" Io parlo a voi, a voi che mi siete tanto vicine e vi credete tanto
lontane, che mi siete tanto care e vi credete amare come mirra ed
assenzio; mi rivolgo a voi che siete per me tanto pure e vi credete
tanto abbiette. Ma... i vostri non sono sentimenti di umiltà, sono
sentimenti di dispetto con voi stesse... E per questo io vi parlo così.
Voi dunque, figli miei, mi siete tanto cari, ve lo dico io, ma in voi
ci sono ancora tante miserie e tante debolezze, perché voi riconosciate
il vostro nulla e perché glorifichiate Dio. Tante volte voi vi
meravigliate perché la natura umana ha tante miserie, tante debolezze e
dite: perché neppure Gesù le toglie queste miserie? Ebbene, io vi
spiego questo mistero.
S. Paolo, elevato alla più alta contemplazione, sentiva gli stimoli
della carne che lo tormentavano e se ne lamentava. Quelle miserie lo
tenevano nell'umiltà, e nel medesimo tempo lo congiungevano di più a
Me, perché egli per necessità doveva tenersi unito a Me per il timore
di macchiarsi.
Fu così che egli sentí il dovere di fare penitenza; fu così che ebbe la
continua percezione dei mali della povera umanità; fu così che
l'attività del suo zelo si accese di più. Voi siete elevati da un
ordine inferiore alla vita della grazia; nelle miserie naturali
risentite la vostra origine, e per esse voi sentite la vostra
infermità. E' così che per l'annientamento che in voi portano, voi vi
elevate, ed il fango diventa spirito.
A tante anime io ho tolto certe miserie, ma non tutte, però; quando poi
un'anima deve pregare, riparare, gemere per l'abbrutimento di tante
creature, allora io non solo non le tolgo le miserie, ma gliene
permetto una percezione più molesta, perché tocchi con mano quello che
è la lotta della natura contro lo spirito."
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