“Tenterò
descrivere la inesprimibile, ineffabile, beatifica visione della tarda
sera di ieri, quella che dal sogno dell'anima mi condusse al sogno del
corpo per apparirmi ancor più nitida e bella al mio ritorno ai sensi. E
prima di. accingermi a questa descrizione, che sarà sempre lontana dal
vero più che non noi dal sole, mi sono chiesta: :' Devo prima scrivere,
o prima fare le mie penitenze? ". Mi ardeva di descrivere ciò che fa
la mia gioia, e so che dopo la penitenza sono più tarda alla fatica
materiale dello
scrivere.
Ma la voce di
luce dello Spirito Santo — la chiamo così perché è immateriale come la
luce eppure è chiara come la più sfolgorante luce, e scrive per lo
spirito mio le sue parole che son suono e fulgore e gioia, gioia,
gioia— mi dice avvolgendomi l'anima nel suo baleno d'amore; " Prima la
penitenza e poi la scrittura di ciò che è la tua gioia. La penitenza
deve sempre precedere tutto, in te, poiché è quella che ti merita la
gioia. Ogni visione nasce da una precedente penitenza e ogni penitenza
ti apre il cammino ad ogni più alta contemplazione. Vivi per questo.
Sei amata per questo. Sarai beata per questo. Sacrificio, sacrificio.
La tua via, la tua missione, la tua forza, la tua gloria. Solo quando
ti addormenterai in Noi cesserai di esser ostia per divenire gloria ".
Allora ho fatto
prima tutte le mie giornaliere penitenze. Ma non le sentivo neppure.
Gli occhi dello spirito " vedevano " la sublime visione ed essa
annullava la sensibilità corporale. Comprendo, perciò, il perché i
martiri potessero sopportare quei supplizi orrendi sorridendo. Se a
me, tanto inferiore a loro in virtù, una contemplazione può,
effondendosi dallo spirito ai sensi corporali, annullare in essi la
sensibilità dolorifica, a loro, perfetti nell'amore come creatura umana
può esserlo e vedenti, per la loro perfezione, la Perfezione di Dio
senza velami, doveva accadere un vero annullamento delle debolezze
materiali. La gioia della visione annullava la miseria della carne
sensibile ad ogni sofferenza.
Ed ora cerco descrivere.
Ho rivisto ' il
Paradiso. E ho compreso di cosa è fatta la sua Bellezza, la sua Natura,
la sua Luce, il suo Canto. Tutto, insomma. Anche le sue Opere, che sono
quelle che, da tant'alto, informano, regolano, provvedono a tutto
l'universo creato. Come già l'altra volta, nei primi del corrente anno,
credo, ho visto la Ss. Trinità. Ma andiamo per ordine.
Anche gli occhi
dello spirito, per quanto molto più atti a sostenere la Luce che non i
poveri occhi del corpo che non possono fissare il sole, astro simile a
fiammella di fumigante lucignolo rispetto alla Luce che è Dio, hanno
bisogno di abituarsi per gradi alla contemplazione di questa alta
Bellezza.
Dio è così buono
che, pur volendosi svelare nei suoi fulgori, non dimentica che siamo
poveri spiriti ancor prigionieri in una carne, e perciò indeboliti da
questa prigionia. Oh! come belli, lucidi, danzanti, gli spiriti che Dio
crea ad ogni attimo per esser anima alle nuove creature! Li ho visti e
so. Ma noi... finché non torneremo a Lui non possiamo sostenere lo
Splendore tutto d'un colpo. Ed Egli nella sua bontà ce ne avvicina per
gradi.
Per prima cosa,
dunque, ieri sera ho visto come una immensa rosa. Dico " rosa " per
dare il concetto di questi cerchi di luce festante che sempre più si
accentravano intorno ad un punto di un insostenibile fulgore.
Una rosa senza
confini! La sua luce era quella che riceveva dallo Spirito Santo. La
luce splendidissima dell'Amore eterno. Topazio e oro liquido resi
fiamma... oh! non so come spiegare! Egli raggiava, alto, alto e solo,
fisso nello zaffiro immacolato e splendidissimo dell'Empireo, e da Lui
scendeva a fiotti inesausti la Luce. La Luce che penetrava la rosa dei
beati e dei cori angelici e la faceva luminosa di quella sua luce che
non è che il prodotto della luce dell'Amore che la penetra. Ma io non
distinguevo santi o angeli. Vedevo solo gli immisurabili festoni dei
cerchi del paradisiaco fiore.
