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L'aspetto, la voce e i modi di Gesù Nazareno
al tempo della Sua Vita mortale sulla Terra
- Dalle visioni della mistica Maria Valtorta -
"
(...) 4 agosto 1945. Nella casa di Cana la festa per la venuta di Gesù
è di poco minore di quanto lo fu per le nozze di miracolo. Mancano i
suonatori, non ci sono gli invitati, la casa non è inghirlandata di
fiori e rami verdi, non ci sono le tavole per i molti ospiti né il
maestro di tavola presso le credenze e le idrie colme di vini. Ma tutto
è superato dall'amore che ora è dato nella sua giusta forma e misura,
ossia non all'ospite, forse anche un poco parente, ma che è sempre un
uomo, ma all' Ospite Maestro di cui si conosce e riconosce la vera
Natura e si venera la Parola come cosa divina. Perciò i cuori di Cana
amano con tutti se stessi il Grande Amico che si è affacciato con la
sua veste di lino all'apertura dell'orto, fra il verde della terra e il
rosso del tramonto, abbellendo le cose tutte colla sua presenza,
comunicando la sua pace non solo agli animi a cui rivolge il suo
saluto, ma financo alle cose. Veramente sembra che, dovunque si volga
il suo occhio azzurro, si stenda un velo di pace solenne e pur lieta.
Purezza e pace fluiscono dalle sue pupille, così come la sapienza dalla
sua bocca e l'amore dal suo cuore.
A chi leggerà queste pagine parrà forse impossibile quanto io dico.
Eppure lo stesso luogo, che prima della venuta di Gesù era un luogo
comune, oppure era un luogo di movimento indaffarato che esclude la
pace che si presuppone priva di orgasmi di lavoro, non appena Egli si
presenta, si nobilita, e il lavoro stesso prende un che di ordinato che
non esclude la presenza di un pensiero soprannaturale fuso al lavoro
manuale. Non so se mi spiego bene.
Gesù non è mai arcigno, neppure nelle ore di maggior disgusto per
qualche azione che gli accade, ma è sempre maestosamente dignitoso, e
comunica questa dignità soprannaturale al luogo in cui si muove.
Gesù
non è mai allegrone né piagnucolone, con faccia squarciata dal riso né
ipocondriaca, neppure nei momenti di maggiore letizia o di maggiore
sconforto.
Il suo sorriso è inimitabile.
Nessun pittore lo potrà mai
ripetere. Sembra sia una luce che gli si emani dal cuore, una luce
radiosa nelle ore di maggior letizia per qualche anima che si redime o
per qualche altra che si avvicina alla perfezione; un sorriso direi
roseo, quando approva le azioni spontanee dei suoi amici o discepoli e
gode della loro vicinanza; un sorriso, sempre per stare nei colori,
azzurro, angelico, quando si curva sui bambini per ascoltarli, per
ammaestrarli, per benedirli; un sorriso temperato di pietà quando
guarda qualche miseria della carne o dello spirito; infine un sorriso
divino quando parla del Padre o della Madre sua, o guarda e ascolta
questa Madre purissima.
Non posso dire di averlo visto ipocondriaco neppure nelle ore di
maggiore strazio. Fra le torture dell'essere tradito, fra le angosce
del sudore di sangue, fra gli spasimi della Passione, se la mestizia
sommerge il fulgore dolcissimo del suo sorriso, non è sufficiente a
cancellare quella pace che pare un diadema di paradisiache gemme
fulgente sulla sua fronte liscia e illuminante, della sua luce, tutta
la divina persona.
E così non posso dire di averlo mai visto abbandonarsi a smodate
allegrie. Non alieno ad una schietta risata se il caso lo richiede,
riprende subito dopo la sua dignitosa serenità.
Ma quando ride,
ringiovanisce prodigiosamente, fino ad assumere un volto di giovane
ventenne, e pare che il mondo ringiovanisca per la sua bella risata,
schietta, sonora, tonata.
Non posso ugualmente dire di avergli visto
fare affrettatamente le cose.
Sia che parli o che si muova, lo fa
sempre con pacatezza pur non essendo mai lento o svogliato. Sarà forse
perché, alto come è, può fare passi lunghi senza per questo mettersi a
correre per fare molta strada, e ugualmente può raggiungere con
facilità oggetti lontani senza avere bisogno di alzarsi per
raggiungerli.
Certo è che, fin nel suo modo di muoversi, è signorile e
maestoso.
E la voce?
Ecco, io sono a momenti due anni che lo sento parlare,
eppure delle volte quasi perdo il filo del suo dire tanto mi sprofondo
nello studio della sua voce. E il buon Gesù, paziente, ripete ciò che
ha detto e mi guarda col suo sorriso di Maestro buono per non fare che
nei dettati risultino mutilazioni dovute alla mia beatitudine di
ascoltarne la voce, gustarla e studiarne il tono e il fascino. Ma dopo
due anni ancora non so dire di preciso che tono abbia. Escludo
assolutamente il tono di basso, come escludo quello di tenore leggero.
Ma sono sempre incerta se sia una potente voce tenorile o quella di un
perfetto baritono dalla gamma vocale amplissima.
Direi che è questo,
perché la sua voce prende delle volte delle note bronzee, fin quasi
ovattate tanto sono profonde, specie quando parla a tu per tu con un
peccatore per riportarlo alla Grazia o indica le deviazioni umane alle
turbe; mentre poi, quando si tratta di analizzare e mettere all'indice
le cose proibite e scoprire le ipocrisie, il bronzo si fa più chiaro; e
diviene tagliente come schianto di fulmine quando impone la Verità e la
sua volontà, fino a giungere a cantare come lastra d'oro percossa con
martello di cristallo quando si eleva inneggiando alla Misericordia o
magnificando le opere di Dio; oppure fascia questo timbro di amore per
parlare alla Madre e della Madre. Veramente allora è fasciata di amore
questa sua voce, di un amore riverenziale di figlio e di un amore di
Dio che loda la sua opera migliore. E questo tono, sebbene meno
marcato, usa per parlare ai prediletti, ai convertiti o ai bambini. E
non stanca mai, neppure nel più lungo discorso, perché è voce che
riveste e completa il pensiero e la parola, rendendone la potenza o la
dolcezza a seconda del bisogno.
E io resto talora con la penna in mano, ad ascoltare, e poi trovo il
pensiero andato troppo avanti, impossibile ad afferrarsi... e li resto,
finché il buon Gesù non lo ripete, come fa quando sono interrotta per
insegnarmi a sopportare pazientemente le cose o le persone moleste, che
glielo lascio pensare quanto mi sono moleste quando mi levano dalla
beatitudine di ascoltare Gesù... (...) "
FONTE: " L' Evangelo come mi è stato
rivelato ", Maria Valtorta, VOL. 4, CAP. 243, Ed. CEV
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