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LA
TOTALE CONFIDENZA IN DIO
- dall'esempio dei Santi -
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"Ecce
ego vobiscum sum" - Matth. 28. 20.
"
Per essere Iddio una Onnipotenza infinita, niuna cosa gli è
impossibile: per essere una infinita Sapienza niuna cosa gli è
difficile: per essere una Bontà senza misura, ha un infinito desiderio
del nostro bene. Or non ha da bastar tutto questo, per farci riporre
tutta la nostra confidenza in lui." Scupoli.
Da
questo pensiero dovette esser fortemente investito quel Servo di Dio in
Roma, del quale scrivono, che stando un giorno in Orazione, disse al
Signore così: Signore così non vi voglio star più pensateci voi: io
voglio esser esaudito. Voi, che siete il mio Padre, se non mi fate
questa grazia, non ci è nessun altro, che me la possa fare. Pensate,
che se per li meriti di questo Cristo non la merito, non me la
concedete, che son contento ! S. Francesco di Sales era ripieno di
tanta confidenza in Dio, che lo faceva viver tranquillo anche in mezzo
a' maggior disastri, non potendosi, come dir solea, persuadere, che chi
crede una Provvidenza infinita per tutt'i versi, non abbia a sperar
bene di quanto ella permette che gli arrivi. Apparso una volta il
Signore a S. Gertrude, le disse : Quella sicura confidenza, che l'uomo
ha in me, credendo, che realmente posso, so, a bramo d'ajutarlo in
tutte le occasioni ; quella mi ruba il cuore, e mi fa tal violenza, che
non posso a meno di non favorire un'Anima tale, che, per lo piacere,
che provo in vederla tanto da me dipendente, e per soddisfare al grande
amore, che le porto.
"
Iddio desidera certamente il maggior bene nostro più che non lo
desideriamo noi stessi. Sa egli meglio di noi per qual via questo ci
possa venire: la scelta di queste vie sta totalmente nelle mani di lui,
essenso egli che dispone e regola tutto ciò che nel Mondo succede. E'
dunque certissimo, che in tutti gli accidenti, che ci potranno
occorrere, quello che accaderà, sarà sempre il meglio per noi. " Sales.
S.
Francesco di Sales sapendo, che tutti gli accidenti grandi, e piccioli
succedono per ordinazione della Divina Provvidenza si riposava in essa
meglio e con più tranquillità, che non fa un bambino nel seno della
Madre, e dicea, che il Signore gli aveva insegnata questa lezione sin
dalla sua giovanezza ; e che, se avesse avuto a rinascere, avrebbe più
che mai dispregiata l'umana prudenza, e si sarebbe lasciato interamente
governare dalla divina Provvidenza.
"
Ne vuoi la sicurtà ? Eccola. Il Signore ti dice: Io non ti abbandonerò
mai ? io sarò sempre teco. Se tel promettesse un galantuomo, ti
fideresti ; tel promette Iddio, e ne dubiti ? Vuoi un fondamento più
sicuro, che la parola di Dio è infallibile ? e Si si. Egli l'ha
promesso, l'ha scritto, ne ha impegnato la sua parola, sta pur sicuro. "
S. Agost.
Nella
vita di S. Rosa di Lima si racconta, ch'essendo la Madre di lei d'un
naturale molto timoroso ed apprensivo de' pericoli, aveva ella tratta
dal seno materno quest'istessa indole paurosa, tanto che di notte non
poteva andare senza lume neppur da una stanza all'altra, fuor che per
far Orazione, per la quale superava ogni paura. Or essendosi ella una
sera trattenuta più del solito nella stanza di legno, che perciò s'avea
fabbricata nel giardino, la Madre temendo, che le fosse avvenuto alcun
male, si risolvé d'andare a trovarla, ma non bastandole l'animo d'andar
sola, pregò il marito d'accompagnarla. Quando Rosa li vide,
incontanente alzatasi dall'Orazione andò loro incontro ; e scusandosi
della tardanza, si portò insieme con essi a casa. Ma per la via prese a
dir tra se: Come ! mia Madre timorosa come io, per la compagnia del
marito si tien sicura, ed io accompagnata dallo Sposo mio, che senza
mai separarsi da me mi sta continuamente a' fianchi e nel mezzo al
cuore, ho da temere ! Questa riflessione fece tal impressione nella sua
mente, che le tolse affatto ogni timore, e da lì innanzi non ebbe mai
più paura di cosa alcuna: ed in tutti gli incontri di timore dicea :
non timebo mala, quoniam tu mecum es. Narra il Surio di Sant'Ugone
Vescovo Lincolniense, ch'essendo una notte non poco turbato, e
angustiato per un caso, che temé potergli avvenire ; dopo rientrato in
sé si batté il petto, dicendo : miserabile che sei ! Iddio si è
protestato d'assisterci nelle tribolazioni, e tu temi di quello che
sarà ?
"
Noi siamo certamente convinti, che le verità della fede non ci possono
ingannare ; e pure non ci sappiamo indurre a fidarci di esse, e siamo
più capaci di fidarci della ragioni umane, e delle apparenze
ingannevoli della terra. Però questo appunto è la cagione del nostro
poco avanzamento nella virtù, e del poco progresso negli affari della
gloria di Dio. " S. Vincenzo de Paoli.
S.
Antonio e S. Francesco non per altro arrivarono a sì alta perfezione,
se non perché s'appoggiarono a quel detto del Vangelo : Se vuoi esser
perfetto, vendi quanto hai, dallo ai poveri, e poi seguimi.
