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Dato che uno degli assiomi della divina Giustizia è questo:
“A chi più ha ricevuto più viene
chiesto”, ad Adamo ed Eva, che avevano tutto ricevuto
e non avevano tare ereditarie in loro, ma unicamente la perfezione di
essere usciti formati dalle mani di Dio, dal Pensiero di
Dio- perché Dio col suo solo pensiero comandò
all’argilla di formarsi secondo il suo disegno, e le molecole
dell’argilla, materia inerte e sorda,ubbidirono ,
perché tutto ubbidisce al comando di Dio, tutto
fuorché Satana e l’uomo più o meno
ribelle - ad Adamo ed Eva, usciti formati dal Pensiero di Dio e animati
dal suo soffio, ad Adamo ed Eva tutto doveva esser chiesto e preteso, e
in caso di peccato tutto doveva esser levato e castigo senza fine
doveva essere dato.
Essi
conoscevano Dio. Conversavano con Lui nel vento della sera. Egli, oltre
essere il loro Autore, era il loro Maestro, ed essi erano le prime
“voci” destinate a rivelare ai futuri le
verità imparate da Dio. E ciononostante, pur avendo
conosciuto la Perfezione, furono curiosi dell’Orrore e
ascoltarono l’Orrore non seguendo la Parola di Dio.
Offesero duramente il Padre
Creatore, il Figlio Verbo che li istruiva sul Bene e sul Male, sulle
cose e animali e piante create, e l’Amore perché
ingrati, dimenticarono,
per un lubrico Seduttore che li tentava ad un frutto, a uno solo, tutto
quanto la Carità aveva loro dato perché fossero
felici . Ma Dio non comminò l’Inferno ad essi. Non
poteva forse fulminarli, là ai piedi dell’albero
della Prova che per essi era divenuto l’albero della
Concupiscenza? Volontariamente essi lo avevano mutato in tale e sarebbe
stato giusto che perissero, essi, vera mala pianta nata da perfetto
Seme - il Pensiero divino -divenuta maligna perché
avvelenata dalla bava infernale. Non poteva Dio ordinare
all’Arcangelo di colpirli con la sua spada di fiamma
là alle soglie del Paradiso terrestre, perché la
loro spoglia immonda non contaminasse la Terra e da quel limite essi
precipitassero nell’Abisso dal quale era uscito colui che
essi avevano preferito a Dio? Poteva. E sarebbe stato nel
suo pieno diritto. Ma la Misericordia,ma l’Amore, temperarono
la condanna con la promessa della Redenzione e perciòdel
premio eterno.

- GLI
SCRUPOLOSI -
Coloro, tutti coloro che muoiono negli scrupoli e
offendono così la Paternità di Dio, il suo Amore,
la sua
Essenza, credendolo
un Dio terribile, insofferente di ogni debolezza nei piccoli suoi
figli, intransigente, misurante i piccoli sulla sua Perfezione infinita,dovrebbero riflettere a
questo. Chi mai si salverebbe se Dio fosse come essi lo concepiscono?
Se misura della perfezione umana dovesse essere la Perfezione
divina, chi abiterebbe i Cieli fra i figli di Adamo? Una sola: Maria.
Ma
se è stato detto: “Siate perfetti come il Padre
mio e vostro”, non è già per
sgomentarvi ma per spronarvi a fare il più che potete. Sarete giudicati - non mi stanco di
ripeterlo - non per la perfezione conseguita in misura perfetta
prendendo a misura quella divina, ma per
l’amore con il quale avrete cercato di fare. Nel comando
d’amore è detto: “Ama con tutto te
stesso”.Questo “te
stesso” cambia da persona a persona.
C’è chi ama come un serafino e
chi sa amare soltanto come un pargolo, molto embrionalmente. Ma il
Maestro, posto che la maggioranza sa amare come i pargoli - molto
embrionalmente - mentre seraficamente sanno amare soltanto creature di
eccezione, ecco che vi ha proposto a modello un fanciullo .
Non Se stesso. Non sua Madre. Non il padre suo putativo. No. Un
fanciullo. Ai suoi Apostoli, a Pietro capo della Chiesa, ha proposto a
modello un fanciullo.
Amate
con la perfezione di un fanciullo che crede senza
elucubrazioni scientifiche per spiegarsi i misteri; che
spera, senzatimore paralizzante, frutto di troppo raziocinare,
di andare nel bel Paradiso; che ama serenamente Iddio pensato buon
papà, buon fratello, buono e protettore amico, e fa il suo
piccolo bene per far piacere a Gesù; e sarete perfetti nella
vostra misura perfetta, perfetti nella vostra
bontà relativa, come è perfetto Iddio nella sua
bontà infinita.
Timore di Dio non è dunque terrore di
Dio. Questo ricordino i malati di scrupoli, i quali offendono Dio nel
suo amore e paralizzano se stessi in un perpetuo tremore. Ricordino che
un’azione non buona diventa piùo meno peccato a
seconda che uno è convinto che sia peccato, o è
incerto che lo sia, o non crede affatto che lo sia. Perciò
se uno fa anche un’azione non veramente peccaminosa ma
è convinto che essa lo sia, fa cosa ingiusta
perché il suo desiderio è di fare cosa ingiusta,
mentre se uno fa cosa non giusta ma ignorando che sia tale, verantente ignorando che sia tale, Dio non gli imputa quella
cosa come colpa. Così pure, quando
speciali circostanze obbligano un uomo a compiere azioni che il
decalogo o altra legge evangelicaproibiscono (giustizieri che
devono compiere giustizia, soldati che devono combattere e uccidere,
congiurati che per non mandare al patibolo i loro compagni e nuocere a
interessi superiori giurano di essere loro soli i colpevoli e muoiono
per salvare gli altri), Dio
giudicherà con giustizia l’imposto omicidio o
l’eroico spergiuro. Basta che il fine
dell’azione sia retto e compiuto con giustizia. Timore non è
terrore. Però anche timore di Dio non è quietismo.

