L'ESTREMO TENTATIVO DI GESU'
DI SALVARE GIUDA



- come il nostro sconforto e sfiducia, verso la Misericordia e l'aiuto di Dio
possono gradualmente condurci alla morte nel cuore e dell'anima -



*Visione riportata da M.Valtorta; fonte precisa in calce *




 

<< Si rimettono in cammino, prendendo una stradetta bianca di luna che va verso oriente. 
Gesù ha preso per un braccio l'Iscariota ed è avanti con lui. Dolcemente gli parla
Cerca di lavorare sul cuore scosso dalla passata paura del giudizio di Dio:

  • «Tu vedi, Giuda, come è facile il morire. Sempre in agguato la morte intorno a noi. Tu vedi come ciò che pare trascurabile cosa quando siamo pieni di vita divenga grande, paurosamente grande cosa quando la morte ci sfiora. Ma perché voler avere queste paure, crearsele per trovarsele di fronte nel momento del morire, quando con una vita santa si può ignorare lo spavento del prossimo giudi­zio divino? Non ti pare che meriti vivere da giusti per avere un placido morire? Giuda, amico mio. La divina, paterna miseri­cordia ha permesso questo avvenimento perché fosse un ri­chiamo al tuo cuore. Sei ancora in tempo, Giuda... Perché non vuoi dare al tuo Maestro che sta per morire la gioia grande, grandissima di saperti tornato al Bene?».
  • «Ma mi puoi ancora perdonare, Gesù?».
  • «E così ti parlerei se non lo potessi? Come mi conosci anco­ra poco! Io ti conosco. So che sei come chi è abbrancato da una piovra gigante. Ma, se tu volessi, potresti liberarti ancora. Oh! soffriresti, certo. Strapparsi di dosso quelle catene che ti mor­dono e ti avvelenano, sarebbe dolore. Ma, dopo, quanta gioia, Giuda! Temi di non aver forza di reagire ai tuoi suggestionato­ri? Io posso assolverti in anticipo del peccato di trasgressione al rito pasquale... Tu sei un malato. Per i malati la Pasqua non è obbligatoria. Nessuno è più malato di te. Tu sei come un leb­broso. I lebbrosi non salgono a Gerusalemme, sinché sono tali. Credi, Giuda, che il comparire davanti al Signore con lo spirito immondo, quale lo hai tu, non è onorarlo, ma offenderlo. Biso­gna prima...».
  • «Perché allora non mi purifichi e guarisci?», chiede già duro, riottoso, Giuda.
  • «Non ti guarisco! Quando uno è malato cerca da sé la gua­rigione. A meno che non sia un fanciullino o uno stolto, che non sanno volere...»
  •  «Trattami come tali persone. Trattami da stolto e provvedi Tu, a mia stessa insaputa».
  •  «Non sarebbe giustizia, perché tu puoi volere. Tu sai ciò che è bene e ciò che è male per te. E non gioverebbe il mio guarirti senza la tua volontà di rimanere guarito».
  •  «Dammi anche questa».
  • «Dartela? Importela, allora, una volontà buona? E il tuo li­bero arbitrio? Che diverrebbe, allora? Che sarebbe il tuo io di uomo, creatura libera? Succube?».
  •  «Come sono succube di Satana, potrei esserlo di Dio!».
  • «Come mi ferisci, Giuda! Come mi trapassi il cuore! Ma per quello che mi fai, Io ti perdono... Succube di Satana, hai detto. Io non dicevo questa tremenda cosa...».
  •  «Ma la pensavi, perché è vera e perché Tu la conosci, se è vero che Tu leggi nei cuori degli uomini. Se così è, Tu sai che io non sono più libero di me... Esso mi ha preso e...».
  • «No. Esso si è a te accostato, tentandoti, assaggiandoti, e tu lo hai accolto. Non c'è possessione se non c'è all'inizio un'ade­sione a qualche tentazione satanica. Il serpente insinua il capo fra le sbarre fitte messe a difesa dei cuori, ma non entrerebbe se l'uomo non gli allargasse un varco per ammirarne l'aspetto seduttore, per ascoltarlo, per seguirlo... Solo allora l'uomo di­viene succube, posseduto, ma perché lo vuole. Anche Dio saet­ta dai Cieli le luci dolcissime del suo paterno amore, e le sue luci penetrano in noi. Meglio: Dio, a cui tutto è possibile, scen­de nel cuore degli uomini. È il suo diritto. Perché allora l'uo­mo, che sa divenire schiavo, succube dell'Orrendo, non sa farsi servo di Dio, anzi figlio di Dio, e scaccia il Padre suo santissi­mo? Non mi rispondi? Non mi dici perché hai preferito, voluto Satana a Dio? Ma pure saresti ancora in tempo a salvarti! Tu lo sai che Io vado a morire.  Nessuno come te lo sa... Io non mi rifiuto dal morire... Vado. Vado alla morte perché la mia morte sarà la Vita per tanti. Perché non vuoi essere fra questi? Solo per te, amico mio, mio povero, malato amico, sarà inutile il mio morire?»
  • «Sarà inutile per tanti, non ti illudere. Faresti meglio a fug­gire e a vivere lontano di qui, godere la vita, insegnare la tua dottrina, perché è buona, ma non sacrificarti».
  • «Insegnare la mia dottrina! Ma cosa insegnerei più di vero, se facessi il contrario dì ciò che insegno? Che Maestro sarei se predicassi l'ubbidienza alla volontà di Dio e non la facessi, l'amore per gli uomini e poi non li amassi, la rinuncia alla car­ne e al mondo e poi amassi la carne mia e gli onori del mondo, il non dare scandalo e poi scandalizzassi non solo gli uomini ma gli angeli, e così via? Per te parla Satana in questo momen­to. Come ha parlato a Efraim. Come tante volte ha parlato e agito, attraverso a te, per turbare Me. Io le ho riconosciute tut­te queste azioni di Satana, compiute con tuo mezzo, e non ti ho odiato, non ho avuto stanchezza di te, ma soltanto pena, infi­nita pena. Come una madre che sorvegli i progressi di un male che porta alla morte il suo figlio, Io ho guardato il progredire del male in te. Come un padre che non si