"
Sì per lo proprio profitto, come per la salute altrui, è assolutamente
necessario l'assuefarsi a seguire in tutto la bella luce della Fede, la
quale va accompagnata da una certa unzione, che segretamente si
diffonde ne' cuori. Sì, sì, altro non v'è che l'eterne verità, che sien
capaci di riempirci il cuore, e condurci per la via sicura. Credete a
me, che basta stabilirsi bene su di questi fondamenti divini, per
arrivar in breve alla perfezione, ed a poter fare gran cose. "
S. Vincenzo de Paoli.
S. Filippo Neri
avanti di trattar negozj specialmente s'eran gravi, vi premettea sempre
l'Orazione, per mezzo di cui acquistava tanta fiducia in Dio, che solea
dire: ho avuto tempo di far Orazione, e tengo speranza sicura d'ottener
dal Signore qualsivoglia grazia, che io gli domandi ; appoggiandomi
tutto a quella sua promessa: Qualunque cosa domanderete nell'Orazione
con viva fede, l'otterrete. Di S. Francesco si dice, che il di lui
fratello vedendolo un giorno scalzo e mal coperto nel cuor
dell'inverno, e tutto tremante di freddo mandogli un fanciullo, che a
suo nome gli dicesse per burla, se gli voleva vendere una gocciola del
suo sudore, ed il Santo rispose con allegrezza. Dite a mio fratello,
che già l'ho venduto tutto al mio Dio e Signore, ed a molto buon
prezzo. Il Padre d'Avila, per essere più spedito di predicare il
Vangelo, professò povertà ; e dicea d'aver trovato un gran fondo in
quella promessa del Signore: Quaerite primum regnum Dei, et haec omnia
adjicientur vobis ; e che questa massima non l'avea mai ingannato.
"
O signore dell'Anima mia, e chi avrà parole per dar ad intendere quello
che voi date a coloro, che si fidan di voi ; e quanto per lo contrario
perdono quei che arrivati sino ad estasi e ratti, se ne rimangono con
se stessi ! " S. Ter.
Questa Santa dicea
d'aver conosciute persone molto eminenti in virtù, ch'erano arrivate
all'Orazione d'unione ; e che di poi erano state guadagnate dal Demonio
; e la causa di ciò, poter essere stata il soverchio confidare in se
stesse. Poiché vedendosi l'Anima tanto vicina a Dio, e conoscendo la
differenza, che passa fra' beni del Cielo, e que' della Terra, ed
esperimentando l'amor grande che il Signore le mostra, nasce in lei da
questi favori una tal sicurezza di non dover mai cadere dal bene, che
gode ; che le pare impossibile, che una vita sì dilettevole s'abbia a
cambiare colla viltà de' diletti del senso. E con tale confidenza
comincia a mettersi nelle occasioni, ed a dar frutti, ma senza
discrezione, e senza tassa, e misura ; non considerando, che non è
ancora in termine d'uscir dal nido per volare: non essendo ancora
massicce le virtù, né ella tenendo esperienza per conoscere i pericoli.
"
L'appoggiarsi uno sopra i proprj talenti, gli è di gran danno. Poiché
quando un Superiore per esempio, un Predicatore, un Confessore mette la
confidenza nella propria prudenza, scienza, o spirito, allora Iddio,
per fargli vedere e conoscere la sua insufficienza, gli sottrae il suo
ajuto, e lo lascia operar da se. Onde accade che tutte le sue fatiche
ed industrie poco o niun frutto producono. E questa è la causa, per la
quale spesse volte non riusciamo ne' nostri impieghi. " S. Vinc.
de Paoli.
Si vide chiaramente nel
passar che fecero pel Mar Rosso gl'Israeliti e gli Egizj. Quelli posero
tutta la loro confidenza in Dio, e lo passarono felicemente: questi la
posero ne' loro cavalli, e vi restarono sommersi. S. Francesco di Sales
maneggiava felicemente tutti gli affari che da Dio gli venivan
commessi. E la cagione di ciò era perché egli non s'appoggiava mai a
verun'abilità propria, ma tutto alla Santa Provvidenza ; nè mai sperava
meglio di riuscire ne' negozj, che allora quando non aveva altro
appoggio, che questo. S. Filippo Neri solea dire. Quando una persona si
mette da se nell'occasione del peccato, e dice: non caderò, non lo
commetterò, allora è segno quasi manifesto, che vi caderà con maggior
danno dell'Anima sua.
"
Sforziamoci di concepire una somma differenza di noi medesimi, e di ben
fondarci in questa verità, che da noi stessi non siam buoni a niente,
fuorché a gustare i disegni di Dio. Perché questo ci farà stare in
un'intera dipendenza dalla condotta di lui, ed a lui ricorrere
incessantemente, per avere il suo ajuto. " S. Vinc. de Paoli.
Il V. P. Daponte dicea
di se, che quelle cose, che sogliono essere in altri motivi
d'abbattimento, come sono l'umana fragilità, la debolezza propria, ed i
proprj peccati, in lui cagionavano piuttosto confidenza maggiore ;
perché fissava lo sguardo nella Bontà e Misericordia di Dio, a chi avea
consegnato totalmente se stesso, e le cose sue. S. Venceslao Re di
Boemia, essendogli stato rotto l'esercito, ed egli fatto prigione, fu
dimandato come stesse d'animo ; ei rispose, non sono stato mai di
miglior animo, che ora. Perocché quando io stava ben munito degli ajuti
umani, mi mancava il tempo di pensar a Dio ; ora che me ne veggo
affatto sprovveduto penso solo a Dio, e ripongo tutta la mia confidenza
in lui solo, con isperanza, che non mi abbandonerà. S. Filippo Neri
solea spesso dire rivolto a Dio, ed esortava anche gli altri a far lo
stesso : Signore, non ti fidar di me, perché caderò al certo, se tu non
m'ajuti. Ovvero: Signore, da me non aspettar altro, che male. Diceva in
oltre, che parlandosi in qualche caso assente e condizionato, non
bisogna mai dire: farei, direi, ma con umiltà: lo so quello che dovrei
fare, quello che dovrei dire ; e non già: se quello che farei, quello
che direi.
"
Avvertite di non appoggiarvi, né molto fondarvi su l'amicizia e
protezione degli uomini: perché questi da se non sono bastanti a
sostenerci ; ed il Signore, quando ci vede ad essi appoggiati, si
ritira da noi. " S. Vinc. de Paoli.
Questo Santo uomo non
solo si guardava dal ricercare appoggi umani, ma anche venendogli
spontaneamente offerti, li rifiutava. Perciò pregandolo un dì il
Governatore d'una Città d'ajutarlo in Corte per un certo suo negozio,
con promettere di proteggere esso i suoi Missionarj contra alcune
persone, che li molestavano: il Santo gli diede questa risposta: io
dove giustamente potrò, la servirò volentieri. Per conto poi
degl'interessi della mia Congregazione, la supplico di lasciarli nelle
mani di Dio e della Giustizia. Questo aveva egli per massima: di non
voler cosa alcuna per mezzo dell'autorità e del favore degli uomini.