Ne ero già tutta
beata e avrei benedetto Dio per la sua bontà, quando, in luogo di
cristallizzarsi così, la visione si aprì a più ampi fulgori, come se si
fosse avvicinata sempre più a me permettendomi di osservarla con
l'occhio spirituale abituato ormai al primo fulgore e capace di
sostenerne uno più forte.
E vidi Dio
Padre: Splendore nello splendore del Paradiso. Linee di luce
splendidissima, candidissima, incandescente. Pensi tei: se io lo potevo
distinguere in quella marea di luce, quale doveva esser la sua Luce
che, pur circondata da tant'altra, la annullava facendola come un'ombra
di riflesso rispetto al suo splendere? Spirito... Oh! come si vede che
è spirito! E' Tutto. Tutto tanto è perfetto. E' nulla perché anche il
tocco di qualsiasì altro spinto del Paradiso non potrebbe toccare Dio,
Spirito perfettissimo, anche con la sua immaterialità: Luce, Luce,
niente altro che Luce.
Di fronte2 al
Padre Iddio era Dio Figlio. Nella veste del suo Corpo glorificato su
cui splendeva l'abito regale che ne copriva le Membra Ss. senza celarne
la bellezza superindescrivibile3. Maestà e Bontà si fondevano a questa
sua Bellezza. I carbonchi delle sue cinque Piaghe saettavano cinque
spade di luce su tutto il Paradiso e aumentavano lo splendore di questo
e della sua Persona glorificata.
Non aveva
aureola o corona di sorta. Ma tutto il suo Corpo emanava luce, quella
luce speciale dei corpi spiritualizzati che in Lui e nella Madre è
intensissima e si sprigiona dalla Carne che è carne, ma non è opaca
come la nostra. Carne che è luce. Questa luce si condensa ancor di più
intorno al suo Capo. Non ad aureola, ripeto, ma da tutto il suo Capo.
Il sorriso era luce e luce lo sguardo, luce trapanava4 dalla sua
bellissima Fronte, senza ferite. Ma pareva che, là dove le spine un
tempo avevano tratto sangue e dato dolore, ora trasudasse più viva
luminosità.
Gesù era in
piedi col suo stendardo regale in mano come nella visione che ebbi in
gennaio, credo.
Un poco più in
basso di Lui, ma di ben poco, quanto può esserlo un comune gradino di
scala, era la Ss. Vergine. Bella come lo è in Ciclo, ossia con la sua
perfetta bellezza umana glorificata a bellezza celeste.
Stava fra il
Padre e il Figlio che erano lontani tra 5 loro qualche metro. (Tanto
per applicare paragoni sensibili). Ella era nel mezzo e, con le mani
incrociate sul petto — le sue dolci, candidissime, piccole, bellissime
mani — e col volto lievemente alzato — il suo soave, perfetto, amoroso,
soavissimo volto — guardava, adorando, il Padre e il Figlio.
Piena di
venerazione guardava il Padre. Non diceva parola, tutto il suo sguardo
era voce di adorazione e preghiera e canto. Non era in ginocchio. Ma
il suo sguardo la faceva più prostrata che nella più profonda
genuflessione, tanto era adorante. Ella diceva: " Sanctus! ", diceva: "
Adoro Te! " unicamente col suo sguardo.
Guardava il suo
Gesù piena di amore. Non diceva parola. Ma tutto il suo sguardo era
carezza. Ma ogni carezza di quel suo occhio soave diceva: " Ti amo! ".
Non era seduta. Non toccava il Figlio. Ma il suo sguardo lo riceveva
come se Egli le fosse in grembo circondato da quelle sue materne
braccia come e più che nell'Infanzia e nella Morte. Ella diceva:
"Figlio mio!", "Gioia mia! ", " Mio amore! " unicamente col suo sguardo.
Si beava di
guardare il Padre e il Figlio. E ogni tanto alzava più ancora il volto
e lo sguardo a cercare l'Amore che splendeva alto, a perpendicolo su
Lei. E allora la sua luce abbagliante, di perla fatta luce, si
accendeva come se una fiamma la investisse per arderla e farla più
bella. Ella riceveva il bacio dell'Amore e si tendeva con tutta la sua
umiltà e purezza, con la sua carità, per rendere carezza a Carezza e
dire: " Ecco. Son la tua Sposa e ti amo e son tua. Tua per l'eternità
". E lo Spirito fiammeggiava più forte quando lo sguardo di Maria si
allacciava ai suoi fulgori.
