«Il
Padre ti guarda. Come un uccellino sta caldo a sicuro sotto le vigili
cure dei genitori,
così sta’ tu sotto
l’occhio di Dio che ti guarda con amore.
Pensa che sei covata, scaldata, nutrita dall’Amore.
Dio Eterno, Padre nostro, ti sta sopra. Vedi e senti questa forza che
dilaga su te dal sommo dei cieli,
questo riso che ti empie di
soprannaturale letizia, questa luce che ti scalda e ti conduce. Hai
bisogno di vederla con l’occhio della mente per potertene
oggi fare il tuo pane.
Altro cibo ti verrà dato. E bene amaro. Ma questo
nutrirà talmente lo spirito tuo da rendere
quell’amaro incapace di uccidere.»
Mentre correggevo i fogli dattilografati, ebbi improvvisamente questa
comunicazione. La ebbi in momenti in cui leggevo fogli
tutt’altro che lieti e miei personali. Erano dettati di una
severità generale e tremenda.
E contemporaneamente ebbi la vista intellettuale dell’
“amore del Padre”.
Dico “amore del
Padre”
perché
non potrei dire di avere visto l’Eterno Padre così
come vedo il Figlio: umanamente. Ma pure l’ho visto. E se
parlando a suo tempo di Maria Ss. ho detto che ho visto il corpo
spiritualizzato di Maria come una emanazione di luce nella luce, ma
sempre in forma di corpo, ora potrei dire che ho visto una immensa
Luce, di una letizia incomparabile, dalla quale traspariva un’idea di volto. Dico: idea, perché era come se
l’immensa luce lo velasse di strati e strati di splendore per
potermene rendere capace di vederlo col mio povero occhio umano.
Un volto proteso su me e due braccia tese come per proteggermi o
abbracciarmi. Null’altro. Quel che, che intravvidi, era di
incomparabile bellezza. Lo sguardo vivo di una perenne giovinezza e
pure infuso di una dignità di età matura e di una
bontà di sguardo di vecchio. Ugualmente il viso era
maestoso, ma senza segni di vecchiezza o di eccessiva
gioventù. Un volto perfetto di età a di forma.
Povere
parole mie, come mi fate pietà per la vostra insufficienza a
descrivere!
Quello poi che è assolutamente indescrivibile è
ciò che il mio Gesù dice “il
riso” del Padre.
È
un moto che non ha voce, ma ha in sé tutte le più
confortanti parole. Ed
io, proprio come un uccellino fino a quel momento tremante di
solitudine e paura, di freddo e di languore, me ne sento penetrare,
scaldare, rendere sicura.
Sia benedetto l’Altissimo che mi permette di comprendere la sua santissima
paternità per
una povera creatura quale sono.
Dice Gesù:
(16 -11-1943)
«Lascia cadere tutto e
trattieni solo Dio, la Luce, la Grazia, l’Amore di Dio.
Nulla di ciò che è della terra ti turbi. Sei figlia di Dio. Ti ho dato di
vedere questa sublime condizione per rivestirti di forza e serenità. Le cure
dell’Altissimo, come due braccia amorose, sono protese su te.
Verrà il momento in cui si uniranno per portarti oltre
queste terrestri brutture, portarti nella Luce che ora con amore ti
guarda.
Pensalo sempre: “Su me
c’è il Padre di Gesù che è
anche il Padre mio.
L’Amore che ha unito il Padre al Figlio mi unisce al Padre,
ed è l’amore del Figlio che mi ha dato
l’amore del Padre. In me ho dunque Dio Uno e Trino
poiché ho il loro amore”.
Ti sentirai alzare come da aquila in volo da questo pensiero e
penetrerai nel Fuoco che ti vuole accendere tutta per farti degna di
Esso.
Ed ora avanti, mia piccola voce. Il tempo è breve e molta
è la Parola. E ancora maggiore è
l’ignoranza della Parola.
Diamo a questi disgraziati tutto quanto si può,
acciò non ci facciano accusa della loro rovina. Il mondo
perirà ugualmente perché vuole perire. Ma la
Giustizia e i giusti del Signore potranno dire: “Tutto vi
è stato dato per salvarvi, anche più di quanto
era dovere, poiché l’amore è un prodigo
mai sazio di donare”.