Del medesimo sentimento era pure la B. M. di Chantal. Onde avendole
scritto l'Arcivescovo di Burges suo fratello, come la Regina di Francia
in occasione ch'egli fu a congratularsi seco della sua gravidanza,
mostrò desiderio di esser raccomandata dalle Orazioni di lei, e di
tutto il suo Ordine, dopo l'esorta a scrivere alla medesima una lettera
di congratulazione, assicurandola, che S. M. l'avrebbe sommamente
gradita : essa, quantunque fosse consigliata di molte persone ed
interne, ed esterne a farla, non volle acconsentirvi, e si scusò col
fratello su di questo pregandolo però d'assicurar la Regina, ch'ella
non avrebbe mancato di raccomandarla al Signore, e di farla
raccomandare da tutte le Monache della sua Religione. Ed alle sue
Religiose così rispose : Non posso, né debbo farlo ; perché noi
dobbiamo tenerci basse e tanto nascoste, che mai non cerchiamo umane
invenzioni per conservarci l'affezione de' Grandi. Se ci studieremo in
render loro i nostri doveri davanti a Dio, pregando per la loro
conservazione, per li loro propsperi avvenimenti, e soprattutto per la
loro salvezza ; Iddio, che ha presa la cura di noi, ci darà loro a
conoscere, quando avrem bisogno della loro protezione, ed inchinerà la
loro affezione verso di noi. S. Teresa disse un giorno: adesso conosco
chiaramente, che con appoggiarsi agli uomini, non vi è sicurezza:
poiché sono tutti stecchi di rosmarino secco, che ad ogni poco peso di
mormorazione, o di contraddizione si spezzano. Il vero amico, di cui
solo possiam fidarci, è Gesù Cristo. Quando io m'appoggio a lui, mi
trovo con un dominio tale, che mi pare, potrei resistere a tutto il
Mondo, quando anche tutto l'avessi contrario.
" Chi procede
ne' negozj con artifizj e con raggiri, offende la Provvidenza di Dio, e
si rende indegno della cura paterna. " S. Vinc. de Paoli.
Questo glorioso Santo
in tutto ciò che dicea e facea si mostrava alienissimo sempre da ogni
artifizio, e come era solito diceva, lasciamo i raggiri a ' prudenti
del secolo. L'istesso si dice di S. Bonaventura, di S. Tommaso, di S.
Carlo, di S. M. Madd. de' Pazzi, di Suor M. Crocifissa, e di altri,
come altrove si è riferito: e tutti riuscivano bene ne' loro affari, ed
erano per questo stesso molto stimati e favoriti non solo da Dio, ma
ancora dagli uomini.
"
Quando uno mette tutto il suo pensiero in Dio, e tutto s'appoggia a lui
procurando però di servirlo fedelmente, Iddio si prende cura di lui ;
ed a misura di quanto la sua confidenza è più grande, più s'estende la
cura di Dio sopra di lui ; e non ci è pericolo, che gli manchi: avendo
esso un amore infinito per quelle Anime, che in lui si riposano. " Sales.
Così appunto disse il
Signore un giorno a S. Caterina da Siena: Tu pensa a me, ed io penserò
a te, ed avrò tutta la cura delle cose tue. S. Ugone Vescovo dicea
d'aver esperimentato, che quanto più egli aveva atteso a far bene e con
diligenza le cose, che spettano al culto di Dio, tanto più Iddio lo
provvedea delle cose necessarie. Più d'ogni altro S. Francesco faceva e
tuttavia a toccar con mani questa verità con la maravigliosa
provvidenza, ch'esperimentò egli, ed esperimentano giornalmente i suoi
figli. Onde il viatico, ch'egli solea dare a' compagni, quando andavano
in alcun luogo, era quel versetto del Salmo: Jacta super Dominum curam
tuam, et ipse te enutriet. Ed avendogli il Sommo Pontefice domandato
degli alimenti, rispose: Santo Padre, noi abbiamo una Madre veramente
povera ; ma un Padre ricchissimo. Riferisce il Taulero, che una serva
di Dio venendo richiesta da varie persone a pregare per alcuni loro
bisogni, ella promettea di farlo, ma alle volte se ne scordava: pure
quelle persone otteneano sempre l'intento loro, e tornavano a
ringraziarla. Del che ella stupita disse un giorno al Signore: come va,
Signore, che voi facciate queste grazie a costoro senza che io ve le
dimandi ? ed il Signore le rispose: vedi figliuola, quell'istesso
giorno che tu mi desti la volontà tua, io diedi a te la mia, e però
ancorché tu alle volte non mi chiedi alcuna cosa in particolare, quando
io so che tu gusteresti di essa, la faccio come se me la chiedessi.
"
Chi serve a Dio di tutto cuore, e posponendo ogni proprio ed umano
interesse, cerca solamente la sua gloria, ha da sperar sempre un buon
successo delle cose sue, e maggiormente in quel tempo, in cui secondo
l'uman giudizio non si vede esservi alcun rimedio ; poiché le opere del
divino servizio sono sopra ogni vista dell'umana prudenza, e dipendono
da più alto principio. " S. Carlo Borromeo.
