2. " Iddio
desidera certamente il maggior bene nostro più che non lo
desideriamo noi stessi. Sa egli meglio di noi per qual via questo ci
possa venire: la
scelta di queste vie sta totalmente nelle mani di lui, essenso
egli che dispone e regola tutto ciò che nel Mondo succede.
E'
dunque certissimo, che
in tutti gli accidenti, che
ci potranno occorrere, quello
che accaderà, sarà
sempre il meglio per noi. " S.Francesco
di Sales.
S.
Francesco di Sales sapendo, che tutti gli accidenti grandi, e
piccioli succedono per ordinazione della Divina Provvidenza si
riposava in essa meglio e con più tranquillità,
che non
fa un bambino nel seno della Madre, e dicea, che il Signore gli aveva
insegnata questa lezione sin dalla sua giovanezza ; e che, se avesse
avuto a rinascere, avrebbe più che mai dispregiata l'umana
prudenza, e si sarebbe lasciato interamente governare dalla divina
Provvidenza.
3. " Ne
vuoi la sicurtà ? Eccola. Il Signore ti dice: Io
non ti abbandonerò mai ; io sarò sempre teco. Se
te lo promettesse un galantuomo, ti
fideresti ; te lo promette Iddio, e
ne dubiti ? Vuoi un fondamento più sicuro, che
la parola di Dio è infallibile : e si, si. Egli
l'ha promesso, l'ha
scritto, ne
ha impegnato la sua parola, sta
pur sicuro. " S. Agostino
Nella
vita di S. Rosa di Lima si racconta, ch'essendo la Madre di lei d'un
naturale molto timoroso ed apprensivo de' pericoli, aveva ella tratta
dal seno materno quest'istessa indole paurosa, tanto che di notte non
poteva andare senza lume neppur da una stanza all'altra, fuor che per
far Orazione, per la quale superava ogni paura. Or essendosi ella una
sera trattenuta più del solito nella stanza di legno, che
perciò s'avea fabbricata nel giardino, la Madre temendo, che
le fosse avvenuto alcun male, si risolvé d'andare a
trovarla,
ma non bastandole l'animo d'andar sola, pregò il marito
d'accompagnarla. Quando Rosa li vide, incontanente alzatasi
dall'Orazione andò loro incontro ; e scusandosi della
tardanza, si portò insieme con essi a casa. Ma per la via
prese a dir tra se: Come ! mia Madre timorosa come io, per la
compagnia del marito si tien sicura, ed io accompagnata dallo Sposo
mio, che senza mai separarsi da me mi sta continuamente a' fianchi e
nel mezzo al cuore, ho da temere ! Questa riflessione fece tal
impressione nella sua mente, che le tolse affatto ogni timore, e da
lì innanzi non ebbe mai più paura di cosa alcuna:
ed in
tutti gli incontri di timore dicea : non
timebo mala,
quoniam tu
mecum es. Narra il
Surio di Sant'Ugone Vescovo Lincolniense, ch'essendo una notte non
poco turbato, e angustiato per un caso, che temé potergli
avvenire ; dopo rientrato in sé si batté il
petto,
dicendo : miserabile che sei ! Iddio si è protestato
d'assisterci nelle tribolazioni, e tu temi di quello che
sarà
?
4. " Noi
siamo certamente convinti, che
le verità della fede non ci possono ingannare ; e pure non
ci
sappiamo indurre a fidarci di esse, e
siamo più capaci di fidarci della ragioni umane, e
delle apparenze ingannevoli della terra. Però questo appunto
è
la cagione del nostro poco avanzamento nella virtù, e
del poco progresso negli affari della gloria di Dio. "
S.
Vincenzo
de Paoli.
S.
Antonio e S. Francesco non per altro arrivarono a sì alta
perfezione, se non perché s'appoggiarono a quel detto del
Vangelo : Se vuoi esser perfetto, vendi quanto hai, dallo ai poveri,
e poi seguimi.
5. " Sì
per lo proprio profitto, come
per la salute altrui, è
assolutamente necessario l'assuefarsi a seguire in tutto la bella
luce della Fede, la
quale va accompagnata da una certa unzione, che
segretamente si diffonde ne' cuori. Sì, sì, altro
non v'è che l'eterne verità, che
sien capaci di riempirci il cuore, e
condurci per la via sicura. Credete a me, che
basta stabilirsi bene su di questi fondamenti divini, per
arrivar in breve alla perfezione, ed
a poter fare gran cose. " S.
Vincenzo
de Paoli.
S.
Filippo Neri avanti di trattar negozj specialmente s'eran gravi, vi
premettea sempre l'Orazione, per mezzo di cui acquistava tanta
fiducia in Dio, che solea dire: ho avuto tempo di far Orazione, e
tengo speranza sicura d'ottener dal Signore qualsivoglia grazia, che
io gli domandi ; appoggiandomi tutto a quella sua promessa: Qualunque
cosa domanderete nell'Orazione con viva fede, l'otterrete. Di S.
Francesco si dice, che il di lui fratello vedendolo un giorno scalzo
e mal coperto nel cuor dell'inverno, e tutto tremante di freddo
mandogli un fanciullo, che a suo nome gli dicesse per burla, se gli
voleva vendere una gocciola del suo sudore, ed il Santo rispose con
allegrezza. Dite a mio fratello, che già l'ho venduto tutto
al
mio Dio e Signore, ed a molto buon prezzo. Il Padre d'Avila, per
essere più spedito di predicare il Vangelo,
professò
povertà ; e dicea d'aver trovato un gran fondo in quella
promessa del Signore: Quaerite
primum regnum Dei,
et haec omnia
adjicientur vobis ;
e che questa massima non l'avea mai ingannato.
6. " O
signore dell'Anima mia, e
chi avrà parole per dar ad intendere quello che voi date a
coloro, che
si fidan di voi ? e quanto per lo contrario pèrdono quei che arrivati
sino ad estasi e ratti, se
ne rimangono con se stessi ! " S.