Non ti
accasci la convinzione che è inutile la fatica che compi
perché le parole sante cadono su anime tetragone e chiuse
come forzieri di acciaio. Per quel Volto tre volte santo che la
Bontà t’ha mostrato e che per te è un
riso d’amore, per quel Volto che gli uomini hanno forzato a
ritirarsi sotto il montare di una valanga di delitti che dopo avere
devastata la Terra si avventano contro i Cieli, continua ad essere mano
che serve la Parola.
Hanno nascosto il Volto di Dio. Lo negano. Non credono in Lui. Vi hanno
sostituito ciò che è loro rovina. Sono in
balìa delle forze occulte ribelli al segno di Dio e quelle
servono, quelle credono, quelle ubbidiscono. Voci e voci escono da
fonti bugiarde e non ve ne è una che
dica il vero o un riflesso di vero. Sono risa di demoni che irridono
l’uomo e che si mutano in parole di menzogna per portarlo
sempre più fuori via, quelle che ascoltano.
Vogliono conoscere il futuro per regolarsi.
Il futuro è qui: nella
mia Parola. Per evitare questo presente che è peggio di un
incubo e di una condanna bisognava studiare
questa Parola, saperla leggere e regolarsi sui suoi insegnamenti
morali, storici e
soprannaturali.
Per rendere meno atroce il futuro ancora occorrerebbe studiare questa
Parola che insegna il Bene e la Verità.
Ripeto:
lasciate i morti là dove sono. Se sono beati non possono dirvi
che ciò
(La scrittrice aggiunge a matita: Isaia Cap. 8 v. 17Cap. 9v. 1) che già la Parola vi
dice, perché i santi del Signore parlano la stessa lingua
del Signore. Se sono dannati non possono che dirvi le parole del loro
padre, maestro e
re
di menzogna. E
potete credere che il Menzognero abbia un atomo di pietà e
vi conceda una luce che sia luce di salvezza? Ma no, che anzi, perseguendo il
suo scopo, vi crea miraggi entro i quali è il baratro
d’abisso.
E
nell’abisso state precipitando non avendo più a
vostra guida la luce del mattino: Dio vostro Padre santo. Orbi guidati
da ciechi, i
vostri spiriti
traviati vagano di errore in errore, di rovina in rovina. Cozzate e vi date dolori sempre nuovi
l’un coll’altro e provocate nuove ferite e nuove
sciagure, vi odiate per il male che vi fate e prendete a piene mani
quest’odio che vi lievita in cuore e lo lanciate contro Dio
rendendolo responsabile del male vostro.
E
l’odio, non potendo raggiungere il Cielo, ricade su voi in
fuoco e fiamme, in fame, in morti, in desolazioni, in disperazioni, in
oscurità. Né vi sarà tregua
sinché conoscerete a vostre spese che la violenza non serve,
che il sangue imbarazza e non nutre, che l’odio non crea, ma
distrugge. Né vi sarà tregua finché i
vostri cuori non si volgeranno a Dio.
Io
sono Colui che vi può dare pace, e non coll’uso
delle vostre armi omicide ma della mia arma santa: la Croce, ma
spezzando col mio amore le vostre armi omicide.
Non
precipitate il Giudizio di Dio col vostro passare la misura nel
peccare. Non fate che troppo breve sia la sosta fra il tempo
dell’Anticristo e il tempo di Cristo, perché, se
è vero che gli ultimi giorni saranno abbreviati per amore
degli eletti, è anche vero che vi è necessario
avere una sosta di pace per ritemprarvi alla ultima satanica lotta.
Io farò ribaltare la pietra sull’antro di Lucifero
dopo la sconfitta della Bestia e dei suoi servi; ma voi, col vostro acclamare il
Male, non date forza al Demonio di scuotere quel serrame. Non fate, dei
vostri spiriti devoti alla carne e a Satana, leve per aprire la
prigione infernale e farne uscire il Maledetto per l’ultima
preda prima che i cuori degli uomini si siano ribattezzati nella Parola
del Signore.»