Questo Santo Cardinale
avea per costume di ricorrere a S. D. M. in tutte le cose sue,
particolarmente col mezzo dell'Orazione ; e con questa cominciava,
proseguiva, e terminava tutte le opere che faceva, e quanto più ardue e
gravi erano le imprese, che abbracciava, tanto più vi mettea d'Orazione
; e avveniva, che i casi fossero non solo malagevoli, ma come
disperati, egli per questo non cessava di pregar Dio ; né si ritirava
un tantino, anzi si spingeva avanti con maggiore spirito e frequenza di
Orazioni. Quindi è, che gli riuscirono felicemente tante grandi cose,
che parevano all'umano giudizio impossibili ; con istupore di tutti. In
particolare ragionando una volta il Santo con certa persona
qualificata, l'andava persuadendo ad avere confidenza in Dio in ogni
occorrenza, perché non abbandona mai, né anche nelle cose minute, chi
in lui mette le sue speranze, e per darlene un saggio, le raccontò il
seguente fatto occorso a lui poco innanzi. Disse, che il suo Preposito
di casa s'era lamentato seco di trovarsi senza denari, e che non sapea
come provvedere a' bisogni urgenti della casa ; e però, che lo pregava
d'andar più riservato nello spendere in limosine, e nelle opere pie ;
essendo per questo rispetto ridotta la casa sua a sì fatta estremità ;
e ch'egli altro non rispose, se non che si fidasse di Dio, e sperasse
che S. D. M. l'avrebbe soccorso ; ma non quietandosi colui a queste
parole, si partì mal soddisfatto. Fra due ore arrivò un plico di
lettere, nelle quali ve n'era una di cambio di tremila scudi, che gli
eran mandati della pensione di Spagna, e fatto subito chiamar il
Preposito, gliela diede dicendo: Pigliate modecae fidei: Ecco che il
Signore non ci ha abbandonato: E soggiunse, che quella fu veramente
operazione della Divina Provvidenza: poiché non aspettava allora
rimessa di denari, né gli dovea esser mandata prima di due mesi
avvenire. Parimenti si legge ne' processi fatti per la sua
canonizzazione, che al tempo di quei gran contrasti con i Ministri regj
per le controversie giuridizionali, e per quelle scomuniche fulminate
contra di essi, il Governatore di Milano, con alcuni del Consiglio
secreto avversi al Cardinale ebbero più volte pensiero di stabilir
esecuzioni rigorose contro la persona sua: non trovandosi altra via per
impedirlo dalle opere, che faceva in difesa delle ragioni della sua
Chiesa: e tutte le volte che si congregavano nel regio Consiglio per
venir allo stabilimento, loro si mutava il pensiero nell'animo, e le
parole in bocca, non potendosi risolvere a far cosa veruna contra di
lui. Del che essi medesimi restavano confusi, o soprammodo ammirati,
non sapendo donde derivasse un tal cambiamento della loro volontà. Ma
senza meno derivava dalla sua grande speranza e confidenza in Dio, in
premio di cui Iddio benediceva tutte le di lui intraprese, e rimovendo
tutti gli ostacoli, le conduceva al suo termine. Dee però avvertirsi,
come ben osserva l'Autor della Vita, che una tal confidenza del Santo
veniva in tutto regolata dalla Cristiana prudenza. Era egli
attentissimo in guardarsi dall'estremo vizioso chiamato presunzione,
non si esponea mai a' pericoli fuor di proposito, né mai tentava
imprese stravaganti, e che non fossero di molto servizio di Dio, e
benissimo ponderate con grave consiglio e maturità: usava le debite
diligenze e precauzioni, ed in certe occasioni non rifiutava gli ajuti
umani, non però come cose principali, ma come subordinate alla Divina
Provvidenza. Tutto ciò si vede manifestamente ne' prudenti regolamenti,
che fece nel tempo, che la peste desolava la Città di Milano ; ed in
mille altre occasioni ben note.
"
Nelle gravi necessità è tempo di far vedere, se veramente confidiamo in
Dio. Credetemi che tre operaj fanno più, che dieci, quando Iddio vi
mette la mano: e ve la mette, sempre che toglie i mezzi umani, e ci
pone in necessità di fare cose eccedenti le nostre forze. " S.
Vinc. de Paoli.
Sentendo egli un dì da
Procuratore della Casa, che non aveva un soldo ; per le spese
ordinarie, non che le straordinarie per li prossimi esercizj degli
Ordinandi, con cuor tranquillo, e con volto allegro, tutto ripieno di
fiducia in Dio, rispose: Oh che buona nuova è questa ! Sia benedetto
Iddio. Adesso è il tempo di far vedere se confidiamo in lui. Oh, che i
tesori della Provvidenza sono infiniti, e la nostra diffidenza la
disonora. Il Re Giosafat vedendosi assalito da una gran moltitudine di
nemici, rivolto a' suoi: Noi, disse, non abbiamo forze da resistere a
tanti: però alziamo gli occhi a Dio, e confidiamo in lui, che ci verrà
tutto in bene. E così avvenne.
"
Se un legno arido potesse annichilarsi ed umiliarsi avanti a Dio, e
poscia fosse eletto al governo, S. D. M. piuttosto darebbe a questa
l'essere sensitivo ed intellettivo, che mancare al buon governo di
esso. " Chantal.
Diede di questo una
prova ben chiara la B. Berengaria monaca di S. Chiara. Visse ella per
molto tempo in un Monastero di Portogallo sempre occupata ne' ministerj
più vili della cucina ; perocché datasi in modo particolare all'umiltà,
compariva zotica, e molto stolida, di modo che era divenuta la favola
delle altre Suore, e riputata inetta per ogni altro ufficio della
Religione. Or essendo morta la Badessa, e convenute tutte le Monache
per elegger la nuova, ciascuna senza sapere una dell'altra per
iscoprire nel primo scrutinio ove inclinasse la maggior parte de' voti,
diede il voto suo a Berengaria, giudicando, che a questa, come affatto
inabile a tal uffizio, niun'altra dovesse darlo. Ricevuti dunque il P.
Presidente alla funzione i secreti bollettini delle nomine, e lettili,
ritrovò, ch'era giuridicamente eletta Berengaria, e però le ordinò da
parte di Dio, che salisse sulla sedia della Superiora, per ricever
dalle altre secondo il costume, il primo ossequio di soggezione: onde
l'umilissima Vergine fu costretta, benché con tutta sua ripugnanza a
mettersi in quel posto. Ma ripugnanza anche maggiore trovossi per parte
delle Monache, che borbottando contra di quella non mai creduta
elezione, ricusavano di riconoscer per Superiora colei, ch'era affatto
inesperta, e del tutto inetta per tal ministero. Il che vedendo la
nuova Badessa, sentendosi interamente mossa dallo Spirito Santo, si
rivolse verso la sepoltura, ivi situata nel mezzo del Capitolo, e
comandò alle Monache defunte che si destassero, e venissero a prestarle
la dovuta ubbidienza, per insegnare alle sorelle viventi l'obbligo, che
aveano d'ubbidirle. Ed ecco aprirsi incontanente la sepoltura, ed uscir
sette Monache una dopo l'altra, e portarsi a prestar ginocchioni
ossequio e sommissione a Berengaria: e là fermarsi genuflesse a' piedi
di lei alla presenza di tutto il Monastero, finché essa ordinò loro di
ritornarsene nel Sepolcro a riposare in pace, come riverentemente
fecero. Stordite al caso le Monache ed atterrite, corsero tutte a'
piedi della Madre, le chiesero umilmente perdono del loro fallo, e le
giurarono e le mantennero sempre una perfettissima soggezione ed
ubbidienza.
