Scrive "Michela", ex satanista ora
suora consacrata
dopo
numerosissimi esorcismi e un viaggio decisivo a Medjugorje:
"Tra fine ottobre e inizio novembre, ossia nelle notti recedenti
Halloween (31 ottobre) e la memoria dei Defunti (2 novembre), c'era poi
l'unico appuntamento in un cimitero, dove profanavamo delle tombe e ne
rubavamo le ossa, facendo uno specifico rituale che alla fine le
distruggeva.
Qualche volta mi è anche capitato di partecipare a un rito in una
struttura che sembrava una piccola chiesa. Recentemente ne ho avuto una
spiegazione, leggendo la denuncia dell'esperto padre Francesco Bamonte:
«Nel corso delle vendite di varie cappelle non più utilizzate per il
culto, è accaduto che qualcuna di esse sia stata acquistata proprio da
individui che, nascondendo la loro appartenenza a gruppi di satanisti,
le hanno poi utilizzate (e utilizzano tutt'ora!) per i loro riti
nefandi».
Un "anno
liturgico" al contrario
"Dopo la conversione mi ha colpito quanto i satanisti conoscessero
tutte le feste della Chiesa e come fossero riusciti a elaborare dei
riti che si ponevano in diretta ed evidente opposizione alla liturgia
cattolica. Il primo esempio è ovviamente la messa nera, che veniva
celebrata in tutti gli appuntamenti e che si concludeva sempre con il
sacrilegio dell'ostia consacrata.
In contrapposizione alla sacralità dell'altare ecclesiastico, noi
"consacravamo" il luogo della cerimonia disegnando, dinanzi all'altare,
il «pentacolo»: la stella a cinque punte contornata dal cerchio. Il
simbolo veniva realizzato spargendo per terra una polvere di colore
nero o rosso. I riti si svolgevano ogni sabato, per dissacrare la domenica, ma anche nelle vigilie di numerose
feste cattoliche.
Così poteva accadere che ci vedessimo pure per tre notti di seguito.
Nel 1995, per esempio, Natale venne di lunedì e così celebrammo il
sabato, la domenica e anche il lunedì notte, vigilia di Santo Stefano.
L'appuntamento per l'inizio eraintorno a mezzanotte, ma il cuore della cerimonia era sempre
verso le tre del mattino, in contrapposizione alle tre del
pomeriggio della morte di Cristo.
Poteva essere l'offerta di una ragazza, oppure il rapporto del
Sacerdote con l'iniziata: quando sono stata consacrata io, il momento
clou delle tre è stato l'inserimento dell'ostia nella vagina.
Sono rimasta molto colpita quando, in tempi più recenti, ho letto il
Diario di santa Faustina Kowalska, l'apostola della Divina
Misericordia, e ho compreso ancor meglio il significato di quell'ora
benedetta nella quale il Salvatore spirò sulla croce. Scriveva la
religiosa, riportando le parole che le aveva rivolto Gesù in persona:
«Alle tre del pomeriggio implora la mia misericordia, specialmente per
i peccatori, e sia pure per un breve momento immergiti nella mia
passione, particolarmente nel mio abbandono al momento della morte. È
un'ora di grande misericordia per il mondo intero. In quell'ora non
rifiuterò nulla all'anima che mi prega per la mia passione». A suor
Faustina Gesù aveva anche ispirato una preghiera, assicurandole:
«Quando reciterai questa preghiera con cuore pentito e con fede per
qualche peccatore, gli concederò la grazia della conversione». Penso
che valga la pena proporre qui quel testo, che la religiosa recitava
più volte al giorno: «O Sangue e Acqua, che scaturisti dal Cuore di
Gesù come sorgente di misericordia per noi, confido in te».
Numerose feste di santi erano momenti
fortissimi della nostra anti-liturgia, come accadeva per esempio nella
vigilia dei santi Pietro e Paolo e in quelle degli altri apostoli.
Particolare accanimento c'era nelle vigilie di quelli che in vita erano
stati più attivi nella lotta contro il demonio. Gemma Galgani si
trovava in primissima posizione, e insieme con lei veniva attaccata
anche la Congregazione passionista. Lo stesso accadeva con Francesco
d'Assisi e la Famiglia francescana e con Benedetto da Norcia e la
Famiglia benedettina. Quest'ultimo santo era odiato specificamente a
motivo della nota medaglia-croce a luiintitolata, che porta incise
alcune sigle esorcistiche: N.D.S.M.D. {Non draco sit mihi dux - Non sia
il demonio il mio capo); V.R.S.N.S.M. V. (Vade retro, Satana; numquam
suade mihi vana - Allontanati, Satana; non mi indurre in cose vane);
S.M.Q.L.I.V.B. (Sunt moia quaelibas; ipsevenena bi-has - Sono cattive
le tue bevande; bevi tu stesso i tuoi veleni). Secondo la tradizione
devozionale, tramandata nei testi benedettini, la medaglia-croce
«scaccia dai corpi umani ogni malefìcio, legatura e qualunque opera
diabolica; in qualsivoglia luogo dove è collocata non vi si può
accostare persona malefica; rende sicuri gli uomini vessati
dall'astuzia e malizia del demonio; è un'arma potentissima contro ogni
tentazione, principalmente per conservarsi la purezza del cuore e della
mente». I santi venivano osteggiati in quanto erano persone che avevano
suscitato avversione in Satana. Insieme con loro si attaccavano anche i
devoti. Un esempio è padre Pio, che alla metà degli anni Novanta non
era ancora beato (lo sarà nel 1999, e santo nel 2002). Contro di lui si
diceva di tutto: si potrebbe affermare che i satanisti lo avevano
canonizzato prima dei cattolici, o comunque erano convinti in anticipo
della sua santità, ben prima che venisse proclamata ufficialmente dalla
Chiesa. C'era inoltre una precisa ritualità contro i suoi «figli
spirituali» e contro tutti i suoi devoti, associati ai Gruppi di
preghiera: venivano proprio fatte delle maledizioni su di loro e queste
espressioni di maledizione potevano durare n'oretta, all'interno della
messa nera.
