LA SEMPLICITA'
" Siate semplici
come colombe "
*Matteo 10,
26*

- Come imparare la
virtù della semplicità
sull' esempio di detti e fatti reali di Santi e Beati -
[ Dal libro: " Diario Spirituale " di
Anonimo Napoletano ,
edito sin dal 1843 e INTEGRALMENTE
SCARICABILE --> QUI . ]
1. " Fra
quelli, che
fanno professione di seguir le massime di Cristo, dev'essere
in grande stima la semplicità ; perché appresso i savj
del Mondo non v'è cosa più dispregevole, e
più vilipesa di questa. E
pure ella è una virtù soprammodo amabile: perché
è quella, che
ci conduce per la via diretta al Regno di Dio, e
nel tempo stesso ci guadagna ancora l'affetto degli uomini: poiché
uno che sia tenuto per retto, sincero, e
nemico de' rigiri e delle frodi, è
amato da tutti anche da quegli stessi, che
dalla mattina alla sera non cercano altro che di fingere ed
ingannare. " S. Vinc. de
Paoli.
Una
grande stima in vero facea questo Santo di tale virtù, e
l'amava molto. Perciò non solamente si guardava egli da ogni
mancamento contra di essa ; ma non potea neppure soffrire, che ne
commettessero i suoi. E se talvolta ne commettevano alcuno, non si
potea trattenere di farne loro, sebbene con tutta dolcezza, la
correzione. S. Francesco di Sales ancora stimava molto, ed era molto
affezionato alla Semplicità, come se ne dichiarò un
giorno con una sua confidente in questa guisa. Io non so che cosa
m'abbia fatto questa povera virtù della prudenza ; perché
ho gran difficoltà d'amarla. E se l'amo, è solo per
necessità, in quanto è il condimento ed il lume che ci
guida in questa vita. Ma la bellezza della semplicità mi fa
del tutto invaghire. E' vero, che il Vangelo ci raccomanda e la
Semplicità della Colomba, e la Prudenza del Serpente: ma io
darei cento serpenti per una colomba. Sò bene che sono utili
amendue, quando vanno unite insieme ; mi pare però, che si
debba fare come nella composizione della Teriaca, nella quale si
mette poco della vipera, ma molto più d'altre salutevoli
droghe. Si sdegni pure il Mondo, ferma la prudenza del Mondo, e si
disperi la carne ; ch'è sempre meglio esser buono e semplice,
che accorto e malizioso. Fu certamente ammirabile nella Semplicità,
secondo che vien riferito dal Surio, S. Foca martire. Coltivava egli
un certo orticello, non tanto per alimentar se stesso, quanto per
sollevar cogli erbaggi e frutti di quello i viandanti e i pellegrini,
che consapevoli della sua libertà facean capo alla sua casa ;
e niuno batteva alla sua porta, che non vi fosse accolto con gran
carità e cortesia. Or fu questo santo uomo denunziato come
ospite e fomentare de' Cristiani al Presidente della Provincia, il
quale risoluto di volerlo morto, inviò segretamente alquanti
soldati in traccia di lui, con ordine che l'uccidessero. Arrivati
dunque costoro una sera a quella casa senza saper che fosse la sua
entrarono dentro, e con libertà propria della soldatesca
dimandarono da mangiare, ed egli ben volentieri secondo il suo
costume gli accolse benignamente, e diede loro quel poco, che potea,
servendoli a tavola con termini di tal carità e cortesia, che
quelli ne rimasero sorpresi, e sommamente affezionati dicendo tra di
loro di non aver mai conosciuto uomo di sì buon cuore come
lui. Onde allettati dalla sua gran semplicità e schiettezza,
l'interrogarono con confidenza, se avesse cognizione di un certo
Foca, che albergava e manteneva i Cristiani, del quale essi andavano
in cerca per ordine del Prefetto Imperiale, che lo volea morto.
Rispose il Santo, che lo conosceva benissimo, e che ben volentieri
loro l'additerebbe: che però andassero senz'altra inquisizione
a riposar quietamente, che la mattina vegnente mostrerebbe loro un
modo facile d'averlo nelle mani. Spese poi egli tutta quella notte in
divotissime orazioni, e venuta la mattina, eccolo a visitar i
soldati, e con la sua solita cordialità dar loro il buon
giorno. La risposta, ch'essi gli diedero, fu che osservasse le
promesse di manifestar loro il cercato Foca. Non dubitate soggiunse
egli, che ve lo scoprirò. Immaginatevi d'averlo già
nelle mani. Andiamo dunque a trovarlo, replicaron quelli. Ed egli,
non occorre d'andare, ch'è qui presente: io son desso. Fate di
me ciocché vi aggrada. A questo dire rimasero attoniti e
confusi i soldati, sì per la somma carità con cui li
aveva accolti, come per l'ingenua sincerità, con cui
scoprivasi a' suoi persecutori ; avendo tanto agevolmente potuto
scampar la morte con prendere in quella notte la fuga. Miravasi per
tanto l'un l'altro con istupore ; e niuno ardiva di metter le mani
addosso a tanto benefattore, anzi inclinavano a donargli la vita, ed
a riferir al Prefetto, che Foca, dopo d'averlo cercato lungamente,
non si era ritrovato. Ma no, disse il Santo, è ben minor male
la morte mia, che far voi questa finzione, o dir questa menzogna:
eseguite pur l'ordine, che avete avuto. Ed in così dire nudò
il collo, e lo porse a' soldati, che con un fendente troncandolo, gli
misero in capo la gloriosa corona del martirio. E questa sincerissima
fede del S. Martire fu tanto gradita da Dio, che subito cominciò,
e tutto di seguita ad illustrarlo con segnalati miracoli:
specialmente a favore de' pellegrini, e de' marinari, verso de' quali
ha proseguito morto, come costumava vivo, da esser liberalissimo di
benefizj e sussidj miracolosi. Ond'è, che in segno di
ricognizione s'indusse usanza tra' viandanti per mare, quando
metteano tavola, di serbare ogni giorno per lui una parte della prima
vivanda, che chiamavasi la porzione di S. Foca. E questa era ogni dì
comperata or dall'uno, or dall'altro navigante, che ne portava il
prezzo in mano del nocchiero ; e quando giungevano al porto, si
distribuiva quel denaro a' poveri, acciocché rendessero grazie
al loro Avvocato per la felice navigazione.
2. " La
semplicità non è altro, che
un atto di carità puro e semplice, il
quale non ha che un solo fine, ch'è
d'acquistare l'amor di Dio. E
l'Anima nostra allora è veramente semplice, quando
non abbiamo punto altra pretensione, che
questa in tutto quello che facciamo. " Sales.
S.
M. Madd. de Pazzi disse una volta così: se con dire una parola
anche indifferente per altro fine, che per l'amore di Dio, credessi
di poter divenire un Serafino, non la direi certo. Il Demonio
invidiando un Monaco giovine, che camminava molto bene, comparve al
di lui Maestro sotto forma d'Angiolo buono, avvisandolo che il suo
discepolo era già prescito, e che quando facea di bene, nulla
gli giovava per la vita eterna. Del che il Maestro molto s'attristò
; ed ogni volta che vedeva il discepolo, non poteva trattener le
lagrime ; tantoché questi un dì gliene richiese il
perché, ed esso glielo scoprì. Allora il discepolo gli
disse: Padre non v'attristate per questo: perché se mi ho da
dannare, mi dannerò ; se mi ho da salvare, mi salverò ;
io però non servo Dio per lo Regno de' Cieli, ma per la sua
Bontà, e per la Carità, ch'Egli ha verso di me, e per
la sua Passione, che per me ha sofferta. Se poi Egli mi vorrà
dare il suo Paradiso, lo può fare ; e se mi vorrà dare
l'Inferno pure lo può fare: ed io mi contento, che faccia
quello che piace a Lui. La notte seguente apparve al Maestro un
Angelo vero e gli disse, che il primo era stato il Demonio, e che il
suo Discepolo avea meritato più con quell'atto solo, che col
resto della buona vita menata sin allora.