"
Quando s'ha da intraprendere qualche affare di servizio di Dio, dopo
invocato il suo santo lume, e riconosciuta la di lui volontà ; sebbene
per eseguire gli ordini della divina Provvidenza, vi si han da
impiegare i mezzi umani, che si stimano necessarj e convenevoli ; non
dobbiamo però appoggiarci sopra di essi ; ma unicamente sopra la divina
assistenza, e da lei attendere tutto il buon successo con questa ferma
persuasione, che quello che succederà sarà sempre il meglio per noi,
benché a noi paja buono, o cattivo secondo il nostro particolar
giudizio. " S. Vinc. de Paoli.
Egli stesso,
raccomandandosi uno alle di lui Orazioni, rispose così: Sono stato
tutta questa mattina occupato in negozj, sicché non ho potuto fare, se
non poca Orazione, e questa ancora può sperare in questo giorno dalle
mie preghiere. Questo però non mi disanima ; poiché io pongo in Dio la
mia speranza, e non certamente nella mia preparazione, né in tutte le
mie industrie: essendo certo che il trono della bontà, e della
misericordia di Dio è innalzato sopra il fondamento delle nostre
miserie. S. Ignazio Loyola in tutt'i negozj, che imprendea, facea
tutto, come se il tutto dipendesse da lui: e ponea tutta la fiducia in
Dio, come se tutto dipendesse da Dio.
"
Nel provvedere agli affari e bisogni occorrenti, non bisogna lasciarsi
trasportare da sollecitudine, o impresciamenti ; ma prenderne una cura
ragionevole e moderata, e poi lasciarli in tutto e per tutto alla
disposizione e condotta della divina provvidenza ; per darle luogo
d'ordinare le cose a' suoi fini, e di manifestarci la sua volontà,
tenendo per certo, che quando Iddio vuole, che riesca un negozio, la
dilazione non lo guasta ; e che tanto più ci farà del suo, quanto meno
ci avremo del nostro. " S. Vinc. de Paoli.
L'ordinaria pratica di
lui era, avanti di valersi de' mezzi umani quantunque onesti e
necessarj ricorrere a' divini, raccomandando la cosa a Dio, e starsene
poi quieto, aspetando, ch'esso l'incamminasse a' suoi fini, ed alla
maggiore sua gloria ; e solea dire, che la provvidenza fa, che riescano
bene i negozj a chi procura di seguitarla e non prevenirla. In fatti
venendo egli importunate dalle Dame della Carità, perché ritrovasse
zitelle da poter istruire la Congregazione delle figlie della Carità ;
difficili a trovarsi quali si richiedeano ; senza punto affannarsi si
contentava di ricorrere a Dio con l'Orazione ; aspettando che la sua
provvidenza si degnasse scoprirgli qualche modo di provvedere a tal
bisogno.
"
Quel tanto affrettarsi, e mettersi in pena in cercar mezzi ed ajuti,
per premunirsi contra gli accidenti di questa vita, e rimediare alle
traversie, che occorrono, è un gran mancamento di confidenza in Dio.
Perocché prevenendo così gli ordini della di lui provvidenza mostriamo
di confidare più nelle nostre diligenze che nella santa condotta di lui
; e che più si appoggiano su la prudenza umana, che sulla sua santa
parola. " S. Vinc. de Paoli.
Il P. Alvarez, essendo
Rettore in un Collegio povero, aveva un Ministro, che spesso veniva a
dirgli con ansietà e sollecitudine i bisogni occorrenti, e ch'era
necessario di badare allo stato del Collegio: ed egli chiedea se avesse
raccomandato il negozio a Dio. E rispondendo quegli, che non avea tempo
d'Orare. Questa, soggiungeva il buon Superiore, dee essere la prima
cosa: Vada in stanza a fare un po' d'Orazione al Signore. Pensa forse
lei, che questo gregge non abbia Padrone, e tale che non abbia a cuore
la vita loro ? Vada in pace, e pensi, che questo non dipende dalla sua
industria. Ubbidiva il Ministro, e spesso trovava provvisto al bisogno
per vie, a giudizio suo, miracolose.
"
Riconosciuta la volontà di Dio in qualche negozio, per arduo che sia,
dee abbracciarsi con intrepidezza, e proseguirsi costantemente sino
alla fine, per molti e grandi che sieno gli ostacoli, che vi si
attraversano. Perocché la divina provvidenza non manca mai nelle cose
che d'ordine suo s'intraprendono. " S. Vinc. de Paoli.
Il medesimo Santo
intrapresa che avea una cosa, quale conosceva essere di voler di Dio,
non la lasciava più, per qualunque opposizione vi s'interponesse. Anzi
quanto a maggiori contrarietà e funesti accidenti incontrava dalla
parte delle creature ; in vece di restarne disanimato, tanto maggior
costanza e risoluzione mostrava in proseguirla. S. Carlo pure, quando
con prudenza e maturità avea ponderati i negozj, a' quali si metteva, e
giudicatili buoni per servizio di Dio, benché ad altri paressero talora
irriuscibili, gli abbracciava, e li proseguiva con gran coraggio, e
tutti li riducea a fine. La Beata Madre di Chantal dice di S. Francesco
di Sales, che aveva un'Anima la più ardita e generosa, che avesse mai
conosciuta, nel continuare le imprese inspirategli da Dio. S. Francesco
Saverio ovunque vedea l'onor di Dio, là correa senza temere né
difficoltà, né pericoli di sorta alcuna. Quindi è che nulla tentava,
che non conseguisse, e nulla principiava, che non terminasse.
"
Mettiamo la nostra confidenza in Dio, e stabiliamoci in una intera
dipendenza dalla di lui provvidenza ; e poi non temiamo punto quello
che diranno, o faranno gli uomini contra di noi, che tornerà tutto in
bene nostro. Sì quando anche tutta la Terra si sollevasse contra di noi
altro mai non seguirà, se non quello che piacerà al Signore in cui
abbiamo riposte le nostre speranze. " S. Vinc. de Paoli.