Le "litanie"
delle maledizioni
II periodo più intenso era comunque quello del] Settimana Santa. Si
trattava davvero di un' "odissea" perché i riti si susseguivano ogni
notte, con modali^ diverse, e noi ne uscivamo a pezzi. Cinque giorni e
seguito, dal mercoledì alla domenica, nei quali vivevo in un clima di
follia umana, continuamente in preda alla droga - la cocaina e le gocce
della Dottoressa - che assumevo anche durante le cerimonie. In quella
settimana non c'erano rapporti con l'esterno, non lavoravo. Il rito
andava avanti fino alle sette-otto del mattino, poi rientravo a casa
della Dottoressa e restavo con lei in questa atmosfera diabolica fino
alla sera, quando tornavamo nella cripta. Era un periodo
particolarmente dedicato ai rapporti sessuali con gli animali. In
queste cerimonie, come in quelle dei santi, c'era una particolarità:
mentre normalmente veniva raccolto e messo nel calice soltanto il
sangue dell'animale sacrificato (uccello, cane, caprone...), qui veniva
strappato dal petto il cuore dell'animale e lo si metteva nel calice,
per bruciarlo poi a cerimonia ultimata. Il culmine si raggiungeva nelle
notti fra il Venerdì e il Sabato Santo e fra il Sabato Santo e la
Domenica di Pasqua: per noi in quei momenti Cristo era morto e Satana
era il vincitore."
" [...] Al centro di questa particolare
attenzione c'erano diversi esorcisti, di cui il Sacerdote di Satana ha
l'elenco e le fotografie: l'allora arcivescovo Emmanuel Milingo, il
vescovo Andrea Gemma, il defunto padre Candido Amantini, don Gabriele
Amorth, padre Matteo La Grua. Ce n'erano altri ancora, dei quali non
ricordo più i nomi. Era come una litania dei santi al contrario. Si
proclamavano i loro nomi e si lanciavano maledizioni: «Che tu non possa
più esercitare», «Che ti colga una malattia mortale»... Insomma "gliele
tiravamo", come si dice a Roma! Per ciascuno di loro il Sacerdote
prendeva la foto, la mostrava al semicerchio di adepti e la
bruciava nel braciere, guardandola con attenzione.
Allo stesso modo venivano trattati i fuoriusciti, quelli che avevano
abbandonato la setta. I loro nomi venivano maledetti e io stessa oggi
posso testimoniare che qualche effetto si manifesta. La costanza e la
fedeltà che gli adepti hanno nella persecuzione degli "ex" sono
inesauribili. Ci sono due-tre momenti l'anno un po' più intensi in cui
passo delle nottate "animate". Per esempio ho la sensazione che gli
ossicini del corpo mi si rompano a uno a uno, come se qualcuno me li
spezzasse. Oppure c'è qualche mobile che si sposta da una parte
all'altra. E allora mi dico che a me piace ogni tanto modificare la
disposizione
dell'arredamento e dunque l'Eterno Padre permette che ciò accada, così
da evitare che lo
faccia io col rischio di beccarmi il mal di schiena...
Non venivano risparmiate nemmeno le vittime
delle cosiddette "stragi del sabato sera". A un certo punto della messa
nera c'era un confratello che passava al Sacerdote una lista con i nomi
delle persone che erano morte in tutta Italia a causa di incidenti
stradali nel sabato precedente. Lui le leggeva e a ogni nome c'era un
boato da parte nostra. Sembrerà assurdo, ma noi sentivamo un moto
d'orgoglio, perché consideravamo quei giovani - dei quali la maggior
parte era morta sotto l'effetto di droga come dannati, in quanto ci
sembrava difficile che la loro anima fosse andata in paradiso. Per i
satanisti sono infatti seguaci impliciti del demonio anche tutti quelli
che decidono volontariamente di distruggersi mediante la droga, oppure
quelli che mercificano il proprio corpo attraverso i rapporti sessuali.
Ogni sabato notte consacravamo in modo indiretto tutti costoro e in
particolare offrivamo a Satana i giovani che sarebbero morti durante
quelle ore. Era insomma come un rituale in due tempi. Nella prima parte
venivano proclamati i nomi di quelli morti il sabato sera precedente.
Si sentivano cognomi di regioni diverse, mediamente da tre-quattro fino
a una decina, e non c'è mai stata una circostanza nella quale non ci
fosse almeno un nome. Nella seconda parte venivano invece consacrate
tutte le persone che sarebbero morte quella notte dopo la discoteca,
sotto l'effetto di droga e alcol. Non si trattava di una maledizione
generica, ma di una vera e propria sequenza specifica. A ripensarci
oggi, mi risulta sconvolgente che - come i cattolici affidano le anime
dei morenti a Dio - così noi affidavamo quelle anime a Satana."
Fonte
esatta:
(estratto
dal libro autobiografico) "MICHELA,FUGGITA DA SATANA.
La mia lotta per scappare
dall'Inferno" Edizioni PIEMME (Una storia vera)
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