Teresa
Questa
Santa dicea d'aver conosciute persone molto eminenti in
virtù,
ch'erano arrivate all'Orazione d'unione ; e che di poi erano state
guadagnate dal Demonio ; e la causa di ciò, poter essere
stata
il soverchio confidare in se stesse. Poiché vedendosi
l'Anima
tanto vicina a Dio, e conoscendo la differenza, che passa fra' beni
del Cielo, e que' della Terra, ed esperimentando l'amor grande che il
Signore le mostra, nasce in lei da questi favori una tal sicurezza di
non dover mai cadere dal bene, che gode ; che le pare impossibile,
che una vita sì dilettevole s'abbia a cambiare colla
viltà
de' diletti del senso. E con tale confidenza comincia a mettersi
nelle occasioni, ed a dar frutti, ma senza discrezione, e senza
tassa, e misura ; non considerando, che non è ancora in
termine d'uscir dal nido per volare: non essendo ancora massicce le
virtù, né ella tenendo esperienza per conoscere i
pericoli.
7. "
L'appoggiarsi uno sopra i propri talenti, gli
è di gran danno. Poiché
quando un Superiore per esempio, un
Predicatore, un
Confessore mette la confidenza nella propria prudenza, scienza, o
spirito, allora
Iddio, per
fargli vedere e conoscere la sua insufficienza, gli
sottrae il suo aiuto, e
lo lascia operar da sè. Onde
accade che tutte le sue fatiche ed industrie poco o nessun frutto
producono. E
questa è la causa per
la quale spesse volte non riusciamo nei nostri impieghi. " S.
Vincenzo de
Paoli.
Si
vide chiaramente nel passar che fecero pel Mar Rosso gl'Israeliti e
gli Egizj. Quelli posero tutta la loro confidenza in Dio, e lo
passarono felicemente: questi la posero ne' loro cavalli, e vi
restarono sommersi. S. Francesco di Sales maneggiava felicemente
tutti gli affari che da Dio gli venivan commessi. E la cagione di
ciò
era perché egli non s'appoggiava mai a
verun'abilità
propria, ma tutto alla Santa Provvidenza ; nè mai sperava
meglio di riuscire ne' negozj, che allora quando non aveva altro
appoggio, che questo. S. Filippo Neri solea dire. Quando una persona
si mette da se nell'occasione del peccato, e dice: non
caderò,
non lo commetterò, allora è segno quasi
manifesto, che
vi caderà con maggior danno dell'Anima sua.
8. "
Sforziamoci di concepire una somma differenza di noi medesimi e
di ben fondarci in questa verità che
da noi stessi non siam buoni a niente, fuorché
a gustare i disegni di Dio. Perché questo ci farà
stare
in un'intera dipendenza dalla condotta di lui, ed
a lui ricorrere incessantemente, per
avere il suo aiuto. " S.
Vincenzo de
Paoli.
Il
V. P. Daponte dicea di se, che quelle cose, che sogliono essere in
altri motivi d'abbattimento, come sono l'umana fragilità, la
debolezza propria, ed i proprj peccati, in lui cagionavano piuttosto
confidenza maggiore ; perché fissava lo sguardo nella
Bontà
e Misericordia di Dio, a chi avea consegnato totalmente se stesso, e
le cose sue. S. Venceslao Re di Boemia, essendogli stato rotto
l'esercito, ed egli fatto prigione, fu
dimandato come stesse d'animo ; ei rispose, non sono stato mai di
miglior animo, che ora. Perocché quando io stava ben munito
degli ajuti umani, mi mancava il tempo di pensar a Dio ; ora che me
ne veggo affatto sprovveduto penso solo a Dio, e ripongo tutta la mia
confidenza in lui solo, con isperanza, che non mi
abbandonerà.
S. Filippo Neri solea spesso dire rivolto a Dio, ed esortava anche
gli altri a far lo stesso : Signore, non ti fidar di me,
perché
caderò al certo, se tu non m'ajuti. Ovvero: Signore, da me
non
aspettar altro, che male. Diceva in oltre, che parlandosi in qualche
caso assente e condizionato, non bisogna mai dire: farei, direi, ma
con umiltà: lo so quello che dovrei fare, quello che dovrei
dire ; e non già: se quello che farei, quello che direi.
9. "
Avvertite di non appoggiarvi, né
molto fondarvi su l'amicizia e protezione degli uomini: perché
questi da sè non sono bastanti a sostenerci ed il Signore,quando
ci vede ad essi appoggiati si
ritira da noi. " S.
Vinc. de
Paoli.
Questo
Santo uomo non solo si guardava dal ricercare appoggi umani, ma anche
venendogli spontaneamente offerti, li rifiutava. Perciò
pregandolo un dì il Governatore d'una Città
d'ajutarlo
in Corte per un certo suo negozio, con promettere di proteggere esso
i suoi Missionarj contra alcune persone, che li molestavano: il Santo
gli diede questa risposta: io dove giustamente potrò, la
servirò volentieri. Per conto poi degl'interessi della mia
Congregazione, la supplico di lasciarli nelle mani di Dio e della
Giustizia. Questo aveva egli per massima: di non voler cosa alcuna
per mezzo dell'autorità e del favore degli uomini. Del
medesimo sentimento era pure la B. M. di Chantal. Onde avendole
scritto l'Arcivescovo di Burges suo fratello, come la Regina di
Francia in occasione ch'egli fu a congratularsi seco della sua
gravidanza, mostrò desiderio di esser raccomandata dalle
Orazioni di lei, e di tutto il suo Ordine, dopo l'esorta a scrivere
alla medesima una lettera di congratulazione, assicurandola, che S.
M. l'avrebbe sommamente gradita : essa, quantunque fosse consigliata
di molte persone ed interne, ed esterne a farla, non volle
acconsentirvi, e si scusò col fratello su di questo
pregandolo
però d'assicurar la Regina, ch'ella non avrebbe mancato di
raccomandarla al Signore, e di farla raccomandare da tutte le Monache
della sua Religione. Ed alle sue Religiose così rispose :
Non
posso, né debbo farlo ; perché noi dobbiamo
tenerci
basse e tanto nascoste, che mai non cerchiamo umane invenzioni per
conservarci l'affezione de' Grandi. Se ci studieremo in render loro i
nostri doveri davanti a Dio, pregando per la loro conservazione, per
li loro propsperi avvenimenti, e soprattutto per la loro salvezza ;
Iddio, che ha presa la cura di noi, ci darà loro a
conoscere,
quando avrem bisogno della loro protezione, ed inchinerà la
loro affezione verso di noi. S. Teresa disse un giorno: adesso
conosco chiaramente, che con appoggiarsi agli uomini, non vi
è
sicurezza: poiché sono tutti stecchi di rosmarino secco, che
ad ogni poco peso di mormorazione, o di contraddizione si spezzano.
