|
|
|
|
|
LE
RIVELAZIONI SUL SANTO NATALE DA GESU' A SANTA METILDE

|
NELLA SOLENNITÀ DEL SANTO NATALE
Nella vigilia della dolce Natività di Gesù Cristo Figlio di Dio,
nell'ora in cui la Comunità si portava al Capitolo, Metilde vide una
moltitudine di Angeli che a due a due, con fiaccole ardenti,
accompagnavano ciascuna delle Suore. Il Signore comparve seduto al
posto della madre badessa, sopra un trono di avorio donde
impetuosamente sgorgava un fiume, di cui le limpide acque fecero
scomparire ogni macchia dal viso delle suore quando recitarono il primo
Miserere. Al secondo Miserere si avviarono tutte verso il Signore
offrendogli le preghiere che a quell'ora facevano per la santa Chiesa.
Al terzo Miserere, il Signore, di sua propria mano, alle anime di cui
si faceva menzione nella preghiera delle suore, presentò un calice
d'oro affinché ne bevessero, poi disse: "Io medesimo, ogni anno qui
tengo questo solenne capitolo".
Nella santissima notte della Natività di G. Cristo, parve a Metilde di
trovarsi sopra un monte pietroso dove sedeva la Beata Vergine prossima
al vergineo parto. Quando l'ora fu venuta, la Vergine Santissima venne
inondata di una gioia e di una allegrezza ineffabile; la luce divina la
circondò di uno splendore così vivo che incontanente ella si alzò piena
di stupore, e si. prostrò sino a terra per offrire a Dio, con l'umiltà
la più profonda, le sue azioni di grazie. Maria era così assorta per lo
stupore, che non seppe ciò che in lei avveniva se non al momento in cui
nel suo grembo ebbe il piccolo Infante più bello di tutti i figli degli
uomini. Allora con un indicibile gaudio e con l'amore più ardente, se
lo strinse tra le braccia e gli diede i primi tre dolcissimi baci della
sua materna tenerezza. In virtù di questi tre baci, la Vergine venne
elevata ad una unione con la SS. Trinità oltremodo superiore a
qualunque unione possibile in una creatura umana eccettuata l'unione
personale.
La vita spirituale, che in questo mondo sembra dura ed aspra, era
figurata da quel monte ripido e pietroso che Cristo e la sua santa
Madre salirono per i primi onde, dare agli uomini l'esempio della
perfezione religiosa.
Metilde vedeva sé stessa come seduta vicino alla Beata Vergine e
desiderava ardentemente di baciare lei pure l'amabile Infante; perciò
la Vergine Madre dopo averlo ancora baciato e stretto sul proprio cuore
con dolcissime parole, lo diede parimenti ai baci ed agli abbracci di
quell'anima, la quale in un trasporto di amore se lo prese fra le
braccia e amorosamente se lo strinse al cuore salutandolo con queste
ardenti parole che non aveva mai pensate prima: "Vi saluto, o
dolcissima sostanza del Cuore del Padre vostro, alimento e forza della
mesta e languida anima mia. Vi offerisco in lode e gloria eterna tutto
il midollo del mio cuore e dell'essere mio".
Per ispirazione divina ella intese come il Figlio sia, per così dire,
il midollo del Cuore di Dio Padre.
Il midollo è un alimento che riconforta, risana ed ha un gusto
piacevole; così il Padre a noi ha dato il Figlio suo che è la sua
potenza e l'espressione della sua misericordiosa dolcezza, affinché sia
per noi protettore, medico e consolatore.
Il midollo è quel deliziosissimo gaudio che Dio solo può dare all'anima
con l'infusione del suo amore, gaudio per cui essa disprezza ogni cosa
terrena, gaudio al quale in nessun modo possono essere paragonati i
godimenti del mondo, quando pure fossero tutti riuniti nel cuore di un
uomo solo.