3. "
L'ufizio della Semplicità è di farci andar diritti a
Dio, senza
mira né a' rispetti umani, né
a' proprj interessi: di
farci dire le cose schiettamente e nella maniera che l'abbiamo nel
cuore: di
farci operar semplicemente e senza mescolanza di ipocrisia e
d'artifizj ; e di tenerci finalmente lontani da ogni sorta di
fallacie e doppiezze. " S. Vin. de
Paoli.
Questo
Santo era sommamente attaccato a tener sempre la mira a Dio in ogni
sua operazione ; e però non potea soffrire, che né
anche i suoi se ne distogliessero un tantino. Onde essendosi uno di
essi una volta accusato pubblicamente d'aver fatta una cosa per
rispetto umano, lo riprese severamente dicendo, ch'era meglio esser
gittato nel fuoco con piedi e mani legate, che operar per piacer agli
uomini. E rispondendo alla lettera di uno de' suoi così gli
diceva: Ella mi scrive, che quando nelle sue lettere dirà bene
d'alcuno, io procuri di far che lo sappiano gli amici di lui, acciò
ancor esso venga a saperlo. Oh Dio, che pensieri sono mai i vostri !
Dov'è la semplicità d'un Missionario, il quale dee
sempre andar diritto a Dio ? Se ella non iscorge il bene in tali
persone, non lo dica: ma se vel ritrova, ne parli per onorar in esse
Dio ; mentre da lui procede ogni bene. Nostro Signore riprese uno,
che lo chiamava buono, perché nol chiamava tale con buona
intenzione. Con quanta maggiore ragione potrebbe riprender lei, se
loda gli uomini peccatori, per piacer ad essi, e per guadagnarsi la
loro grazia, o per alcun altro fine grossolano ed imperfetto ? Si
ricordi, che la doppiezza non piace a Dio ; e che per essere
veramente semplice non dobbiamo aver la mira ad altro, che a lui.
Quanto poi al suo parlare, era così schietto e semplice, e
tanto lontano da ogni tergiversazione e fallacia, che niuno potea mai
temere di essere da lui ingannato. Schivava ancora i complimenti
cortigianeschi, i quali essendo per lo più congiunti con la
simulazione, non si confanno colle regole della cristiana semplicità.
Perché trattava con tutti semplicemente e cordialmente
troncando tutte le dimostrazioni inutili. E così pure volea,
che procedessero i suoi. La V. Suor M. Crocifissa aveva una
schiettezza ed una sincerità singolarissima, per cui mostrava
d'aver in odio qualunque simulazione e doppiezza. Onde dalla bocca di
lei non s'udì mai uscire una né anche legerissima bugia
o per officiosità, o per ischerzo: sebbene nelle ricreazioni
soleva usare certe piccole ironie, ed altre belle figure, con cui
condiva allegramente la conversazione. S. Carlo Borromeo diede ben a
conoscere quanto fosse pieno di questa santa virtù in più
occasioni, specialmente nell'elezione di Pio V in Sommo Pontefice.
Perocché essendo stato questi poco gradito da Pio IV, suo Zio,
e molto ache più perché era creatura di Paolo IV, che
il Mondo sa, secondo il discorso umano v'era molta probabilità
di credere, che egli dovesse averlo contrario, o almeno poco
amorevole ; e che perciò sarebbe stato tacciato di poca
prudenza, per aversi tirato addosso la rovina da se medesimo. E pure,
perché avea sempre avanti gli occhi la pura gloria di Dio, ed
il maggior bene di S. Chiesa, nulla badando a' suoi privati
interessi, fece cader l'elezione sopra il medesimo Soggetto. Iddio
però si prese cura di lui, e fece, ch'egli fosse dal medesimo
Pio V molto stimato e favorito. Era poi egli schiettissimo nel suo
parlare, e nemicissimo di ogni artifizio e doppiezza ; e tali anche
volea, che fossero i suoi domestici, conforme se ne dichiarò
una volta con un suo Ministro, il quale trattando con esso d'un certo
affare, si lasciò scappar di bocca queste parole: Io le dirò
sinceramente quello che sento circa di questo ; ed il Santo
l'interruppe subito dicendo: dunque voi non parlate sinceramente ? or
assicuratevi, che non può essere amico mio, chi non parla
sempre con sincerità, e non dice colla bocca come sente nel
cuore.
4. " Iddio
ama i semplici, e
tratta con essi volentieri, e
comunica loro l'intelligenza delle sue verità: perché
di questi ne dispone a suo piacere. Non
fa così cogli spiriti grandi ed accorti. " Sales.
Di
questo medesimo sentimento era ancor S. Vincenzo de Paoli, il quale
dicea che l'esperienza ne conferma giornalmente la verità ;
mentre pur troppo si vede, che lo spirito di Religione non tanto si
trova d'ordinario fra i saggi e prudenti del secolo, quanto tra i
poveri e semplici, i quali vengono da Dio arricchiti di una fede viva
e pratica, che fa lor credere e gustar le parole di vita eterna. Onde
si veggono comunemente soffrir le loro malattie, le loro miserie, e
tutt'i loro travagli con più pazienza e con più
rassegnazione, che non fanno gli altri. S. Ambrogio nell'orazione
funebre, che fece al suo fratello S. Satiro, esalta molto tra le
altre sue virtù la puerile semplicità, che, com'ei
dice, luceva in lui come in uno specchio ; e che però non
poteva egli non essere a Dio molto caro ; il quale per essere
semplicissimo, ama le cose semplici, e odia e perseguita ogni
adulterata misura. Si narra di S. Geltrude, che apparendo il Signore
ad una Sant'Anima, le disse: Sappi, che presentemente non vi è
Anima al Mondo, che per semplicità sia a me più vicina,
e più congiunta di quella di Geltrude: e però io ancora
a niun'altra mi sento tanto inclinato, quanto all'Anima di lei.
5. " La
vera semplicità è come quella de' fanciulli, i
quali pensano, parlando, ed
operano schiettamente e senza malizia. Credono
quanto loro si dice: non
hanno alcuna cura, o
pensiero di se stessi, massime
quando stanno alla presenza dei genitori loro tenendosi attaccati ad
essi, senza
volgersi a mirare le loro soddisfazioni e consolazioni, le
quali si prendono con buona fede, e
si godono con semplicità, senza
alcuna curiosità di considerarne le cagioni e gli affetti. " Sales.
S.
M. Maddalena de Pazzi era nella sua conversazione, come una semplice
fanciulla, procedendo senza malizia, e con una grande schiettezza e
semplicità di cuore: accompagnata però sempre con
prudenza e gravità tale che la rendeva amabile e rispettevole
a tutte. Ebbe in vero del singolare in questo la V. Suor M.