Il vero amico, di cui solo possiam fidarci, è
Gesù
Cristo. Quando io m'appoggio a lui, mi trovo con un dominio tale, che
mi pare, potrei resistere a tutto il Mondo, quando anche tutto
l'avessi contrario.
10. " Chi
procede neI negozi con artifizi e con raggiri, offende
la Provvidenza di Dio e
si rende indegno della cura paterna. " S.
Vinc. de
Paoli.
Questo
glorioso Santo in tutto ciò che dicea e facea si mostrava
alienissimo sempre da ogni artifizio, e come era solito diceva,
lasciamo i raggiri a ' prudenti del secolo. L'istesso si dice di S.
Bonaventura, di S. Tommaso, di S. Carlo, di S. M. Madd. de' Pazzi, di
Suor M. Crocifissa, e di altri, come altrove si è riferito:
e
tutti riuscivano bene ne' loro affari, ed erano per questo stesso
molto stimati e favoriti non solo da Dio, ma ancora dagli uomini.
11. " Quando
uno mette tutto il suo pensiero in Dio e
tutto s'appoggia a lui procurando però di servirlo fedelmente, Iddio
si prende cura di lui ; ed a misura di quanto la sua confidenza
è
più grande, più
s'estende la cura di Dio sopra di lui ; e non ci è pericolo che
gli manchi avendo
esso un amore infinito per quelle Anime che
in lui si riposano. " S. Francesco di Sales.
Così
appunto disse il Signore un giorno a S. Caterina da Siena: Tu pensa a
me, ed io penserò a te, ed avrò tutta la cura
delle
cose tue. S. Ugone Vescovo dicea d'aver esperimentato, che quanto
più
egli aveva atteso a far bene e con diligenza le cose, che spettano al
culto di Dio, tanto più Iddio lo provvedea delle cose
necessarie. Più d'ogni altro S. Francesco faceva e tuttavia
a
toccar con mani questa verità con la maravigliosa
provvidenza,
ch'esperimentò egli, ed esperimentano giornalmente i suoi
figli. Onde il viatico, ch'egli solea dare a' compagni, quando
andavano in alcun luogo, era quel versetto del Salmo: Jacta
super Dominum curam tuam,
et ipse te
enutriet.
Ed avendogli il
Sommo Pontefice domandato degli alimenti, rispose: Santo Padre, noi
abbiamo una Madre veramente povera ; ma un Padre ricchissimo.
Riferisce il Taulero, che una serva di Dio venendo richiesta da varie
persone a pregare per alcuni loro bisogni, ella promettea di farlo,
ma alle volte se ne scordava: pure quelle persone otteneano sempre
l'intento loro, e tornavano a ringraziarla. Del che ella stupita
disse un giorno al Signore: come va, Signore, che voi facciate queste
grazie a costoro senza che io ve le dimandi ? ed il Signore le
rispose: vedi figliuola, quell'istesso giorno che tu mi desti la
volontà tua, io diedi a te la mia, e però
ancorché
tu alle volte non mi chiedi alcuna cosa in particolare, quando io so
che tu gusteresti di essa, la faccio come se me la chiedessi.
12. " Chi
serve a Dio di tutto cuore, e
posponendo ogni proprio ed umano interesse cerca
solamente la sua gloria, ha
da sperar sempre un buon successo delle cose sue, e
maggiormente in quel tempo in
cui secondo l'uman giudizio non si vede esservi alcun rimedio ;
poiché le opere del divino servizio sono sopra ogni vista
dell'umana prudenza e
dipendono da più alto principio. " S.
Carlo
Borromeo.
Questo
Santo Cardinale avea per costume di ricorrere a S. D. M. in tutte le
cose sue, particolarmente col mezzo dell'Orazione ; e con questa
cominciava, proseguiva, e terminava tutte le opere che faceva, e
quanto più ardue e gravi erano le imprese, che abbracciava,
tanto più vi mettea d'Orazione ; e avveniva, che i casi
fossero non solo malagevoli, ma come disperati, egli per questo non
cessava di pregar Dio ; né si ritirava un tantino, anzi si
spingeva avanti con maggiore spirito e frequenza di Orazioni. Quindi
è, che gli riuscirono felicemente tante grandi cose, che
parevano all'umano giudizio impossibili ; con istupore di tutti. In
particolare ragionando una volta il Santo con certa persona
qualificata, l'andava persuadendo ad avere confidenza in Dio in ogni
occorrenza, perché non abbandona mai, né anche
nelle
cose minute, chi in lui mette le sue speranze, e per darlene un
saggio, le raccontò il seguente fatto occorso a lui poco
innanzi. Disse, che il suo Preposito di casa s'era lamentato seco di
trovarsi senza denari, e che non sapea come provvedere a' bisogni
urgenti della casa ; e però, che lo pregava d'andar
più
riservato nello spendere in limosine, e nelle opere pie ; essendo per
questo rispetto ridotta la casa sua a sì fatta
estremità
; e ch'egli altro non rispose, se non che si fidasse di Dio, e
sperasse che S. D. M. l'avrebbe soccorso ; ma non quietandosi colui a
queste parole, si partì mal soddisfatto. Fra due ore
arrivò
un plico di lettere, nelle quali ve n'era una di cambio di tremila
scudi, che gli eran mandati della pensione di Spagna, e fatto subito
chiamar il Preposito, gliela diede dicendo: Pigliate
modecae fidei: Ecco
che il Signore non ci ha abbandonato: E soggiunse, che quella fu
veramente operazione della Divina Provvidenza: poiché non
aspettava allora rimessa di denari, né gli dovea esser
mandata
prima di due mesi avvenire. Parimenti si legge ne' processi fatti per
la sua canonizzazione, che al tempo di quei gran contrasti con i
Ministri regj per le controversie giuridizionali, e per quelle
scomuniche fulminate contra di essi, il Governatore di Milano, con
alcuni del Consiglio secreto avversi al Cardinale ebbero più
volte pensiero di stabilir esecuzioni rigorose contro la persona sua:
non trovandosi altra via per impedirlo dalle opere, che faceva in
difesa delle ragioni della sua Chiesa: e tutte le volte che si
congregavano nel regio Consiglio per venir allo stabilimento, loro si
mutava il pensiero nell'animo, e le parole in bocca, non potendosi
risolvere a far cosa veruna contra di lui. Del che essi medesimi
restavano confusi, o soprammodo ammirati, non sapendo donde derivasse
un tal cambiamento della loro volontà. Ma senza meno
derivava
dalla sua grande speranza e confidenza in Dio, in premio di cui Iddio
benediceva tutte le di lui intraprese, e rimovendo tutti gli
ostacoli, le conduceva al suo termine. Dee però avvertirsi,
come ben osserva l'Autor della Vita, che una tal confidenza del Santo
veniva in tutto regolata dalla Cristiana prudenza. Era egli
attentissimo in guardarsi dall'estremo vizioso chiamato presunzione,
non si esponea mai a' pericoli fuor di proposito, né mai
tentava imprese stravaganti, e che non fossero di molto servizio di
Dio, e benissimo ponderate con grave consiglio e maturità:
usava le debite diligenze e precauzioni, ed in certe occasioni non
rifiutava gli ajuti umani, non però come cose principali, ma
come subordinate alla Divina Provvidenza. Tutto ciò si vede
manifestamente ne' prudenti regolamenti, che fece nel tempo, che la
peste desolava la Città di Milano ; ed in mille altre
occasioni ben note.
