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COME
SI DEBBONO CONFIDARE A DIO LE PROPRIE PENE
-DICE
GESU' A Santa Metilde -
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Un'altra volta, mentre quella divota vergine pensava che la sua
malattia la rendeva inutile e che le sue pene restavano senza frutto,
il Signore le disse:
“Deponi nel mio Cuore tutte le tue pene, ed io
darò loro la perfezione più assoluta che la
sofferenza possa possedere. In quella guisa che la mia
Divinità attirò a sé i patimenti della
mia Umanità e li fece suoi, così io
trasferirò le tue pene nella mia Divinità, le
unirò alla mia Passione, e ti renderò partecipe
di quella gloria da Dio Padre conferita alla mia santa
Umanità in compenso di tutte le sue sofferenze. Consegna
dunque all'Amore ogni tua pena, dicendo: “O Amore, a te
commetto tutte queste mie pene con quella intenzione con cui me le hai
apportate dal Cuore di Dio, e ti prego che tu le riporti nel divin
Cuore perfezionate da una somma riconoscenza.
“Quando desidererai lodarmi e che la malattia te lo
impedirà, pregherai perché io esalti e benedica
Dio Padre per le tue pene, come feci su la Croce, in mezzo ai miei
propri patimenti. Ringrazierai con la gratitudine con cui lo ringraziai
di aver decretato la mia Passione per la salvezza del mondo; amerai con
l'amore col quale tutto soffrii volentieri e con animo libero e pronto.
“La mia Passione ebbe frutti infiniti in cielo e su la terra;
così le tue pene e le tue tribolazioni, se me le offrirai e
le unirai alla mia Passione, saranno grandemente fruttuose per te e per
tutti; a segno che agli eletti procureranno maggior gloria, ai giusti
nuovi meriti, ai peccatori il perdono, ed alle anime del purgatorio
l'alleggerimento delle loro pene. Che cosa, infatti, può mai
esservi, che il mio divin Cuore non possa commutare in meglio,
poiché ogni bene in cielo e in terra proviene dalla
bontà del mio Cuore?”
Il Signore le mostrò tutti gli ordini dei Santi con la loro
gloria e le loro inestimabili dignità, dicendo:
“Ecco quanto la bontà del mio Cuore ha operato nei
Profeti, negli Apostoli e in tutti i Santi. Quanto degnamente ho
compiuto le loro opere, e con quanta bontà le ho premiate
oltre il loro merito!”
Mentre in tal modo con grande letizia considerava la gloria dei Santi,
la Serva di Cristo vide con ammirazione il Coro delle Vergini, e rapita
dalla loro bellezza e dalla loro beatitudine più che da
quella degli altri Santi, disse al Signore: “Ah ! mio
Signore, poiché per un amore gratuito date tanti onori alle
Vergini, di temi, vi prego, qual è la maggiore delizia che
trova te in esse?”
Il Signore rispose: “Ah!, tu vuoi comprendere le cose
più grandi, e non sei neppure capace di comprendere in
questa vita le più piccole! Tuttavia te ne dirò
qualche cosa: Dio mio Padre ama ciascuna vergine in tal modo che ne
aspetta la venuta con gaudio maggiore che mai Re aspetti la fidanzata
del suo unico Figlio, dalla quale spera qualche legittimo erede.
“Appena risuona nel cielo questa nuova: Ecco una Vergine!
tutte le dignità del cielo si muovono coli giubilo; e appena
ella entra in cielo, i suoi passi negli atri celesti risuonano con
dolcissima armonia per tutto il cielo. Perciò tutti i Santi
con indicibile trasporto ed allegrezza le vanno incontro cantando in
sua lode: Quam pulchre graditur! Quanto sono belli i tuoi passi, o
nobile principessa!(Cant. VII, 1). Io pure mi affretto ad andarle
incontro, invitandola con queste parole: Vieni, amica mia! Vieni mia
sposa! Vieni a ricevere la corona. (Cant., IV, 3). E la mia voce allora
talmente si estende che risuona nel cielo intero, e penetra gli Angeli
ed i Santi i quali diventano come organi che rispondono agli accenti
della medesima.
“Arrivata alla mia presenza, la vergine guarda sé
stessa nei miei occhi come in uno specchio. Noi ci contempliamo
così l'un l'altro in un dolce rapimento. Poi, in un amoroso
abbraccio, io imprimo me stesso in lei, la riempio e la
penetrò di tutt'intera la mia Divinità. Qualunque
sia il suo stato, io sembro essere tutt'intero in tutte le sue membra,
e reciprocamente l'attiro in me, cosicché la si vede
dappertutto gloriosa in me stesso. Di più, io stesso.
divento la sua corona, degno ornamento della sposa legittima ch'io
voglio esaltare.
“Lo Spirito Santo pure la penetra della sovrabbondanza della
sua dolcezza e della sua bontà, di cui ella resta impregnata
a guisa di mollica di pane immersa nel vino puro, e così
diviene amabile a segno che rapisce tutti gli abitanti del
cielo”.