Crocifissa, la quale tuttoché fosse tanto illuminata, pareva
appunto una semplice fanciullina senza malizia. Profferiva ella le
cose sue candidamente, e come le tenea nel cuore ; e così pure
pensava che facessero gli altri ; non potendosi dar a credere, che un
Cristiano fosse capace di dir bugia. I fatti metteranno la cosa più
in chiaro. Per lo concetto di santità, in cui era comunemente
tenuta, le veniva da molte parti gran quantità di lettere ; ed
ella credea, che ciò fosse per lo credito del Monastero ; e
che però molte ancora ne venissero egualmente alle altre sue
compagne: ma poi si stupiva non poco, per non vederle tanto
affacendate come lei nel rispondere. Onde per meglio certificarsi
andava attorno dimamdando loro, se ricevevano assai lettere, e
rispondendole quelle con una graziosa esagerazione, per secondare la
di lei semplicità, ne vengono tante ! E come dunque non
scrivete ? replicava ella: vi porterò io il calamajo e la
penna, e lo dava loro. E vedendo che quelle non potendo più
contenersi, se ne rideano ; non sapea capire che significasse quella
burla, e ne restava maggiormente ammirata. Avendo dal Cardinal
Tommasi suo fratello, che le scrivea spesso, ricevuta una lettera,
nella quale vi si sottoscrisse col titolo di tristo, ella cessò
di più rispondere, non solo a quella, ma a molte altre, che
dopo le scrisse: e richiesta del perché, rispose, che non
volea tener comunicazione co' tristi: e non vi volle poco a
ridurvela. Ma in un altro fatto alquanto grazioso volle il Signore
dimostrare quanto si compiacesse di questa sua semplicità. Le
fu donato un cardellino, a cui pose nome
fiorico. L'amava
ella molto, non tanto per la bella voce che avea, quanto per le
virtù, che com'ella dicea, si potevano interpetrare ne' di lui
atti. Or accadde una volta, che volendo ella cavargli due penne, per
fare un piccolo pennello da delineare un certo disegno per la
prossima festa d'un Santo, le parve, che il cardellino mostrasse
qualche difficoltà in dargliele, e rimase mal edificata di lui
in genere di divozione. Poco dopo di questo essendo un piccolo
canario col suo primo volo venuto a posarsi sulla gabbia del
cardellino, avvertì che questo l'aveva afferrato col becco per
un piede, e spennacchiandolo coll'unghie lo maltrattava, e però
accorse a levarglielo di bocca, e lo fece scappare, dicendo: Ah
fiorico, noi andiamo alla peggio ? così si osserva la
dilezione del prossimo ? Indi rivoltandosi all'immagine della
Vergine, colla sua solita confidenza e semplicità protestolle,
che in quell'uccellino essa non amava altro che Dio ; ma che però
in quello giorno esso avea fatto del gran male, e ne volea condegna
penitenza. Dopo le quali parole, il cardellino quasi presago del
futuro gastigo si ammutolì, per tutta quella giornata se ne
stette ritirato in un angolo della gabbia colle penne arricciate, in
divisa malinconico. Venuta poi la sera, ecco udire uno strepito
attorno l'istessa gabbia, ed il povero fiorico miseramente dibattersi
tra meste grida: ed accorsavi la serva di Dio, vide che il Demonio in
figura d'un deforme corbaccio lo stava straziando ; e subito gridò:
Santa Maria, e lo fece fuggire ; ma intanto trovò, che il
cardellino era rimasto privo d'un ala, che gli era stata troncata a
forza con tutto l'osso, ed in presenza di lei cadde in terra ; onde
l'uccello così mal concio stava mandando gli ultimi aneliti.
Inteneritasi ella a tal vista, si mise a pregar il Signore
dicendogli, che come Ei non volea la morte del peccatore, ma la
conversione e la vita ; si degnasse far sì, che restasse bensì
punito, ma non morto il suo fiorico. Né la preghiera fu
invano: perché avendo ella preso in mano l'uccello, ed
accarezzatolo alquanto, ripigliò esso in un momento il solito
suo vigore, e comparve con un'ala nuova, vestita perfettamente di
pelle, di carne, e d'osso in nulla più differente dalla prima,
se non che avea le penne più risplendenti.
6. "
L'astuzia altro non è, che
una massa d'artifizj d'invenzioni, co'
quali ci studiamo d'ingannare lo spirito di coloro, che
con noi trattano, e
di far loro capire, che
non abbiamo altro sentimento e conoscimento sopra il proposito, di
cui si tratta, fuor
di quello che coloro manifestiamo colle nostre parole. Cosa, ch'è
totalmente contraria alla semplicità, la
quale richiede, che
abbiamo l'interiore in tutto conforme all'esteriore. " Sales.
Il
buon Santo, avendogli un suo amico detto, ch'egli sarebbe riuscito
ne' maneggi politici: no, rispose, la sola parola di prudenza e di
politica mi spaventa e poco, o nulla l'intendo. Io non so né
mentire, né fingere, né dissimulare con disinvoltura ;
nelle quali cose consiste tutto il negozio della politica. Quello che
ho nel cuore, ho nella lingua e odio la doppiezza quanto la morte ;
sapendo quanto ella sia abbominata da Dio. S. Vincenzo de Paoli pure
era nimicissimo della mondana politica: e però fuggiva con
ogni studio, nel trattare con altri, qualunque sorta di rigiri e
d'artifizj. L'ombra sola della menzogna l'atterriva ; aveva in orrore
per fin l'equivocazioni, che con risposte di doppio senso deludono le
dimande.
7. "
Un'Anima semplice, quando
ha da operare, guarda
solamente se sia espediente di fare, o
dire la cosa ; e poi si mette subito ad operare, senza
perdere il tempo in considerare quello che gli altri diranno, o
faranno. E
dopo che ha fatto quello che giudicò doversi fare, non
vi pensa più e se gli viene in pensiero quello che altri potrà
dire, o
pensare, toglie
subito queste riflessioni. Perocché
essa non ha altro riguardo, che
di contentare Dio, e
non altrimenti le creature, se
non in quanto l'amor di Dio lo richiede: e
però non può patire di esser divertita dalla
pretensione, che
ha di star attenta al suo Dio, per
accrescere in se stessa il suo amore. " Sales.
Essendo
il S. Vescovo andato una sera alla Certosa di Grenobile, il Generale
di quella Religione, ch'era uomo di gran dottrina e pietà, lo
ricevé con molta cortesia ; e dopo trattenutosi in camera con
lui per qualche tempo in discorsi spirituali, si congedò,
scusandosi di non potergli fare più lunga compagnia ; perché
doveva andare a mattutino la notte, ch'era festa d'un Santo
dell'Ordine. Ma mentre si ritirava nella sua cella, s'incontrò
col Procuratore, il quale ciò inteso, disse, che aveva fatto
male a lasciare il Vescovo per questo, a cui non poteva dare miglior
trattamento, che egli ; e che de' mattutini n'avrebbe potuto dir
quanti ne volea, ma che non ogni giorno aveano Prelati di tanto
merito in quel deserto. Credo, che voi abbiate ragione, rispose il
Generale, ed incontanente tornò dal Santo, e gli riferì
con grande ingenuità quello che gli era stato detto per via,
chiedendogli scusa del fallo commesso, come dicea, senza pensarci. Il
Santo rimase attonito di quella sì grande schiettezza e
semplicità, e dicea d'essersi più stupito di questo,
che se gli avesse veduto fare un miracolo.
8. " Non
consiste il fatto in guardarsi dagli uomini, ma
solo il guardarsi di non dispiacere alla Maestà di Dio. " S. Teresa.
Essa
medesima disse una volta, che tutto il suo studio era in procurar di
fare ogni sua operazione in modo, che non disgustasse colui, che
chiaramente vedea starle continuamente sopra. S. Vincenzo de Paoli
disse un dì, che dal tempo, che si era dato a servire Dio, non
avea fatto mai solo alcuna cosa, la quale non avesse potuto fare in
piazza: perché tutto operava con una viva memoria della
presenza di Dio, quale temea più che gli uomini.
9. " Quando
uno crede d'aver operato quel tanto, che
Iddio richiede da lui, per
lo buon riuscimento di qualche negozio, qualunque
esito ne sortisca o buono, o
male che sia, se
ne dee sempre restar in pace, e
con gran tranquillità d'animo, contentandosi
del testimonio della propria coscienza. " S.
Vincenzo de Paoli.
S.
Ignazio, quando avea fatto quello che potea, per indurre qualche
traviato al bene, se non gli riusciva, non si perdea d'animo, né
s'affliggea, quasi avesse perduto il tempo: ma contento di aver
adoperati tutt'i suoi sforzi, si acquietava nell'altro consiglio
della Divina Provvidenza.