13. " Nelle
gravi necessità è tempo di far vedere se
veramente confidiamo in Dio. Credetemi
che tre operai fanno più che
dieci, quando
Iddio vi mette la mano: e
ve la mette, sempre
che toglie i mezzi umani, e
ci pone in necessità di fare cose eccedenti le nostre forze. " S.
Vinc. de
Paoli.
Sentendo
egli un dì da Procuratore della Casa, che non aveva un soldo
;
per le spese ordinarie, non che le straordinarie per li prossimi
esercizj degli Ordinandi, con cuor tranquillo, e con volto allegro,
tutto ripieno di fiducia in Dio, rispose: Oh che buona nuova
è
questa ! Sia benedetto Iddio. Adesso è il tempo di far
vedere
se confidiamo in lui. Oh, che i tesori della Provvidenza sono
infiniti, e la nostra diffidenza la disonora. Il Re Giosafat
vedendosi assalito da una gran moltitudine di nemici, rivolto a'
suoi: Noi, disse, non abbiamo forze da resistere a tanti:
però
alziamo gli occhi a Dio, e confidiamo in lui, che ci verrà
tutto in bene. E così avvenne.
14. " Se un
legno arido potesse annichilarsi ed umiliarsi avanti a Dio e
poi fosse eletto al governo, S.
D. M. piuttosto darebbe a questa l'essere sensitivo ed intellettivo che
mancare al buon governodi esso. " S.Francesca Chantal.
Diede
di questo una prova ben chiara la B. Berengaria monaca di S. Chiara.
Visse ella per molto tempo in un Monastero di Portogallo sempre
occupata ne' ministerj più vili della cucina ;
perocché
datasi in modo particolare all'umiltà, compariva zotica, e
molto stolida, di modo che era divenuta la favola delle altre Suore,
e riputata inetta per ogni altro ufficio della Religione. Or essendo
morta la Badessa, e convenute tutte le Monache per elegger la nuova,
ciascuna senza sapere una dell'altra per iscoprire nel primo
scrutinio ove inclinasse la maggior parte de' voti, diede il voto suo
a Berengaria, giudicando, che a questa, come affatto inabile a tal
uffizio, niun'altra dovesse darlo. Ricevuti dunque il P. Presidente
alla funzione i secreti bollettini delle nomine, e lettili,
ritrovò,
ch'era giuridicamente eletta Berengaria, e però le
ordinò
da parte di Dio, che salisse sulla sedia della Superiora, per ricever
dalle altre secondo il costume, il primo ossequio di soggezione: onde
l'umilissima Vergine fu costretta, benché con tutta sua
ripugnanza a mettersi in quel posto. Ma ripugnanza anche maggiore
trovossi per parte delle Monache, che borbottando contra di quella
non mai creduta elezione, ricusavano di riconoscer per Superiora
colei, ch'era affatto inesperta, e del tutto inetta per tal
ministero. Il che vedendo la nuova Badessa, sentendosi interamente
mossa dallo Spirito Santo, si rivolse verso la sepoltura, ivi situata
nel mezzo del Capitolo, e comandò alle Monache defunte che
si
destassero, e venissero a prestarle la dovuta ubbidienza, per
insegnare alle sorelle viventi l'obbligo, che aveano d'ubbidirle. Ed
ecco aprirsi incontanente la sepoltura, ed uscir sette Monache una
dopo l'altra, e portarsi a prestar ginocchioni ossequio e sommissione
a Berengaria: e là fermarsi genuflesse a' piedi di lei alla
presenza di tutto il Monastero, finché essa
ordinò loro
di ritornarsene nel Sepolcro a riposare in pace, come riverentemente
fecero. Stordite al caso le Monache ed atterrite, corsero tutte a'
piedi della Madre, le chiesero umilmente perdono del loro fallo, e le
giurarono e le mantennero sempre una perfettissima soggezione ed
ubbidienza.
15. " Quando
s'ha da intraprendere qualche affare di servizio di Dio, dopo
invocato il suo santo lume e
riconosciuta la di lui volontà sebbene per eseguire gli
ordini della divina Provvidenza, vi
si hanno da impiegare i mezzi umani che
si stimano necessari e convenevoli ; non dobbiamo però
appoggiarci sopra di essi ma unicamente sopra la divina assistenza e
da lei attendere tutto il buon successo con questa ferma persuasione che
quello che succederà sarà sempre il meglio per noi, benché
a noi paia buono o
cattivo secondo il nostro particolar giudizio. " S.