Dal volto del caro e divin Bambino risplendevano quattro raggi, i quali
illuminavano le quattro parti del mondo; questi raggi erano il simbolo
della vita santissima di Gesù Cristo e della sua dottrina che illuminò
il mondo intero.
In quella medesima festa, durante la messa Dominus dixit ad me, che si
celebra per ricordare ed onorare la nascita misteriosa ed ineffabile
del Verbo nel seno di Dio Padre, parve a quella divota vergine di
vedere l'Eterno Padre come un re potentissimo, seduto sopra un trono
d'avorio, sotto un meraviglioso padiglione, Egli le diceva: "Vieni e
ricevi il Figlio eterno ed unico del mio Cuore e comunicalo a tutti
quelli che con divota gratitudine onorano in questo momento la sua
eterna e sublime generazione".
E Metilde vide uscire dal Cuore di Dio una luce che venne ad unirsi al
suo proprio cuore sotto la forma di un piccolo Infante tutto radioso;
ed ella lo salutò con queste parole: ¬ "Salve o splendore dell'eterna
gloria, proferente la luce dalla luce; Luce di luce, fonte dì luce,
giorno che illumini il giorno". Poi portò a tutte le suore
quell'Infante, il quale a ciascuna donò sé stesso senza cessare però di
farsi portare sul cuore di Metilde,
Il dolce Infante si chinò sul petto di ognuna delle suore, e per tre
volte parve succhiare il loro cuore, mentre dava loro il favore di un
bacio delle sue labbra,
Per il primo bacio Egli succhiò i loro desiderii, per il secondo la
loro buona volontà, per il terzo prese come un bene suo proprio tutta
la fatica che avevano fatta nel canto, nei devoti inchini e negli
esercizi di quella santa vigilia; tutto ciò Egli succhiò in sé stesso
con quel dolce bacio.
Metilde riconobbe allora quanto sarebbe gradito a Dio che gli uomini,
non ostante la loro incapacità per comprendere la divina ed ineffabile
generazione del Figlio nel seno del Padre, volessèro nondimeno
rallegrarsene nella fede ed esaltarla con le migliori lodi possibili.
Al Vangelo: Exiit edictum, le parve che Dio Padre le dicesse: "Va dalla
Vergine Madre di mio Figlio; pregala di darti il Figlio suo con tutto
quel gaudio che essa risentì quando lo generò, ed anche tutti i beni
che questo Figlio unigenito da me ricevette per la salvezza della Madre
sua e del mondo intero".
Metilde portatasi subito dalla Vergine, trovò l'Infante adagiato nella
mangiatoia e avvolto in fasce, il quale disse: "Sin dalla nascita io
fui così legato e stretto in fasce che non potevo muovermi, per
indicare che mi abbandonavo tutt'intero, coi beni che apportavo dal
cielo, al potere dell'uomo ed al suo servizio; uno che è legato non ha
più alcun potere, non può difendersi né impedire che gli si tolga il
suo avere.
"Parimenti quando uscii da questo mondo, ero inchiodato sulla Croce, né
potevo fare il minimo movimento, e questo dimostrava l'abbandono
completo che facevo all'uomo di tutti i beni che avevo acquistati
durante la mia vita mortale.
"Così la mia vita, le mie opere, i beni che possiedo come Dio e come
Uomo e la mia Passione, tutto abbandono all'uomo; perciò l'uomo con
piena fiducia può godere tutto quanto mi appartiene. Ed è mio sommo
desiderio che i miei fedeli utilmente godano di tutti i miei beni e di
tutte le mie grazie".
Parve inoltre a quella pia vergine che l'Amore, sotto la figura di una
vergine, sedesse vicino alla Beata Vergine Maria e l'anima gli disse:
"O dolce Amore, insegnatemi a rendere un conveniente omaggio a questo
nobilissimo Infante".