10. " Se vi
accaderà di dire, o
fare alcuna cosa, che
non sia ben ricevuta da tutti: non
dovete per questo mettervi a fare delle riflessioni ed esami sopra
tutte le vostre azioni e parole: perciocché
è senza dubbio l'amor proprio, che
ci fa cercare, se
ciò che abbiamo fatto o detto, sia
approvato, o
no. La
Semplicità non corre dietro alle sue azioni, ma
ne lascia l'evento alla santa Provvidenza, a
cui sovranamente s'appiglia, non
rivoltandosi né a diritta, né
a sinistra, ma
seguitando semplicemente il suo cammino. " Sales.
Così
appunto procedea il medesimo Santo: il quale non cercava mai di
sapere, se le cose che diceva, o faceva, fossero dagli altri gradite,
o no. E perché alcune volte gli fu riferito, che qualunque sua
azione veniva da alcuni disapprovata, egli senza punto scomporsi,
rispose: Non bisogna maravigliarsi di questo, perché neppur le
opere di Cristo nostro Signore furono approvate da tutti, e
presentemente ancora vi sono molti, che le biasimano.
11. " Non
filosofate punto sopra le vostre afflizioni e contraddizioni, ma
ricevetele con dolcezza e pazienza ; bastandovi di sapere, che
vengono dalle mani di Dio. " Sales.
Si
narra nella vita di una serva di Dio in Napoli, detta Suor Maria
Santiago, che un dì mentre stava facendo delle riflessioni
sopra una contrarietà, che pativa, sentì dirsi
nell'interno: dici, che ti fidi di me, e poi tanto discorri su di
questo ? dal che compresa, che dovea ricevere il travaglio con
semplice rassegnazione senza riflettere ad altro. E ravvedutasi,
così, fece, e così seguitò sempre a fare per
l'avvenire con suo gran profitto e contento. Per quanti travagli ed
avversità ricevesse S. Vincenzo de Paoli, non s'inquietava
mai, né mostrava, o concepiva mai sdegno contra d'alcuno:
perché senza tanti discorsi tutto pigliava dalle mani di Dio.
12. " Queste
continue riflessioni sopra di se, e
sulle sue azioni ad altro non giovano, che
a consumar molto tempo, il
quale sarebbe meglio impiegato in operare, che
in tanto osservare quel che si fa. Perocché a forza di
quell'osservare, se
facciamo bene, spesso
accade, che
si fanno male le cose. E
quegl'ingegni, che
fanno tante riflessioni sopra cose da niente, fanno
appunto come i vermi da seta, che
s'imprigionano, e
s'imbarazzano nelle loro proprie fatiche. " Sales.
Il
medesimo Santo ad una Monaca, che gli avea mandata una relazione del
suo interno, così rispose. La vostra strada è
buonissima, né vi ha altro, che dire, se non che voi andate
troppo considerando i vostri passi per timor di cadere. Voi fate
troppe riflessioni su i movimenti del vostro amor proprio, i quali
senza dubbio son frequenti, ma non saranno mai pericolosi, se
tranquillamente senza infastidirvi della loro importunità, e
senza spaventarvi della loro moltitudine, direte: no. Camminate
semplicemente, non desiderate tanto la quiete del vostro spirito. Se
non ne avete molta, perché v'infastidite voi tanto ? Iddio è
buono. Egli vede chi voi siete. Le vostre inclinazioni non vi possono
nuocere per cattive che sieno: perché non vi son lasciate, se
non per esercitare la vostra volontà a fare una più
vantaggiosa unione con quella di Dio. Sollevate in alto il vostro
spirito con una perfetta confidenza nella bontà del Signore:
Non v'angustiate per lui: perché Egli disse a Marta che nol
volea, o almeno, che approvava più, che essa non avesse
angustia alcuna né anche nel ben operare. Non esaminate tanto
l'Anima vostra ne' suoi progressi. Non vogliate esser troppo
perfetta, ma andate alla buona. Fate la vostra vita ne' vostri
ordinarj esercizj e nelle azioni, che di mano in mano vi occorrono.
Non vi pigliate pensiero del giorno di domani. Quanto al vostro
cammino, Iddio, che vi ha guidato sinora, vi guiderà sino alla
fine. State totalmente quieta su la santa ed amorosa confidenza, che
dovete avere nella dolcezza della Provvidenza celeste. Un Religioso
giovane molto desideroso della propria perfezione, si mise in cuore
di voler purgare l'Anima sua da ogni mancamento ; e perciò
stava continuamente con gli occhi aperti sopra tutte le sue azioni e
mirandole e rimirandole e prima e dopo, e nell'atto di farle, per
farle bene, e per vedere, se erano ben fatte. Però quanto più
cercava di schivare i difetti, tanto più ne commetteva ; e per
guardarsi da' mancamenti leggieri, cadea ne' gravi. Con che altro non
facea, che riempirsi l'Anima di timori e d'inquietudini con suo molto
poco profitto. Finalmente andò a consigliarsi con un Religioso
vecchio e di molto spirito, il quale non fece altro che insinuargli
dolcemente quei due avvisi dello Spirito Santo: Fili
in mansuetudine serva Animam tuam, in
mansuetudine perfice opera tua :
Abbiate un cuore più dolce verso Dio, ed operate più
alla buona, e senza tante riflessioni, che otterrete meglio l'intento
vostro. Prese il consiglio: e si mise ad eseguirlo. E con questo
nuovo modo di procedere riacquistò presto la pace, ed in poco
tempo si avanzò molto nella perfezione.
13. " Chi
attende a piacere amorosamente al suo Dio, essendo
che il suo spirito sta sempre indirizzato a quella parte, verso
cui l'amore lo spinge, non
ha né cuore, né
comodo di riflettere sopra se stesso, e
di vedere cosa egli faccia, o
se sia soddisfatto. Perché
simili riflessioni non piacciono agli occhi di Dio, ma
solo servono a contentar questo nostro misero cuore, e
questa gran cura che abbiamo di noi medesimi. Questo
amor proprio, bisogna
dirlo, è
un gran faccendone, che
tutto abbraccia, e
tutto stringe. " Sales.
Apparisce
ciò molto chiaro da quello che racconta di se S. Cater. da
Genova. Appena, dice, l'amore s'impossessò dell'Anima mia, io
lo pregai a volerla purgare da ogni sua esterna ed interna
imperfezione. Prese egli subito a farlo ; ma con tal'esattezza, e
tanto a minuto, che mi facea vedere con mio grande stupore per
ingiuste, ed imperfette anche quelle cose, che ognuno avrebbe stimate
perfette e giuste. O Dio ! da per tutto trovava difetto, ed in ogni
mia azione avea che riprendere. Se io parlava de' moti interni, che
pativa dentro di me, mi dicea: Questo parlare cerca la sua
consolazione. Se io taceva, e solo andava ansiando e lamentandomi
internamente. Ah queste ansie e questi lamenti non servono, che a
darti qualche refrigerio. Se io mirava col pensiero come andassero le
cose: Tutte queste riflessioni ad altro non servono, che a contentar
l'amor proprio. Se me ne stava come una cosa insensibile, e
solamente, apriva le orecchie quando si parlava di cose simili a
quelle, che io sentiva nella mente mia: E questa voglia d'udire non è
ella una ricerca della tua propria soddisfazione ? Quando poi la mia
parte inferiore si vide scoperta, e che non potea negar queste
imperfezioni, si diede finalmente per vinta. Ed allora la parte
superiore cominciò a provare una quiete indicibile, per
vedere, che l'inferiore stava posta al basso, e non le potea più
nuocere, e che però avrebbe tirato a se tutto il guadagno. Ma
qui ancora il santo amore trovò che riprendere, e dicea: Che
credi tu di fare ? Io voglio tutto per me. Non pensar, che io ti
lasci un minimo bene né del corpo, né dell'Anima, né
che mi riposi mai finché non abbia annichilate in te tutte
quelle parti, che non possono stare alla divina presenza, e che non
le abbia rese nude affatto, e sotto di me in tutto e per tutto. Onde
non sapendo io più che fare, né che dire, in vedere il
lui tante sottigliezze, mi diedi totalmente nelle sue mani, acciò
mi spogliasse di tutto ciò che non gradiva agli occhi suoi
acutissimi. E vidi, che l'amor puro vuol essere solo dov'egli sta e
non può soffrire compagnia, e però quando vuol tirar
un'Anima alla perfezione, e tutte quelle cose, che le vede amare, le
nota per sue nemiche, e delibera consumarle, senza aver compassione
né a lei, nè al corpo: e chi lasciasse far a lui, tutte
le toglierebbe in un punto. Ma vedendo la debolezza dell'uomo, che
non potrebbe sopportar tanta e sì presta operazione, le taglia
a poco a poco: con che vien l'anima a conoscer sempre più
l'operazione di Dio, ed ogni dì più si va accendendo
nell'amore di lui ; e questo fuoco va insensibilmente consumando i
desiderj ed imperfetti amori, sin a restar nudo d'ogni altro amore
col puro amore di Dio.