-
I QUIETISTI -
I
contrari degli scrupolosi sono i quietisti. Sono quelli che per un
eccesso di fiducia, ma fiducia disordinata, non si dànno
premura di fare il bene perché sono sicuri che Dio
è così buono da essere sempre contento di tutto.
E con ogni studio, seduti nella loro staticità sonnolenta,
cercano di restarvi, chiudendo la mente alle verità che a
loro non piace di sapere, ossia a quelle che parlano di castigo, di
purgatorio, di inferno, del dovere di fare penitenza, di lavorare a
perfezionarsi.
Sono
anime torbide e superbe. Sì perché i quietisti
sono dei superbi. Superbi credendosi già perfetti al punto
da essere certi di non peccare
mai. Superbi perché anche se fanno atti di pietà
e di penitenza, sono atti esterni, per aver nome e lode di
“santi”. Sono senza carità
perché sono egoisti. Sul loro altare è il loro io,
non è Dio.
Sono
bugiardi e sovente si fingono contemplativi e prediletti da Dio con
doni straordinari. Ma non è Dio che li predilige, sebbene
12Satana, il quale li seduce per traviarli sempre più. Si
credono poveri di spirito perché non hanno santa premura di
compiere azioni buone per meritare il Cielo, ma poveri di spirito non
sono; anzi sono pieni della golosità e avarizia
più grette e profonde, e sono accidiosi. Sono intemperanti
perché non negano nulla alla materia, e se uno diceloro:
“Non è lecito ciò che fai”,
rispondono: “Dio lo vuole per provarci. Ma noi sappiamo
uscire dall’illecito con la stessa facilità con
cui vi entriamo perché noi siamo stabiliti in
Dio”. Sono dei veri eretici, e Dio li abborre.

- I GIUSTI
-
Infine
vi sono i giusti. Essi hanno il dolce, riverenziale timore di Dio.
Temono di dare dolore a Dio, e per questo con tutte le loro forze cercano di fare ogni
azione buona e nel miglior modo a loro possibile. Se cadono in
imperfezione o peccato, hanno un ardente pentimento e lo vanno a
deporre ai piedi di Dio, e un’ardente volontà di
riparazione. La colpa involontaria non li paralizza. Sanno che Dio
è Padre e li compatisce. Lavano, riparano,riedificano
ciò che l’Insidia multipla e assalente
proditoriamente ha sporcato, sciupato, abbattuto; fanno ciò
col loro amore che invocano sempre più forte
dall’Amore divino: “Infondi il tuo amore nel mio
cuore”. Costoro hanno il vero timor di Dio.
Cosa
è dunque il vero timor di Dio sempre vivo nel loro spirito?
Il timore di Dio è amore, è
umiltà è ubbidienza, è fortezza,
è dolcezza, è mitezza, è temperanza,
è attività è purezza, è
sapienza, è ascensione. E il vero Modello del timore
perfetto di Dio è dato dal Cristo, che amò Dio
con un amore che si piegò ilare e volonteroso a ogni
desiderio del Padre, sino all’ubbidienza di croce 13", che fu
umile sino ad abbassarsi sui piedi del traditore e baciarli 14, che fu
forte contro tutte le insidie, dolce come un pargolo, temperante come
un asceta, mite come un agnello, puro come un angelo, più di
un angelo, sapiente essendo l’Uomo uno con
Dio, contemplatore che ascendeva con lo spirito rapito alle adorazioni
perfette che facevano esultare i Cieli ai quali, finalmente, saliva
dalla Terra, dall’Uomo,un’adorazione che saziava il
fuoco di Dio.
Anche
Maria fu un esempio di timore perfetto. Ma Ella fu ciò che
fu in vista dei meriti del Figlio. E perciò ancora bisogna
dire che Colui che in eterno fu possessore del timore perfetto fu il
Verbo di Dio per il quale tutto fu compiuto 15, anche la meraviglia del
Cielo e della Terra: la Vergine Immacolata, Figlia, Madre, Sposa di
Dio. Un
solo versetto su tanti ha avuto commento. Ma l’importanza di
esso è tale che la Sapienza su esso si è
attardata. Possedete
il perfetto timore di Dio e voi possederete l’amore perfetto,
e perciò possederete Dio e sarete da Lui posseduti. In eterno (...). »

Fonte:
(Dettato del 25 - 1 - 48; Ai
Romani cap. III dal v. 21 al 31)