L'Amore rispose: "Io fui il primo che me lo tenni nelle mani verginali;
io lo avvolsi nelle fasce; insieme con sua Madre lo allattai nel mio
purissimo seno e lo riscaldai sul mio cuore; insieme con sua Madre lo
servii e ancora di continuo lo servo. Chi vuole servirlo degnamente mi
prenda per compagno, ossia faccia tutte le sue opere in unione con
quell'amore per il quale Dio assunse in sé stesso la natura umana, e a
questo modo tutto ciò che farà, a Dio sarà gratissimo".
PULSAZIONI
DEL CUORE DI GESÙ CRISTO
Mentre si cantava nell'aurora la Messa: Lux fulgebit, Metilde ricevette
ineffabili illuminazioni, e conobbe come il Figlio di Dio fosse la luce
che aveva illuminato con la sua risplendente Natività l'intero universo
e ciascun uomo in particolare; conobbe pure come in un bambino così
piccolo abitasse la pienezza della Divinità e come la onnipotente virtù
di Dio avvolgesse quel corpicino e lo sostenesse, ché senza di essa
sarebbe stato, per così dire, annichilito; intese inoltre come in Gesù
si trovasse nascosta l'inscrutabile sapienza di Dio, così grande nel
Verbo adagiato nel presepio come nel medesimo Verbo regnante nei cieli;
infine, ella vide come la dolcezza e l'amore dello Spirito Santo
fossero infusi in quel piccolo Infante, tanto che da tale suprema
conoscenza l'animo di Metilde provava sentimenti ineffabili, superiori
ad ogni parola e ad ogni pensiero umano.
Metilde, o piuttosto l'anima di lei, preso l'Infante, se lo strinse fra
le braccia e tanto strettamente contro il suo cuore che sentiva e
contava i battiti del divin Cuore. Ora, questo Cuore dava come in un
solo impulso tre vigorose palpitazioni, poi un battito leggero. Metilde
se ne stupiva, ma l'Infante disse: "Il mio Cuore non batteva come
quello degli altri uomini; dalla mia infanzia sino alla morte ha sempre
pulsato come tu lo senti; ecco perché su la Croce spirai così in breve.
Ma sappi che il primo battito provenne dall'onnipotente amore del mio
Cuore, amore così grande che, nella mia mansuetudine e nella mia
pazienza, vinsi le contraddizioni del mondo e la crudeltà dei Giudei.
Il secondo battito provenne dall'amore sapientissimo, con cui governai
me stesso e tutte le mie cose in una maniera infinitamente degna di
lode; amore per il quale ordinai con sapienza tutto quanto vi è in
cielo e in terra. Il terzo battito nasceva. da quel soavissimo amore di
cui ero infiammato, a segno di trovare dolci le amarezze di questo
mondo, amabile e piacevole persino quella morte amarissima che soffrii
per la salvezza degli uomini. Il quarto e più debole battito è
l'espressione della bontà che ebbi come uomo, per la quale comparivo
amabile, socievole ed imitabile in tutti i miei atti".
Avendo la Santa domandato al Signore perché fosse spirato così presto
per i tre battiti del suo divino Cuore, il Signore le diede questa
risposta: "Nell'istante medesimo in cui, nell'allegrezza della Santa
Trinità, venne creata l'anima mia, l'adorabile Trinità, abbracciandola
nel suo immenso amore, si diffuse in essa con la pienezza della
Divinità e le fece dono di tutto quanto possedevano le tre divine
persone. Dio Padre le diede la sua onnipotenza; la persona del Figlio,
la sua increata sapienza; lo Spirito Santo, tutta la sua bontà, ossia
tutto il suo amore; dimodochè l'anima mia possedeva per grazia tutto
quanto la Divinità possiede per natura.