14. " Per
non lasciarsi ingannare dall'amor proprio nel deliberare circa le
cose proprie bisogna rimirarle come cose d'altri, e
come toccasse a noi di darne il giudizio ; non per interesse, ma
per la verità e così ancora si hanno da guardar le cose
d'altri come proprie. " S. Ignazio
Loy.
Di
una tal regola servissi Seleuco Re de' Locressi, allorché
avendo il di lui figlio commesso un delitto, che per leggi del Regno
portava seco la pena d'esser privo d'ambidue gli occhi, a quella
incontanente lo condannò, come se fosse un semplice suddito.
Né può questo aversi per un atto d'inconsiderazione, o
di crudeltà, quasi fossesi allora Seleuco spogliato affatto
dell'amore paterno, poiché mostrò egli bene quanto
sentisse il danno del figlio, col contentarsi di spartire con lui la
pena, volendo che si cavasse un occhio a lui, e l'altro a se. Nelle
vite de' PP. si racconta, che una persona dimandò ad un Santo
Abate come si dovea regolare allorché trattandosi della
condotta, o affari d'altri, stava in dubbio, se potea dire, o fare
certe cose a ciò concernenti. Al che rispose il Santo: Avanti
di dire, o far tali cose, rifletti qual sarebbe il sentimento del tuo
cuore, se altri le dicessero, o le facessero a te. E trovando, che ne
avresti dispiacere e rammarico, usa quella moderazione e carità,
che vorresti che si praticasse verso di te. In simili casi così
soglio io regolarmi. Questa era la regola ordinaria di S. Vincenzo de
Paoli ; di guardar le cose sue, come se fossero d'altri, e le cose
degli altri, come se fossero sue: conforme si vide in varj fatti
sparsi nella di lui vita. E basti accennarne due. Venendo alcuni suoi
parenti accusati in un Tribunale supremo di un delitto assai grave,
ricorsero a lui per lettere, acciò li ajutasse ; ed egli per
zelo della giustizia, non volle mettervi mano, finatantoché
non n'ebbe riconosciuta l'innocenza. Anzi volendo certi suoi amici
aiutarli appresso i Giudici, stando egli nel primo sentimento, li
pregò a non esporsi a pericolo d'impedire il corso della
giustizia. Nelle consulte poi, che facea co' suoi della
Congregazione, quanto gli occorrea trattare di qualche negozio
spettante al prossimo, era solito dire: Abbiamo l'occhio
all'interesse altrui, come al nostro proprio, ed avvertiamo bene di
procedere rettamente e lealmente con tutti. Ed ecco un uomo che non
si lasciava trasportare dalle inclinazioni naturali tanto per le cose
proprie, quanto per le altrui.
15. " Il
disgusto, che
per lo più si sente, quando
gran parte del giorno non siamo stati ritirati, ed
assorti in Dio, benché
siamo stati impiegati in cose d'ubbidienza, o
di carità, procede
da un amor proprio molto sottile, che
qui si mescola, e
non si lascia scoprire: ch'é
un voler noi dar più gusto a noi stessi, che
a Dio. " S. Teresa.
Erano
tante, e tanto gravi le occupazioni di S. Vincenzo de Paoli e per
l'uffizio, che avea di Superior Generale della sua Congregazione ; e
per l'impiego di Consigliere, che fu astretto di esercitar nella
Corte, e per le continue opere di carità, che volontariamente
imprendeva, e per lo frequente ricorso, che tanti a lui faceano per
averne chi consiglio, chi direzione, e chi ajuto o sollievo ; che ben
doveva egli star in esse, e per esse continuamente assorto, e poco
men che oppresso ; tanto che sembra non potesse aver tempo di pensare
a se stesso ; e non si sa intendere come potesse trovarlo, come ben
lo trovava, per fare i suoi ordinarj esercizi di pietà. E pure
non si legge di lui che si lamentasse mai di non potersene star
ritirato, ed assorto in Dio, conforme egli ancora come tanti altri,
ne dovea ben avere tutto il desiderio. Né altra ragione si può
di questo assegnare, se non perché tutta la sua premura era di
dar gusto a Dio, e non a se. Il P. Alvarez trovandosi una volta
oppresso dalla moltitudine delle occupazioni, si lamentò
dolcemente con Dio, per non aver tempo di trattenersi con lui da solo
a solo ; e s'intese rispondere nell'interno: Ti basti, ch'io mi serva
dell'opera tua, benché non ti abbia meco. E ne restò
lieto e contento.
16. " Che
gran bene sarebbe per noi, se
Iddio piantasse ne' nostri cuori una sant'avversione alle proprie
soddisfazioni, alle
quali la natura ci porta con tanto impegno: come
volete, che
gli altri si accomodino a noi, e
che tutto ci riesca bene ? Preghiamolo, che
c'insegni a metter tutto il nostro piacere in lui, e
ad amare tutto ciò che ama egli, e
null'altro gradire fuorché quanto gradisce egli. " S. Vincenzo
de Paoli.
S.
Doroteo, tutto che fosse uomo di gran dottrina e prudenza, confessò
di se, che volentieri si accomodava in tutte le cose non male al
parere altrui, quantunque più di una volta non gli paresse
molto a proposito ; e che non mai discutea col proprio intendimento
le cose che gli accadeano, ma dopo che avea fatte le parti suo, ne
rimetteva a Dio l'evento, e si contentava d'ogni qualunque successo.
Perocché non bramava, che succedessero secondo il suo
desiderio, ma le volea come gli avvenivano, e non altrimenti. Un
Monaco giovane dimandò ad un altro Monaco vecchio, perché
allora la carità non fosse così perfetta, com'era
prima: perché, rispose colui, gli antichi miravano in alto, e
si tiravano seco i loro cuori, ed ora tutti stanno inchinati alla
Terra, e cercano unicamente i proprj vantaggi.
17. "
Appresso coloro, che
son perfetti, e
camminano con semplicità, non
vi è niente di picciolo, o
vile, purché
sia cosa, che
piaccia a Dio: perché
il piacer a Dio è la cosa, in
cui mettono unicamente l'occhio, e
quella sola ch'è la ragione, la
misura, ed
il prezzo di tutte le occupazioni, azioni, e
cose loro. Onde
ovunque trovano questa, quella
è per loro una cosa grande ed importante. " Rodrig.
Per
questo appunto erano osservantissimi d'ogni minima regola, e tanto
esatti in far bene ogn'impiego quantunque minimo ed esattissimi in
tutte le loro ordinarie operazioni S. Luigi Gonzaga, il V. Bercmans,
S. M. Madd. de Pazzi, e tanti altri. Del celebre P. Ribera si narra,
che durò per tutto il tempo di sua vita in quella medesima
osservanza ed esattezza, che usata avea nel noviziato.
