"GLI SCRITTI" di SAN FRANCESCO D'ASSISI - estratti -






"XI. NON LASCIARSI GUASTARE A CAUSA DEL PECCATO ALTRUI

[160]    1 Al servo di Dio nessuna cosa deve dispiacere eccetto il peccato. 2 E in qualunque modo una persona peccasse e, a motivo di tale peccato, il servo dl Dio, non più guidato dalla carità, ne prendesse turbamento e ira, accumula per sé come un tesoro quella colpa. 3 Quel servo di Dio che non si adira né si turba per alcunché, davvero vive senza nulla di proprio. 4 Ed egli è beato perché, rendendo a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio, non gli rimane nulla per sé.

XII. COME RICONOSCERE LO SPIRITO DEL SIGNORE

[161]    1 A questo segno si può riconoscere il servo di Dio, se ha lo spirito del Signore: 2 se, quando il Signo­re compie, per mezzo di lui, qualcosa di buono, la sua «carne» non se ne inorgoglisce ‑ poiché la «carne» e sempre contraria ad ogni bene ‑, 3 ma piuttosto si ri­tiene ancora più vile ai propri occhi e si stima più picco­lo di tutti gli altri uomini.

XIII. LA PAZIENZA

[162]    1 Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio. Il servo di Dio non può conoscere quanta pazienza e umiltà abbia in sé finché gli si dà soddisfa­zione. 2 Quando invece verrà il tempo in cui quelli che gli dovrebbero dare soddisfazione gli si mettono contro, quanta pazienza e umiltà ha in questo caso, tanta ne ha e non più.

XIV. LA POVERTÀ DI SPIRITO

[163]    1 Beati i poveri in spinto, perché di essi è il regno dei cieli.
    2 Ci sono molti che, applicandosi insistentemente a preghiere e occupazioni, fanno molte astinenze e mortifi­cazioni corporali, 3 ma per una sola parola che sembri ingiuria verso la loro persona, o per qualche cosa che venga loro tolta, scandalizzati, tosto si irritano. 4 Questi non sono poveri in spirito, poiché chi è vera­mente povero in spirito odia se stesso e ama quelli che lo percuotono nella guancia.

XV. I PACIFICI

[164]    I Beati i pacifici, poiché saranno chiamati figli di Dio. 2 Sono veri pacifici coloro che in tutte le contrarietà che sopportano in questo mondo, per l’amore del Signore nostro Gesù Cristo, conservano la pace nel­l’anima e nel corpo.

XVI. LA PUREZZA DI CUORE

[165]    1 Beati i puri di cuore, poiché essi vedranno Dio. 2 Veramente puri di cuore sono coloro che di­sdegnano le cose terrene e cercano le cose celesti, e non cessano mai di adorare e vedere il Signore Dio, vivo e vero, con cuore ed animo puro.

XVII. L’UMILE SERVO DI DIO

[166]    1 Beato quel servo il quale non si inorgoglisce per il bene che il Signore dice e opera per mezzo di lui, più che per il bene che dice e opera per mezzo di un al­tro. 2 Pecca l’uomo che vuol ricevere dal suo prossimo più di quanto non vuole dare di sé al Signore Dio.

XVIII. LA COMPASSIONE PER IL PROSSIMO

[167]    1 Beato l’uomo che offre un sostegno al suo prossimo per la sua fragilità, in quelle cose in cui vorrebbe essere sostenuto da lui, se si trovasse in un ca­so simile.

[168]    2 Beato il servo che restituisce tutti i suoi beni al Signore Iddio, perché chi riterrà qualche cosa per sé, nasconde dentro di sé il denaro del Signore suo Dio, e gli sarà tolto ciò che credeva di possedere.

XIX. L’UMILE SERVO DI DIO

[169]    1 Beato il servo, che non si ritiene migliore, quando viene lodato e esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile, semplice e spregevole, 2 poiché quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più. 3 Guai a quel religioso, che è posto dagli altri in alto e per sua volontà non vuol discendere. 4 E beato quel ser­vo, che non viene posto in alto di sua volontà e sem­pre desidera mettersi sotto i piedi degli altri.

[...]

XXII. DELLA CORREZIONE FRATERNA

[172]    1 Beato il servo che è disposto a sopportare cosi pazientemente da un altro la correzione, l’accusa e il rimprovero, come se li facesse da sé. 2 Beato il servo che, rimproverato, di buon animo accetta, si sottomette con modestia, umilmente confessa e volentieri ripara. 3 Beato il servo che non è veloce a scusarsi e umilmen­te sopporta la vergogna e la riprensione per un peccato, sebbene non abbia commesso colpa.