Vinc. de
Paoli.
Egli
stesso, raccomandandosi uno alle di lui Orazioni, rispose
così:
Sono stato tutta questa mattina occupato in negozj, sicché
non
ho potuto fare, se non poca Orazione, e questa ancora può
sperare in questo giorno dalle mie preghiere. Questo però
non
mi disanima ; poiché io pongo in Dio la mia speranza, e non
certamente nella mia preparazione, né in tutte le mie
industrie: essendo certo che il trono della bontà, e della
misericordia di Dio è innalzato sopra il fondamento delle
nostre miserie. S. Ignazio Loyola in tutt'i negozj, che imprendea,
facea tutto, come se il tutto dipendesse da lui: e ponea tutta la
fiducia in Dio, come se tutto dipendesse da Dio.
16. " Nel
provvedere agli affari e bisogni occorrenti, non
bisogna lasciarsi trasportare da sollecitudine o
impresciamenti ; ma prenderne una cura ragionevole e moderata, e
poi lasciarli in tutto e per tutto alla disposizione e condotta della
divina provvidenza per darle luogo d'ordinare le cose aI suoi fini e
di manifestarci la sua volontà, tenendo
per certo che
quando Iddio vuole,che
riesca un negozio la
dilazione non lo guasta ; e che tanto più ci farà
del
suo quanto
meno ci avremo del nostro. " S.
Vinc. de
Paoli.
L'ordinaria
pratica di lui era, avanti di valersi de' mezzi umani quantunque
onesti e necessarj ricorrere a' divini, raccomandando la cosa a Dio,
e starsene poi quieto, aspetando, ch'esso l'incamminasse a' suoi
fini, ed alla maggiore sua gloria ; e solea dire, che la provvidenza
fa, che riescano bene i negozj a chi procura di seguitarla e non
prevenirla. In fatti venendo egli importunate dalle Dame della
Carità, perché ritrovasse zitelle da poter
istruire la
Congregazione delle figlie della Carità ; difficili a
trovarsi
quali si richiedeano ; senza punto affannarsi si contentava di
ricorrere a Dio con l'Orazione ; aspettando che la sua provvidenza si
degnasse scoprirgli qualche modo di provvedere a tal bisogno.
17. " Quel
tanto affrettarsi e
mettersi in pena in cercar mezzi ed ajuti per
premunirsi contra gli accidenti di questa vita e
rimediare alle traversie che
occorrono è
un gran mancamento di confidenza in Dio. Perocché
prevenendo così gli ordini della di lui provvidenza
mostriamo
di confidare più nelle nostre diligenze che nella santa
condotta di lui e che più si appoggiano su la prudenza
umana che
sulla sua santa parola. " S.
Vinc. de
Paoli.
Il
P. Alvarez, essendo Rettore in un Collegio povero, aveva un Ministro,
che spesso veniva a dirgli con ansietà e sollecitudine i
bisogni occorrenti, e ch'era necessario di badare allo stato del
Collegio: ed egli chiedea se avesse raccomandato il negozio a Dio. E
rispondendo quegli, che non avea tempo d'Orare. Questa, soggiungeva
il buon Superiore, dee essere la prima cosa: Vada in stanza a fare un
po' d'Orazione al Signore. Pensa forse lei, che questo gregge non
abbia Padrone, e tale che non abbia a cuore la vita loro ? Vada in
pace, e pensi, che questo non dipende dalla sua industria. Ubbidiva
il Ministro, e spesso trovava provvisto al bisogno per vie, a
giudizio suo, miracolose.
18. "
Riconosciuta la volontà di Dio in qualche negozio per
arduo che sia, deve
abbracciarsi con intrepidezza e
proseguirsi costantemente sino alla fine per
molti e grandi che sieno gli ostacoli, che
vi si attraversano. Perocché
la divina provvidenza non manca mai nelle cose che d'ordine suo
s'intraprendono. " S.
Vinc. de
Paoli.
Il
medesimo Santo intrapresa che avea una cosa, quale conosceva essere
di voler di Dio, non la lasciava più, per qualunque
opposizione vi s'interponesse. Anzi quanto a maggiori
contrarietà
e funesti accidenti incontrava dalla parte delle creature ; in vece
di restarne disanimato, tanto maggior costanza e risoluzione mostrava
in proseguirla. S. Carlo pure, quando con prudenza e
maturità
avea ponderati i negozj, a' quali si metteva, e giudicatili buoni per
servizio di Dio, benché ad altri paressero talora
irriuscibili, gli abbracciava, e li proseguiva con gran coraggio, e
tutti li riducea a fine. La Beata Madre di Chantal dice di S.
Francesco di Sales, che aveva un'Anima la più ardita e
generosa, che avesse mai conosciuta, nel continuare le imprese
inspirategli da Dio. S. Francesco Saverio ovunque vedea l'onor di
Dio, là correa senza temere né
difficoltà, né
pericoli di sorta alcuna. Quindi è che nulla tentava, che
non
conseguisse, e nulla principiava, che non terminasse.
19. "
Mettiamo la nostra confidenza in Dio, e
stabiliamoci in una intera dipendenza dalla di lui provvidenza e
poi non temiamo punto quello che diranno o
faranno gli uomini contra di noi, chè
tornerà tutto in bene nostro. Sì
quando anche tutta la Terra si sollevasse contra di noi ,altro mai non
seguirà se
non quello che piacerà al Signore in cui abbiamo riposte le
nostre speranze. " S.
Vinc. de
Paoli.
Avendo
scritto al medesimo uno de' suoi, che si faceano de' maneggi per
ispiantare la sua Congregazione, e che v'erano delle persone potenti
che appoggiavano quei malvagi disegni: diede questa risposta:
Fondiamoci e mettiamoci bene nella totale dipendenza della S.