18. " Chi ha
da eleggere stato di vita, e
vuol sapere quello che ha da fare per interesse dell'Anima sua, prima
si spogli d'ogni propria inclinazione, e
si metta generosamente nelle mani di Dio, pronto
del pari a qualunque cosa egli lo chiama, e
poi con alcune verità del Vangelo misuri il si, ed
il no del suo negozio, cavandone
le conseguenze proprie, e
riferendole al fine ultimo, per
cui Dio ci ha creati. E
se rimane dubbioso, rimettasi
al punto della Morte, o
al Giudizio universale, che
gl'insegneranno a fare quel che allora vorrebbe aver fatto. " S. Ignazio
Loyola.
S.
Vincenzo de Paoli in occasione di dover mandare un Console in Tunisi
per una incombenza datagli, pose l'occhio sopra un avvocato di ottime
qualità, e con una lettera glielo significò:
proponendogli il pro e contra, e lasciando alla sua libertà il
risolvere. Per lo che l'Avvocato venne da lui a proporgli le sue
difficoltà, pregandolo a manifestargli la volontà di
Dio, ma il Santo desiderava che si determinasse per consiglio
d'altri: Nulladimeno perché quegli insisteva di non voler
risolvere, se non col parere di lui, prese tempo, ed un giorno dopo
gli rispose così: Ho offerto a Dio nella Messa le vostre pene
; ed io stesso dopo la consegrazione mi sono gettato a' suoi piedi,
pregandolo ad illuminarmi. Il che fatto, ed attentamente considerato
che cosa vorrei avergli consigliato nel punto della mia morte: mi è
paruto, che se allora avessi dovuto morire, sarei stato consolato
d'avergli detto di andare, ed avrei avuto rammarico d'avernelo
dissuaso. Ecco con sincerità il mio pensiero: V. S. può
con tutto ciò andare, e non andare. Restò molto
edificato l'Avvocato di questo distaccamento. Una pia Matrona
richiesta da un povero di qualche cosa per coprirsi, ordinò
alla sua serva, che le portasse una camicia. E portandone colei una
stracciata e grossolana, comandò che ne prendesse una
migliore, dicendo, che le sarebbe stato di gran rossore, se Cristo
nel giorno del Giudizio avesse mostrata quella camicia a tutto il
Mondo.
19. " V'è
una specie di Semplicità, la
quale fa, che
la persona chiuda gli occhi a tutt'i sentimenti della natura ed alle
ragioni umane, e
li fissi interamente nelle sante massime della Fede, per
regolarsi sempre ed in qualunque sua operazione per mezzo di esse ;
in modo tale che in tutte le sue azioni, parole, pensieri, affari, ed
incontri, in
ogni tempo ed in ogni luogo, ricorra
sempre ad esse, e
nulla faccia, se
non per esse e secondo esse. Questa
è una Semplicità ammirabile. " S. Vincenzo
de Paoli.
Qui
il Santo ci ha descritto al vivo senz'avvedersene la sua medesima
semplicità, che si può anche dire la sua speciale
caratteristica.
20. " Nella
vita umana è ancor necessaria la Prudenza per esser
circospetto nell'operare, e
per sapersi accomodare alle disposizioni di ciascheduno. " S. Vincenzo
de Paoli.
Con
questa virtù regolava egli così bene le sue azioni, che
riusciva in ogni sua impresa, e però crebbe in sì alta
stima di prudenza, che era comunemente tenuto per uno de' più
savj uomini del suo tempo. Ond'è che tutte le persone d'ogni
condizione, d'ogni stato, finanche i Personaggi più cospicui
in dignità, o in dottrina, in tutti gli affari di qualche
rilievo a lui ricorreano, come ad un oracolo, per riceverne indirizzo
e consiglio. Anche la B. M. di Chantal si rese eccellente in questa
virtù ; tanto che molto insigni Vescovi e chiarissimi
Personaggi regolavano le loro Diocesi, e molti ancora la propria
coscienza co' di lei savj consigli. Anzi l'istesso S. Francesco di
Sales suo sì caro P. Spirituale, e S. Vincenzo de Paoli, che
dopo di lui fu suo Direttore, consultarono molte volte con essa i più
gravi affari, che loro occorrevano e molto dipendeano da' di lei
giusti pareri.
21. " La
prudenza è di due sorte, cioè
umana e cristiana. La
prudenza umana, che
dicesi anche della carne, e
del secolo ; è quella che non ha altro scopo, che
il temporale ; né pensa ad altro che ad arrivare al suo fine: e
non si serve, che
di mezzi e sentimenti umani ed incerti. La prudenza cristiana sta in
giudicare, parlare, ed
operare in quel modo, nel
quale l'eterna Sapienza vestita della nostra spoglia mortale ha
giudicato, parlato, ed
operato, ed
in regolarsi in tutte le occorrenze secondo le massime della Fede, e
non mai secondo i fallaci sentimenti del Mondo, o
secondo il debol lume del proprio intelletto. " S. Vincenzo
de Paoli.
S.
Francesco di Sales era nemico giurato della Prudenza umana, com'egli
stesso se ne dichiarò con una sua penitente, scrivendole in
questi termini: se io tornassi a nascere, co' sentimenti che
presentemente ho, non credo, che niuno potesse mai farmi titubare
nella certezza che ho, che tutta la prudenza della carne e de' figli
del secolo non è, che chimera vera, ed una certissima
stoltezza. S. Vinc. de Paoli non usava altra Prudenza, che la
cristiana. E per questo poi non è maraviglia, se riuscì
di una tanto soda e rara prudenza. Ancorché fosse d'intelletto
assai perspicace e chiaro, che penetrava le cose a fondo e con tutte
le loro circostanze ; non si fidava però mai del suo lume,
finché non l'avesse confrontato e trovato conforme alle
massime insegnateci dal nostro Salvatore, che sono l'unica regola per
formare un certo e sicuro giudizio. Ond'è, ch'egli non si
mettea mai a far cose di qualche rilievo, o dare ad altri risposte e
consigli, se prima non fissava lo sguardo in Gesù Cristo, per
trovare alcun detto, o fatto di lui ; su cui potesse appogiar con
sicurezza la determinazione, che prender dovesse. Avendo eretta una
radunanza di Sacerdoti esterni ( detti gli Ecclesiastici della
Conferenza ), i quali sotto la sua direzione soleano far anch'essi le
Missioni nelle campagne e fu richiesto di farne far ad essi una in un
Borgo di Parigi ; al che il Santo non mostrò difficoltà:
ma ve la mostrarono ben essi, adducendo per iscusa che in tal luogo
si dovea far una Missione asai diversa da quelle, che si fanno nelle
campagne: Poiché i soliti loro discorsi semplici e famigliari
che in quelle riuscivano tanto bene, ivi per esser la gente più
colta, avrebbero piuttosto somministrata materia da ridere. Or egli,
che sì poco soleva appoggiarsi a' mezzi puramente naturali,
rispose di esser persuaso, che dovessero servirsi del medesimo metodo
usato altrove ; e che lo spirito del Mondo, che tanto trionfava in
quel quartiere di Parigi, non si sarebbe meglio superato, che con
attaccarlo collo spirito di Gesù Cristo, ch'è uno
spirito di Semplicità: soggiungendo in oltre, che per entrar
poi ne' sentimenti di questo divin Salvatore, non doveano cercare la
propria gloria, ma quella dell'Eterno Padre, e doveano ad imitazione
del Redentore esser pronti a soffrire il disprezzo, e tollerar, se
tale fosse la volontà di Dio, anche le contraddizioni e
persecuzioni ; che parlando, come avea parlato il Figliuolo di Dio,
sarebbero almeno sicuri, che Gesù Cristo parlerebbe per mezzo
loro ; e che una disposizione sì giusta e sì santa li
porrebbe in istato di servir di istrumento a quella misericordia, che
penetra i cuori più induriti, e converte gli spiriti più
ribelli. Furono questi avvisi ricevuti da coloro come avvisi d'un
Angelo: e poste da parte tutte le ragioni umane, secondo essi fecero
la loro Missione, che riuscì ferventissima e fruttuosissima.