fa rincrescere cosa al­cuna pur di trovare i farmachi al suo figlio malato, Io non mi sono fatto rincrescere nulla per salvarti, ho superato ripugnan­ze, sdegni, amarezze, sconforti... Come un padre e una madre desolati, disillusi su ogni potere terreno, si volgono al Cielo per ottenere la vita del figlio, così Io ho gemuto e gemo implorando un miracolo che ti salvi, ti salvi, ti salvi sull'orlo dell'abisso che già frana sotto i tuoi piedi. Giuda, guardami! Fra poco il mio Sangue sarà sparso per i peccati degli uomini. Non me ne resterà goccia. Lo beveranno le zolle, le pietre, le erbe, le vesti dei miei persecutori e le mie..., il legno, il ferro, le funi, le spi­ne del nabacà... e lo beveranno gli spiriti che attendono salu­te... Solo tu non ne vuoi bere? Io, per te soltanto, lo darei tutto questo mio Sangue. Tu sei l'amico mio. Come si muore volen­tieri per l'amico! Per salvarlo! Si dice: "Io muoio. Ma io conti­nuerò a vivere nell'amico al quale ho dato la vita". Come una madre, come un padre che continuano a vivere nella loro prole anche dopo che sono spenti. Giuda, Io te ne supplico! Non chiedo altro in questa mia vigilia di morte. Al condannato an­che i giudici, anche i nemici concedono un'ultima grazia, esau­discono l'ultimo desiderio. Io ti chiedo di non dannarti. Non lo chiedo tanto al Cielo quanto a te, alla tua volontà... Pensa a tua madre, Giuda. Che sarà tua madre, dopo? Che, il nome del­la tua famiglia? Invoco al tuo orgoglio, questo è più che mai fiero, di difenderti contro il tuo disonore. Non disonorarti, Giuda. Pensa. Passeranno gli anni e i secoli, cadranno i regni e gli imperi, si illanguidiranno le stelle, muterà la configurazio­ne della Terra, e tu sarai sempre Giuda, come Caino è sempre Caino, se tu persisti nel tuo peccato. Finiranno i secoli. E re­sterà soltanto Paradiso e Inferno, e in Paradiso e nell'Inferno, per gli uomini risorti e accolti con anima e corpo, in eterno, là dove è giusto che siano, tu sarai sempre Giuda, il maledetto, il colpevole più grande, se non ti ravvedi. Io scenderò a liberare gli spiriti dal Limbo, li trarrò a schiere dal Purgatorio, e tu... non ti potrò trarre dove Io sono... Giuda, Io vado a morire, fe­lice vado, perché è venuta l'ora che da millenni attendevo, l'ora di riunire gli uomini al Padre loro. Molti non li riunirò. Ma il numero dei salvati che contemplerò nel morire mi conso­lerà dello strazio del morire inutilmente per tanti. Ma, Io te lo dico, sarà tremendo vederti fra questi, tu, mio apostolo, amico mio. Non mi dare l'inumano dolore!... Ti voglio salvare, Giu­da! Salvare. Guarda. Noi scendiamo al fiume. Domani all'al­ba, quando ancora tutti dormono, noi lo passeremo, noi due, e tu andrai a Bozra, ad Arbela, ad Aera, dove vuoi. Tu sai le case dei discepoli. A Bozra cerca di Gioacchino e di Maria, la leb­brosa da Me guarita. Ti darò uno scritto per loro. Dirò che per la tua salute si esige un riposo quieto in aria diversa. È la ve­rità, purtroppo, poiché tu sei malato nello spirito e l'aria di Gerusalemme ti sarebbe letale. Ma essi crederanno che tu lo sia nel corpo. Starai là sinché Io non te ne venga a trarre. Ai tuoi compagni penserò Io... Ma non venire a Gerusalemme. Ve­di? Non ho voluto le donne, meno le più forti fra esse, e quelle che per diritto di madri devono essere presso i figli loro».
  • «Anche la mia?».
  • «No. Maria non sarà a Gerusalemme...».
  • «È madre di un apostolo essa pure e ti ha sempre onorato».
  • «Sì. E avrebbe diritto come le altre di stare vicino a Me, che ama con perfetta giustizia. Ma appunto per questo non ci sarà. Perché Io le ho detto di non esserci, ed ella sa ubbidire».
  • «Perché non deve esserci? Cosa in lei di diverso dalla madre dei tuoi fratelli e dei figli di Zebedeo?».
  • «Tu E tu lo sai perché dico questo. Ma se tu mi ascolti, se vai a Bozra, Io manderò ad avvisare tua madre e te la farò ac­compagnare, perché ella, che è tanto buona, ti aiuti a guarire. Credilo, noi soli ti amiamo così, senza misura. Tre sono che ti amano in Cielo: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo, che ti hanno contemplato e che attendono il tuo volere per fare di te la gemma della Redenzione, la preda più grande strappata al­l'Abisso; e tre in Terra: Io, tua madre e mia Madre. Facci felici, Giuda! Noi del Cielo, noi della Terra, questi che ti amano di vero amore».
  • «Tu lo dici: tre soli sono che mi amano; gli altri... no».  
  • «Non come noi. Ma tanto ti amano. Elisa ti ha difeso. Gli altri erano in affanno per te. Quando tu ci sei lontano, tutti ti hanno in cuore e il tuo nome è sulle labbra. Tu non conosci tut­to l'amore che ti circonda. Il tuo oppressore te lo nasconde. Ma credi alla mia parola».
  • «Ti credo. E cercherò di farti contento. Ma voglio fare da me. Da me ho sbagliato, da me devo sapermi guarire dal male».
  • «Unicamente Dio può fare da Sé. Questo tuo pensiero è di superbia. Nella superbia è ancora Satana. Sii umile, Giuda. Afferra questa mano che ti si offre amica. Rifugiati su questo cuore che ti si apre protettore. Qui, con Me, non ti potrebbe far del male Satana».
  • «Ho provato a stare con Te... Sono sempre più disceso... È inutile!».
  • «Non lo dire! Non lo dire! Respingi lo sconforto. Dio può tutto. Stringiti a Dio. Giuda! Giuda!».
  • «Taci! Che gli altri non sentano...».
  • «E ti preoccupi degli altri e non del tuo spirito? Misero Giu­da!...».
 