Avendo scritto al
medesimo uno de' suoi, che si faceano de' maneggi per ispiantare la sua
Congregazione, e che v'erano delle persone potenti che appoggiavano
quei malvagi disegni: diede questa risposta: Fondiamoci e mettiamoci
bene nella totale dipendenza della S. Provvidenza, e poi non ci
lasciamo ingombrare l'animo da queste inutili apprensioni ; che non si
farà nulla contra il di lui santo volere. Essendo S. Gregorio, Vescovo
di Girgenti, una notte calato in coro al mattutino, alcuni suoi emuli
posero una femmina nel suo letto, e dopo l'uffizio lo vollero
accompagnare sino alla camera: allora la donna, secondo il concertato,
si mise a gridare, accusando il Vescovo di sacrilegio: per lo che restò
infamato per tutta la Città, e sin condannato dal Papa alla carcere. Ma
Iddio si prese la cura di lui: poiché apparendogli ivi i SS. Apostoli
Pietro e Paolo, lo consolarono ; ed egli fece molti miracoli ; e la
donna fu invasata, e molto tormentata dal Demonio, sinché comparsa in
un Concilio di Vescovi scoprì la trama: ed allora fu ella guarita dal
Santo, i malfattori condannati ad atrocissime pene, ed il Santo assolto
dal Papa ; e la sua santità divulgata per tutto il Mondo.
"
Gli animi deboli, e troppo attaccati alla propria stima, se mai vien
loro imposta qualche calunnia, fanno subito rumore, e strepito, e non
sanno darsi pace. Non così gli animi generosi, che altro non
pretendono, che di piacere a Dio. Sanno benissimo, ch'egli vede la loro
innocenza e la tiene a cuore tanto, che non lascerà di difenderli,
secondo che richiede il maggior bene loro. " S. Agost.
S. Francesco di Sales
scrisse a Monsignor Camus così: Mi vien avviso da Parigi, che mi
taglian molto i panni addosso ; ma io spero, che Iddio me li racconcerà
meglio di prima, se ciò è necessario per lo servizio. Io per me non
voglio altra riputazione, se non quanta mi è necessario per questo.
Posciacché, purchè Iddio sia servito, che importa, che questo si faccia
colla buona, o colla cattiva fama ; coll'esaltazione, e col discredito
della nostra riputazione ? Disponga egli della mia stima e del mio
cuore, come a lui piace, poiché tutto è suo. E se la mia abbjezione
serve alla gloria sua, non debbo io gloriarmi di essere abbjetto ? Ed
un'altra volta essendo stata inventata contra di lui un'enorme calunnia
in maniera d'onestà, vedendo i suoi amici, ch'egli non cercava di
giustificarsi gli dissero, che dovea farlo, perché era tanto necessaria
al suo ministero la sua riputazione, ei rispose, che il Signore sapea
di quanto credito, egli avesse bisogno per lo ministero, e che non ne
volea di più. Il V. M. di Palafox venendo una volta accusato di non
aver amministrato bene il suo uffizio, per lo che gli fu ordinato il
sindacato ; non volle mai difendersi ; ma rimise totalmente la sua
causa nelle mani di Dio, dicendo, ch'egli ben sapea la di lui buona
intenzione, ed il desiderio, che aveva avuto d'accettare ; e che però
spettava alla di lui provvidenza di difendere, se così richiedea la sua
gloria, chi bramò di servirlo. E così appunto succedette.
"
Quando uno ripone tutta la sua fiducia in Dio, Iddio esercita
continuamente una special protezione sopra di quello: ed in questo
stato di cose egli può star sicuro, che non gli arriverà alcun male. " S.
Vinc. de Paoli.
Per questo egli in
tutte le afflizioni, traversie, ed altri fastidiosi accidenti, che
occorreano nella persona sua, o de' suoi, non fu mai veduto abbattuto,
o disanimato, ma sempre pieno di confidenza in Dio con una continua
egualità di spirito, e con un continuo abbandono nella santa
Provvidenza. E quel ch'è più, godea di trovarsi in tali congiunture,
per potersi mettere in una più perfetta, assoluta, e totale dipendenza
della Divina Volontà. Ferdinando II Imperadore sentendo parlar de'
travagli occorrenti, dicea: Facciamo le parti nostre, e poi lasciamo e
noi, e le cose nostre al governo di Dio, che disporrà bene ogni cosa. E
quando si temea di qualche avversità, diceva: il Signore provvederà.
22.
" Una volta che ci siamo posti totalmente nelle mani di Dio con
un'intera confidenza di lui, non abbiamo a temere di avversità ; che se
alcuna ce n'avverrà saprà egli farcela ridondare in bene nostro per
vie, che ora non conosciamo, ma le conosceremo un giorno. " S.
Vinc. de Paoli.
Due casi strani
accaduti uno a S. Francesco di Sales, l'altro a S. Ignazio Loyola ci
comprovano molto bene la verità del sentimento suddetto. Il primo
essendosi portato in Roma da giovane secolare, e ritornando una sera
all'albergo presso il Tevere, ove alloggiava, trovò che i suoi
contendevano coll'oste, vedendo questi, che cercassero altro ospizio,
perché sperava di ricavare maggior guadagno da altri ospiti, de' quali
già avea ritirati gli equipaggi ; e per dar luogo a quelli, dovea
mandar via il Santo Barone. Né si sarebbe terminata la contesa colle
sole ingiurie, se Francesco inteso il motivo della disputa, non avesse
con la sua ordinaria dolcezza ordinato a' servitori di compiacere
all'oste. Convenne per tanto ritirarsi in altro luogo. Ma che ? Appena
fu ritrovato il nuovo ospizio, che una dirotta pioggia gonfiando il
Tevere, questo uscito dal suo letto, arrivò a quell'infelice albergo, e
lo portò via con quanti vi eran dentro, senzaché neppur uno ne
scampasse, non lasciando vestigio di quell'abitazione, ch'era giudicata
delle migliori di Roma. S. Ignazio poi ritornando dalla visita dei
Luoghi santi giunto in Cipri, trovò tre Vascelli in punto per venire in
Italia. Il primo era di Turchi ; il secondo era una grande e salda nave
Veneziana forte e ben armata, che parea, potesse contrastar colle più
furiose procelle ; il terzo era un naviglio piccolo e vecchio, quasi
roso e tarlato. Pregarono molti il padrone della nave Veneziana a
ricevere in essa Ignazio per amor di Dio, innalzandoglielo molto, e
spacciandoglielo per un Santo. Ma come egli intese, ch'era povero, e
non avea danari per pagarlo, rispose, che se era Santo non avea bisogno
di nave per passar il mare, potendolo camminar a piedi, come aveano
fatto tanti altri Santi, e non volle ricevere: sicché fu costretto a
mettersi nella nave vecchia, ove fu ricevuto volentieri e con molta
liberalità. Partirono i tre legni in un medesimo giorno ed all'istessa
ora con vento prospero, ed essendo andati avanti per un buon tratto di
mare, sull'imbrunir della notte sopravvenne una furiosa tempesta ; per
la quale la nave turchesca con tutta la sua gente si affondò ; la
Veneziana s'incagliò nell'arena, salvandosi con grande stento la gente
; e la sola nave vecchia prese porto. Ecco come il Signore mostrò la
sua protezione verso questi due servi fedeli, facendo anche per vie,
che parevano inique, che uno fosse scacciato, e l'altro non ricevuto
nel luogo che dovea soggiacere alle disgrazie. Giuseppe, e Giobbe è
vero, che soffrirono de' molti e gravi travagli, ma quanti vantaggi ne
riportarono, che mai non si sarebbero creduti di avere ?