22. "
Guardiamoci bene da' sentimenti umani: perché
spesso sotto pretesto di zelo, e
della gloria di Dio, ci
fanno intraprendere de' disegni, che
né provengono, né
son prosperati da S. D. M. S. " S.
Vincenzo de Paoli.
Avendo
scritto al medesimo Santo uno de' suoi, che sarebbe stato bene
cominciar le le Missioni dalle Terre di Personaggi ragguardevoli, gli
diede questa risposta: Il vostro disegno mi pare umano e contrario
alla cristiana Semplicità. Iddio ci guardi dal far cosa alcuna
per fini così bassi. La divina Bontà richiede da noi,
che non operiamo mai il bene, per farci stimare: ma che tutte le
nostre azioni sieno indirizzate a Dio solo. Ed al Superiore di una
sua Casa, recentemente stabilita, che avrebbe gradito d'incominciar
gli esercizj con una Missione, che avesse fatto dello strepito,
rispose così: A tutti sembra una cosa fastidiosa il dover
incominciar sì poveramente: imperocché per farci
concetto converrebbe, a quel che pare, comparir alquanto sul
principio con una splendida Missione, che mostrasse quello che può
far la Congregazione. Iddio vi guardi, Signore, dall'entrare in
questi desiderj. Quello che conviene alla nostra povertà ed
allo spirito del cristianesimo, si è, di fuggire tali
ostentazioni per nasconderci, e di cercar il disprezzo e la
confusione, come ha fatto Gesu Cristo. Avendo questa somiglianza con
esso lui, l'avremo per compagno delle nostre fatiche.
23. " Ah che
noi ci amiamo, e
procediamo con troppa Prudenza umana, per
non perdere un punto delle nostre ragioni. Ed
oh che grande inganno è questo ! I Santi non hanno fatto così. " S. Teresa.
Il
P. Martino del Rio, che nel secolo era passato per gradi molto
insigni in grandezza ed in lettere, fatto Religioso e Sacerdote,
spesso accompagnava l'Economo per Città con una veste lacera,
e portando al Collegio a vista di tutti le cose da quello comprate.
S. Francesco Saverio andando nelle Indie col titolo di Legato
Apostolico, su la nave si lavava da se i suoi panni lini: e
dicendogli alcuno, che con questo avviliva il suo grado, rispondea,
ch'esso non istimava cosa alcuna vile ed indegna d'un Cristiano, fuor
che il peccato.
24. " Quando
occorre di dover trattar con persone astute, ed
accorte, il
mezzo migliore per guadagnarle a Dio, è
portarsi verso di loro con molta schiettezza e semplicità. Perché
questo è lo spirito di N. S., e
chi è destinato per glorificarlo, dee
operare secondo il di lui spirito. " S. Vinc. de
Paoli.
Egli
stesso mandando uno de' suoi in un luogo, gli disse così: Voi
andando in un Paese, in cui si dice esser la gente molto accorta. Se
questo è, il miglior modo di guadagnarla a Dio sarà
trattar con gran semplicità ; attesoché le massime del
Vangelo sono totalmente opposte a quelle del Mondo: ed andando voi
per servizio di nostro Signore, dovete portarvi secondo lo spirito di
lui, ch'è pieno di rettitudine e sincerità. E per
questo stesso motivo essendosi di lì a qualche tempo fondata
una Casa della Congregazione in quella Provincia, scelse a bello
studio uno per Superiore, in cui risplendevano una singolare
schiettezza ed ingenuità. E questi erano i più
affettuosamente amati da lui nella Congregazione.
25. " Iddio
ci preservi dal lodare vanamente, adulare, o
fare verun'altra cosa per tirarci la benevolenza, o
protezione d'alcuno. Questi
sono motivi molto bassi, e
lontani dallo spirito di G. C., al
cui amore dobbiamo principalmente indirizzare tutto ciò che
facciamo. Sieno
queste le nostre massime: fare
molto per amore di Dio, e
non curarci punto della stima degli uomini: operare
per la loro salute, senza
badare alle loro parole. " S. Vinc. de
Paoli.
Il
medesimo Santo, benché usasse termini di molta cortesia con
tutti, non adulava però mai alcuno: dicendo, non esservi cosa
sì vile, e sì indegna d'un cuore cristiano, né
cosa più abborrita dalle persone spirituali, quanto
l'adulazione. Anzi si guardava anche dal lodare le persone in loro
presenza, se non era che lo giudicasse necessario per animarle a
proseguire il bene incominciato, e per rincorare i pusillanimi. Non
facea, né soffriva, che facessero i suoi cosa alcuna per
acquistarsi l'altrui benevolenza e protezione: e però
rispondendo per lettera ad uno di essi così gli dicea: lodo,
che abbiate acquistata l'amicizia di quelle persone, che mi scrivete
; ma non già il fine, per cui dite d'averlo fatto, cioè
perché ci proteggano e difendano nelle occorrenze. Ah, il
vostro motivo è molto basso e lontano dallo spirito di Gesù
Cristo, al cui amore dobbiamo indirizzare tutto ciò che
facciamo. Or voi al acontrario pensando a' vostri interessi, volete
impiegare l'amicizia e benevolenza di costoro per conservare la
vostra riputazione, la quale se non è fondata sulla verità
è cosa veramente vana ; e se sopra di essa si fonda di che
temete voi ? Ricordatevi, che la dubbiezza non piace a Dio, e che per
essere veramente semplici, non dobbiamo aver altro fine, che di
piacere a lui solo.
26. "
Accadendo, che
uno si dimentichi di qualche cosa, che
doveva fare, dee
dir sinceramente il suo errore ; e venendo richiesto di qualche cosa, che
non sa, e
non ha, dee
confessare apertamente la sua ignoranza, o
povertà, lasciando
i rigiri a' prudenti del secolo. " S. Vinc. de
Paoli.
Così
sempre procedeva egli stesso. Gli occorse qualche volta di scordarsi
di fare alcuna cosa, che avea promesso di fare, e schiettamente
confessava il suo mancamento. Fu più volte richiesto di
qualche favore, anche da persone di riguardo: e perché non lo
giudicava giusto, con egual sincerità e rispetto rispondea
loro di non potersene incaricare. Venne anche talvolta ringraziato da
alcuno, che falsamente credea di aver ricevuto da lui certo benefizio
; ed egli candidamente protestossi di non averci avuta alcuna parte.
Era poi nemico de' rigiri, e delle dissimulazioni, e dicea d'essersi
trovato sempre bene nel dir le cose tali quali erano ; perché
così Iddio le benedice. Parimente S. Carlo Borromeo non
pasceva mai le persone con quelle parole all'uso de' cortigiani: ma
venendo richiesto di parere, di consiglio, o di qualche grazia, dicea
semplicemente l'animo suo e la sua intenzione: né mai
prometteva alcuna cosa, quando non giudicava bene il farla ; ma lo
dicea apertamente, portando insieme la ragione, che lo movea a non
farla, per dar soddisfazione a colui, che lo supplicava. E così
portavasi con ogni genere di persone, con che si aveva comunemente
più credito alle parole sue, che alle scritture autentiche ; e
volentieri consultavano con esso anche le persone grandi i loro
negozj gravi e difficili. Essendo stato proibito in Roma da Papa
Innocenzo XII certo libro di Monsignor Salignac Fenelon Arcivescovo
di Cambray, appena questo buon Prelato n'ebbe in mano il Breve
condannatorio, che immantinenti per atto di singolar sommissione al
Sommo Pontefice, salito sulla Cattedra Archiepiscopale, non solo
pubblicamente lo lesse, ma egli stesso condannò, e riprovò
le sue proposizioni, e proibì al suo popolo ( che teneramente
lo amava, e che in quell'occasione dirottamente piangeva ) di leggere
più nell'avvenire, o ritenere presso di se quel libro.