Gesù non parla più. Ma continua a stare al fianco dell'apostolo sinché la donna, che era avanti qualche metro, entra in una casa emersa da un folto d'ulivi. Allora dice Gesù al suo di­scepolo: «Io non dormirò questa notte. Pregherò per te e ti at­tenderò... Dio parli al tuo cuore. E tu ascoltalo... Resterò qui, dove sono ora, a pregare. Sino all'alba... Ricordalo».
Giuda non gli risponde. Sono sopraggiunti gli altri e le don­ne, e sostano tutti insieme in attesa che la samaritana ritorni. Non sta molto a tornare. È insieme ad un'altra donna che le somiglia e che li saluta dicendo: «Non ho molte stanze, perché già sono qui i segatori che per ora lavorano agli ulivi. Ma ho grande il granaio e molta paglia è in esso. Per le donne ho po­sto. Venite». «Andate! Io resto qui in preghiera. La pace a voi tutti», di­ce Gesù. E mentre gli altri se ne vanno, Egli trattiene sua Ma­dre dicendole: «Io resto a pregare per Giuda, Madre mia. Aiu­tami tu pure...». «Ti aiuterò, Figlio mio. Rinasce forse in lui il volere?». «No, Mamma. Ma noi dobbiamo fare come se... Il Cielo può tutto, Mamma!». «Sì. E io posso ancora illudermi. Non Tu, Figlio mio. Tu sai. Santo Figlio mio! Ma io ti imiterò sempre. Va' tranquillo, amor mio! Anche quando Tu non potrai più parlargli, perché egli ti fuggirà, io cercherò di condurtelo. E sol che il Padre santissi­mo ascolti il mio dolore... Mi lasci stare con Te, Gesù? Preghe­remo insieme... e saranno tante ore da averti per me sola...». «Resta, Mamma. Ti attendo qui».

