MARIA MADDALENA E I CAPELLI DI CRISTO
- l'ultimo unguento amoroso prima di andare incontro alla morte -





<< La cena è stata preparata nella sala tutta bianca dove Gesù parlò alle discepole. Ed è tutto uno splendore di bianco e di ar­gento, nel quale mettono una sfumatura meno nivea e fredda dei fasci di rami di melo o di pero, o altra pianta da frutto, candidi come la neve, ma con un così lieve ricordo di rosa che fa pensare a neve sfiorata da un bacio di lontana aurora. Si er­gono, da vasi panciuti o da esili anfore d'argento, sulle mense e sugli scrigni e le credenze che sono lungo le pareti della sala. I fiori spargono per la sala il caratteristico odore dei fiori di pianta da frutto, di fresco, di amarognolo, di primavera pura..
 
(...)
 
 Rientra Maria Maddalena. Ha nelle mani un'anfora dall'esile collo, terminante in un beccuccio, aggraziato come gola di uccello. L'alabastro è di un prezioso colore giallo rosato, co­me certe carni di bionde. Gli apostoli la guardano, forse credendo che porti qualche ghiottoneria rara. Ma Maria non va al centro, fra l'U della ta­vola, dove è la sorella. Passa dietro i sedili-lettucci, va a collo­carsi fra quello di Gesù e Lazzaro e quello dove sono i due Giacomi.
 
Stura il vaso d'alabastro e pone la mano sotto il bec­cuccio, raccogliendo alcune gocce di un liquido filante che ge­me lentamente dall'anfora aperta. Un acuto odore di tuberose e altre essenze, un profumo intenso e buonissimo, si sparge per la sala. Ma Maria non è contenta di quel poco che viene. Si china e infrange con un colpo sicuro il collo dell'anfora contro lo spigolo del lettuccio di Gesù. Il collo esile cade a terra spar­gendo sui marmi del pavimento gocce profumate. Ora l'anfora ha un'ampia bocca e l'esuberanza dell'unguento ne trabocca in righe pesanti.
 
Maria si pone alle spalle di Gesù e sparge l'olio spesso sul capo del suo Gesù, ne cosparge tutte le ciocche, le stende e poi le ravvia col pettine che si leva dai capelli, le ricompone in or­dine sul capo adorato. La testa biondo-rossa di Gesù splende come un oro cupo, lucidissimo dopo quest'unzione. La luce del lampadario, che i servi hanno acceso, si riflette sul capo bion­do di Cristo come su un casco di un bronzo ramato bellissimo. Il profumo è inebbriante. Penetra nelle nari, sale al capo, quasi è stuzzicante come una polvere starnutatoria tanto è acuto, sparso così senza misura. Lazzaro, col capo girato all'indietro, sorride vedendo con qual cura Maria unge e ravvia le ciocche di Gesù perché il suo capo appaia ordinato dopo l'odorosa frizione, mentre non si cura che le sue trecce, non più sorrette dal largo pettine che aiuta le forcine nel loro compito, stanno abbassandosi sempre più sul collo, prossime ad allentarsi del tutto giù per le spalle. Anche Marta guarda e sorride.

 Gli altri parlano fra loro a bas­sa voce e con diverse espressioni sul viso. Ma Maria non è sazia ancora. Vi è ancora molto unguento nel vaso spezzato, e i capelli di Gesù, per quanto siano folti, ne sono già saturi.
 
Allora Maria ripete il gesto d'amore di una sera lontana. Si inginocchia ai piedi del lettuccio, scioglie le fib­bie dei sandali di Gesù e scalza i piedi di Lui e, tuffando le lunghe dita della bellissima mano nel vaso, ne trae quanto più unguento può,
 
e lo stende, lo sparge sui piedi nudi, dito per di­to, poi la pianta e il calcagno e su, al malleolo, che scopre get­tando indietro la veste di lino, per ultimo sul dorso dei piedi, indugia là sui metatarsi dove entreranno i chiodi tremendi, in­siste sinché non trova più balsamo nel cavo del vasello, e allora lo infrange al suolo e, libere le mani, si spunta le grosse forci­ne, si scioglie svelta le trecce pesanti e asporta, con quella ma­tassa d'oro, viva, morbida, fluente, quanto supera dell'unzione dai piedi, stillanti balsamo, di Gesù.
 