27. " La
colomba ha questo di proprio che fa ogni cosa pel suo colombo: talmente
che quando cova, lascia
a lui tutta la cura di se, e
di quanto l'è necessario ; non pensando ad altro, che
a covare e fomentare i suoi colombini, per
piacere al suo colombo, dargli
nuova prole. Oh
che legge gustosa è questa di non far mai cosa alcuna se non
per Dio, e
per piacere a lui, ed
a lui lasciar tutta la cura di noi. " Sales.
Tale
appunto era S. Vincenzo de Paoli, il quale se ne stava continuamente
occupato in promovere la gloria di Dio, ed in provvedere a' bisogni
del prossimo per amore di lui, senza pensare a' bisogni proprj o
della sua Congregazione, ch'egli interamente lasciava nelle mani del
Signore. Tale era ancora la B. M. di Chantal, della quale S.
Francesco di Sales disse in una occasione, ch'era a guisa di quelle
innamorate colombe, che si lavano, si specchiano sulle rive de'
ruscelli abbellendosi non tanto per esser belle, quanto per piacere
agli occhi de' loro amati colombi. Poiché non attendeva a
purificarsi per esser pura, e per adornarsi delle virtù, ma il
tutto facea per piacere al divino amante, cui se fosse stata
egualmente grata la bruttezza, che la beltà, ella avrebbe del
pari amata la deformità e la bellezza.
28. " Vi è
una certa Semplicità, di
cuore, in
cui consiste la perfezione di tutte le perfezioni. E
questa è quando l'anima nostra fissa lo sguardo solamente in
Dio, e
si ristringe in se stessa per applicarsi semplicemente e con ogni
fedeltà all'ubbidienza delle sue regole, e
de' mezzi, che
le son prescritti, senza
divertirsi a desiderare, o
a voler intraprendere verun'altra cosa più di questa. In
questo modo non operando ella di volontà propria, né
facendo alcuna cosa eccellente, o
di più degli altri, non
ha gran soddisfazione, né
gran sentimenti di se stessa ; ma Iddio solo si diletta grandemente
di questa sua Semplicità, con
cui ella gli rapisce il cuore, ed
a lui si unisce. " Sales.
La
B. M. di Chantal praticò eccellentemente questo genere di
Semplicità e ne provò abbondantemente gli effetti. E
questa era quella, che più inculcava, e che più le
premea di veder piantata e stabilita nel cuore delle sue figlie. Onde
questo fu il consiglio, che diede ad una di loro, che le chiedea per
lettera qualche buon mezzo per la sua perfezione: figlia mia, le
rispose, con tanti mezzi, che ogni giorno andate cercando per
acquistar la perfezione, altro non farete, che perdere il tempo, ed
imbarazzare il vostro spirito sempre più il miglior mezzo, che
io vi posso insegnare per questo, è che uniate tutte le forze
e diligenze vostre nella fedele osservanza delle regole, ed in
eseguir esattamente quello che di mano in mano vi sarà
ordinato di fare: togliendo frattando i pensieri e desiderj di
giungervi ; se non quando parrà a Dio di concedervene la
grazia.
29. " Oh
quanto è da stimarsi una generosa risoluzione di voler imitare
la vita comune, e
nascosta di G. Cristo N. S. ! Si vede chiaro, che
questo è un pensiero, che
vien da Dio, poiché
è sì lontano dalla carne e dal sangue. " S. Vincenzo
de Paoli.
Questo
era uno de' suoi studj più cari e più ordinarj, imitare
la vita nascosta di G. Cristo, essendosi egli dato a menare una vita
in apparenza bassa e comune, nella quale, quanto all'esterno, nulla
vedeasi di straordinario e di singolare ; e pure nell'interno era
ammirabile e tutta divina. Cristo potea farsi conoscere ed adorare in
ogni luogo per figlio di Dio, con far risplendere i raggi della sua
gloria per tutta la Giudea, come fece sul Taborre, contuttociò
volle passare per semplice Figliuolo di un Falegname, e per un uomo
dozzinale. Così S. Vincenzo si spacciava da per tutto per
figliuolo d'un povero contadino, e procurava d'esser tenuto per un
semplice Prete di Villa ; nascondendo, per quanto poteva, alla vista
degli uomini gli eccelsi doni di natura, e di grazia ricevuti da Dio,
che lo rendeano degno d'ogni venerazione. Egli era un eccellente
Teologo, e si qualificava per un ignorante e povero scolaro di
Grammatica ; fuggiva con maggior affetto e studio le dignità e
gli onori, di quello che i più ambiziosi li procurano:
abborriva sommamente ogni ostentazione, e trovava tutta la sua
soddisfazione nelle umiliazioni e negli abbassamenti.
30. " Questo
dovrebb'esser lo studio continuo delle persone destinate ad istruire
gli altri, cme
sono i Missionarj, procurar
di spogliarsi di se medesimi, e
vestirsi di Gesù Cristo. Perocché
producendo per lo più le cause gli effetti proporzionati alla
loro natura ; se quegli che dee dar lo spirito, e
la forma di vivere agli altri, e
solamente animato dallo spirito umano, che
faranno essi, se
non se imbeversi del medesimo spirito, ed
apprendere da lui l'apparenza piuttosto della virtù, che
la sostanza. " S. Vincenzo
de Paoli.
Questo
appunto sopra ogni altra cosa studiava il medesimo Santo, di
spogliarsi dello spirito umano, e vestirsi di quello di Cristo ;
cercando d'uniformarsi a lui non solo nell'esterno modo di operare,
ma anche in tutte le sue interne disposizioni, ne' desiderj, massime,
ed intenzioni. Ond'è, che altro mai non desiderava, né
pretendea, se non quello che avea desiderato e preteso Gesù
Cristo ; cioè, che Iddio fosse conosciuto, amato e
glorificato, e che adempisse interamente, e perfettamente la di lui
santissima volontà.
31. " Iddio
è un essere semplicissimo, che
non ammette composizione alcuna. Se
dunque noi desideriamo di renderci più simili a lui, che
ci sia possibile, dobbiamo
sforzarci d'essere per virtù quel ch'esso è per natura: cioè
dobbiamo avere un cuore semplice, uno
spirito semplice, un'intenzione
semplice, un'operar
semplice, parlare
semplicemente, ed
andar alla buona, senza
finzioni, o
artifizj: mostrando
sempre l'esteriore conforme all'interiore, e
non rimirando mai altro in tutte le nostre azioni, che
Dio, al
quale unicamente pretendiamo, e
desideriamo piacere. " S. Vincenzo
de Paoli.
Tale
in fatti era la semplicità del medesimo Santo. Poiché
il suo esteriore era sempre ed interamente conforme all'interno. Chi
udiva le sue parole potea conoscere subito quale fosse il di lui
cuore, il quale portava sempre sulle labbra. E per molte e diverse
che fossero le sue occupazioni, uno però e sempre lo stesso
era il fin del suo operare, ch'era di piacere a Dio solo. Onde si può
in verità dire, che possedea questa virtù in tal grado,
che le potenze dell'Anima sua n'erano in tutto ripiene, e che tutto
quello ch'egli diceva, e faceva, proveniva da questa sorgente. (
Niente è tanto desiderabile in un uomo, quanto
la semplicità: E
similmente niuna cosa è tanto abominabile, quanto
la doppiezza proscritta da Gesù Cristo. L'Edit.
)

Home
Pace del cuore