 

Maria va lesta e lesta torna. Si siedono sulle loro sacche, ai piedi degli ulivi. Nel gran silenzio si sente il fruscio del fiume poco lontano, e il canto dei grilli sembra forte nel gran tacere della notte. Poi cantano gli usignoli. E ride una civetta. E piange un assiolo. E le stelle trasmigrano lente nel firmamen­to, regine, ora che la luna più non le offusca essendo già tra­montata. E poi un gallo rompe l'aria cheta col suo squillante richiamo. Molto più lontano, appena percepibile, un altro gallo risponde. Poi di nuovo il silenzio, rotto da un arpeggiar di guazze, che cadono dalle tegole della prossima casa sul selcia­to che la contorna. E poi un fruscio nuovo fra le fronde, come perché scuotano l'umido notturno, e un isolato pispolio di uc­cello che si ridesta, e contemporaneamente un mutar del cielo, un ridestarsi della luce. È l'alba. E Giuda non è venuto... Gesù guarda la Madre, bianca come un giglio contro l'ulivo scuro, e le dice: «Abbiamo pregato, Madre. La preghiera no­stra Dio la userà...» «Sì, Figlio mio. Sei pallido come la morte. Veramente la tua vitalità si è esalata tutta in questa notte per premere sulle por­te dei Cieli e sui decreti di Dio!». «Tu pure sei pallida, Madre. Grande è la tua fatica». «Grande è il mio dolore per il tuo dolore».  

 





Fonte:

"L' Evangelo come mi è stato rivelato"
Vol. 9; Capitolo 575
Edizioni CEV
*Dettati e visioni di Gesù e Maria Santissimi a Maria Valtorta*











 
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