XXIII. LA VERA UMILTÀ

[173]    1 Beato il servo che viene trovato cosi umile tra i suoi sudditi come quando fosse tra i suoi padroni.
    2 Beato il servo che si mantiene sempre sotto la verga della correzione. 3 È servo fedele e prudente colui che di tutti i suoi peccati non tarda a punirsi, interiormente per mezzo della contrizione ed esteriormente con la con­fessione e con opere di riparazione.

XXIV. LA VERA DILEZIONE

[174]    Beato il servo che tanto è disposto ad amare il suo fratello quando è infermo, e perciò non può ricam­biargli il servizio, quanto l’ama quando è sano, e può ri­cambiarglielo.

XXV. ANCORA DELLA VERA DILEZIONE

[175]    Beato il servo che tanto amerebbe e temerebbe un suo fratello quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui, e non direbbe dietro le sue spalle niente che con carità non possa dire in sua presenza.

[...]

XXVII. COME LE VIRTÙ ALLONTANANO I VIZI

[177]    1 Dove è amore e sapienza,
ivi non è timore né ignoranza.
2 Dove è pazienza e umiltà,
ivi non è ira né turbamento.
3 Dove è povertà con letizia,
ivi non è cupidigia né avarizia.
4 Dove è quiete e meditazione,
ivi non è affanno né dissipazione.
5 Dove è il timore del Signore a custodire la sua casa,
ivi il nemico non può trovare via d’entrata.
6 Dove è misericordia e discrezione,
ivi non è superfluità né durezza.

XXVIII. IL BENE VA NASCOSTO PERCHÉ NON SI PERDA

[178]    1 Beato il servo che accumula nel tesoro del cie­lo i beni che il Signore gli mostra e non brama dl manifestarli agli uomini con la speranza di averne com­penso. 2 poiché lo stesso Altissimo manifesterà le sue opere a chiunque gli piacerà. 3 Beato il servo che conserva nel suo cuore i segreti del Signore."





Segue estratto da: LETTERA AI FEDELI
(Seconda recensione)

"VII. DELL’AMORE VERSO I NEMICI

[195]    37 Dobbiamo avere in odio i nostri corpi con i vizi e i peccati, poiché il Signore dice nel Vangelo: Tutte le cose cattive, i vizi e i peccati escono dal cuore.

[196]    38 Dobbiamo amare i nostri nemici e fare del bene a coloro che ci odiano. 39 Dobbiamo osservare i precetti e i consigli del Signore nostro Gesù Cristo. 40 Dobbiamo anche rinnegare noi stessi e porre i nostri corpi sotto il giogo del servizio e della santa obbe­dienza, così come ciascuno ha promesso al Signore.

VIII. UMILTÀ NEL COMANDARE

[197]    41 E nessun uomo si ritenga obbligato dall’ob­bedienza a obbedire a qualcuno là dove si commette de­litto o peccato. 42 E colui al quale è affidata l’obbe­dienza e che è ritenuto maggiore, sia come il minore e servo degli altri fratelli, 43 e usi ed abbia nei confron­ti di ciascuno dei suoi fratelli quella misericordia che vorrebbe fosse usata verso di sé qualora si trovasse in un caso simile.

[198]    44 E per il peccato commesso dal fratello non si adiri contro di lui, ma lo ammonisca e lo conforti con ogni pazienza e umiltà.

IX. DEL FUGGIRE LA SAPIENZA CARNALE

[199]    45 Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo la carne, ma piuttosto dobbiamo essere semplici, umili e puri. 46 Teniamo i nostri corpi in umiliazione e dispregio, perché noi, per colpa nostra, siamo miseri, fetidi e vermi, come dice il Signore per bocca del profe­ta: «lo sono un verme e non un uomo, l’obbrobrio degli uo­mini e scherno del popolo».
    47 Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli al­tri, ma anzi dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni umana creatura per amore di Dio.

X. DEL SERVO FEDELE CHE DIVIENE DIMORA DI DIO

[200]    48 E tutti quelli e quelle che si diporteranno in questo modo, fino a quando faranno tali cose e perseve­reranno in esse sino alla fine, riposerà su di essi lo Spiri­to del Signore, ed egli ne farà sua abitazione e dimo­ra. 49 E saranno figli del Padre celeste, di cui fanno le opere, 50 e sono sposi, fratelli e madri del Si­gnore nostro Gesù Cristo.
    51 Siamo sposi, quando l’anima fedele si congiunge a Gesù Cristo per l’azione dello Spirito Santo. 52 E siamo fratelli, quando facciamo la volontà del Padre suo, che è in cielo. 53 Siamo madri, quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo attraverso l’amore e la pura e sincera coscienza, e lo generiamo at­traverso il santo operare, che deve risplendere in esem­pio per gli altri.