E Maria
riportava il suo occhio sul Padre e sul Figlio. Pareva che, fatta
deposito dall'Amore, distribuisse questo. Povera immagine mia! Dirò
meglio. Pareva che lo Spirito eleggesse Lei ad essere quella che,
raccogliendo in sé tutto l'Amore, lo portasse poi al Padre e al Figlio
perché i Tre si unissero e si baciassero divenendo Uno. Oh! gioia
comprendere questo poema di amore! E vedere la missione di Maria, Sede
dell'Amore!
Ma lo Spirito
non concentrava i suoi fulgori unicamente su Maria. Grande la Madre
nostra. Seconda solo a Dio. Ma può un bacino, anche se grandissimo,
contenere l'oceano? No. Se ne empie e ne trabocca. Ma l'oceano ha acque
per tutta la terra. Così la Luce dell'Amore. Ed Essa scendeva in
perpetua carezza sul Padre e sul Figlio, li stringeva in un anello di
splendore. E si allargava ancora, dopo essersi beatificata col contatto
del Padre e del Figlio che rispondevano con amore all'Amore, e si
stendeva su tutto il Paradiso,Ecco che questo si svelava nei suoi
particolari... Ecco gli an_ geli. Più in alto dei beati, cerchi intorno
al Fulcro del Cielo che è Dio Uno e Trino con la Gemma verginale di
Maria per cuore Essi hanno somiglianzà più viva con Dio Padre. Spiriti
perfetti ed eterni, essi sono tratti di luce, inferiore unicamente a
quella di Dio Padre, di una forma di bellezza indescrivibile.
Adorano... sprigionano armonie. Con che? Non so. Forse col palpito del
loro amore. Poiché non son parole; e le linee delle bocche non
smuovono la loro luminosità. Splendono come acque immobili percosse
da vivo sole. Ma il loro amore è canto. Ed è armonia così sublime che
solo una grazia di Dio può concedere di udirla senza morirne di gioia.
Più sotto, i
beati. Questi, nei loro aspetti spiritualizzati, hanno più somiglianzà
col Figlio e con Maria. Sono più compatti, direi sensibili all'occhio
e — fa impressione — al tatto, degli angeli. Ma sono sempre
immateriali. Però in essi sono più marcati i tratti fisici, che
differiscono in uno dall'altro. Per cui capisco se uno è adulto o
bambino, uomo o donna. Vecchi, nel senso di decrepitezza, non ne vedo:
Sembra che anche quando i corpi spiritualizzati appartengono ad uno
morto in tarda età, lassù cessino i segni dello sfacimento della nostra
carne. Vi è maggior imponenza in un anziano che in un giovane. Ma non
quello squallore di rughe, di calvizie, di bocche sdentate e schiene
curvate proprie negli umani. Sembra che il massimo dell'età sia di 40,
45 anni. Ossia virilità fiorente anche se lo sguardo e l'aspetto sono
di dignità patriarcale.
Fra i molti...
oh! quanto popolo di santi!... e quanto popolo di angeli! I cerchi si
perdono, divenendo scia di luce per i turchini splendori di una
vastità senza confini! E da lungi, da lungi, da questo orizzonte
celeste viene ancora il suono del sublime alleluia e tremola la luce
che è l'amore di questo esercito di angeli e beati...
Fra i molti
vedo, questa volta, un imponente spirito. Alto, severo, e pur buono.
Con una lunga barba che scende sino a metà del petto e con delle tavole
in mano. Le tavole sembrano quelle cerate che usavano gli antichi per
scrivere. Si appoggia con la mano sinistra ad esse che tiene, alla loro
volta, appoggiate al g1' nocchio sinistro. Chi sia non so. Penso a Mosè
o a Isaia. Non so perché. Penso così. Mi guarda e sorride con molta
dignità. Null'altro. Ma che occhi! Proprio fatti per dominare le folle
e penetrare i segreti di Dio.
Lo spirito mio
si fa sempre più atto a vedere nella Luce. E vedo che ad ogni fusione
delle tre Persone, fusione che si ripete con ritmo incalzante ed
incessante come per pungolo di fame insaziabile d'amore, si producono
gli incessanti miracoli che sono le opere di Dio.