23.
" Quando ci troviamo in qualche pericolo, anche grande, non dobbiamo
perderci d'animo, ma confidare molto nel Signore: perché dov'è maggiore
il pericolo, ivi è anche maggiore l'ajuto di colui che si fa chiamare
l'Ajutatore nella opportunità, e nella tribolazione. " S. Ambr.
Trovandosi S. Ignazio
Loyola in una gran tempesta sopra una nave, nella quale si era già
rotto l'albero, e tutti tremando e piangendo, stavano aspettando la
morte: egli solo se ne stava allegro, e senza timore col riflesso, che
venti et mare obediunt ei, e che senza licenza di lui non si levavano
le tempeste, né possono affondar nessuno ; e se ciò Iddio volea far di
lui, lo volea anch'esso.
"
Si trovano alcuni tanto attaccati alla Confidenza in Dio, che non la
sanno né pur lasciare ne' casi estremi, e che pajono disperati affatto.
Oh quanto sono cari a Dio, e quanto vengono da lui soccorsi questi tali
! ".
Ferdinando II
Imperadore, sebbene vide una volta congiurato contra di se tutto il
Settentrione, ed avvisato di devastazioni, sconfitte, e perdite di
Regni: non però si turbò mai, e sempre rispondeva: Iddio mi trarrà da
questa tempesta. Né restò deluso, perché quando il caso parea più
disperato, ebbe un insigne vittoria. Qual caso più disperato di quello
di Susanna, accusata, condannata, condotta alla morte ? E pure ella
confidò nel Signore ; e ne fu liberata.
"
Chi non si perde d'animo nelle avversità improvvise, ma subito ricorre
con confidenza a Dio, mostra di esser ben radicato in questa virtù. "
Rodr.
Si trova nelle vite de'
PP. che S. Colombano un giorno standosene spensierato, si vide venire
incontro dodici lupi, che lo cinsero d'intorno, e per fino accostaron
le bocche alle di lui vesti, ed egli senza punto turbarsi altro non
fece, che invocare Dio con gran confidenza con quelle parole, Deus in
adjutorium meum intende, Domine, ad adjuvandum me festina, alle quali
voci i lupi incontanente fuggirono. Fu dimandato all'Abate Teodoro,
uomo di gran virtù ; sentendo in un subito romori, e strepiti grandi,
avrebbe avuta paura: no, rispose, se il Mondo rovinasse, ed il Cielo si
unisse con la Terra, Teodoro non temerebbe.
"
La Confidenza dell'Anima Cristiana sta riposta nel perfetto
abbandonamento in Dio oltra, e sopra ogni vista della prudenza umana.
Oh, che gran felicità camminare in questa perfetta dipendenza della
sovrana Provvidenza, dimorandosene continuamente sotto la divina
protezione. " La B. di Chantal.
Tale fu la Confidenza
d'Abramo, il quale sperava doversi spargere la sua generazione sopra
tutta la Terra, secondo la divina promessa, benché per ordine
dell'istesso Dio sacrificasse a lui la vita del suo unico figlio,
mentre per la sua età avanzata non era più capace d'averne. Tale ancora
fu quella del Santo Giobbe, il quale afflitto nel corpo, privato de'
figli, spogliato de' beni, e deriso dagli amici, diceva: Ancorché egli
m'uccidesse, io spererò sempre in lui.
"
Chi si pone interamente in braccio alla Provvidenza, e si lascia da
essa reggere, va con tutte le sue croci in carrozza senza quasi
sentirne il peso. Chi fa diversamente, va a piedi, strascinandole con
fatica e pena. " S. Basil.
Ferdinando II
Imperatore dicea così di se: I travagli e le molestie mi avrebbero da
gran tempo estinto, se io non avessi abbandonato tutte le cose mie e me
stesso alla Provvidenza. In una Città d'Italia eravi una giovinetta
povera, la quale giaceva in un letto molto miserabilmente, ed afflitta
da molte infermità: e pure venendo visitata si mostrava sempre allegra:
sentendo poi, che si temeva una gran carestia, non s'affliggeva punto.
Or fu richiesta, come potesse star allegra tra tante miserie, rispose
ella, che tutt'i suoi pensieri erano collocati in Dio, e ch'essa se ne
stava come un uccelletto sopra le ali della Provvidenza divina: e
perciò non temea, né si turbava di niente.
"
Il servo di Dio non dee temere di cosa alcuna, ed ha da stimar poco fin
gli stessi Demonj i quali in ogni volta che ne facciamo poco conto,
rimangono senza forza ; e l'Anima assai più padrona. Se il Signore è
potente, e quelli sono gli schiavi, che male possono essi fare a quei,
che sono servi di un sì gran Re e Signore ? " S. Ter.