Provvidenza, e poi non ci lasciamo ingombrare l'animo da queste
inutili apprensioni ; che non si farà nulla contra il di lui
santo volere. Essendo S. Gregorio, Vescovo di Girgenti, una notte
calato in coro al mattutino, alcuni suoi emuli posero una femmina nel
suo letto, e dopo l'uffizio lo vollero accompagnare sino alla camera:
allora la donna, secondo il concertato, si mise a gridare, accusando
il Vescovo di sacrilegio: per lo che restò infamato per
tutta
la Città, e sin condannato dal Papa alla carcere. Ma Iddio
si
prese la cura di lui: poiché apparendogli ivi i SS. Apostoli
Pietro e Paolo, lo consolarono ; ed egli fece molti miracoli ; e la
donna fu invasata, e molto tormentata dal Demonio, sinché
comparsa in un Concilio di Vescovi scoprì la trama: ed
allora
fu ella guarita dal Santo, i malfattori condannati ad atrocissime
pene, ed il Santo assolto dal Papa ; e la sua santità
divulgata per tutto il Mondo.
20. " Gli
animi deboli e
troppo attaccati alla propria stima, se
mai vien loro imposta qualche calunnia, fanno
subito rumore e
strepito e
non sanno darsi pace. Non
così gli animi generosi che
altro non pretendono che
di piacere a Dio. Sanno
benissimo ch'egli
vede la loro innocenza e la tiene a cuore tanto che
non lascerà di difenderli secondo
che richiede il maggior bene loro. " S. Agostino
S.
Francesco di Sales scrisse a Monsignor Camus così: Mi vien
avviso da Parigi, che mi taglian molto i panni addosso ; ma io spero,
che Iddio me li racconcerà meglio di prima, se
ciò è
necessario per lo servizio. Io per me non voglio altra riputazione,
se non quanta mi è necessario per questo.
Posciacché,
purchè Iddio sia servito, che importa, che questo si faccia
colla buona, o colla cattiva fama ; coll'esaltazione, e col
discredito della nostra riputazione ? Disponga egli della mia stima e
del mio cuore, come a lui piace, poiché tutto è
suo. E
se la mia abbjezione serve alla gloria sua, non debbo io gloriarmi di
essere abbjetto ? Ed un'altra volta essendo stata inventata contra di
lui un'enorme calunnia in maniera d'onestà, vedendo i suoi
amici, ch'egli non cercava di giustificarsi gli dissero, che dovea
farlo, perché era tanto necessaria al suo ministero la sua
riputazione, ei rispose, che il Signore sapea di quanto credito, egli
avesse bisogno per lo ministero, e che non ne volea di più.
Il
V. M. di Palafox venendo una volta accusato di non aver amministrato
bene il suo uffizio, per lo che gli fu ordinato il sindacato ; non
volle mai difendersi ; ma rimise totalmente la sua causa nelle mani
di Dio, dicendo, ch'egli ben sapea la di lui buona intenzione, ed il
desiderio, che aveva avuto d'accettare ; e che però spettava
alla di lui provvidenza di difendere, se così richiedea la
sua
gloria, chi bramò di servirlo. E così appunto
succedette.
21. " Quando
uno ripone tutta la sua fiducia in Dio, Iddio
esercita continuamente una special protezione sopra di quello ed
in questo stato di cose egli può star sicuro che
non gli arriverà alcun male. " S. Vinc. de
Paoli.
Per
questo egli in tutte le afflizioni, traversie, ed altri fastidiosi
accidenti, che occorreano nella persona sua, o de' suoi, non fu mai
veduto abbattuto, o disanimato, ma sempre pieno di confidenza in Dio
con una continua egualità di spirito, e con un continuo
abbandono nella santa Provvidenza. E quel ch'è
più,
godea di trovarsi in tali congiunture, per potersi mettere in una
più
perfetta, assoluta, e totale dipendenza della Divina
Volontà.
Ferdinando II Imperadore sentendo parlar de' travagli occorrenti,
dicea: Facciamo le parti nostre, e poi lasciamo e noi, e le cose
nostre al governo di Dio, che disporrà bene ogni cosa. E
quando si temea di qualche avversità, diceva: il Signore
provvederà.
22. " Una
volta che ci siamo posti totalmente nelle mani di Dio con un'intera
confidenza di lui, non
abbiamo a temere di avversità che se alcuna ce
n'avverrà,
saprà egli farcela ridondare in bene nostro per vie che
ora non conosciamo ma
le conosceremo un giorno. " S. Vinc. de
Paoli.
Due
casi strani accaduti uno a S. Francesco di Sales, l'altro a S.
Ignazio Loyola ci comprovano molto bene la verità del
sentimento suddetto. Il primo essendosi portato in Roma da giovane
secolare, e ritornando una sera all'albergo presso il Tevere, ove
alloggiava, trovò che i suoi contendevano coll'oste, vedendo
questi, che cercassero altro ospizio, perché sperava di
ricavare maggior guadagno da altri ospiti, de' quali già
avea
ritirati gli equipaggi ; e per dar luogo a quelli, dovea mandar via
il Santo Barone. Né si sarebbe terminata la contesa colle
sole
ingiurie, se Francesco inteso il motivo della disputa, non avesse con
la sua ordinaria dolcezza ordinato a' servitori di compiacere
all'oste. Convenne per tanto ritirarsi in altro luogo. Ma che ?
Appena fu ritrovato il nuovo ospizio, che una dirotta pioggia
gonfiando il Tevere, questo uscito dal suo letto, arrivò a
quell'infelice albergo, e lo portò via con quanti vi eran
dentro, senzaché neppur uno ne scampasse, non lasciando
vestigio di quell'abitazione, ch'era giudicata delle migliori di
Roma. S. Ignazio poi ritornando dalla visita dei Luoghi santi giunto
in Cipri, trovò tre Vascelli in punto per venire in Italia.