Vedo che il
Padre, per amore del Figlio, al quale vuole dare sempre più grande
numero di seguaci, crea le anime. Oh! che bello! Esse escono come
scintille, come petali di luce, come gemme globulari, come non sono
capace di descrivere, dal Padre. E' uno sprigionarsi incessante di
nuove anime... Belle, gioiose di scendere ad investire un corpo per
obbedienza al loro Autore. Come sono belle quando escono da Dio! Non
vedo, non Io posso vedere essendo in Paradiso, quando le sporca la
macchia originale.
Il Figlio, per
zelo per il Padre suo, riceve e giudica, senza soste, coloro che,
cessata la vita, tornano all'Origine per esser giudicati. Non vedo
questi spiriti. Comprendo se essi sono giudicati con gioia, con
misericordia, o con inesorabilità, dai mutamenti dell'espressione di
Gesù. Che fulgore di sorriso quando a Lui si presenta un santo! Che
luce di mesta misericordia quando deve separarsi da uno che deve
mondarsi prima di entrare nel Regno! Che baleno di offeso e doloroso
corruccio quando deve ripudiare in eterno un ribelle!
E' qui che
comprendo ciò che è il Paradiso. E ciò di che è fatta la sua Bellezza,
Natura, Luce e Canto. E' fatta dall'Amore. Il Paradiso è Amore. E'
l'Amore che in esso crea tutto. E' l'Amore la base su cui tutto si
posa. E' l'Amore l'apice da cui tutto viene.
Il Padre opera
per Amore. Il Figlio giudica per Amore. Maria vive per Amore. Gli
angeli cantano per Amore. I beati osannano per Amore. Le anime si
formano per Amore. La Luce è perché è l'Amore. Il Canto è perché è
l'Amore. La Vita è perché è l'Amore. Oh! Amore! Amore! Amore!... Io mi
annullo in Te. Io risorgo in Te, Io muoio, creatura umana, perché Tu
mi consumi. Io nasco, creatura spirituale, perché Tu mi crei.
Sii benedetto,
benedetto, benedetto, Amore, Terza Persona! Sii benedetto, benedetto,
benedetto, Amore, che sei amore delle Due Prime! Sii benedetto,
benedetto, benedetto, Amore, che ami i Due
che
ti
precedono! Sii benedetto Tu che mi ami. Sii benedett me che ti amo
perché mi permetti di amarti e conoscerti , o Luce
mia...
Ho cercato nei
fascicoli, dopo aver scritto tutto questo, la cedente contemplazione
del Paradiso. Perché? Perché diffido se pre di me e volevo vedere se
una delle due era in contraddizione con l'altra. Ciò mi avrebbe
persuasa che sono vittima di un inganno.
No. Non vi è
contraddizione. La presente è ancor più nitida ma ha le linee
essenziali uguali. La precedente è alla data 10 gennaio 1944 . E da
allora io non l'avevo mai più guardata. Lo assicuro come per
giuramento.
Dice a sera Gesù:
« Nel Paradiso
che l'Amore ti ha fatto contemplare vi sono unicamente i " vivi " di
cui parla Isaia nel cap. 4, una delle profezie che saranno lette domani
l'altro 7. E come si ottiene questo esser " vivi " lo dicono le parole
susseguenti. Con lo spirito di giustizia e con lo spirito di carità si
annullano le macchie già esistenti e si preserva da novelle corruzioni
8.
Questa giustizia
e questa carità che Dio vi da e che voi gli dovete dare, vi
condurranno e vi manterranno all'ombra del Tabernacolo eterno. Là il
calore delle passioni e le tenebre del Nemico diverranno cosa innocua
' poiché saranno neutralizzate dal Protettore vostro Ss., che più
amoroso di chioccia per i suoi nati vi terrà al riparo delle sue ali e
vi difenderà contro ogni sopran naturale assalto. Ma non allontanatevi
mai da Lui che vi ama.
Pensa, anima
mia, alla Gerusalemme che ti è stata mostrata. Non merita
ogni cura per possederla? Vinci. Io ti attendo. Noi
ti attendiamo. Oh! questa parola che vorremmo dire a tutti i
creati, almeno a tutti i cristiani, almeno a tutti i cattolici,
possiamo dire a tanto pochi!
Basta perché sei
stanca. Riposa pensando al Paradiso. »
FONTE:
“I quaderni del 1944”
Edizioni CEV
-
Dettati, visioni e rivelazioni di Gesù e Maria Santissimi a Maria
Valtorta-