"In quella unione medesima, quel divino ed eterno desiderio che la
Santa Trinità ebbe sempre di unire la natura umana alla Divinità per
redimere l'uomo, infiammò l'anima mia di un ineffabile amore per il
compimento dell'opera sua. Siccome d'altra parte, nella mia sapienza
divina conoscevo pienamente e chiaramente la gloria della mia Umanità e
tutto quanto le doveva capitare e in conseguenza la salvezza dell'uomo
in tutta la sua ampiezza, ne concepivo una gioia divina, oltre ogni
misura. L'amore benevolissimo che lo Spirito Santo aveva infuso
nell'anima mia mi ispirò un'ardentissima brama della salvezza
dell'uomo, a segnò che questa era per me un peso leggiero e dolce.
"Ma nel momento in cui fui concepito per opera dello Spirito Santo,
vale a dire quando l'anima mia fu unita al mio corpo, l'onnipotenza
dovette moderare questo divino desiderio, la sapienza temperare questa
gioia, l'unzione della Spirito Santo mitigare un tal fervore
nell'amare, affinché la mia Umanità potesse vivere nel tempo.
"Tuttavia nell'ora della mia morte, quella carità onnipotente, saggia e
benigna, che faceva battere il mio cuore con tanto vigore, cedette la
vittoria alla Divinità e diede libera corso al mia desiderio ed al mio
gaudio.. Essa investì il mio Cuore di un amore sommo ed immenso, e
separò l'anima mia dal mio corpo. Se non era l'azione di questa carità,
nessun tormento fosse pur superiore a tutto quanto la mente dell'uomo
saprebbe inventare, avrebbe potuto darmi la morte".
Durante le preghiere segrete, il Signore le diede questa istruzione:
"Quando si intona il Sanctus, ognuno reciti un Pater, pregando affinché
con l'onnipotente, sapiente, dolce e benigno amore del mio Cuore, io lo
prepari in modo che sia fatto degno di ricevermi spiritualmente
nell'anima sua, ed io possa compiere in lui i miei eterni disegni,
secondo tutto il mio divino beneplacito.
"Durante il Postcommunio, ognuno ancora ripeta questa versetto: Io ti
lodo, o amore fortissimo; ti benedico, amore sapientissimo; ti
glorifico, amore dolcissimo; ti esalto, amore sapientissimo; ti
glorifico, amore dolcissimo; ti esalto, amore infinitamente buono; in
ogni cosa e per tutti i beni che la tua gloriosissima Divinità e
beatissima Umanità si è degnata di operare in noi per mezzo del
nobilissimo strumento del tuo Cuore e che si opererà nei secoli dei
secoli. Amen. - Ed io, quando. il Sacerdote darà la benedizione, lo
benedirò in questo modo: "La mia onnipotenza ti benedica, la mia
sapienza ti illumini, la mia dolcezza ti inebrii, e la mia benignità ti
attiri ed a me ti unisca per sempre! Amen".
In altro tempo, nella messa della Natività del Signore, parve a quella
Vergine che sopra l'altare fosse cresciuto un albero. di meravigliosa
grandezza, la cui altezza arrivava sino al cielo e la larghezza copriva
tutto il circuito della terra; ed era piena di foglie e di frutti
infiniti. L'altezza di quest'albero figurava la Divinità di Cristo, la
larghezza denotava la sua vita perfettissima; i frutti significavano i
beni immensi che provennero dalle sue opere e da tutti i suoi atti.
Nelle foglie erano scritte in lettere d'oro queste parole: "Cristo
incarnato, Cristo-uomo nato, Cristo. circonciso, Cristo dai Magi
adorato, Cristo nel tempio presentato, Cristo battezzato, Cristo
crocefisso". E in tal modo tutta la vita di Cristo in quell'albero si
trovava scritta.
Fonte:
Capitolo
V, Libro I, "IL LIBRO DELLA GRAZIA
SPECIALE",
RIVELAZIONI DI SANTA METILDE,
VERGINE DELL'ORDINE, DI S. BENEDETTO
- CON PREFAZIONE DI S. E. IL CARD. SCHUSTER ARCIVESCOVO DI MILANO -
Opera Omnia
integralmente scaricabile qui:
in
formato .DOC
in
formato .PDF
Home <
Natale
|
|
|
|
|
|