qualche cosa per amore di voi: or faccia egli di me secondo il suo beneplacito. Ed in altre occasioni l'assicurò che lo faceva. S. Vincenzo de Paoli avea quest'uso quasi ridotto in natura, che nelle cose indifferenti si mostrava sempre molto facile e piacevole al volere d'ognuno. L'Abate Agatone si gloriava di non esser mai andato a letto, senz'aver prima sopito ogni moto di sdegno, anche contro di se stesso ; e questo a fine d'adempire quel precetto: Diverte a malo, et fac bonum ; inquire pacem, et persequere eam.


29. " Un mezzo importantissimo per acquistar la dolcezza di cuore, è quello d'assuefarsi a fare tutte le sue operazioni, e a dire tutte le sue parole sì piccole, che grandi, dolcemente e adagio. Moltiplicate quanto più potete questi atti nel tempo della tranquillità e così avvezzerete il vostro cuore alla Dolcezza ". Sales.

Il medesimo Santo praticava eccellentemente questo ricordo: poiché non fu mai veduto darsi fretta in cosa alcuna. Onde ad una persona, che lo richiese di ciò, rispose: Voi mi domandate, come ho fatto, vedendo ognuno affrettarsi, e non affrettarmi, né mettermi mai in pena. Che volete, che io vi risponda ? Io non son venuto al Mondo per portarvi intrighi. Non ve ne sono forse abbastanza ?


30. " Per mantenere continuamente l'anima sua in un aspetto grazioso, basta prendere a fare tutte le sue azioni alla presenza di Dio, e come se egli stesso ordinasse di farle ". Sales.

Questa era la causa, perché il V. Beremans facea tanto aggiustamente tutte le sue azioni, ed in tutte le occasioni si mostrava sempre del medesimo tenore senza mai alterarsi, o turbarsi ; perché godea continuamente della divina presenza ; e prima di mettersi a fare qualche cosa, la consultava con Dio, e nel farla stava sempre in vista di lui. Dimandato uno di quei Padri dell'Eremo come facesse a menar una vita sì ben composta, e sempre eguale: Io, rispose, rimiro spesso il mio Angelo Custode, che mi sta sempre accanto assistendomi in ogni mio bisogno, ed insegnandomi in ogni occorrenza ciò che ho da dire, e da fare, notando minutamente ogni mia azione. Quindi nasce in me un tal timore e rispetto verso di lui, che mi far star sempre attento per non dire, o fare cosa alcuna, che possa dispiacergli.


31. " Un gran mezzo per conservarsi in una pace e tranquillità di cuore continua, è il ricevere dalle mani di Dio tutte le cose grandi, e piccole che sieno, ed in qualsivoglia maniera, che vengano ". S. Doroteo.

S. Caterina da Siena dimandò una volta al Signore, quale sia il modo di ottenere la vera pace del cuore: ed egli rispose: Il credere, che tutto quello che avviene nel Mondo, avviene sempre per ordine e disposizione di Dio, a ch'egli non fa mai avvenire a veruno cosa alcuna, che non sia il meglio per lui. Di S. Macario si narra, che non fu mai veduto adirato, né malinconico, ma che si mostrava sempre allegro, e con una giovialità celeste. E la causa di ciò era, perché tutto quello, che gli accadea, lo ricevea, come cosa venutagli dalle mani di Dio. L'istesso dice di San Martino Severo Sulpizio, che conversò con lui molto tempo. Volendo i servi di David vendicarlo contra Semei: no, disse egli, perché Iddio è che gli ha ordinato, che mi maledicesse: e chi ardirà di chiedergli perché ciò fai ? S. Francesco di Sales essendo stato maltrattato a torto da un certo Signore in presenza di un Religioso, questi stupito della di lui sofferenza, dopo partito colui, gli dimandò, come avesse potuto sopportar tante ingiurie con tanta tranquillità ; al quale ei rispose: Non vedete, che Iddio da tutta l'eternità ha previsto la grazia, che mi avrebbe conceduta di sopportar volentieri quest'obbrobrio ? E non volete voi, che io bevessi questo calice, che mi è stato preparato dalle mani di un sì buon Padre ? Io, disse un'Anima illuminata, non avea mai intesa bene questa verità, spesso detta e ridetta, che non cade mai un capello dal nostro capo, senza essere ordinato dal nostro Padre Celeste. L'intendere ciò chiaramente e perfettamente, rende beata l'anima in terra, e la croce, che a quella era un Inferno, diventa un Paradiso. Perocché allora ella gusta il maraviglioso sapore, che a pro delle Anime pure è riserbato nell'ordine di Dio. E basta che vi sia l'ordine di Dio, per far, che ella trovi in ogni cosa la quiete e la felicità. Della V. M. Serafina si legge, che in qualunque travaglio, o disgrazia, che le avvenisse, ella altro non facea, che lodare e benedire Dio ; e che solea dire: Dio è nostro Padre, e quanto fa, tutto è per utile nostro: se questa cosa non fosse per nostro bene, non l'avrebbe fatta. Ebbe una volta avviso, che si era naufragata una feluca, carica di vettovaglie comperate in Salerno per lo suo Monastero: ed ella menò subito seco le sue figlie avanti il Sacramento a lodare e ringraziare il Signore, che così avea disposto ; e disse, che quello era a lei tanto caro, come se l'avesse fatto essa colle proprie mani, e per proprio gusto ; anzi molto anche più, per essere stato fatto dalle mani di Dio.







Fonte esatta

estratti dal libro :
"DIARIO SPIRITUALE"

di Anonimo napoletano

che comprende una scelta di detti e di fatti di santi,
 o di altre persone di singolare virtù adattati
 ad incitare le anime all'acquisto della perfezione,
 e i loro confessori a condurveli.

EDIZIONE DUODECIMA
corretta, accresciuta, e ridotta a miglior ordine
coll'aggiunta
DI UNA UTILISSIMA APPENDICE
colla pratica della umiltà, e della carità
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NAPOLI
della tipografia Paci
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1843



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