Giuda - fin qui aveva taciuto, osservando con sguardo im­puro di lussuria e di invidia la bellissima donna e il Maestro che ella ungeva sul capo e sui piedi - alza la voce, unica voce di aperto rimprovero; gli altri, non tutti ma alcuni, avevano avuto qualche mormorio o gesto di disapprovazione stupita ma anche pacata. Ma Giuda, che si è alzato anche in piedi per ve­dere meglio l'unzione sparsa sui piedi di Cristo, dice con mal garbo:
«Quale inutile e pagano sciupio! Perché farlo? E poi non si vuole che i Capi del Sinedrio mormorino di peccato! Codesti sono atti di cortigiana lasciva e non si addicono alla nuo­va vita che tu conduci, o donna. Troppo ricordano il tuo passa­to!». L'insulto è tale che tutti restano sbalorditi. É tale che tutti si agitano, chi sedendosi sui lettucci, chi balzando in piedi, tutti guardando Giuda come fosse uno impazzito d'improvviso. Marta avvampa. Lazzaro si alza di scatto picchiando un pu­gno sul tavolo e dice: «In casa mia...», ma poi guarda Gesù e si frena.
«Sì. Mi guardate? Tutti avete mormorato in cuor vostro. Ma ora, perché io mi sono fatto vostra eco e ho detto apertamente ciò che pensavate, ecco che siete pronti a darmi torto. Ripeto ciò che ho detto. Non voglio già dire che Maria sia l'amante del Maestro. Ma dico che certi atti non si convengono né a Lui né a lei. É un'azione imprudente. E ingiusta, anche. Si. Perché que­sto spreco? Se ella voleva distruggere i ricordi del suo passato, poteva dare a me quel vaso e quell'unguento. Almeno una lib­bra di nardo puro era! E di gran pregio. Lo avrei venduto per trecento denari al minimo, ché un nardo di tal pregio va su quel prezzo. E potevo vendere il vaso che era bello e prezioso. Avrei dato ai poveri, che ci assediano, questi denari. Non ba­stano mai. E domani, a Gerusalemme, senza numero saranno quelli che chiedono un obolo».

«Questo è vero!», assentono gli altri. «Potevi usarne un po­co per il Maestro e l'altro...». Maria di Magdala è come fosse sorda. Continua a detergere i piedi di Cristo con i suoi capelli sciolti, che ora, giù nel basso, sono pesanti di unguento essi pure e più scuri che sull'alto del capo. I piedi di Gesù sono lisci e morbidi nel loro color di avo­rio vecchio, come fossero coperti di un'epidermide novella. E Maria calza di nuovo i sandali al Cristo e bacia ogni piede pri­ma e dopo di averlo calzato, sorda ad ogni cosa che non sia il suo amore per Gesù. Il quale la difende posandole una mano sulla testa, curva nell'ultimo bacio, e dicendo:
 «Lasciatela fare. Perché le date pena e molestia? Voi non sapete ciò che ella ha fatto. Maria ha compiuto un'azione doverosa e buona verso di Me. I poveri sa­ranno sempre fra voi. Io sto per andarmene. Essi li avrete sem­pre, ma Me presto non mi avrete più. Ai poveri potrete dare sempre un obolo. A Me fra poco, al Figlio dell'uomo fra gli uo­mini, non sarà più possibile dare onore alcuno, per volere di uomini e perché l'ora è venuta. L'amore le è luce. Ella sente che Io sto per morire e ha voluto anticipare al mio corpo le un­zioni per la sepoltura. In verità vi dico che là dove sarà predi­cata la Buona Novella sarà fatta ricordanza di questo suo atto d'amore profetico. In tutto il mondo. In tutti i secoli.
 
Volesse Iddio far di ogni creatura un'altra Maria, che non calcola valo­re, che non nutre attaccamento, che non serba un ricordo an­che minimo del passato, ma distrugge e calpesta ogni cosa del­la carne e del mondo, e si infrange e si sparge, come fece del nardo e dell'alabastro, sul suo Signore, e per amore di Lui.
Non piangere, Maria. Io te le ripeto in quest'ora le parole dette a Simone fariseo e a Marta tua sorella: "Tutto ti è perdonato perché tu hai saputo amare totalmente". "Tu hai scelto la par­te migliore. E non ti verrà tolta". Va' in pace, mia dolce peco­rella ritrovata. Va' in pace. I pascoli dell'amore saranno il tuo cibo in eterno. Alzati. Bacia anche le mie mani che ti hanno assolta e benedetta... Quanti hanno assolto, benedetto, guari­to, beneficato, queste mie mani! Eppure Io vi dico che il popo­lo che Io ho beneficato sta apprestando a queste mani la tortu­ra...».
 
Si fa un silenzio pesante, nell'aria pesante dell'acuto pro­fumo. Maria, i capelli sciolti sulle spalle a farle manto e sul volto a farle velo, bacia la destra che Gesù le porge e non sa staccare da essa le labbra... Marta, commossa, le viene vicino e le raccoglie i capelli di­sciolti, li intreccia carezzandola poi e stendendole il pianto sulle gote nel tentativo di asciugarlo...
Nessuno ha più voglia di mangiare... Le parole di Cristo fanno pensosi. >>




Fonte:
 
"L' Evangelo come mi è stato rivelato"

Vol. 9 ; Visione del 28 marzo 1947 ; Capitolo 586 ;  Edizioni CEV;

* Dettati e visioni di Gesù e Maria Santissimi a Maria Valtorta *




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"Credo sia questo che possiamo imparare dalla Madonna:
la sua tenerezza. Tutti voi e io, dobbiamo fare uso
 di quello che Dio ci ha dato,
di quello per cui Dio ci ha creati.
 Perchè Dio ci ha creati per cose molto grandi:
 per amare e per offrire amore,
 perchè sentiamo una profonda tenerezza verso gli altri,
come la ebbe Lui."

Madre Teresa di Calcutta






   

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