[201]    54 Oh, come è glorioso e santo e grande avere in cielo un Padre!
    55 Oh, come è santo, consolante, bello e ammirabi­le avere un tale Sposo!
    56 Oh, come è santo come è delizioso, piacevole, umile, pacifico, dolce e amabile e sopra ogni cosa desiderabile avere un tale fratello e figlio, il quale offrì la sua vita per le sue pecore e pregò il Padre per noi, di­cendo: «Padre santo, custodisci nel tuo nome quelli che mi hai dato. 57 Padre, tutti coloro che mi hai dato nel mondo erano tuoi e tu li hai dati a me. 58 E le paro­le che desti a me, le ho date a loro; ed essi le hanno accolte e veramente hanno riconosciuto che io sono uscito da te ed hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro e non per il mondo. Benedicili e santificali. 59 E per loro io santifico me stesso, affinché siano santificati nell’unità, come lo siamo noi. 60 E voglio, o Padre, che dove io sono ci siano anch’essi con me, affinché vedano la mia gloria nel tuo regno».

[202]    61 A colui che tanto patì per noi, che tanti be­ni ha elargito e ci elargirà in futuro, a Dio, ogni creatu­ra che vive nei cieli, sulla terra, nel mare e negli abissi renda lode, gloria, onore e benedizione, 62 poiché egli è la nostra virtù e la nostra fortezza. Egli che solo è buono, solo altissimo, solo onnipotente, ammirabile glorioso e solo è santo, degno di lode e benedetto per gli infiniti secoli dei secoli. Amen."



LODI DI DIO ALTISSIMO

"[261]    1 Tu sei santo, Signore, solo Dio, che operi cose meravigliose.
2 Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo,
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra.
3 Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il Signore Dio vivo e vero.
4 Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine,
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
5 Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza, Tu sei giustizia,
Tu sei temperanza, Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.
7Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza, Tu sei la nostra vita eterna
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore."


PREGHIERA «ABSORBEAT»

[277]    1 Rapisca, ti prego, o Signore,
l’ardente e dolce forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo,
2 perché io muoia per amore dell’amor tuo,
come tu ti sei degnato morire
per amore dell’amor mio.


DELLA VERA E PERFETTA LETIZIA

[278]    1 Lo stesso [fra Leonardo] riferì che un giorno il beato Francesco, presso Santa Maria [degli Angeli], chia­mò frate Leone e gli disse: «Frate Leone, scrivi». 2 Que­sti rispose: «Eccomi, sono pronto». 3 «Scrivi ‑ disse - ­quale è la vera letizia».
    4 «Viene un messo e dice che tutti i maestri di Pari­gi sono entrati nell’Ordine, scrivi: non è vera letizia. 5 Cosi pure che sono entrati nell’Ordine tutti i prelati d’Oltr’Alpe, arcivescovi e vescovi, non solo, ma perfino il Re di Francia e il Re d’lnghilterra; scrivi: non è vera leti­zia. 6 E se ti giunge ancora notizia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede, oppure che io ho ricevuto da Dio tanta grazia da sa­nar gli infermi e da fare molti miracoli; ebbene io ti di­co: in tutte queste cose non è la vera letizia».
    7 «Ma quale è la vera letizia?».
    8 «Ecco, io torno da Perugia e, a notte profonda, giungo qui, ed è un inverno fangoso e così rigido che, al­l’estremità della tonaca, si formano dei ghiacciuoli d’ac­qua congelata, che mi percuotono continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. 9 E io tutto nel fango, nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver a lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede: «Chi è?». Io rispondo: «Frate France­sco». 10 E quegli dice: «Vattene, non è ora decente questa, di andare in giro, non entrerai». 11 E poiché io insisto ancora, l’altro risponde: «Vattene, tu sei un semplice ed un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te». 12 E io sempre resto davanti alla porta e dico: «Per amor di Dio, accoglietemi per questa notte». 13 E quegli risponde: «Non lo farò. 14 Vattene al luogo dei Crociferi e chiedi là».
    15 Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sa­rò conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui è la vera virtù e la salvezza dell’anima».








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