La medesima Santa
attesta di se, che era tanto timida, che spesso neppur di giorno usava
star sola in una stanza: ma che un giorno considerando quanto
grand'inconveniente sia l'andar un'Anima avvilita e timorosa d'altro
che di offendere Dio, mentre abbiamo un Signore sì potente, e sì
grande, che tutto regge ; e tutte le creature, per fin gli stessi
Demonj sono a lui soggetti ; e ch'ella desiderava di servire a questo
Signore, ed altro non pretendea, che di dar gusto a lui, e fare la sua
volontà ; prese a dir tra di sé: Di che temo ? di che ho paura ? e poi
prese in mano una Croce, si mise a sfidar i Demonj dicendo: Venite ora
tutti, ch'essendo io serva del Signore, voglio vedere ciò che mi potete
fare. Dopo ciò, soggiunse, che si sentì tutta incoraggiata, e che se le
levarono tutt'i timori: talmente che, sebbene di poi le accadde di
veder più volte i Demonj non però n'ebbe più alcuna paura ; e che anzi
le parea ch'avessero paura di lei: a segno, che le restò un dominio
tale sopra di loro, che non gli stimava più che se fossero mosche.
Essendo una serva di Dio molto flagellata da Demonj, ella altro non
facea, che cantar allegramente il Salmo: Laudate pueri Dominum. Del che
sdegnati gli avversarj le accrescevano i tormenti, ed ella se ne rideva
dicendo: io vi tengo per niente, formichelle: ho il mio Signore con me,
e niente temo di voi.
"
Per molti peccati anche gravi, e imperfezioni, che uno abbia fatte, o
faccia ; non dee mai disperare della sua salute, né perdere la
confidenza in Dio. Perché la divina clemenza è infinitamente maggiore
della umana malizia. " S. Gio. Crisost.
Essendo S. Bernardo
gravemente infermo, fu rapito in ispirito, parendogli d'esser condotto
al Giudizio, ed ivi tentato di disperazione dal Demonio, al quale egli
rispose: Confesso, che per le opere mie non mi si dee il Paradiso ;
perché mi conosco indegnissimo d'un tanto bene: nondimeno il mio
Signore l'ha ottenuto per due capi ; uno per esser egli Figlio di Dio ;
l'altro per esser morto su la Croce. Or esso per se si contenta del
primo, e l'altro lo dona a me. E per questo motivo io lo spero. Fu
ammirabile in questo la confidenza di S. Vincenzo Ferreri. Avvisato
egli un giorno, che un moribondo per la considerazione de' suoi gran
peccati era caduto in disperazione, e perciò ricusava di confessarsi,
vi accorse con gran confidenza di ridurlo, e là giunto: perché Fratello
mio, disse, sapendo tu che G. C. è morto per te, vuoi disperare della
sua misericordia ? Questo è un grave affronto che tu fai alla gran
bontà ; ch'egli ha avuto per te. E l'infermo maggiormente alterato da
queste stesse parole: per questo appunto, rispose, mi voglio dannare,
per far dispetto a Cristo ; e a dispetto tuo ti salverai, ripigliò il
Santo. Indi rivolto agli astanti: Recitiamo, disse, il S. Rosario alla
Vergine, per impetrar da lei la conversione di quest'ostinatissimo
peccatore. E ben volle il Signore mostrare quanto avesse gradita la
generosa confidenza del suo servo: poiché prima che si terminasse il
Rosario, si vide riempir quella camera d'una immensa luce, e comparir
la gran Madre di Dio col S. Bambino in braccio tutto asperso di sangue.
A tal vista intenerito, compunto e convertito quel gran peccatore si
confessò con gran compunzione di cuore, e poco dopo con un giubilo di
Paradiso in volto spirò l'Anima nelle mani di Dio. Narra il Blosio di
S. Geltrude, che un giorno stava tra se pensando qual cosa tra tante,
che avea apprese dal Signore, potesse ella manifestare agli uomini per
loro maggiore utilità: e che s'intese dir da lui nell'interno, che
sarebbe cosa loro utilissima il sapere, ed aver sempre nella memoria,
che io sto di continuo avanti al padre mio intercedendo per la loro
salvezza ; e che ogni qualvolta essi per umana fragilità macchino i
cuori loro con mali pensieri, offro a lui per espiazione di quelli il
mio mondissimo cuore ; e quando fanno peccati di opere, io gli offro le
mani mie traforate: e così in qualunque cosa difettano, io subito cerco
di placare il divin Padre, affinché potendosi essi, ne possan ottenere
il perdono.
"
In somma se vogliam far bene i nostri affari, e provvedere a tutt'i
nostri bisogni, dobbiamo di tempo in tempo mirare Dio, come fanno quei
che navigano, i quali, per arrivare al luogo che desiderano, miran più
in alto verso il Cielo, che abbasso ove vogano. " S. Franc.
Sales.
Per comprovare la
verità di questo sentimento, basta dare un'occhiata agli esempj del
medesimo Santo, e di tanti altri, che si son riferiti in tutto questo
mese, senza che vi sia bisogno riferirne de' nuovi. Resterebbe a dire
della Confidenza, da praticarsi nelle tentazioni, e nelle aridità di
spirito. Ma perché questo è un punto di somma importanza, che non può
racchiudersi in pochi versi ; si è stimato a proposito formarne un
piccolo trattato a parte, che si porrà in fine nell'Appendice ; e sarà
di molto sollievo, e vantaggio per chiunque patisce di somiglianti
tribolazioni. Intanto per avere presente allo spirito un santo pensiero
per questa giornata sull'indicato soggetto, considerate queste parole
dell'Apostolo, e siano esse la vostra familiare giaculatoria in tutte
le tribolazioni che soffrite: In fide vivo Filii Dei, qui dilexit me,
et tradidit semetipsum pro me. Io vivo nella confidenza, nella
protezione, nell'amore del Figliuolo di Dio, che mi ama, e mi ha tanto
amato, che si è fatto uomo, ed è morto crocifisso per me.
"
La certezza dell'amor divino a nostro favore ci deve inspirare la
fiducia e confidenza in Dio: e questa confidenza istessa ci farà
meritare il detto amore. " G. A.
La nostra confidenza in
Dio dev'esser grandissima, ma non deve degenerare in vana presunzione
la quale non pregiudica meno che la mancanza di confidenza. Noi adunque
studiamo alla meglio l'amor di Dio verso di noi, acquistiamo una
perfetta confidenza in Dio, e questi saranno due grandi passi per la
nostra eterna salute. ( Sappi di certo, o caro lettore, e persuaditi,
che qui confidit in Domino non confudetur. L'Edit. )
Fonte: Capitolo integrale "La
confidenza" tratto dall'antico volume "Diario Spirituale"
di Anonimo napoletano - NAPOLI, della
tipografia Paci - 1843
SCARICA INTEGRALMENTE TUTTI I CAPITOLI
DEL VOLUME QUI.
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