Il
primo era di Turchi ; il secondo era una grande e salda nave
Veneziana forte e ben armata, che parea, potesse contrastar colle
più
furiose procelle ; il terzo era un naviglio piccolo e vecchio, quasi
roso e tarlato. Pregarono molti il padrone della nave Veneziana a
ricevere in essa Ignazio per amor di Dio, innalzandoglielo molto, e
spacciandoglielo per un Santo. Ma come egli intese, ch'era povero, e
non avea danari per pagarlo, rispose, che se era Santo non avea
bisogno di nave per passar il mare, potendolo camminar a piedi, come
aveano fatto tanti altri Santi, e non volle ricevere: sicché
fu costretto a mettersi nella nave vecchia, ove fu ricevuto
volentieri e con molta liberalità. Partirono i tre legni in
un
medesimo giorno ed all'istessa ora con vento prospero, ed essendo
andati avanti per un buon tratto di mare, sull'imbrunir della notte
sopravvenne una furiosa tempesta ; per la quale la nave turchesca con
tutta la sua gente si affondò ; la Veneziana
s'incagliò
nell'arena, salvandosi con grande stento la gente ; e la sola nave
vecchia prese porto. Ecco come il Signore mostrò la sua
protezione verso questi due servi fedeli, facendo anche per vie, che
parevano inique, che uno fosse scacciato, e l'altro non ricevuto nel
luogo che dovea soggiacere alle disgrazie. Giuseppe, e Giobbe
è
vero, che soffrirono de' molti e gravi travagli, ma quanti vantaggi
ne riportarono, che mai non si sarebbero creduti di avere ?
23. " Quando
ci troviamo in qualche pericolo anche
grande non
dobbiamo perderci d'animo ma
confidare molto nel Signore: perché
dov'è maggiore il pericolo ivi
è anche maggiore l'aiuto di colui che si fa chiamare
l'Aiutatore nella opportunità e
nella tribolazione. " S. Ambrogio
Trovandosi
S. Ignazio Loyola in una gran tempesta sopra una nave, nella quale si
era già rotto l'albero, e tutti tremando e piangendo,
stavano
aspettando la morte: egli solo se ne stava allegro, e senza timore
col riflesso, che venti
et mare obediunt ei,
e che senza licenza di lui non si levavano le tempeste, né
possono affondar nessuno ; e se ciò Iddio volea far di lui,
lo
volea anch'esso.
24. " Si
trovano alcuni tanto attaccati alla Confidenza in Dio che
non la sanno neppure lasciare nei casi estremi e
che non paiono mai disperati . Oh
quanto sono cari a Dio, e
quanto vengono da lui soccorsi questi tali ! "
Ferdinando
II Imperadore, sebbene vide una volta congiurato contra di se tutto
il Settentrione, ed avvisato di devastazioni, sconfitte, e perdite di
Regni: non però si turbò mai, e sempre
rispondeva:
Iddio mi trarrà da questa tempesta. Né
restò
deluso, perché quando il caso parea più
disperato, ebbe
un insigne vittoria. Qual caso più disperato di quello di
Susanna, accusata, condannata, condotta alla morte ? E pure ella
confidò nel Signore ; e ne fu liberata.
25. " Chi
non si perde d'animo nelle avversità improvvise ma
subito ricorre con confidenza a Dio, mostra
di esser ben radicato in questa virtù. " San Rodrigo
Si
trova nelle vite de' PP. che S. Colombano un giorno standosene
spensierato, si vide venire incontro dodici lupi, che lo cinsero
d'intorno, e per fino accostaron le bocche alle di lui vesti, ed egli
senza punto turbarsi altro non fece, che invocare Dio con gran
confidenza con quelle parole, Deus
in adjutorium meum intende,
Domine,
ad adjuvandum
me festina,
alle quali voci
i lupi incontanente fuggirono. Fu dimandato all'Abate Teodoro, uomo
di gran virtù ; sentendo in un subito romori, e strepiti
grandi, avrebbe avuta paura: no, rispose, se il Mondo rovinasse, ed
il Cielo si unisse con la Terra, Teodoro non temerebbe.
26. " La
Confidenza dell'Anima cristiana sta riposta nel perfetto
abbandonamento in Dio, oltre e
sopra ogni vista della prudenza umana. Oh, che
gran felicità camminare in questa perfetta dipendenza della
sovrana Provvidenza, dimorandosene
continuamente sotto la divina protezione. " La
B. di
Chantal.
Tale
fu la Confidenza d'Abramo, il quale sperava doversi spargere la sua
generazione sopra tutta la Terra, secondo la divina promessa,
benché
per ordine dell'istesso Dio sacrificasse a lui la vita del suo unico
figlio, mentre per la sua età avanzata non era
più
capace d'averne. Tale ancora fu quella del Santo Giobbe, il quale
afflitto nel corpo, privato de' figli, spogliato de' beni, e deriso
dagli amici, diceva: Ancorché egli m'uccidesse, io
spererò
sempre in lui.
27. " Chi si
pone interamente in braccio alla Provvidenza, e
si lascia da essa reggere, va
con tutte le sue croci in carrozza senza quasi sentirne il peso. Chi
fa diversamente va
a piedi, strascinandoli
con fatica e pena. " S. Basilio
Ferdinando
II Imperatore dicea così di se: I travagli e le molestie mi
avrebbero da gran tempo estinto, se io non avessi abbandonato tutte
le cose mie e me stesso alla Provvidenza. In una Città
d'Italia eravi una giovinetta povera, la quale giaceva in un letto
molto miserabilmente, ed afflitta da molte infermità: e pure
venendo visitata si mostrava sempre allegra: sentendo poi, che si
temeva una gran carestia, non s'affliggeva punto. Or fu richiesta,
come potesse star allegra tra tante miserie, rispose ella, che tutt'i
suoi pensieri erano collocati in Dio, e ch'essa se ne stava come un
uccelletto sopra le ali della Provvidenza divina: e perciò
non
temea, né si turbava di niente.
28. " Il
servo di Dio non deve temere di cosa alcuna ed
ha da stimar poco fin gli stessi Demoni i quali, in ogni volta che ne
facciamo poco conto, rimangono
senza forza e l'Anima assai più padrona. Se
il Signore è potente, e
quelli sono gli schiavi, che
male possono essi fare a quei che
sono servi di un sì gran Re e Signore ? " S.