Un giorno che Metilde rendeva grazie a Dio per i grandi benefici che ne
aveva ricevuti, il Signore le disse: “Rendi grazie anzitutto
per tutto ciò che ho dato a mia Madre ed agli
Angeli”.
Metilde obbedì subito rendendo grazie perché Dio,
fin dall'eternità, aveva eletto Maria, santificandola nella
sua origine medesima; poi ancora perché nell'infanzia e
nella giovinezza l'aveva talmente custodita che non conobbe mai peccato
e per ispirazione dello Spirito Santo l'aveva condotta ad emettere per
la prima il voto di perfetta castità. Dopo che ella ebbe
fatta questa lode, il Signore riprese: “Di tutto quanto
è creato in cielo e su la terra, non amo nulla come la
purezza verginale”.
Metilde disse: “O Signore, se è così,
ditemi quali sono le Vergini così pure da meritare le vostre
preferenze”.
Il Signore disse: “Quelle che non furono mai macchiate
né dalla volontà né dal desiderio di
perdere la loro verginità”. Allora, disse Metilde,
che faranno quelle che sono colpevoli di negligenza?”
“Si purifichino, rispose il Signore, con la penitenza e la
confessione; così entreranno con gaudio nella compagnia
delle vergini perfettamente pure. Ma non potranno risentire quelle
delizie più intime che traboccano dai torrenti della mia
Divinità”.
La Regina delle Vergini le comparve una volta rivestita di un
mantellò d'oro, in cui erano ricamate delle colombe rosse,
due a due, rivolte l'una verso l'altra, le quali tenevano nel becco un
verdeggiante giglio. Metilde intese che quel mantello d'oro significava
l'ardentissimo. amore di cui la Vergine Maria fu sempre accesa per il
Signore, mentre le colombe rosse raffiguravano molto bene la sua
pazienza invariabile in tutte le avversità, come quella
d'una dolce colomba. Il giglio rappresentava il nobile e magnifico
frutto delle sue virtù e delle sue opere. Per stringere il
suo mantello, la Vergine portava un cingolo d'oro da cui pendevano
anelli, essi pure d'oro, attaccati l'uno all'altro con catenelle, e
ornati di rubini. Questi anelli significavano la caparra dello
sposalizio di tutte le Vergini che sono unite a Dio col voto di
castità. Essi erano in quel modo sospesi al cingolo della
Madre del Signore, perché la benigna Vergine, per amore
conserva con cura materna i pegni che appartengono a quelle sue divo te
serventi che sono le vergini: a ciascuna nel giorno della loro morte
ella rimette le arre immacolate che le furono affidate in presenza del
Signore. Il colore dei rubini significava che il Re della gloria,
Gesù Cristo Sposo delle Vergini, adorna del suo proprio
sangue le arre delle vergini sacre.
CRISTO SI RIVESTE DELLE PENE DA
NOI SOPPORTATE
E LE OFFRE AL PADRE SUO
Nel tempo che la malattia di Metilde era più penosa, il
Signor Gesù Cristo venne a rivestirla di un abito bianco,
stretto da un cingolo tessuto di seta verde con ornati d'oro, del quale
le estremità pendevano sino alle ginocchia.
Tutta meravigliata, la santa desiderava sapere ciò che
questo significasse, e il Signore glielo spiegò dicendo:
“Ecco, io mi rivesto delle tue sofferenze. Il cingolo indica
che tu sei circondata di dolori che ti arrivano sino alle ginocchia. lo
stesso assorbirò in me tutti questi patimenti; io stesso in
te li S'offrirò. In tal modo ne farò un'offerta
graditissima a mio Padre, perché sono uniti alla mia
Passione. Sino all'ultimo sospiro sarò con te e non lo
renderai se non nel mio Cuore dove riposerai per sempre.
Riceverò allora l'anima tua nella mia casa con tale amore
che tutte la corte celeste ne sarà rapita di
ammirazione”.
Durante quella malattia, una volta dopo essersi comunicata, quella pia
vergine disse al Signore: “Ahimé! o dolcissimo mio
Dio, come mai ho potuto invitarVi nell'anima mia, non avendo fatto
prima né orazione né bene alcuno?”
Il Signore si degnò rispondere: “Mio Padre opera
sempre sino a quest’ora, e opero io pure (Ioan., V, 12); il
Padre mio con la sua potenza compie in te un'opera alla quale non
basterebbero le tue forze; io, con la mia sapienza, compio in te
un'opera che supera la tua intelligenza; e lo Spirito Santo, per la sua
immensa bontà, compie in te un'opera che non puoi ancora
né sentire né gustare”.>>

FONTE
ESATTA:
IL LIBRO DELLA
GRAZIA SPECIALE
RIVELAZIONI DI
SANTA METILDE
VERGINE DELL'ORDINE
DI S. BENEDETTO
CON PREFAZIONE DI S. E. IL
CARD. SCHUSTER
ARCIVESCOVO DI MILANO
Nihil òbstat
quominus imprimatur.
Can. Joseph Pecora, Gen. Eccl.
Mediolani, die 13 - 9 - 1938.
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IMPRIMATUR
in Curia Arch. Mediolani, die 13 - 9 - 1938.
+ P. CASTIGLIONI Vic. Gen.
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