Teresa
La
medesima Santa attesta di se, che era tanto timida, che spesso neppur
di giorno usava star sola in una stanza: ma che un giorno
considerando quanto grand'inconveniente sia l'andar un'Anima avvilita
e timorosa d'altro che di offendere Dio, mentre abbiamo un Signore
sì
potente, e sì grande, che tutto regge ; e tutte le creature,
per fin gli stessi Demonj sono a lui soggetti ; e ch'ella desiderava
di servire a questo Signore, ed altro non pretendea, che di dar gusto
a lui, e fare la sua volontà ; prese a dir tra di
sé:
Di che temo ? di che ho paura ? e poi prese in mano una Croce, si
mise a sfidar i Demonj dicendo: Venite ora tutti, ch'essendo io serva
del Signore, voglio vedere ciò che mi potete fare. Dopo
ciò,
soggiunse, che si sentì tutta incoraggiata, e che se le
levarono tutt'i timori: talmente che, sebbene di poi le accadde di
veder più volte i Demonj non però n'ebbe
più
alcuna paura ; e che anzi le parea ch'avessero paura di lei: a segno,
che le restò un dominio tale sopra di loro, che non gli
stimava più che se fossero mosche. Essendo una serva di Dio
molto flagellata da Demonj, ella altro non facea, che cantar
allegramente il Salmo: Laudate
pueri Dominum. Del
che sdegnati gli avversarj le accrescevano i tormenti, ed ella se ne
rideva dicendo: io vi tengo per niente, formichelle: ho il mio
Signore con me, e niente temo di voi.
29. " Per
molti peccati anche gravi, e
imperfezioni che
uno abbia fatte o
faccia non deve mai disperare della sua salute, né
perdere la confidenza in Dio. Perché
la divina clemenza è infinitamente maggiore della umana
malizia. " S. Giovanni
Crisostomo
Essendo
S. Bernardo gravemente infermo, fu rapito in ispirito, parendogli
d'esser condotto al Giudizio, ed ivi tentato di disperazione dal
Demonio, al quale egli rispose: Confesso, che per le opere mie non mi
si dee il Paradiso ; perché mi conosco indegnissimo d'un
tanto
bene: nondimeno il mio Signore l'ha ottenuto per due capi ; uno per
esser egli Figlio di Dio ; l'altro per esser morto su la Croce. Or
esso per se si contenta del primo, e l'altro lo dona a me. E per
questo motivo io lo spero. Fu ammirabile in questo la confidenza di
S. Vincenzo Ferreri. Avvisato egli un giorno, che un moribondo per la
considerazione de' suoi gran peccati era caduto in disperazione, e
perciò ricusava di confessarsi, vi accorse con gran
confidenza
di ridurlo, e là giunto: perché Fratello mio,
disse,
sapendo tu che G. C. è morto per te, vuoi disperare della
sua
misericordia ? Questo è un grave affronto che tu fai alla
gran
bontà ; ch'egli ha avuto per te. E l'infermo maggiormente
alterato da queste stesse parole: per questo appunto, rispose, mi
voglio dannare, per far dispetto a Cristo ; e a dispetto tuo ti
salverai, ripigliò il Santo. Indi rivolto agli astanti:
Recitiamo, disse, il S. Rosario alla Vergine, per impetrar da lei la
conversione di quest'ostinatissimo peccatore. E ben volle il Signore
mostrare quanto avesse gradita la generosa confidenza del suo servo:
poiché prima che si terminasse il Rosario, si vide riempir
quella camera d'una immensa luce, e comparir la gran Madre di Dio col
S. Bambino in braccio tutto asperso di sangue. A tal vista
intenerito, compunto e convertito quel gran peccatore si
confessò
con gran compunzione di cuore, e poco dopo con un giubilo di Paradiso
in volto spirò l'Anima nelle mani di Dio. Narra il Blosio di
S. Geltrude, che un giorno stava tra se pensando qual cosa tra tante,
che avea apprese dal Signore, potesse ella manifestare agli uomini
per loro maggiore utilità: e che s'intese dir da lui
nell'interno, che sarebbe cosa loro utilissima il sapere, ed aver
sempre nella memoria, che io sto di continuo avanti al padre mio
intercedendo per la loro salvezza ; e che ogni qualvolta essi per
umana fragilità macchino i cuori loro con mali pensieri,
offro
a lui per espiazione di quelli il mio mondissimo cuore ; e quando
fanno peccati di opere, io gli offro le mani mie traforate: e
così
in qualunque cosa difettano, io subito cerco di placare il divin
Padre, affinché potendosi essi, ne possan ottenere il
perdono.
30. " In
somma se vogliam far bene i nostri affari e
provvedere a tutt'i nostri bisogni, dobbiamo
di tempo in tempo mirare Dio, come
fanno quei che navigano: i
quali, per
arrivare al luogo che desiderano, miran
più in alto verso il Cielo che
abbasso ove vogano. " S.
Francesco di Sales.
Per
comprovare la verità di questo sentimento, basta dare
un'occhiata agli esempj del medesimo Santo, e di tanti altri, che si
son riferiti in tutto questo mese, senza che vi sia bisogno riferirne
de' nuovi. Resterebbe a dire della Confidenza, da praticarsi nelle
tentazioni, e nelle aridità di spirito. Ma perché
questo è un punto di somma importanza, che non
può
racchiudersi in pochi versi ; si è stimato a proposito
formarne un piccolo trattato a parte, che si porrà in fine
nell'Appendice ; e sarà di molto sollievo, e vantaggio per
chiunque patisce di somiglianti tribolazioni. Intanto per avere
presente allo spirito un santo pensiero per questa giornata
sull'indicato soggetto, considerate queste parole dell'Apostolo, e
siano esse la vostra familiare giaculatoria in tutte le tribolazioni
che soffrite: In
fide vivo Filii Dei,
qui dilexit
me,
et tradidit
semetipsum pro me.
Io vivo nella
confidenza, nella protezione, nell'amore del Figliuolo di Dio, che mi
ama, e mi ha tanto amato, che si è fatto uomo, ed
è
morto crocifisso per me.
31. " La
certezza dell'amor divino a nostro favore ci deve inspirare la
fiducia e confidenza in Dio e
questa confidenza istessa ci farà meritare il detto amore. " G. A.
La
nostra confidenza in Dio dev'esser grandissima, ma non deve
degenerare in vana presunzione la quale non pregiudica meno che la
mancanza di confidenza. Noi adunque studiamo alla meglio l'amor di
Dio verso di noi, acquistiamo una perfetta confidenza in Dio, e
questi saranno due grandi passi per la nostra eterna salute.
(
Sappi di certo, o caro
lettore, e
persuaditi, che qui
confidit in Domino non confudetur. L'Edit.
)